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venerdì 18 marzo 2011

Il copyright di Saviano ( articolo della O.N.G. Etleboro )






Il seguente articolo, è ad opera della O.N.G. Etleboro

Roma - Non si arresta la campagna di auto celebrazione del giornalista italiano che, dopo essere stato proclamato paladino della lotta anti-mafia in Italia, si rivolge ai Balcani come terreno fertile per rilanciare la propria immagine di analista della criminalità organizzata. Proprio questa domenica Saviano rilascia una intervista per il quotidiano di Podgorica DAN affermando che "il Governo montenegrino nasconde Saric, che continua a gestire il traffico di droga, grazie alla protezione del Montenegro". Una dichiarazione questa che non viene argomentata né con fatti e né con documenti, rifacendosi semplicemente ad una constatazione personale dopo aver letto le cronache giornalistiche sui recenti eventi, relativi agli arresti nel quadro delle indagini sul traffico di cocaina. Saviano fa riferimento all'operazione 'Guerriero Balcanico' e alla dinamica delle ricerche di Darko Saric, senza fornire nessun elemento che non fosse stato diramato dalla stampa locale. Parla poi di interconnessioni tra le varie organizzazioni mafiose dei Balcani, spiegando che, in base ad una serie di studi ed indagini, è possibile prevedere che "la mafia serba diventerà la più forte nei Balcani" e che questa regione è diventata "parte della nuova Europa libera, in cui la mafia compra tutto quello che vuole".
Anche in questo caso non si può parlare di analisi contestualizzate, bensì di osservazioni per 'sentito dire' che - considerando la grande complessità della storia e degli eventi dei Balcani nonchè la grande disinformazione dei media occidentali su tematiche sensibili - sono già inadeguate e sorpassate. Per affrontare discorsi sui Balcani bisogna avere un ampio bagaglio di conoscenze ed informazioni, e ciò spiega perchè i più grandi media italiani hanno sempre fallito nei loro progetti editoriali rivolti a questa regione. Praticamente, la strategia del 'tuttologo' non funziona in queste terre, che hanno la grande virtù di far cadere in errore il più grande esperto o analista e di smascherare ogni bluff. Tra l'altro, ci chiediamo come il giornalista italiano abbia fatto le sue indagini e le sue ricerche non vivendo nei Balcani, e per di più stando 'sotto scorta', semprechè le sue cosiddette 'antenne' non siano delle ONG che promuovono progetti 'umanitari' nella regione, a scrocco dei soldi degli italiani.

Oltre al Montenegro, gli interventi di Saviano sono ormai noti anche in Albania, dove il giornalista italiano è ormai un abitué della trasmissione Top-Channel, di cui è ospite per la seconda volta. Risponde alle domande dei suoi interlocutori parlando del 'coraggio di certi procuratori', della 'dilagante corruzione in Albania', e persino dei legami con le mafie italiane. In particolare cita la collaborazione tra la Camorra e il Sigurimi nel contrabbando di armi. Per gli addetti ai lavori è cosa nota che i traffici del Sigurimi è venuto alla luce con l'apertura dei dossier del regime comunista, analizzati in tale occasione dal settimanale albanese Investigim e ripreso dall'Osservatorio Italiano. E' curioso che, proprio con la pubblicazione di quell'articolo (Il traffico di armi tra il Sigurimi e la Camorra , lanciato il 26.01.2009 ripubblicato il 13.08.2009) la nostra redazione ha ricevuto una e-mail da Roberto Saviano, che chiedeva di contattare la giornalista per avere un confronto sulle tematiche della mafia nei Balcani. Da parte nostra fornimmo tutte le informazioni e la disponibilità a cooperare, ma dopo aver dato il materiale, non vi è stata altra comunicazione:

----- Message from xxxxxx -----
Date: Tue, 27 Jan 2009 12:58:33 +0100
From: Roberto Saviano
cari sono roberto saviano, autore di gomorra. ho letto il bell'articolo su camorra e albania. mi piacerebbe incontrare il giornalista che ha redatto tale pezzo. anche io lavcoro su questa vicenda da anni. e cerco esperti sulla questione criminale balcanica con cui confrontarmi.
un abbraccio e continuate così.
rs
----- End message -----

----- Message from info@rinascitabalcanica.com -----
Date: Tue, 27 Jan 2009 14:55:52 +0100
From: info@rinascitabalcanica.com
Subject: RE:
To: Roberto Saviano
Gent.le Roberto Saviano,
l'articolo di cui parla è stato redatto da una giornalista albanese che lavora presso l'ufficio di Rinascita Balcanica a Banja Luka, nella Republika Srpska (BH). Le informazioni sono tratte dagli archivi dei servizi segreti albanesi, che in questo periodo sono stati rispolverati, per portare alla luce delle verità. L'articolo fa parte di una serie di ricerche che stiamo conducendo sull'organizzazione della mafia balcanica, che ha formato una rete che si estende in tutta la regione e coopera con altre strutture.
----------- Message --------

----- Message from xxxxxxxx -----
Date: Tue, 28 Jan 2009 10:88:33 +0100
From: Roberto Saviano

Grazie. Potrei avere la email della giornalista albanese?
mi segnalate gli altri lavori sulle mafie balcaniche che avete fatto?
vi ringrazio
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Come si può notare, il caro Saviano monitorava già da tempo le informazioni pubblicate in internet dal nostro portale e dal Blog, senza però che la fonte delle notizie 'balcaniche' sia stata mai rivelata. D'altro canto, prima di tale fortuito incontro, la nostra organizzazione aveva già avuto modo di esprimere le sue riserve nei confronti di Saviano e della sua campagna giornalistica ben mirata a colpire determinate strutture di potere ( La Camorra e il sistemaUno spettacolo fratricida ), essendo consapevoli che certe verità, quando raggiungono una così vasta scala mediatica non sono mai "scomode", bensì utilissime alla destabilizzazione dei Governi, di determinati equilibri e per alimentare la campagna mediatica di discredito. Rilanciare oggi la teoria della mafia transnazionale - che noi come primo media abbiamo lanciato spiegando il concetto d Santa Alleanza Balcanica - non è altro che un modo per restare sulla cresta dell'onda, al servizio di determinate lobbies di potere. Già osservando quali siano le controparti di questo giornalista, giornali i cui proventi sono di dubbia origine o derivanti da reti finanziate da grandi filantropi ( si veda il caso della Open Society Institute ) fa capire uno dei tanti aspetti della 'mafia della editoria'. ,
Ci chiediamo come mai Saviano parla di Saric in Montenegro, in un momento in cui sono sempre più duri gli attacchi rivolti all'ex premier Milo Djukanovic e ai rapporti istituzionali con l'Italia, a seguito della campagna di trasparenza intrapresa dalla MANS e dai suoi finanziatori. La sua sfera di interesse sembra si stia spostando in un'area che è tra l'altro nevralgica per l'interconnessione tra l' Italia e i Balcani, ma anche per altre strutture come la rete di George Soros. Se davvero Saviano volesse capire gli arcani misteri balcanici, potrebbe cominciare dalle connessioni tra Vatican -IOR e regime Ustasha, oppure dalle operazioni di riciclaggio delle banche svizzere o (perchè no) dal caso Telekom Srbija. Tuttavia, fin quando continuerà a ripetere ciò che altri giornalisti hanno scritto con coraggio, senza pubblicare documenti o prove certe, resterà un semplice servo dei poteri, un eroe sintetico di questa società controllata dal web e dai socialnetwork, che manipola le masse in nome di una falsa battaglia contro la mafia. Allora è proprio vero che "ci sono eroi sconosciuti che hanno dato la vita, e sono ricordati nel cuore di poche persone. Poi ci sono eroi che sono ricordati solo per un mese, perchè hanno combattuto guerre sbagliate con nemici sbagliati. Questi sono gli assassini dei nostri veri eroi".

martedì 15 settembre 2009

La Etleboro ONG partecipa oggi alla conferenza su Srebrenica


Articolo tratto dal blog della O.N.G Etleboro

Banjaluka - Si svolgerà oggi a Banjaluka, nella Republika Srpska, la conferenza su Srebrenica organizzata dall'Associazione olandese 'Progetto storico di Srebrenica' diretta da Stefan Karganovic. All'evento prenderanno parte alcuni dei membri della Etleboro ONG, i quali interverranno al dibattito fornendo argomentazioni contro la disinformazione perpetuata in questi anni sulla questione di Srebrenica. Saranno presenti Michele Altamura, fondatore della organizzazione non governativa serba, Biljana Vukicevic, amministratore della Etleboro ONG, nonchè dal Professore Branimir Nesic, redattore della rivista 'Srpske Dveri', e Milivoje Ivanisevic, autore del libro “Le falsità di Srebrenica”.

La Etleboro ONG da anni si sta battendo contro la disinformazione sui recenti avvenimento dei Balcani, compiuta dai media occidentali che hanno alimentato una propaganda distruttiva di tali popoli, alimentando così odi e rancori. Nel corso della conferenza, infatti, gli analisti della Etleboro cercheranno di illustrare le argomentazione, le prove e le testimonianze che dimostrano le grandi contraddizioni del 'mito di Srebrenica', dando così voce al popolo che ha subito allo stesso modo una duplice ingiustizia, ossia quella di essere vittime non riconosciute e carnefici demonizzati.

P.S.
Aggiungo, a questo articolo, il link all'articolo "Srebrenica: la ricerca della verità". Tratto sempre dal sito della Etleboro, ad opera di Rinascita balcanica.

martedì 20 gennaio 2009

Quella verità su Al Qaeda in Bosnia che l'Occidente non vuole sentire ( articolo di Simone Santini - clarissa.it )

Ali Hamad



16 Gennaio 2009

Ha dell'incredibile la vicenda di Ali Hamad, il comandante dell'armata Mujaheddin, la componente islamica dell'esercito bosniaco che combatté durante la guerra civile nella ex Jugoslavia negli anni '90, e che, pur essendosi auto-accusato di terrorismo e stragi, è stato dichiarato innocente dalle autorità di Sarajevo.

Ali Hamad racconta (1) di essere entrato nella organizzazione Al Qaeda all'età di diciotto anni, e di essere arrivato in Bosnia, via Croazia, nei primi anni '90, entrando in un campo di addestramento da cui sono transitati tutti i maggiori capi dell'organizzazione di Bin Laden. Col grado di colonnello e comandante della milizia mujaheddin, ha combattuto contro serbi e croati, rivelando alle autorità luoghi di fosse comuni, eccidi contro la popolazione civile serba, testimoniando contro i crimini del comandante dell'Esercito bosniaco Rasim Delic, processato all'Aja per strage e crimini di guerra.
Il Tribunale della Bosnia Erzegovina, nonostante tutto, la ha dichiarato innocente, e Hamad dice: "Sono un terrorista, ho fatto tante stragi, ma loro mi vogliono convincere che io non sono tutto quello che dico, che sono innocente".

A Sarajevo si vogliono liberare di questo personaggio che si ostina a voler rivelare verità che nessuno vuol ascoltare. Dopo essere stato sotto controllo per anni da parte del centro per l'immigrazione bosniaco, ora si stanno approntando le carte per il suo rimpatrio in Bahrein. Ma Hamad non ne vuol sapere, e chiede rifugio in Serbia, "sempre che le autorità di quel paese siano interessate ad indagare sui crimini dei mujaheddin" dichiara.

Se la vicenda di Hamad è paradossale, chissà se generata da rimorsi di coscienza o dal disperato tentativo di un uomo, diventato ormai inutile e scomodo, di ritagliarsi ancora un ruolo che possa magari salvargli la vita, le sue verità hanno già trovato nel tempo innumerevoli riscontri. Sono ormai centinaia i documenti, gli articoli, le analisi che ricostruiscono la presenza e le attività di Al Qaeda nei Balcani in quegli anni, in Bosnia prima ed in Kosovo poi.

Fra tutti, vogliamo ricordare due studi, fondamentali per la loro autorevolezza ed accuratezza.

Peter Bergen (2), autore del volume "Osama Bin Laden I Know", è considerato uno dei massimi esperti occidentali di Al Qaeda e Osama Bin Laden. Nel libro rivela come nel 2002 la polizia bosniaca abbia scoperto degli importantissimi documenti nelle città di Sarajevo e Zenica, verbali che addirittura documentano la nascita dell'organizzazione terroristica, le sue strutture portanti, e la cosiddetta "catena d'oro", ovvero i nominativi dei massimi finanziatori. Il materiale, tenuto nascosto all'opinione pubblica fino alle rivelazioni di Bergen, era stato rinvenuto presso gli uffici di una organizzazione umanitaria islamica, denominata BIF (Bosanska Ideala Futura) il cui direttore era Munib Zahiragic, ex imam e soprattutto ex agente dell'AID, i servizi segreti della componente bosniaca musulmana. Questa organizzazione, BIF, altro non era che una derivazione locale di una sorta di multinazionale che assisteva e finanziava attività terroristiche e di intelligence, e le cui principali sedi si trovavano negli Stati Uniti, a Chicago, ed in Arabia Saudita. Anche grazie al ritrovamento dei documenti in Bosnia, il responsabile dell'organizzazione a Chicago, Enaam Ernaout, è stato arrestato dall'FBI per i suoi legami con Al Qaeda ed il finanziamento di alcune strutture paramilitari islamiche, come, appunto, i "Cigni Neri" della Bosnia Herzegovina.

Jürgen Elsässer è un giornalista investigativo tedesco autore del volume "Come la Jihad è arrivata in Europa". Nel suo studio esamina come l'Occidente abbia sponsorizzato il terrorismo islamico nei Balcani e come questo meccanismo sia arrivato poi fino agli attentati dell'11 settembre e oltre.

Dice Elsässer nel corso di una intervista: "Altri libri avevano già sottolineato la presenza nei Balcani di Osama Bin Laden, ma gli autori avevano presentato i combattenti musulmani come nemici dell'occidente. Le informazioni che ho raccolto da molteplici fonti dimostrano che questi jihadisti sono marionette nelle mani dell'Occidente, e non, come si pretende, nemici. [...] Gli attacchi dell'11 settembre sono una conseguenza della politica occidentale negli anni '90, quando la NATO mise in piazza nei Balcani i jihadisti e collaborò con loro. I militanti musulmani che sono stati indicati come responsabili degli attacchi dell'11 settembre facevano parte di questa rete. [...] Ho studiato la figura di Al Zawahiri, il braccio destro di Bin Laden, che era il capo delle operazioni nei Balcani. Agl'inizi degli anni '90 aveva percorso in lungo e in largo gli Stati Uniti in compagnia di un agente dell'US Special Command per raccogliere fondi destinati alla Jihad; l'uomo sapeva perfettamente che la raccolta di fondi era un'attività sostenuta dagli Stati Uniti. [...] La rete terroristica creata dai servizi segreti americano e britannico durante la guerra civile in Bosnia, e più tardi in Kosovo, ha rappresentato un serbatoio di militanti, che troviamo poi implicati negli attacchi di New York, Madrid e Londra. [...] Dopo la fine della guerra in Afghanistan, Osama Bin Laden ha reclutato questi jihadisti militanti. Era il suo lavoro: è stato lui che li ha addestrati, con il parziale sostegno della CIA, e li ha mandati in Bosnia. Gli americani hanno tollerato il legame tra il presidente Izetbegovic e Bin Laden. Due anni più tardi, nel 1994, gli americani hanno cominciato a inviare armi, in un'operazione clandestina comune con l'Iran. Dopo il trattato di Dayton, nel novembre 1995, CIA e Pentagono hanno reclutato i migliori jihadisti che avevano combattuto in Bosnia. [...] Ho analizzato le testimonianze di alcuni jihadisti interrogati dai giudici tedeschi. Hanno dichiarato che dopo il trattato di Dayton, in virtù del quale tutti gli ex combattenti stranieri dovevano lasciare il paese, si erano ritrovati senza soldi e senza un posto dove andare. Quelli che potevano rimanere in Bosnia, perché avevano ricevuto un passaporto bosniaco, erano senza soldi e senza lavoro. Il giorno in cui i reclutatori hanno bussato alle loro porte offrendo uno stipendio di 3.000 dollari al mese per servire l'armata bosniaca, non si sono resi conto di essere in realtà stati reclutati e pagati da emissari della CIA per servire gli Stati Uniti" (3).

Riscrivere la storia dei Balcani negli anni '90 significherebbe fare luce su implicazioni e responsabilità davvero profonde, che l'occidente vuole tenere nascoste alla grande massa dei cittadini. Per questo personaggi come Ali Hamad devono rimanere nell'oscurità ed essere ritenuti innocenti anche quando confessano i propri crimini.

(1) Rinascita Balcanica, 14 gennaio 2009
(2) Osservatorio Balcani, 25 gennaio 2006
(3) Voltaire Net, 15 giugno 2006





:: Article nr. s9107 sent on 20-jan-2008 10:25 ECT
www.uruknet.info?p=s9107

Link: www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1086#uno



venerdì 5 dicembre 2008

La Tela nera e la Tela rossa ( articolo della o.n.g. ETLEBORO )


Il settimanale "LA RINASCITA", antagonista per caso del quotidiano "RINASCITA" , pubblica un'inchiesta sull'esistenza di una "tela nera" che unisce giornali e movimenti di destra. Il reportage cita anche l'esistenza di una serie di "siti fascisti" che vanno così a formare la "tela nera" nel web. Senza entrare nel merito di questa schermaglia tra le due fazioni, la Etleboro risponde a questo tentativo di manipolazione nei confronti di un progetto importante come quello della Tela cybernetica.

Il "potere nero" e il "potere rosso" continuano a scontrarsi e ad alzare barricate, con la differenza che oggi tutto si gioca in dimensione virtuale, con parole inutili e luoghi comuni che sono solo retaggi del passato che tornano per nostalgia. Con nostro grande stupore notiamo che è stata pubblicata la famosa inchiesta del settimanale "LA RINASCITA" antagonista per caso del quotidiano "RINASCITA". Tra foto con ombre indistinguibili dei vecchi tempi andati, sfilano tutti i nomi dei membri di questa entità scoperta dal settimanale del PDCI. Risuona però con insistenza la parola "tela", e ad un certo punto del servizio si arriva a parlare addirittura di "Tela nera", come una sorta di rete esistente tra i diversi giornali e organizzazioni di destra. A questo punto però non possiamo tollerare che le schermaglie politiche arrivino al punto di screditare e manipolare la struttura della Tela e direttamente la Etleboro ONG. Confondere la "rete" con la "tela" è già di per sé un errore, se non un reato, ma siamo coscienti che l’ignoranza governa e si pagano oggi le conseguenze dell'inganno che è stato portato negli anni, mentendo e tramandando menzogne. Teniamo però a precisare che la cosiddetta rete non è altro che la distorsione e la manipolazione della tela.
Il concetto di Internet è stato inventato in Francia, e non in America come molti credono, con il nome di Toile, proprio come una tela da tessere; nasce come un sistema creato dai canali dei CNR (Centri di Ricerca Nazionali) ma nel tempo le società private se ne sono appropriate per utilizzare questo sistema di comunicazione e trasformarlo in un monopolio, tramite dei sistemi di controllo che costituiscono appunto la rete. La logica dei sistemi di comunicazione può essere tradotta in un concetto, in uno schema di organizzazione delle informazioni e dei poteri: in un sistema piramidale, i collegamenti vengono dati dalla rete, ma il potere è dettato da chi controlla le trasmissioni. Al contrario, la tela funge da canale per lo scambio di informazioni, ma non ha alcun controllo centralizzato che va ad interferire con le comunicazioni. Sulla base di tali considerazioni, è stato costruito l’intero lavoro della Etleboro ONG che ha dato vita a un progetto informatico cybernetico per la condivisione delle informazioni, che si è tradotto con il tempo nel portale di notizie di Rinascita Balcanica, frutto proprio dell’interconnessione dei membri della Tela. Stiamo parlando di un progetto molto importante, d’avanguardia per i media, che ha permesso di creare un enorme spazio destinato agli italiani e ai Balcani, sia in termini di cooperazione che di internazionalizzazione. La Etleboro è un’organizzazione non governativa della Republika Srpska, nella Bosnia Erzegovina, è apolitica ed indipendente, porta avanti delle lotte contro la disinformazione sui Balcani ed in particolare sulla storia recente del popolo serbo. Per sua natura e per le molteplici battaglie a viso aperto su temi spesso difficili da capire e da spiegare al mondo occidentale, non può definirsi "fascista" né quanto meno "nazista", avendo attaccato senza paura i crimini compiuti dal regime Ustasha e dalla Banca del Vaticano (IOR) ( si veda "I Crimini della Banca del Vaticano" e "Il Crimine psicologico per nascondere la storia" ). Le nostre inchieste sono indipendenti, trasparenti e apolitiche, volte a far luce sui crimini compiuti nei Balcani dal regime ustasha, dalla Nato e dallo stesso Vaticano. La Etleboro è una delle prime organizzazioni e media a denunciare i crimini dello IOR, lo scandalo dei collaterali, il crimine invisibile, supportando ogni reportage con documenti e prove tangibili. La Etleboro non sta né con i rossi e né con i neri, e dare un’identità politica alla Tela, composta da 723 unità, è davvero sbagliato, proprio perché essa può contenere tutte le molteplicità di culture. Parlare di "tela rossa" e "tela nera", è come parlare di "gladio rossa" e "gladio nera", e fare arretrare la nostra società di oltre trent’anni. Noi siamo un progetto cybernetico che non ha colore, che vuole la nazionalizzazione dei dati e una regolamentazione di internet che rispetti i diritti dei cittadini e dell’uomo, e questo lo abbiamo detto ben 15 anni fa. Già nel 1993 si parlava del progetto ALPHA e di Polo informatico, quando l’Italia decise di passare dal sistema "Videotel" all’Internet senza imporre alcune regole o un codice per la protezione dei dati che qui venivano trasmessi. Ora siamo giunti ad un punto critico tale da poter rimettere in discussione la "rete" e dare un’impostazione regolamentata sulla base delle leggi degli Stati.


La Etleboro non è nata nel '68 ma nel 2005, è composta solo da giovani, ricercatori e professionisti che non appartengono a nessun partito politico, studiano e lavorano ispirandosi alla filosofia dello scienziato Nikola Tesla, della matematica e della cybernetica. Siamo noi che parliamo di
Nikola Tesla, di free energy, di "tela" come soluzione possibile perchè rende gli uomini liberi da quei parassiti politici che ci hanno portato in questa situazione. Non chiediamo alla gente di scendere in piazza, di fare "massa critica" per alzare le bandiere, questo lo lasciamo fare a voi, che avete perso la vostra individualità nella logica di partito, nei sistemi vecchi e putrefatti. Bisogna tuttavia rendersi conto che la realtà è ben diversa: i socialisti sono diventati capitalisti, e i capitalisti, quando sono sommersi dai debiti, diventano socialisti. Oggi invece esistono gli invisibili, dei poteri multinazionali che operano grazie all'invisibilità dei protocolli internet, mediante i quali hanno inserito gli Stati in una rete, rubando la "sovranità" delle loro informazioni. La Etleboro e la Tela è fatta di imprese, di professionisti, è una struttura alla continua ricerca di sistemi volta a migliorare se stessa e ad ampliarsi. Invitiamo, dunque, anche il settimanale LA RINASCITA ad entrare nella Tela per vedere con i propri occhi il lavoro che è stato fatto in questi lunghi 3 anni, senza alcun "contributo" da parte dello Stato, impegnandoci ininterrottamente dalla mattina alla sera, senza sfoggiare "mercedes o suv" o gigantografie con riflettori. Il nostro messaggio è sempre stato chiaro, non abbiamo mai voluto entrare nel merito di stupide schermaglie politiche e né lo faremo ora, per assecondare questa "lotta alla sopravvivenza" di due sistemi falliti da molto tempo e che stanno per morire lentamente, schiacciati dall’avanzare dei meccanismi cybernetici ed invisibili.

Per concludere, anche se i siti sono registrati a nostro nome, come del resto lo è anche quello del Governo alternativo della Republika Srpska o della "lotta di popolo" e altri 478 domain, questo non significa che la Etleboro faccia parte degli Indipendentisti della Srpska oppure della resistenza irakena, per il semplice fatto che ospitiamo i loro video e forniamo loro un accesso all’internet. La proprietà dei domini non è della Etleboro, i quali infatti vengono assegnati di anno in anno da società maintener. Dunque, non esiste una "Tela Nera", e chi vanta di "avere una tela" per fare propaganda deve farsi carico delle proprie responsabilità. La parola "tela" appartiene al dizionario italiano e tutti possono usarla, ma accostando la Tela della Etleboro ad una propaganda politica si cade in un grande errore, e in una manipolazione della verità. Se vi sono delle "incomprensioni" tra queste due fazioni, possiamo solo proporre di sederci intorno ad un tavolo e di discuterne, proprio come in un talk show popolare, perché siamo stanchi di cadere in questo banale complottismo. Facciano pure le loro guerre, ma tengano fuori la Etleboro.

L'ARTICOLO ORIGINALE, POTETE LEGGERLO QUI