Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post

domenica 24 marzo 2013

Il ritorno dei morti viventi



Ieri, sabato 23 marzo 2013, a Roma e in altre città italiana, si sono riversate in piazza qualche migliaio di persone, chiamate "Popolo Viola", per...scagliarsi contro Berlusconi. Che novità, vero?
Visto i suoi guai giudiziari, non potrebbe essere eleggibile. Di per sè nulla da condannare come idea, ma il problema, così come riportai su questo mio blog in varie occasioni, non è Berlusconi in sè, ma la mentalità italiota che porta la gente a vedere la pagliuzza e non la trave. Che gli fa vedere Berlusconi e non lo sfascio italiano da molti anni.

L'organizzazione è stata affidata al direttore di Micromega, Paolo Flores D'aracais, e da altri personaggi di "spicco" della ribellione italiota alla tirannia Berlusconeide. Basta accedere al sito della rivista Micromega e si potranno trovare articoli a profusione e la petizione da firmare per impedire l'ineleggibilità del Cavaliere ( che non sto difendendo. Meglio specificare ).

Non so cosa aggiungere, solo che dopo un anno e quattro mesi dal "governo" Monti - la marionetta della Goldman Sachs, del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale - dove la nostra nazione è stata rovinata da questo usuraio e in cui questa gente era LETTERALMENTE scomparsa dalle piazze, ecco che resuscitano come zombi. E, così come prima ( cioè nei "bei" tempi in cui ci si preoccupava SOLO dei guai giudiziari, prima, e sessuali, dopo, di Berlusconi, ma con un'Italia che VISIBILMENTE andava a rotoli ma che a loro, da bravi manipolati di mente che erano e che sono, NON vedevano perchè NON si doveva vedere ) sempre sprizzanti odio contro il Goldstein di turno. E pazienza di ciò che è stato firmato CONTRO il nostro futuro. Allora stavano in letargo mentale. Ma ne subiranno le conseguenze; altro che no. Ma io non starò con loro in piazza.

Ennesima dimostrazione, non che ce ne fosse bisogno, di come qui in Italia non faremo grandi cose. Anzi, si resterà impantanati nella melma delle solite lamentele da bar, dalla manipolazione di pseudo intellettuali che distrarranno l'opinione pubblica su argomenti frivoli, sui vecchi e polverosi slogan sull'antifascismo ( nel 2013 sarebbe ora di finirla ) e via dicendo.
E nel frattempo il tempo scorre e non solo si diventa più vecchi, ma l'Italia arretra, arranca e, dato che "ce lo dice l'Europa", si firmano accordi che hanno rovinato e devasteranno ancor di più il lavoro, la vita sociale ed economica del popolo italiano. Ma di questo, ai "violacei", non frega nulla. Eventualmente, se si starà male, a parte che si appiopperà la colpa a Berlusconi, si farà qualche manifestazioncina con i sindacati ( che "tutelano i diritti dei lavoratori" ) contro l'articolo "tal dei tali" che sottrae diritti ai lavoratori, o che riduce le future pensioni, o che non fa assumere gente. E via dicendo.

L'esperienza Monti non ha insegnato nulla. NULLA!

E si parla ancora della Costituzione, ormai scomparsa visto i trattati firmati dal 1992 in poi che hanno tolto sovranità all'Italia. Ma, secondo i "radical chic" ( popolo viola, (pseudo)intellettuali vari, ecc... ), è la "Costituzione più bella del mondo". Lo dice pure Benigni...ma dopo aver preso un assegno da 6 milioni di Euro ( qui le varie directory di Google sul guadagno di Benigni ).

Concludo, dicendo solo di guardare oltre il proprio naso. Oltre a questo ci sono tante sfaccettature dell'esistenza da osservare. E se non le si vuol osservare, c'è sempre la solita italietta, ormai fallita da tempo ( non ce lo dicono per non preoccuparci. Ma in fondo al tunnel, come diceva Monti l'estate scorsa, c'è la luce. E la ripresa, sempre come diceva l'usuraio l'anno scorso, è dentro di noi ), con un popolino distratto perennemente dalle cavolate ( quelle più "impegnate" sono Berlusca e simili ) e che pensa al proprio orticello pecoreccio da custodire gelosamente.
Per questa gente, auguro le randellate della EUROGENDFOR. Arriveranno, arriveranno..

Nonostante tutto, W l'Italia!

sabato 24 marzo 2012

Addio al lavoro? ( articolo di Umberto Bianchi - Rinascita )


Il seguente articolo, è a firma di Umberto Bianchi ed è pubblicato sul numero odierno del quotidiano Rinascita.

Consiglio la lettura, sia perchè tratta la questione del lavoro, ormai ( ufficialmente e con arroganza ) considerato un peso da scaricare in qualche discarica, e sia alla luce del voto di approvazione del Disegno di Legge sulla ( cosiddetta ) "Riforma del Lavoro" approvata ieri alla camera.

Comunque, nulla di nuovo sotto il sole; che Monti e company avessero devastato lo stato sociale, c'era da immaginarselo e, a futura memoria, avevo postato, nei mesi scorsi, le mie impressioni su questo individuo e sul Presidente della Repubblica che lo mise in carica.
Scrissi anche il mio disappunto sempre più devastante nel vedere un'intera popolazione stare zitta di fronte al futuro, sfacciatamente segnato, in cui stavano portando l'Italia. Ormai la rassegnazione ( che equivale a MORTE ) è di casa, l'italiano è morto dentro e, metaforicamente parlando, seppellito. Come detto altre volte, in questo ultimo decennio ( indicativamente dopo il periodo "No global" e "No war" - quindi fino al 2003 ) la popolazione è stata sapientemente circuita per farla deragliare ( a sua insaputa ) verso i binari del nulla, della rassegnazione e dell'impegno "sociale" fine a sè stesso. Cioè dell'attivismo sterile, "fighetto" e buonista, atto allo svuotamento dei valori e all'incazzamente verso un unico bersaglio ( Berlusconi ) per far scaricare la gente e nulla più.

La devastazione economica era dietro l'angolo, ma i cosiddetti "politici" non dicevano nulla; da una parte c'erano ( e ci sono ) i "sinistrosi", perennemente infervorati contro Berlusconi e i suoi guai prima giudiziari e poi sessuali ( ottimo diversivo per il popolino ), dall'altra parte i "destrosi", leccaculi di Mister B. - visto la loro palese ingnoranza e mediocrità ( non che i "sinistrosi" fossero migliori, forse si sanno vendere meglio ) - atti a cincischiare quattro cazzate e nulla più.
Diciamo pure che se avessero avuto delle avvisaglie, NON avrebbero detto nulla, visto che ciò avrebbe comportato un "rivolgimento" dell'Italia simile alla manovra di Mister Bilderberg ( Monti ). E questo, per parassiti come loro, era improponibile. Perchè? Perchè vivendo di politica ( si fa per dire, dato che non combinano nulla ), chi li avrebbe rivotati? Poverini...

Ma a metà novembre scorso, le "dimissioni" di B. e l'ascesa al trono, favorita da "Re Giorgio" - sempre più il Presidente dell'alta finanza, dell'Euro, dei poteri sovrannazionali, dell'immigrazione selvaggia e degli zingari - di Mister Goldman Sachs ( Monti ), ha dato più "sobrietà" alla politica nostrana. La gente era contenta, si riversò per le strade e, la sera stessa della dipartita di B., nella piazza del Quirinale a cantare, ballare, gioire, e fare i trenini.
Poveri illusi, come scrivevo in un commento di un mio articolo su questo stesso blog. Ed ora, che diranno? Che faranno? Ma niente, ovviamente! Tra chi ha cortissima memoria e chi rinnegherà la sua contentezza, l'Italia scivola - perchè così imposto dall'alto, altro che "Riforma Fornero" - verso lunghi periodi bui, dove precarietà dei lavori, salari miserrimi, tasse e aumenti d'IVA ( per ottobre previsto l'aumento dal 21% al 23% ) saranno la colonna sonora della nostra povertà e della nostra magra e pezzente vita.

Nonostante tutto, ecco che il Direttore del "Corriere della Sera", oggi se ne sce così, come al solito: "Una trincea ideologica". Ma da una parte, cosa bisogna aspettarsi da un tipo come quello? Di uno che è una vita che passa l'esistenza dietro una scrivania di una redazione a blaterare frasi da benpensante? Ma che ne sa lui della vita e dei lavori di noi comuni mortali? 

Buona lettura dell'articolo ( di Rinascita ).
----------------------------------------------------------------------------------------------
Il nostro paese sta, in questi tempi grami e tristi, per realizzare un altro dei suoi inaspettati “miracoli all’italiana”, con cui riesce a stupire, commuovere, meravigliare e, perché no, divertire, il bieco mondo occidentale oramai solo interessato alle fredde cronache delle altalene borsistiche e delle ovattate dichiarazioni dei direttori delle varie banche centrali. Ma quale sarà mai questo miracolo? Un redivivo sanguinamento di qualche statua della Madonna o del Redentore? Una inattesa apparizione? O un qualche strabiliante fenomeno naturale? Niente di tutto questo. Ma molto di più. Dopo decenni di battaglie, lotte, rivendicazioni, di tanto agitarsi per avere diritto al giusto benessere per sé e per i propri cari, sembra che tutto venga mandato in fumo con un semplice, infimo, decreto legge, promosso e firmato da personaggi anonimi, circondati da un parlamento il cui ruolo è oramai divenuto puramente decorativo…
Parliamo della abolizione o, come dicono certuni, della modifica del famigerato art. 18, quello che, per intenderci, regolava e stabiliva i giusti limiti per il diritto al licenziamento. Qualcuno dice che, in questo modo, le imprese estere libere da vincoli burocratici avranno meno timori ad entrare in Italia e, pertanto, l’occupazione ne trarrà sicuramente maggior beneficio. Un ragionamento questo che, all’apparenza potrebbe possedere una sua intrinseca logica di verità. E’ vero: un mercato in pieno sviluppo, animato dalla presenza di una ragguardevole concorrenza imprenditoriale, non dovrebbe certo aver difficoltà a riassorbire un lavoratore fresco di licenziamento, che anzi troverebbe il proprio naturale ricollocamento, grazie a quelle dinamiche che, di un panorama economico statico e raffermo, farebbero invece un dinamico scenario di opportunità alla portata di qualunque volenteroso… A guardare più da vicino però, le cose non stanno proprio così. Lo scenario, anzitutto. Quanto sinora prospettato potrebbe (teoricamente) andar bene in uno scenario di boom economico, caratterizzato cioè da una forte crescita interna ed estera ed in cui la presenza di un gran numero di imprese in continua competizione, dovrebbe costituire una forma di ammortizzatore sociale, in grado di riassorbire quella forza-lavoro in esubero presso altre imprese. Ma, come è ben visibile agli occhi di tutti, l’attuale scenario è ben lungi dall’essere quello di un paese in una fase di boom economico, anzi. Un forte vento di recessione spira da troppo tempo oramai su tutta l’Europa e gli USA, aggravato dalle recenti scosse dei mercati finanziari e dunque, il clima che si respira un po’ ovunque, ed in particolare nel nostro paese, è quello di una generale dismissione. L’esempio di un modello economico imperniato da un lato, sul micidiale mix tra indebitamento dei singoli e degli stati, attraverso la produzione ex nihilo di titoli cartacei e dall’altro sull’eccessiva burocratizzazione dell’ economia reale, fondata cioè sulla produzione di beni e servizi, con il conseguente aggravamento dei costi, a carico delle imprese e dei lavoratori, ha portato ad una resa dei conti, tutta sbilanciata a favore dell’economia finanziaria.
Checché se ne dica, infatti, i recenti provvedimenti in materia economica, tanto strombazzati quali panacee in grado di ridar fiato all’economia reale, altri non sono invece che provvedimenti di dismissione di un’intera realtà economica nazionale in favore dei desiderata, dei poteri forti della finanza. La reintroduzione della tassazione sulla prima casa, accompagnata da un pesante ricorso alla leva fiscale, non favoriscono certo le piccole imprese, i lavoratori, o i consumi, né paiono rappresentare un qualsivoglia incentivo verso chi volesse dall’estero, approdare in Italia per aprirsi una qualsivoglia attività lavorativa e godersi il Bel Paese. Questi invece, ci sembrano provvedimenti che incentivano la sempre maggior presenza sul suolo nostrano dei gruppi multinazionali e delle mega imprese nostrane che, a discapito di chiunque altro, potranno fare e disfare a proprio piacimento, favoriti tra l’altro dal proprio particolare status che permette loro di reinvestire i propri redditi, anche se tassati, nel circuito finanziario, aumentando in modo esponenziale i propri profitti. A riprova del fatto che il governo Monti parla in un modo, ma agisce in un altro, sta il fatto che la tanto declamata tassazione sembra proprio non toccare, o quanto meno farlo marginalmente, i redditi di coloro che, di tanto disastro sono i principali responsabili, e cioè le banche per le quali, anzi, si prospettano, fondi e finanziamenti straordinari senza nulla pretendere in cambio. Al contrario, il rifinanziamento delle banche effettuato per evitare problemi ai capitali dei risparmiatori, dovrebbe essere effettuato dietro la precisa condizione dell’ ingresso dello Stato nella gestione di queste ultime. Il governo Monti afferma di voler favorire lo sviluppo, ma con le accise sui carburanti più alte d’Occidente, non si vede proprio come questo si possa fare, anzi. Né sembrano tantomeno aiutare molto lo sviluppo, quelle tariffe per le polizze auto-moto che gravano sulle tasche di tutti quei cittadini, costretti ad utilizzare un proprio veicolo per circolare senza dover dipendere da servizi pubblici troppo spesso inservibili, a causa di una lentezza e di una disorganizzazione, qui in Italia, endemiche. Lesto nell’imporre gabelle e balzelli per tutti i poveracci, il governo Monti si dimostra tardo come non mai, quando si tratta di affrontare tematiche come quelle inerenti al controllo dei prezzi dai più comuni generi al consumo ai carburanti, o a toccare i privilegi di banche ed assicurazioni. Come si può ben vedere, lo scenario che ci si prospetta innanzi è ben lungi dall’essere quello di un paese in fase di crescita, anzi.
Ma esiste un ulteriore motivo per discordare completamente sulla modifica dell’art. 18. La facilità al licenziamento, potrebbe alle lunghe portare ad un generale peggioramento delle condizioni contrattuali dei lavoratori dipendenti, favorito in misura esponenziale dalla sempre più massiccia presenza di lavoratori stranieri sul suolo italiano, interessati ad accaparrare posti di lavoro anche a condizioni più svantaggiose rispetto agli omologhi italiani. E poi, scusatemi tanto, ma ve lo immaginate cosa accadrà in un paese come il nostro che già adesso, nonostante la presenza di una legislazione che tenta di porre una debole tutela sociale, è endemicamente malato di bizantinismi, magheggi e raccomandazioni ? Una volta andato in fumo il posto di lavoro, sarà ben difficile poterlo recuperare alle medesime condizioni, per cui o toccherà sottostare a condizioni contrattuali peggiorative (all’insegna di un maggior precariato e di un minor costo per chi assume, con l’offerta di remunerazioni, previdenza, etc. in regime di “economy”) o non rimarrà che affidarsi alle solite, sempiterne pratiche raccomandatorie di italica memoria, a cui abbiamo poc’anzi accennato. Ed ecco allora, il riaffermarsi del trionfo dell’Italia dei gattopardi, in cui “tutto cambiare, per nulla cambiare”, non più stavolta all’insegna dell’italica statolatria burocratica, ma dell’arbitrio e dell’arroganza dei privati, oramai liberati da qualsiasi freno inibitorio che non sia quello determinato da un profitto senza limiti né freni, alla faccia di tutto e tutti. Abbiamo dunque di fronte a noi un futuro da telefonisti o da dipendenti-non dipendenti presso qualche grande catena distributiva alla Mac Donald’s? No. A patto però che ci si chiarisca le idee, prima di farsi promotori di proteste all’insegna di massimalismi ideologici che, in quanto tali, rischiano di rimanere confinati nei soliti ghetti senza uscita di nostra antica conoscenza. Chiarirsi anzitutto sull’idea di “lavoro”. Di fronte a quanto sin qui descritto, l’affermazione leghista sull’inconsistenza del problema “art. 18”, trova un suo valido fondamento, determinato da un contesto che nasce in sé inficiato da un profondo vizio strutturale. Il lavoro non è un’optional, né un’attività occasionale. E’ fondamento e propulsore per l’umana esistenza, alla quale dovrebbe conferire più dignità, soddisfazione e slancio. Rientrando tra i fondamentali dell’umana esistenza, non può essere considerato alla stregua di un momentaneo passatempo, di cui fruire occasionalmente, quasi si trattasse di un bene voluttuario qualsiasi. Pertanto dovrebbe assurgere ad obbligo, a garanzia del quale dovrebbe porsi lo Stato, attraverso l’attribuzione obbligatoria di posti di lavoro sin dalla prima maggiore età, la cosiddetta “leva lavorativa”. La garanzia di un qualsivoglia posto di lavoro, sia pur provvisorio, sino al conseguimento di situazioni più confacenti alle aspirazioni individuali, costituirebbe la creazione di una prima fonte di reddito e sicurezza sociale per i più giovani, in grado di prepararne e svilupparne l’autonomia economica in vista di tempi difficili. Secondo poi, questa istituzione toglierebbe gradualmente il tappeto sotto i piedi dell’immigrazione, che perderebbe così il suo senso di esistere. La medesima impostazione andrebbe applicata per quanto attiene disoccupati o cassintegrati “overage”, ovvero non più giovanissimi.
Qualcuno, dall’alto dei più avanzati studi di socio-economia, parafrasando il grande Jeremy Rifkin, potrebbe dirci che, poiché non viviamo più in una fase eminentemente “produzionista” e “fordista” dell’economia mondiale, determinate asserzioni o proposte non troverebbero più senso in una fase post-moderna, caratterizzata non più tanto dalla necessità dell’edificazione “ex nihilo” di strutture, della cui realizzazione si sarebbe fatto garante lo Stato, (così come preconizzato da Keynes), bensì della pura e semplice erogazione di servizi, in un contesto economico dominato dalla supremazia dell’erogazione di titoli cartacei sull’economia reale, facendo del lavoro un’attività “nomade” soggetta ai capricci ed alle voluttà della rete globale della finanza. Qualcuno però ci insegna che, anche in un contesto post moderno, ovverosia caratterizzato da un surplus di strutture e di produzione, (sia di beni reali che di capitali, come già accennato e che è poi il motivo trainante dell’attuale momento di crisi, sic!) perché l’intero sistema non arrivi ad una fase di stallo (recessione) e poi ad un definitivo collasso, le cui disastrose conseguenze finirebbero al solito con il riverberarsi sulla gente comune, molto più di prima, è necessario un continuo lavoro di rettifica, ristrutturazione e riconversione sistemico-strutturale che copre un po’ tutti gli ambiti. Pensiamo solamente all’indotto di lavoro che potrebbe generare l’adeguamento e la riconversione dell’intero impianto produttivo mondiale ai più attuali criteri ecologici. E questo è solo un esempio a cui se ne potrebbero accompagnare altri cento simili. A questo punto sorge la classica domanda in grado di demotivare e mettere in crisi un ingenuo ed impreparato peroratore di cause perse: “ma i soldi, sia pur erogati sotto forma di fondi, sovvenzioni e quant’altro, da dove si tirano fuori? Per caso dal cilindro oppure ritornando a far ricorso al solito odioso criterio della leva fiscale che poi finisce con il deprimere tutto, in un meccanismo perverso che ci richiama alla classica immagine del gatto che si morde la coda?” Niente di tutto questo. Da qualche parte mi è capitato di leggere che, se si potessero utilizzare i proventi del signoraggio bancario, (ovvero il reddito percepito da chi emette moneta, pari alla differenza tra il valore facciale della moneta, detto valore nominale, e il suo costo di produzione, detto valore intrinseco), con questi ultimi si potrebbe garantire, nel caso del nostro paese, un reddito di minimo garantito di mille e passa euro mensili ad ogni cittadino italiano. Tali proventi potrebbero invece costituire la fonte primaria da cui attingere, al fine di sovvenzionare quell’attività di riconversione di cui abbiamo poc’anzi parlato. Se poi a questi proventi si aggiungessero quelli provenienti da una tassazione seria su tutti i ricavi derivanti dagli investimenti finanziari delle banche, quali titoli azionari, swap, ma anche dalle movimentazioni degli assegni, etc., rivolta esclusivamente a queste ultime ed a tutti gli istituti che muovono queste masse di denaro virtuale, si arrecherebbe un doppio beneficio.
Anzitutto una completa e più che sufficiente copertura delle attività di cui abbiamo parlato. Secondo poi un tetto alla sovrapproduzione di capitale attraverso una graduale compressione dei mercati finanziari, non farebbe altro che riportare la governance dell’economia globale nelle mani dell’economia reale. Passaggio obbligatorio per arrivare a quanto qui prospettato, la completa nazionalizzazione delle banche centrali, che potranno in tal modo emettere denaro senza indebitarsi con le banche private, alimentando in tal modo a dismisura il debito pubblico dei singoli stati. A questo passaggio deve seguire la completa discrezionalità da parte dei vari stati ad assumere il controllo di un singolo istituto di credito, in proporzione del tasso di indebitamento di quest’ultimo. Il tutto completato da una costante attività da parte pubblica, di controllo e monitoraggio dei tassi d’interesse praticati dalle banche, che dovranno essere portati al ribasso d’autorità, per evitare quell’eccessivo costo del denaro, che di un’ ordinata crescita economica, rappresenta uno dei maggiori freni.
Usare i proventi del capitalismo contro di esso. Come vedete quindi, non si tratta qui di riproporre né piani economici quinquennali, né repentini ritorni di fiamma di dispendiosi e ladrocineschi statalismi di italica memoria, i cui esiti storici stanno sotto gli occhi di tutti, quanto invece di riadattare e riportare al presente quelle intuizioni-sfida che hanno rappresentato l’altra faccia della Modernità, non legata ai rigori dei parametri della sfida senza uscita destra-sinistra. Andare oltre, dunque, senza esitazione.
Mai come oggi il momento è stato così favorevole. Ma mai come oggi, però, le coscienze sono travolte, confuse, inebetite di fronte all’ennesima e sempre più aperto attacco del Mondialismo.
Facciamo attenzione, perché dire addio al lavoro, vuol dire addio alla casa, all’ambiente, alla salute ed alla nostra stessa sopravvivenza come uomini e cittadini coscienti della propria appartenenza ad una res publica e non ad un pollaio.

lunedì 7 novembre 2011

Presidente Berlusconi, per il bene dell’Italia, NON SI DIMETTA ( articolo di Paolo Barnard )

Il seguente articolo, è tratto dal sito del giornalista Paolo Barnard.

Presidente,

perdoni l'approccio informale. Sono il giornalista e autore Paolo Barnard, lavoro da due anni con il gruppo di macroeconomisti del Levy Institute Bard College di New York sulla crisi dell'Eurozona. Siamo guidati dal Prof. L. Randall Wray dell’Università del Missouri Kansas City, che coordina altri 10 colleghi inglesi e australiani.

Presidente, è incomprensibile che Lei non scelga di salvare la nazione, e il Suo governo, rendendo pubblico che:

a) l'Euro fu disegnato precisamente per affossare gli Stati del sud Europa, fra cui l’Italia.

b) esistono responsabili italiani ed europei di questo "colpo di Stato finanziario di proporzioni storiche". (una definizione del tutto ragionata offerta dell'economista americano Michael Hudson)

Presidente, dalle pagine del Financial Times, del Wall Street Journal e persino del New York Times, da mesi economisti del calibro di Martin Wolf, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Nouriel Roubini, Marshall Auerback, Le stanno suggerendo la via d'uscita. A Parigi, l’eccellente Prof. Alain Parguez dell’Università di Besancon ne ha trattato esaustivamente. Wray e i suoi colleghi Mosler, Tcherneva e Hudson pure. Nel dettaglio, essi hanno scritto che:

L'Italia è stata condannata a un’aggressione senza precedenti da parte dei mercati dall'operato dei governi di centrosinistra che La hanno preceduta, poiché essi hanno portato il nostro Paese nel catastrofico costrutto dell'Eurozona. Le famiglie italiane e il Suo governo non devono pagare per colpe non loro. Lei deve dire alla nazione ciò che sta veramente accadendo, e chi ci ha condotti a questo dramma. 

L'Euro fu pensato nel 1943 dal francese Francois Perroux con il dichiarato intento di "Togliere agli Stati la loro ragion d'essere". La moneta unica è infatti un progetto franco-germanico da quasi mezzo secolo (Attali, Delors, Issing, Weigel et al.), col fine di congelare le svalutazioni competitive d'Italia e Spagna, e col fine di deprimere i redditi del sud Europa per delocalizzare in esso manodopera industriale per l'esclusivo vantaggio del Neomercantilismo franco-tedesco.

Specificamente, la moneta unica:

- Esclude un prestatore di ultima istanza sul modello Federal Reserve USA, proprio per portare la sfiducia dei mercati sui debiti dell'Eurozona. 

- I debiti dell'Eurozona non sono più sovrani, poiché l'Euro è moneta che ogni Stato può solo usare, non emettere, e che ogni Stato deve prendere in prestito dai mercati di capitali privati che lo acquisiscono all'emissione. L'Euro è moneta di nessuno, non sovrana per alcuno.

- I due punti precedenti hanno distrutto il fondamentale più importante della macroeconomia di Stato, che è "Ability to pay", cioè la capacità di uno Stato di onorare sempre il proprio debito emettendo la propria moneta sovrana. L’attuale aggressività dei mercati contro il nostro Paese (ed altri) è dovuta in larghissima parte proprio alla loro consapevolezza della nostra perdita di "Ability to pay", la cui presenza è infatti l'unica rassicurazione che può calmare i mercati. Motivo per il quale il Giappone dello Yen sovrano, che registra il 200% di debito/PIL, non è da essi aggredito e ha inflazione vicina allo 0%. Motivo per cui l'Italia della Lira sovrana mai si trovò in condizioni simili al dramma attuale, nonostante parametri ben peggiori di quelli oggi presenti.

- L'Euro è moneta insostenibile, disegnata precisamente affinché l'assenza radicale di "Ability to pay" nei governi più deboli dell’Eurozona inneschi un circolo vizioso di crisi che alimenta la sfiducia dei mercati che alimenta crisi. Non se ne esce, qualsiasi correttivo non altera, né mai altererà, questo fondamentale negativo, e i mercati infatti non si placano.

- Le estreme misure di austerità per la riduzione del deficit di bilancio che vengono oggi imposte al Suo governo, sono distruttive per la Aggregate Demand di cui qualsiasi economia necessita per crescere. Sono cioè  il farmaco che causa la malattia, invece di curarla. Anche questo non accade per un caso.

- Tali misure ci vengono imposte proprio perché il nostro debito pubblico non è più sovrano, a causa dell'adozione di una moneta non sovrana. Infatti, ogni spazio di manovra del Suo governo al fine di stimolare crescita e riduzione del debito attraverso scelte di spesa sovrana (fiscal policy), è stato annullato dall'adozione della moneta unica, che, ribadisco, l'Italia non può emettere come invece fanno USA o Giappone. Si tratta di una perdita di sovranità governativa senza precedenti nella storia repubblicana, e di cui le misure imposte dalla Commissione UE come il European Semester e l'Europact sono l'espressione più estreme, ma di cui noi cittadini e Lei paghiamo le estreme conseguenze.

- L'Euro e i Trattati europei che l’hanno introdotto, sbandierati a salvezza nazionale dal centrosinistra, stanno, per i motivi sopraccitati, umiliando l'Italia, nazione che ha uno dei risparmi privati migliori del mondo, 9.000 miliardi in ricchezza privata, una capacità industriale invidiata dai G20, banche assai più sane della media occidentale, e parametri di deficit che sono inferiori ad altri Stati dell'Eurozona. Lei, Presidente, sarà il capro espiatorio, noi italiani ne soffriremo conseguenze devastanti per generazioni. 

Presidente, Lei deve e può denunciare pubblicamente la realtà di questa moneta disegnata per fallire. Lei può e deve smascherare le responsabilità del centrosinistra italiano e dei governi 'tecnici' in queste scelte sovranazionali catastrofiche.

Presidente, il team di macroeconomisti accademici del Levy Institute Bard College di New York e dell'Università del Missouri Kansas City, sono coloro che hanno strutturato il piano Jefes che ha portato l'Argentina dal default al divenire una delle economie più in crescita del mondo di oggi. Essi sono a Sua disposizione per definire sia la strategia comunicativa che quella economica per salvare l'Italia, e il Suo governo, da un destino tragico e che non meritiamo.
In ultimo una precisazione di ordine morale.
Presidente, io non sono un Suo elettore, e avrei cose dure da dire sul segno che la Sua entrata in politica ha lasciato in Italia. Ma non sono un cieco fanatico vittima della cultura dell’odio irrazionale che ha posseduto gli elettori dell’opposizione in questo Paese, guidati da falsari ideologici disprezzabili, come Eugenio Scalfari, Paolo Flores d’Arcais, Paolo Savona, e i loro scherani mediatici come Michele Santoro, Marco Travaglio e codazzo al seguito. Perciò come prima cosa mi ripugna che Lei sia bollato come il responsabile di colpe che Lei non ha, e che sono tutte a carico del centrosinistra italiano. Incolpare un innocente, per quanto criticabile egli sia, è sempre inaccettabile. Ma soprattutto, Presidente, se l’Italia verrà consegnata dal golpe finanziario in atto contro di noi, e da elettori sconsiderati e ignoranti, nelle mani del Partito Democratico, per noi sarà la fine. Sarà l’entrata trionfale a Roma dei carnefici del Neoliberismo più impietoso, sarà la calata della Shock Therapy su un popolo ignaro, cioè il saccheggio del bene comune più scientificamente organizzato di ogni tempo, quello che nell’Est europeo ha già mietuto più di 40 milioni di vite in due decadi, senza contare le sofferenze sociali inenarrabili che porta con sé.
I volti di Mario Monti, di Massimo D’Alema, di Mario Draghi, di Romano Prodi, dell’infimo Bersani, sono le maschere funebri di questa nazione, veri criminali e falsari di portata storica. Il cerimoniere complice si chiama Giorgio Napolitano.
Mi appello a Lei Presidente perché mi rendo conto che i miei connazionali non hanno la più pallida idea di ciò che il centrosinistra italiano ha già inflitto al nostro Paese, di ciò che gli infliggerebbe se salisse al governo, ma soprattutto di chi li guida dietro le quinte. Le eminenze grigie sono le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste, gente senza nessuna pietà.
Resista Presidente, affinché Lei possa usare il tempo che Le rimane per smascherare il “colpo di Stato finanziario” che sta travolgendo, fra gli altri, la nostra Italia. I mercati finanziari della “classe predatrice”, così ben descritta nella sua abiezione dall’americano James Galbraith, la odiano a morte, ci odiano a morte. Sia, Presidente, colui che piazza la mina nei cingoli della loro macchina infernale, rivelandone l’inganno chiamato Euro e Trattato di Lisbona. Gli italiani non lo faranno. Non ne sono capaci.

domenica 13 febbraio 2011

Il caso Ruby. Colpo di stato prossimo venturo? ( articolo di Paolo Franceschetti )

Il seguente articolo, è a firma dell'Avvocato Paolo Franceschetti.

Qualche tempo fa, scrissi un articolo a proposito della bocciatura del Lodo Alfano da parte della consulta, dicendo che si trattava di un falso problema per varie ragioni.
Concludevo l’articolo dicendo che la bocciatura sul Lodo Alfano, in realtà, era il segnale che l’era di Berlusconi stava per finire e che il premier sarebbe dovuto cadere per via giudiziaria.
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-falso-problema-del-lodo-alfano.html
In effetti le vicende giudiziarie di questi ultimi tempi, da Spatuzza a Ruby Rubacuori, pare mi abbiano dato ragione.
Come abbiamo accennato in altri articoli, quindi, lo scherzetto di Ruby Rubacuori è stato confezionato, con tanto di firma, da quegli stessi poteri che hanno fatto salire al potere Berlusconi.
Tuttavia qualcosa non quadra, nella bagarre di questi giorni e le cose non sono così semplici. Il caso Ruby non è un semplice messaggio a Berlusconi. Il clamore è troppo; l’idiozia mediatica e il tanfo sono insopportabili; e i messaggi in codice possono anche darsi con altri modi e soprattutto con altro rilievo mediatico, non con queste modalità demenziali.
Per eliminare un leader politico scomodo ci sono mille modi, dal classico colpo di fucile sparato da un pazzo, come successe a Kennedy, al malore che ebbe Berlinguer tanti anni fa. Modi diversi, ma stessi poteri, stessi fini, stesse firme.
Quindi: perchè?
La domanda ha iniziato a risuonarmi in testa dopo che, qualche giorno fa, ho preso in mano un numero di Repubblica trovando ben 13 pagine (tredici!!!) su Ruby Rubacuori.
A quel punto mi sono detto che un simile caos deve nascondere altro, che non un semplice avvertimento al premier. Un simile spazio dato ad una vicenda che, per quanto importante sia, non è certo paragonabile a quella delle collusioni mafiose del premier o quella del suo ipotizzato coinvolgimento come mandante delle stragi del '92 e '93, significa che i media stanno volutamente plasmando (e falsando) la politica facendola apparire come un teatrino demenziale e inconsistente.
Quale potrebbe essere allora il fine di questa demenza mediatica che oramai ammorba l’aria facendo allontanare dalla politica pure gli ultimi irresistibili ostinati?
Qualcuno dice che potrebbe esserci un interesse a deviare la gente dai reali problemi del paese e dell’Europa in generale.
Abbiamo infatti una crisi economica galoppante che, nonostante le parole rassicuranti dei politici, non tende a finire ma è destinata ad aggravarsi. Una giustizia allo sfascio. Un'istruzione allo sfascio.
Eppure il motivo non può ancora essere questo. Per nascondere una notizia è sufficiente crearne altre ad arte, o semplicemente tacere quella principale (come succede da sempre per le vitali questioni che riguardano il problema della proprietà delle banche centrali, il problema delle società segrete, ecc.).
Una possibile risposta mi è venuta quando ho osservato due fenomeni, uno visibile a tutti, l’altro visibile solo ai “complottisti” e al loro mondo. Tra i complottisti alcuni parlano da tempo di un prossimo colpo di stato.
Ne abbiamo parlato già tempo fa.
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/10/colpo-di-stato.html
E i segnali ci sono tutti: la recente creazione di Eurogendfor, la super-polizia europea che sarà affidata alla nostra arma dei carabinieri (con compiti e poteri superiori a quelli di un servizio segreto), le recenti leggi che hanno modificato i reati di attentato agli organi costituzionali previsti dal codice penale, rendendo di fatto non punibile un tentato colpo di stato; il depotenziamento della magistratura e delle forze di polizia, rese inefficienti da mancanza cronica di mezzi e da corruzione dilagante, lo scontro quasi insanabile tra politica e magistratura (uno scontro inesistente ma gonfiato ad arte dai media, come abbiamo detto altrove: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/12/in-questi-giorni-dopo-la-storia-del.html).
Spesso poi negli ultimi anni ho sentito parlare di possibili colpi di stato da persone interne alle forze armate e alla politica; queste voci venivano cioè da persone interne allo stato, che dovrebbero, in teoria, essere bene informate.
Qualcuno sostiene, ad esempio, che il black out del 28.09.2003, che tolse la corrente a tutta Italia, e che fu preceduto da altri black out pochi giorni prima sia negli USA che a Copenhagen, fossero in realtà delle prove generali per un black out che dovrebbe interrompere l’energia elettrica in tutta Europa l’anno prossimo, per preparare un caos generale che preluda poi all’avvento di un regime autoritario.
Vera o no che sia questa notizia (che potrebbe essere diffusa ad arte affinché venga divulgata magari proprio nei siti complottisti per seminare il panico), da giurista i segnali del colpo di stato li vedo tutti.
E la collego con un altro fenomeno, questo visibile a tutti. Il fenomeno consiste nel fatto che la gente si è rotta le scatole di questa politica.
Ascoltavo un discorso in un bar, qualche giorno fa, e alcuni anziani dicevano “hanno rotto i coglioni con questa storia della puttane del premier… ci vorrebbe qualcuno che riporti un po’ di ordine e un po’ di morale”.
Questo squallido teatrino attorno alla vicenda di Ruby Rubacuori, allora, potrebbe nascondere in realtà il fine di causare una sorta di nausea alla gente per la politica, in modo tale che, il giorno del colpo di stato, tutti saluteranno con favore l’avvento del regime autoritario.
Un colpo di stato, in fondo, è sempre progettato con largo anticipo e nei minimi particolari, anche psicologici. E quando saremo alla fame, la maggior parte della gente non avrà lavoro, e saremo tutti schifati da queste cose, in fondo saluteremo con piacere uno stato autoritario che ci tolga la fatica di fare politica e restituisca un po’ di ordine, dando da mangiare, magari poco, ma a tutti.
Un po’ come i nostalgici del fascismo che dicono “sì ma in fondo, almeno i treni arrivavano in orario”.

Saranno fantasie ed eccessi complottistici le mie ipotesi? Forse sì. E c'è da sperarlo. Anche se, comunque, non sono certamente fantasie le leggi sul colpo di stato e su Eurogendfor.
Pessimista?
No. In fondo sono ottimista. Perché preferisco vedere una regia intelligente dietro tutto questo, piuttosto che pensare che la politica e il giornalismo siano diretti solamente da dementi.
P.S.
Come conclusione, o meglio, come integrazione a questo articolo di Franceschetti, mi preme riportare come questa idea di un probabile golpe vada aleggiando anche in altri blog. E per giunta non "allineati" a quello di Franceschetti e simili "complottisti" ( sic!! ).
In questo caso, metto due articoli - usciti, ripettivamente, ieri ( sabato 12 febbraio 2011 ) e oggi ( domenica 13 febbraio 2011 ) - tratti dal blog Mercato Libero e a firma del suo amministratore, l'economista Paolo Barrai: