mercoledì 29 giugno 2011
Goldman Sachs ufficialmente a capo della BCE ( articolo dell'associazione ATTAC - Francia )
lunedì 7 giugno 2010
Vendi tutto ( articolo di Eugenio Benetazzo ).

Comiciamo con lo svegliare il risparmiatore italiano che confida eternamente sulla sicurezza dei titoli di stato, al momento se c'è un paese al mondo che ha la possibilità di bissare il default dell’Argentina a distanza di dieci anni, lo troviamo proprio dentro ai confini europei. Eh sì, perché ormai tutta l’attenzione mediatica è incentrata sulla inquietante architettura debitoria che hanno tutti gli stati europei, nella fattispecie preoccupano gli intrecci debitori sulle detenzioni dei titoli di stato che i paesi virtuosi hanno nei confronti dei paesi periferici. Sostanzialmnete il debito dei paesi strutturalmente deficitari è in mano ai paesi virtuosi: quindi la vita di questi ultimi è strettamente collegata a quella dei paesi al momento in difficoltà. Il destino del debito dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna: preferisco l’Italia all’Irlanda) rappresenta il destino dell’Euro e dell’Europa.
Quello che sta accadendo il tutto il mondo è proprio una perdita di credibilità dell’euro in considerazione delle incapacità che avranno i paesi europei nel futuro per onorare questi debiti. E questa incapacità è dettata oltre che da evidenti deficienze strutturali (forse insuperabili) anche da oggettive problematiche legate allo sviluppo dei trend demografici della popolazione europea: è un po come avere una trave nel culo e voler andare a fare un giro in bicicletta. Direi che è abbastanza arduo oppure molto doloroso. Giorno dopo giorno la verità viene centellinata goccia a goccia per evitare fenomeni tipo le bank runs o la fuga dai titoli di stato, qualunque essi siano. Il debito infatti, prima o poi, qualcuno lo dovrà rimborsare. Quelli che scrivono che non vi è da preoccuparsi o che attraverso finanziarie che non avranno impatto sulle tasche dei contribuenti mi sembrano opinionisti improvvisati che filosofeggiano in un campo di letame.
Altro che manovre lacrime e sangue: in Europa è ormai in atto un progressivo impoverimento, il quale ha già raggiunto e superato in alcuni stati il punto di non ritorno. Quanto stiamo vivendo è il frutto della convergenza molto spiacevole di due gradienti evolutive: da una parte il processo di apertura ad Oriente senza alcun tipo di controllo o limite (che ha portato a regalare posti di lavoro una volta europei agli orientali) e dall’altra, il progressivo invecchiamento della popolazione europea, con l’Italia e la Spagna che fanno da apripista. Un modello economico (il nostro), basato su un protezionismo sociale sfrenato, purtroppo non ha futuro: il ridimensionamento del gettito fiscale dovuto ad una mutazione del tessuto produttivo e della disocupazione giovanile sta diventando una bomba con la miccia accesa.
Vi è di più: le attuali generazioni di pensionati, a cominciare da quelli italiani, non si rendono conto di quello che sta accadendo, hanno visto in passato la giostra della cuccagna che ha sempre elargito regali a tutti e ora borbottano spazientiti perché non riescono più a conseguire le rendite finanziarie di un tempo o perché non riescono ad affittare l’appartamento che hanno ai prezzi di cinque anni fa. Purtroppo nella maggior parte dei casi abbiamo a che fare con persone stupide, ignoranti ed avide. Di certo la loro generazione al momento non può essere chiamata in causa per risolvere proprio quello che ha creato. I ragazzi di oggi che sono interinali a singhiozzo devono beffardamente ringraziare i loro nonni o i loro genitori per quello che sta accadendo o per il lavoro che non hanno. Purtroppo non può avere futuro un paese in cui sono (per adesso) i nonni a prendersi cura dei nipoti, e non il contrario. Il peggio deve ancora arrivare: l’unica incertezza è il quando.
Riproduzione concessa con citazione della fonte
EugenioBenetazzo.com
lunedì 3 maggio 2010
In Grecia i "cattivi" protestano ( articolo di Marco Cedolin ).

Le didascalie hanno lo scopo di orientare il pensiero degli italiani, proponendo una lettura della questione tanto semplice quanto rassicurante. Le dotte disquisizioni sono indispensabili per dimostrare che questa è la lettura giusta, in quanto suffragata dal pensiero di chi conosce e domina una materia per “cervelli fini” con la quale le persone “normali” non possono certo nutrire la presunzione di confrontarsi.
La Grecia viene così dipinta nell’immaginario collettivo come un paese vittima di una grave crisi finanziaria, imputabile ad una cattiva gestione del debito pubblico da parte della classe politica che ha permesso il dilagare della corruzione e dell’evasione fiscale, garantendo a larga parte dei cittadini facili guadagni e “privilegi” a pioggia.
Proprio a causa di questo baccanale collettivo costruito a debito, il paese si è trovato così di fronte alla prospettiva di un crack di proporzioni gigantesche, dal quale solamente “l’amica UE” potrebbe essere in grado di sottrarlo. Prospettiva che naturalmente in Italia mai potrebbe verificarsi, poiché i nostri conti sono solidi e la nostra classe politica dall’avvento della seconda Repubblica cammina sulla retta via
I Paesi della UE, dall’alto della loro bonomia, ma anche per preservare intatta la salute dell’euro, si sono detti disposti a devolvere ai greci (a titolo di prestito) decine e decine di miliardi di euro nei prossimi tre anni, indispensabili per riportare a galla il loro equilibrio finanziario. Ma come ogni “buona banca” si sono visti costretti a pretendere alcune garanzie a tutela del loro “investimento”.
Tali garanzie sono costituite naturalmente dall’assicurazione che il governo greco chiuda i rubinetti dei “privilegi” imponendo ai suoi cittadini una serie di riforme “lacrime e sangue” che ne ridimensionino l’opulenza e contribuiscano a risanare i conti pubblici.
La UE ed il governo greco, dopo una serie di trattative, hanno “finalmente” raggiunto un accordo di comune soddisfazione. Ma una parte (peraltro minoritaria) dei cittadini, costituita da facinorosi, anarchici e frange dell’estrema sinistra sta protestando con veemenza, arrivando a scontrarsi con la polizia, perché abituata egoisticamente alla “bella vita” non è disposta a perdere i privilegi acquisiti.
Una rappresentazione molto semplice, convincente, rassicurante, ma tanto visionaria quanto distante dalla realtà.
Le cause della crisi finanziaria greca, oltre che derivare dalla corruzione e dall’evasione fiscale ad alti livelli, allignano in tutta una serie di speculazioni finanziarie internazionali studiate con tutta probabilità proprio allo scopo di condurre la Grecia sull’orlo di un baratro dal quale potrà salvarsi solamente “svendendo” quella sovranità limitata che ancora conservano i paesi della UE.
La sorte della Grecia sarà entro breve tempo seguita da tutti gli altri Paesi, ad iniziare dal Portogallo, dalla Spagna e dall’Italia, poiché il progetto messo in essere (per uno strano scherzo del destino) proprio all’indomani della ratifica del Trattato di Lisbona prevede l’annientamento dell’attuale sovranità limitata degli stati membri ed il trasferimento dell’intera sovranità nelle mani di una confraternita di organismi privati quali BCE, FMI, Banca Mondiale ecc.
Il denaro che verrà devoluto alla Grecia proviene dalla finanza pubblica e pertanto il finanziamento peserà sulle tasche dei contribuenti dei singoli stati. Tale denaro non sarà destinato ad offrire vantaggi ai cittadini greci ma entrerà in una partita di giro dove sarà utilizzato unicamente per coprire le voragini create dalla speculazione finanziaria.
Le garanzie imposte alla Grecia non sono state dettate dagli stati europei che offriranno il denaro, ma dalla confraternita privata di cui sopra. Confraternita che negli anni a venire si è arrogata il diritto di sovrintendere all’operato del governo greco (di fatto sostituendolo) imponendo tempi e modi delle riforme che dovrebbero iniziare la prossima settimana.
Le riforme lacrime e sangue non andranno a colpire i privilegi di un popolo opulento abituato a vivere nello sfarzo, ma metteranno alla fame cittadini con i salari fra i più bassi in Europa (insieme ad Italia e Portogallo) che già oggi vivono in condizione di estrema precarietà a causa della grave crisi economica e della disoccupazione.
Quella che viene dipinta (ed imposta) come un’operazione di risanamento dei conti pubblici, consiste semplicemente in un aumento indiscriminato della tassazione e nel taglio dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori. Aumento dell’IVA e della tassazione su molti prodotti, riduzione dell’assistenza sanitaria e pensionistica, tagli degli stipendi, ferie e tredicesime, licenziamento di una cospicua parte dei dipendenti pubblici.
I “cattivi” che protestano e stanno creando disordini nelle principali città greche non sono solamente uno sparuto manipolo di facinorosi, anarchici e professionisti della protesta che non vogliono fare i “giusti sacrifici”. Sono quella parte di cittadini che ha iniziato a prendere coscienza della realtà, realizzando la natura della strada senza ritorno sulla quale la Grecia (paese pilota in Europa) verrà costretto a camminare a partire dalla prossima settimana.
Una strada che in tempi brevi diverrà molto affollata, dal momento che dopo il successo dell’esperimento, gli altri paesi (compresa l’Italia) seguiranno a ruota, condividendo il regalo dello stesso futuro “lacrime e sangue”.
lunedì 21 dicembre 2009
Grecia, Islanda e Lettonia potrebbero guidare la rivolta contro U.E. e F.M.I. ( articolo di Ellen Brown - huffingtonpost.com )

Il crollo finanziario totale, un tempo problema solamente dei paesi in via di sviluppo, è giunto ora in Europa. Il Fondo Monetario Internazionale sta imponendo le proprie “misure di austerità” al cerchio più esterno dell’Unione Europea, con Grecia, Islanda e Lettonia come i paesi più colpiti. Ma questi non sono i normali mendicanti del terzo mondo. Storicamente, i vichinghi islandesi respinsero in numerose occasioni gli invasori britannici, le tribù lettoni allontanarono persino i vichinghi e i greci conquistarono l’intero impero persiano. Se c’è qualcuno che può opporsi al FMI, sicuramente sono questi valorosi guerrieri europei.
Decine di paesi sono risultati inadempienti sul proprio debito negli ultimi decenni, e il caso più recente è stato Dubai che ha dichiarato una moratoria sui debiti il 26 novembre 2009. Se l’ex ricchissimo emirato arabo può risultare inadempiente, possono esserlo anche i paesi disperati. E se l’alternativa è quella di distruggere l’economia locale, è difficile sostenere che non dovrebbero farlo.
Questo è particolarmente vero quando i creditori sono in buona parte responsabili dei problemi del debitore, e ci sono buone ragioni per sostenere che i debiti non devono essere ripagati. I problemi in Grecia ebbero origine quando furono mantenuti bassi i tassi di interesse, inadeguati per la Grecia, per salvare la Germania da un tracollo economico. Mentre ad Islanda e Lettonia è stata accollata la responsabilità delle obbligazioni private verso cui loro non erano parti in causa.
L’UE che non funziona: quando una moneta comune non ha successo
La Grecia potrebbe essere il primo paese del cerchio più esterno dell’UE a ribellarsi. Secondo Ambrose Evans-Pritchard sul Daily Telegraph di domenica: “La Grecia è diventata il primo paese delle sofferenti zone periferiche dell’unione monetaria europea a sfidare Bruxelles e rifiutare la cura medievale da sanguisughe di una deflazione dei salari”. Il Primo ministro George Papandreu ha detto venerdì:
“I lavoratori stipendiati non pagheranno per questa situazione: non procederemo al congelamento o al taglio dei salari. Non siamo saliti al potere per distruggere lo stato sociale”.
Rileva Evans-Pritchard:
"Papandreu ha dei buoni motivi per lanciare il guanto di sfida ai piedi dell’Europa. Alla Grecia è stato detto di adottare un pacchetto di austerità in stile FMI, senza applicare la svalutazione così importante per i piani del FMI. La ricetta è disastrosa ed è chiaramente controproducente."
La moneta non può essere svalutata perché si tratta dello stesso euro utilizzato da tutti. Ciò significa che mentre la possibilità del paese di ripagare il debito viene compromessa dalle misure di austerità, non vi è modo di diminuire il costo del debito. Evans-Pritchard conclude:
La verità è che pochi in Eurolandia sono disposti a mettere in dubbio il fatto che l’Unione Monetaria sia intrinsecamente inadeguata – per la Grecia, per la Germania, per chiunque.
Ed è la ragione per la quale l’Islanda, che non fa ancora parte dell’UE, potrebbe rivedere la propria posizione. All’Islanda viene richiesta l’appartenza all’unione per sottoscrivere un accordo nel quale verrebbero risarciti i depositanti olandesi e britannici che hanno perso i loro soldi nel crollo di IceSave, una divisione off-shore della più importante banca privata islandese. Eva Joly, un magistrato franco-norvegese assunta per indagare sul crollo bancario islandese, lo definisce un ricatto e avverte che cedere alle richieste dell’UE prosciugherebbe l’Islanda delle sue risorse e della sua popolazione, che sarebbe costretta ad emigrare per trovare lavoro.
La Lettonia è un membro dell’UE e si crede che adotterà l’euro, ma non ha ancora raggiunto questa fase. Nel frattempo, l’UE e il FMI hanno detto al governo di prendere a prestito valuta straniera per stabilizzare il tasso di cambio della valuta locale, allo scopo di aiutare i mutuatari a pagare i mutui contratti in valuta straniera dalle banche straniere. Come condizione ai finanziamenti del FMI, vengono richiesti anche i soliti tagli governativi. Nils Muiznieks, responsabile dell’Istituto di ricerche politiche e sociali avanzate di Riga, in Lettonia, si è lamentato:
Il resto del mondo sta perfezionando dei pacchetti di incentivi che vanno dall’uno al dieci per cento del PIL ma, nello stesso momento, alla Lettonia è stato chiesto di apportare dei forti tagli alla spesa – per un totale di circa il 38 per cento quest’anno nel settore pubblico – e di aumentare le tasse per coprire i deficit di bilancio.
In novembre il governo lettone ha adottato il bilancio più pesante degli ultimi anni, con tagli di quasi l’11%. Il governo ha già aumentato le tasse, ridotto la spesa pubblica e gli stipendi governativi e chiuso decine di scuole e ospedali. Come risultato, la banca nazionale prevede per quest’anno una diminuzione dell’economia del 17,5%, proprio quando c’è bisogno di un’economia produttiva per rimettersi in piedi. In Islanda l’economia si è contratta del 7,2% nel corso del terzo trimestre, il calo più forte mai registrato prima.
Come negli altri paesi stretti dai lacci neo-liberisti sulla produttività, l’occupazione e la produzione industriale sono state danneggiate, mettendo in ginocchio le economie.
Una considerazione cinica è che questo sia stato fatto di proposito. Invece di aiutare le nazioni post-sovietiche a sviluppare economie autosufficienti, scrive Marshall Auerback, “l’Occidente le ha viste come delle ostriche economiche da frantumare riempiendole di debiti allo scopo di ricavarne interessi e guadagni in conto capitale, lasciandole poi solo delle conchiglie vuote”.
Ma la gente non si sta sottomettendo in silenzio. La scorsa settimana in Lettonia, mentre il Parlamento discuteva che cosa fare del debito nazionale, migliaia di studenti e insegnanti hanno riempito le strate protestando contro la chiusura di centinaia di scuole e la riduzione fino al 60% degli stipendi dei docenti. I dimostranti portavano striscioni con scritto “Hanno venduto l’anima al diavolo” e “Siamo contro la povertà”. Al parlamento islandese, secondo le ultime notizie la discussione su IceSave è andata avanti per 140 ore, un nuovo primato, e una parte sempre più in crescita della popolazione si oppone al finanziamento di un debito che credono che il governo non debba restituire.
Il 3 dicembre in un articolo sul Daily Mail intitolato “Quello che l’Islanda può insegnare ai Tory”, Mary Ellen Synon scrive che da quando l’economia islandese è crollata lo scorso anno, “i costruttori dell’impero di Bruxelles erano sicuri che i terrorizzati islandesi ormai sull’orlo della bancarotta fossero finalmente pronti per scambiare la propria indipendenza con la ‘stabilità’ dell’adesione all’UE”. Ma il mese scorso, un sondaggio ha mostrato che il 54 per cento degli islandesi si oppone all’adesione, con solamente il 29 di cittadini favorevoli. Synon scrive:
Lo scorso anno gli islandesi potrebbero essersi spaventati a morte ma stanno ora uscendo dalle rovine del loro benessere e hanno deciso che la cosa più preziosa rimasta è la loro indipendenza. Non sono disposti a metterla in vendita, nemmeno per l’eventualità di un salvataggio da parte della Banca Centrale Europea.
Islanda, Lettonia e Grecia sono tutte in grado di mettere alla prova il bluff del FMI e dell’UE. In un articolo del primo ottobre intitolato “Lettonia – la pazzia continua”, Marshall Auerback sosteneva che il problema del debito lettone potrebbe essere risolto nell’arco di un fine settimana, con una serie di misure che comprendono (1) non rispondere al telefono quando i creditori stranieri chiamano il governo; (2) dichiarare insolventi le banche, convertendo il loro debito estero in capitale, e farle riaprire con un’assicurazione totale sui depositi garantiti in valuta locale; e (3) offrire “un lavoro con un salario minimo in valuta locale comprensivo di assistenza sanitaria a chiunque sia disposto a lavorare come fu fatto in Argentina dopo che il regime di Kirchner rifiutò il pacchetto tossico di restituzione del debito del FMI”.
Evans-Pritchard ha suggerito un rimedio analogo per la Grecia la quale, dice, potrebbe liberarsi dal suo cappio mortale seguendo l’esempio dell’Argentina. Potrebbe “reintrodurre la propria valuta, svalutarla, approvare una legge che trasformi il debito interno in euro in valuta locale, e ‘ristrutturare’ i contratti con l’estero”.
La strada meno battuta: dire di no al FMI
Opporsi al FMI non è una strada molto praticata ma l’Argentina ha tracciato il cammino. Di fronte alle tremende previsioni secondo cui l’economia crollerebbe senza crediti con l’estero, nel 2001 sfidò i propri creditori e si staccò semplicemente dai propri debiti. Nell’autunno del 2004, tre anni dopo un’inadempienza record su un debito di oltre 100 miliardi di dollari, il paese era sulla strada della ripresa e aveva raggiunto questo risultato senza aiuti dall’estero. L’economia era aumentata dell’8 per cento per due anni consecutivi. Le esportazioni erano cresciute, la moneta era rimasta stabile, gli investitori ritornavano e la disoccupazione era diminuita. “Si tratta di un importante evento storico, che mette alla prova 25 anni di politiche sbagliate”, diceva l’economista Mark Weisbrot in un’intervista del 2004 riportata dal New York Times. “Mentre altri paesi stanno zoppicando, l’Argentina sta avendo una crescita molto forte senza alcun segno di insostenibilità, ed è stato fatto senza alcuna concessione per ottenere afflussi di denaro straniero.”
Weisbrot è condirettore di un centro studi con sede a Washington chiamato “Centro per la ricerca economica e politica”, che nell’ottobre 2009 ha presentato uno studio su 41 paesi debitori del FMI. Lo studio ha scoperto che le politiche di austerità imposte dal FMI, tra cui i tagli alle spese e la rigida politica monetaria, avevano maggiori probabilità di fare più male che bene a quelle economie.
Questa è stata anche la conclusione di uno studio pubblicato nel febbraio scorso da Yonca Özdemir dell’Università Tecnica del Medioriente di Ankara, mettendo a confronto gli aiuti del FMI in Argentina e in Turchia. Entrambi i mercati emergenti hanno affrontato delle gravi crisi economiche nel 2001, ma se l’Argentina si è ribellata al FMI, la Turchia ha seguito ogni volta i suoi consigli. Il risultato è stato che l’Argentina si è ripresa mentre la Turchia si trova ancora in una crisi finanziaria. L’Argentina ha scelto di dirigere le proprie risorse verso l’interno, sviluppando la propria economia nazionale.
Per trovare i soldi per questo sviluppo, l’Argentina non ha avuto bisogno di investitori stranieri. Ha emesso il proprio denaro e credito attraverso la propria banca centrale. In precedenza, quando la valuta nazionale è crollata completamente nel 1995 e di nuovo dopo il 2000, i governi locali argentini avevano emesso obbligazioni locali che venivano negoziate come valuta. Le province pagavano i propri dipendenti con ricevute cartacee chiamate “Obbligazioni cancella-debito” che erano espresse in unità valutarie equivalenti al peso argentino. Le obbligazioni cancellavano il debito delle province verso i loro dipendenti e potevano essere spese nella comunità. Le province in realtà avevano “monetizzato” i loro debiti, trasformando le loro obbligazioni in valuta a corso legale.
L’emissione e il prestito della valuta sono diritti sovrani del governo, e sono diritti che i piccoli paesi europei perdono quando aderiscono all’UE. L’Argentina è un paese grande che ha maggiori risorse rispetto ad Islanda, Lettonia o Grecia, ma ora le nuove tecnologie disponibili potrebbero addirittura rendere autosufficienti i piccoli paesi. Vedi l’articolo di David Blume “Alcohol can be a gas”.
Ellen Brown
Fonte: www.huffingtonpost.com
Link: http://www.huffingtonpost.com/ellen-brown/eu-imf-revolt-greece-icel_b_389409.html
18.12.2009
Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org
lunedì 7 settembre 2009
Professore russo: il crollo dell'America potrebbe iniziare tra due mesi ( articolo di Paul Joseph Watson - Prison Planet )

L’autore della profezia apocalittica dice che Obama non sta facendo niente per prevenire la disintegrazione
Il professore russo Igor Panarin dice che gli eventi continuano a confermare la sua predizione apocalittica, fatta per la prima volta più di dieci anni fa, che gli Stati Uniti sarebbero crollati completamente come l’Unione Sovietica prima della fine del 2010 e avvisa che potrebbe iniziare a verificarsi il caos già tra due mesi.
Panarin, dottore in scienze politiche nonché docente dell’Accademia Diplomatica presso il Ministero degli Affari Esteri della Russia ha detto ieri ai giornalisti, durante la presentazione del suo nuovo libro che il presidente Obama non ha fatto niente per prevenire la crisi, che si sta rapidamente avvicinando e che potrebbe iniziare a verificarsi propriamente a novembre.
“Obama è il 'presidente della speranza', ma tra un anno la speranza non ci sarà più”, ha detto Panarin. “Praticamente è un altro Gorbachev – gli piace parlare, ma non è riuscito a fare realmente nulla. Gorbachev almeno è stato segretario dell’amministrazione di un partito comunista regionale, mentre Obama era solo un assistente sociale. La sua è una mentalità totalmente diversa. È una persona gentile che parla con altrettanta gentilezza – ma non è un leader e porterà l’America al crollo. Quando gli Americani lo capiranno – sarà come l’esplosione di una bomba”.
Dal 1998 Panarin ha preannunciato la futura disintegrazione degli Stati Uniti e il crollo del dollaro. La recente vittoria elettorale del Partito Democratico Giapponese è un altro segno che il crollo economico degli USA è imminente, secondo Panarin.
“Oggi ho ricevuto un’altra conferma che il crollo del dollaro e degli USA è inevitabile. Il Partito Democratico Giapponese ha vinto le elezioni, e vorrei ricordarvi che il suo leader [Yuko Hatoyama] ha nei suoi piani economici di snobbare il dollaro. In parole povere, ha in programma di trasferire le riserve monetarie del Giappone dal dollaro americano ad un’altra valuta. Questa mossa accelererà seriamente il crollo del cambio del dollaro già a novembre. E la disintegrazione seguirà poco dopo”, ha detto, aggiungendo che anche la Cina il prossimo anno inizierà ad abbandonare il dollaro in modo massiccio e che la Russia inizierà a vendere il petrolio e il gas in rubli.
Panarin ha dichiarato in precedenza [3] che il dollaro sarebbe stato infine sostituito con “una valuta comune, l’Amero, come nuova unità monetaria”, in riferimento all’accordo di alleanza per la sicurezza e la prosperità tra gli USA, il Canada e il Messico.
Prevede la suddivisione degli USA in sei parti diverse, pressappoco su linee simili a quelle del 1865 [4] durante la Guerra Civile, “la costa del Pacifico, con la sua crescente popolazione cinese; il sud, con gli Ispanici; il Texas, dove sono in aumento i movimenti per l’indipendenza; la costa dell’Atlantico, con la sua mentalità separata e distinta; cinque degli stati centrali più poveri con le loro grandi popolazioni di nativi americani; e gli stati settentrionali, dove l’influenza del Canada è forte”, secondo Panarin.
Nel lungo termine Panarin prevede che gli stati separatisti finiranno in ultima istanza sotto il controllo dell’Unione Europea, del Canada, della Cina, del Messico, del Giappone e della Russia, e l’America cesserà di esistere del tutto, come illustrato nella figura sopra.
Panarin attribuisce il crollo ad una “elite politica che attua una politica assurda e aggressiva mirata a creare conflitti in tutto il pianeta” e avvisa che l’aumento della vendita delle armi da fuoco negli USA è un segnale che le persone si stanno preparando al “caos” del periodo seguente al crollo finanziario totale.
“Secondo la mia opinione, le probabilità che gli USA cessino di esistere entro il giugno del 2010 sono superiori al 50%. A questo punto la missione di tutti i maggiori poteri internazionali è di prevenire il caos negli USA” ha concluso Panarin.
Guarda una clip di Russia Today qui sotto:
NOTE
[1] Prison Planet.com: http://prisonplanet.com
[2] Image: http://prisonplanet.tv/signup.html
[3] previously stated: http://www.prisonplanet.com/russian-infowar-analyst-says-us-will-break-apart.html
[4] similar to those of 1865: http://en.wikipedia.org/wiki/Image:US_Secession_map_1865.svg
Titolo originale: "Russian Professor: Collapse Of America Could Begin In Two Months "
Fonte: http://www.prisonplanet.com
Link
01.09.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI
giovedì 25 giugno 2009
Global systemic crisis in summer 2009: The cumulative impact of three « rogue waves »
As anticipated by LEAP/E2020 as early as October 2008, on the eve of summer 2009, the question of the US and UK capacity to finance their unbridled public deficits has become the central question of international debates, thus paving the way for these two countries to default on their debt by the end of this summer.
At this stage of the global systemic crisis’ process of development, contrary to the dominant political and media stance today, the LEAP/E2020 team does not foresee any economic upsurge after summer 2009 (nor in the following 12 months) [1]. On the contrary, because the origins of the crisis remain unaddressed, we estimate that the summer 2009 will be marked by the converging of three very destructive « rogue waves » [2], illustrating the aggravation of the crisis and entailing major upheaval by September/October 2009. As always since this crisis started, each region of the world will be affected neither at the same moment, nor in the same way [3]. However, according to our researchers, all of them will be concerned by a significant deterioration in their situation by the end of summer 2009 [4].
This evolution is likely to catch large numbers of economic and financial players on the wrong foot who decided to believe in today’s mainstream media operation of “euphorisation”.
In this special « Summer 2009 » edition, our team describes in detail these three converging « rogue waves » and their impact, and gives a number of strategic recommendations (currencies, gold, real estate, bonds, stocks, currencies) to avoid being swept away in this deadly summer.
Duration (in months) of US recessions since 1900 (average duration: 14,43 months) - Sources: US National Bureau of Economic Research / Trends der Zukunft
LEAP/E2020 believes that, instead of « green shoots » (those which international media, experts and the politicians who listen to them [5] kept perceiving in every statistical chart [6] in the past two months), what will appear on the horizon is a group of three destructive waves of the social and economic fabric expected to converge in the course of summer 2009, illustrating the aggravation of the crisis and entailing major changes by the end of summer 2009… more specifically, debt default events in the US and UK, both countries at the centre of the global system in crisis. These waves appear as follows:
1. Wave of massive unemployment: Three different dates of impact according to the countries in America, Europe, Asia, the Middle East and Africa
2. Wave of serial corporate bankruptcies: companies, banks, housing, states, counties, towns
3. Wave of terminal crisis for the US Dollar, US T-Bond and GBP, and the return of inflation
World trade shrinks : Chart 1: Year-over-year change in total exports from 15 major exporting countries (1991-02/2009) / Chart 2: Year-over-year change in exports from 15 major exporters between February 2008 and February 2009 (size of circles reflects volume of exports in 2008) - Source : John Mauldin
In fact, these three waves do not appear in quick succession like the « sisters rogue waves ». They are even more dangerous because they are simultaneous, asynchronous and non-parallel. Hence their impact on the global system accentuates the risks because they hit at various angles, at different speeds and with varying strength. The only certain thing at this stage is that the international system has never been so weak and powerless to face such a situation. The IMF and global governance institutions’ reforms announced by the London G20 are at a standstill [7]. The G8 becomes more like a moribund club whose utility is increasingly questioned [8]. US leadership is the shadow of what it used to be, mostly concerned by desperately trying to find purchasers for its T-Bonds [9]. The global monetary system is in a process of disintegration, with the Russians and Chinese in particular accelerating their positioning in the post-Dollar era. Companies foresee no improvement in the business climate and speed up the pace of layoffs. A growing number of states falter under the weight of their accumulated debt created to “rescue banks” and are about to be faced with a welter of failings by the end of this summer [10]. And, last but not least, the banks, once they have squeezed money out of naive savers thanks to the market upsurge orchestrated in the past few weeks, will be have to admit that they are still insolvent by the end of summer 2009.
In the United States and United Kingdom in particular, the colossal public financial effort made in 2008 and at the beginning of 2009 for the sole benefit of large banks became so unpopular that it was impossible to consider injecting more public money into banks in spring 2009, despite the fact that they were still insolvent [11]. It then became necessary to invent a “fairy tale” to convince the average saver to inject his/her own money into the financial system. By means of the « green shoots » story, overpriced stock indices based on no real economic grounds and promises of « anticipated public funding repayment », the conditioning was achieved. Hence, while big investors from oil-producing and Asian countries [12] withdrew capital from these banks, large numbers of small individual investors returned, full of hope. Once these small investors discover that public funding repayment is only a drop in the ocean of public aid granted to these banks (to help them dispose of their toxic assets) and that, after three or four months at best (as analyzed in this GEAB N°36), these banks are again on the verge of collapse, they will realize, powerless, that their share is worth nothing once again.
Growth in GDP (green) and US debt (red) (Bn USD) - Sources: US Federal Reserve / US Bureau of Economic Analysis / Chris Puplava, 2008
Intoxicated by financiers, world political leaders will be surprised - once again – to see all the problems of last year reappear, all the more severe since they were not addressed but only buried under piles of public money. Once that money has been squandered by insolvent banks compelled to « rescue » even more insolvent rivals, or by ill-conceived economic stimulus plans, problems will re-emerge, further exacerbated. For hundreds of millions of citizens in America, Europe, Asia and Africa, the summer 2009 will be a dramatic transition towards lasting impoverishment due to the loss of their jobs, with no hope of finding new ones in the next two, three or four years, or due to the disappearance of their savings invested in stocks or capital-based pension funds, or in banking investments linked to stock markets or denominated in US dollars or British pounds, or investment in shares of companies pressured to desperately wait for an improvement not coming soon.
[1] Not even the « jobless recovery » many experts are trying to make us believe in. In the United States, United Kingdom, Eurozone and Japan, it is a « recoveryless recovery » we must expect, i.e. a pure invention aimed at convincing US and UK insolvent consumers to start buying again and keeping US T-Bonds’ and UK Gilts’ country purchasers waiting as long as possible (until they decide that there is really no future selling their products to the lands of the US Dollar and British Pound.
[2] « Rogues waves » are very large and sudden ocean surface waves which used to be considered as rare, though we now know that they appear in almost every storm above a certain strength. « Rogue waves » can reach heights of 30 meters (98 ft) and exert tremendous pressure. For instance, a normal 3 meter-high wave exerts a pressure of 6 tons/m². A 10 meter-high tempest wave exerts a pressure of 12 tons/m². A 30 meter-high rogue wave can exert pressure of up to 100 tons/m². No ship yet built is able to resist such pressures. One specific kind of rogue wave is called the “three sisters”, i.e. a group of three rogue waves all the more dangerous in that, even if a ship had time to react properly to the first two waves, there is no way she could be in the right position to brave the third one. According to LEAP/E2020, it is a similar phenomenon that the world is about to encounter this summer; and no country (ship) is in a favourable position to face them, even if some countries are more at risk than others, as explained in this GEAB (N°36).
[3] LEAP/E2020 estimate that their anticipations of social and economic trends in the various regions of the world - published in GEAB N°28 (10/16/2008) – are still relevant.
[4] More precisely, in every region, media and stock markets will no longer be able to hide the deterioration.
[5] Our readers have not failed to notice that the same people, media and institutions, considered everything was for the best in the best of worlds 3 years ago, that there was no risk of a severe crisis 2 years ago, and that the crisis was under control a year ago. Their opinion is therefore highly reliable!
[6] As regards US economic statistics, it will be interesting to follow the consequences of the revision of the indexing formula by the Bureau of Economic Analysis due to take place on 07/31/2009. Usually, this type of revision results in further complexity of historical comparisons and favourable modification of important figures. For example, some previous revisions enabled the division of the average level of measured inflation by three. Source: MWHodges, 04/2008.
[7] Except at a regional level where each political entity is organized the way that it wants. For instance, the EU is taking advantage of the political fading away of the UK - mired in a financial, economic and political crisis - and taking supervisory control of the City of London (source: Telegraph, 06/11/2009). It is likely that summer 2009 will be the end of 300 years of the City’s supremacy at the centre of British power. On this subject, it is instructive to read George Monbiot’s article in The Guardian dated 06/08/2009 and take the time to read John Lanchester’s brilliant essay published in the London Review of Books dated 05/28/2009 entitled « It’s finished ».
[8] Who cares any more about G8 final statements, such as that following the June 13th G8-Finance meeting (source: Forbes, 06/13/2009), at a time when each player in fact plays by his own rules: Americans on one side, Canadians and Europeans on another, British and Japanese in the middle, while the Russians play a complete different game?
[9] US Treasury’s Secretary of State, Timothy Geithner, recently suffered a very embarrassing experience whilst giving a speech in front of Beijing University students: his audience simply burst into laughter when he reassured that the Chinese government had made the right choice investing their holdings in US T-Bonds and Dollars (source: Examiner/Reuters, 6/02/2009)! There is nothing worse than arousing irony or ridicule when you are an established power because that power is nothing without respect (on the part of both friends and enemies), especially when the one mocking is supposed to be “trapped” by the one mocked. According to LEAP/E2020, this laughter is worth a thousand explanations of the fact that China does not feel at all « trapped » by the US dollar and the Chinese authorities know exactly what tracks greenbacks and T–Bonds are following. This kind of situation was unthinkable only 12 months, maybe even 6 months ago, first because the Chinese were still naive, second because they thought it was in their interest to make everyone believe they were naive. Obviously, on the eve of summer 2009, this situation has vanished: no need to pretend anymore, as highlighted by this survey of 23 famous Chinese economists, published on the first day of Timothy Geithner’s visit to Beijing, and revealing that most of them deem US assets « risky » (source: Xinhuanet, 05/31/2009). This student burst of laughter will continue to echo for many months to come…
[10] Not only in the US will shareholders be systematically prejudiced by the state under the pretext of higher common interest, as in the case of pension fund and bondholder losses related to the Chrysler and GM bankruptcies, or when the US government and Federal Reserve pressured Bank of America to hide the calamitous state of Merrill Lynch from its shareholders at the time of the latter’s takeover. Sources: OpenSalon, 06/10/2009 / WallStreetJournal, 04/23/2009. In the UK, Europe and Asia, the same causes will produce the same effects: the « raison d’état » has always been the simplest excuse to justify large-scale plundering … and severe crises are perfect times to call in the « raison d’état ».
[11] Germany has a similar problem due to next September’s national election. After the election, the country’s banking problems will be in the headlines, as several hundreds of billions of risky assets on the balance sheets of a number of banks, mainly regional ones, will need dealing with. It is far from the scope of US and UK banking problems, nevertheless Berlin will probably be faced with a number of potential bank failures. Source: AFP/Google, 04/25/2009. In the United States, the banks bailed out by the federal state have simply lowered the amount of loans granted when they are supposed to do the contrary. Source: CNNMoney, 06/15/2009
[12] Sources: Financial Times, 06/01/2009; YahooFinance, 06/04/2009; StreetInsider, 05/15/2009; Financial Times, 06/01/2009
lunedì 18 maggio 2009
Il Rapporto di Iron Mountain rivisitato ( articolo di Richard C. Cook - Global Research )

La Natura dell’Attuale Crisi Finanziaria: Il Sistema è studiato per esercitare il Controllo Totale sulla Vita degli Individui
Quel che colpisce dell’attuale crisi finanziaria è la quasi totale incapacità dei cosiddetti “progressisti” nel comprendere la dimensione di ciò che sta accadendo o quanto di scientemente organizzato si celi dietro di essa. Quanti direbbero infatti che un tale disastro è stato deliberatamente pianificato tramite la creazione e la successiva distruzione della bolla finanziaria degli ultimi dieci anni?
Il sistema finanziario crea la bolla ogni qualvolta gonfia il costo dei beni molto al di sopra del loro reale valore di creazione o di mantenimento della ricchezza e quando la bolla scoppia il valore di tali beni precipita. E’ a questo punto che quelli in possesso di liquidità possono acquistare tali beni a un prezzo stracciato e quando infine il disastro finisce, il risultato è una maggiore concentrazione della ricchezza. Il ricco è diventato più ricco e la gente comune si ritrova in una condizione di indebitamento profonda, di maggiore povertà e con la pressione ad assecondare i desideri dei padroni della finanza.
I progressisti pensano che il sistema debba essere “riformato”, ma forse il sistema bancario necessita in realtà di essere ri-regolato o addirittura nazionalizzato. Magari potessero le famiglie a rischio di perdere la casa ottenere una rata del mutuo ridotta grazie a una sentenza del tribunale civile. Magari fosse lo stato e non il settore privato il gestore del prestito scolastico per studenti.
Ci resta difficile ammettere che è il sistema stesso ad essere totalitario, perché strutturato al fine di esercitare un controllo totale sulla vita delle persone. Siamo infatti abituati a utilizzare una tale etichetta quando pensiamo ad anacronismi della storia quali il comunismo o il fascismo e non riusciamo invece a vedere che il capitalismo finanziario globale e i governi che lo proteggono, lo rendono possibile, o addirittura lo gestiscono sono anch’essi totalitari.
Ciò è accaduto nel corso di quest’ultimo anno ovvero l’apparente collasso del sistema finanziario e il suo soccorso tramite massicci interventi pubblici, è parte di un modello che dura da decenni se non addirittura da secoli. Il modo in cui i cosiddetti controllori operano fu stabilito nel 1967 tramite il The Report from Iron Mountain ["Rapporto di Iron Mountain", ndt], del quale una copia segretamente acquisita fu pubblicata dal Dial Press. Si trattava di uno studio realizzato da un gruppo di accademici e di analisti che si incontrarono in una struttura segreta dell’Hudson Institute in New York.
Il rapporto iniziava definendo la guerra il principio organizzativo fondante di ogni società. Lo studio sosteneva che, “la guerra stessa è il sistema sociale essenziale, al cui interno, altre modalità di organizzazione sociale confliggono o cospirano. Essa infatti è il modello che ha governato la maggior parte delle società umane conosciute fin qui”.
Il rapporto precisava inoltre che “l’autorità principale di uno stato moderno verso i suoi cittadini risiede nella sua guerra tra poteri” e ogni cedimento di volontà da parte della classe dominante condurrebbe a una “vera e propria destabilizzazione dell’istituzione militare”. L’effetto sul sistema, continuava il rapporto, sarebbe “catastrofico”.
La pubblicazione dello studio ebbe un impatto enorme in quanto coincise anche con l’inizio delle proteste conto la guerra del Vietnam. Le autorità governative non rilasciarono mai alcun commento ufficiale e successivamente il rapporto fu dimenticato dalla storia ma certamente, alcune delle sue parti, sono più che mai attuali nel 2009.
Il rapporto infatti sottolineava come la popolazione civile di un paese progredito potesse essere controllata persino in assenza di una guerra di larga scala che ne devastasse la vita quotidiana. Uno dei metodi era definito come segue: “Un…possibile surrogato per il controllo di nemici potenziali della società è la reintroduzione, in forme coerenti con la tecnologia moderna e con i processi democratici, della schiavitù…La creazione di sofisticate forme di schiavitù può divenire un requisito assoluto per il controllo sociale…” (Citazione di Jim Marrs, Rule by Secrecy, 2000).
Oggi assistiamo alla creazione di tali “sofisticate forme di schiavitù”. In quale altro modo di dovrebbe definire un sistema che soggioga la popolazione attraverso debiti personali e familiari pazzeschi; l’incessante allargamento del gap tra ricchi e tutti gli altri; la continua erosione della liberta personale giustificata come necessaria dalla lotta al “terrorismo”; la costante espansione dei poteri assegnati agli organi militari e di polizia; il ricorrente utilizzo delle intercettazioni ambientali; la totale assenza di responsabilità da parte della classe politica disonesta o addirittura criminale; l’esclusivo utilizzo dei mass media per la diffusione della propaganda di regime, etc. Nulla di tutto ciò sembra essere diminuito durante l’amministrazione di Barack Obama. La ripresa economica che Obama sta operando attraverso un massiccio programma Keynesiano di interventi pubblici è infatti considerata dagli economisti come quella del 2002-2005, un’altra che non produrrà posti di lavoro e in quest’ottica sia chi è disoccupato che chi teme diventarlo è facile da controllare. A questo si aggiunga la serie di guerre permanenti in terra d’Asia istigate da George W. Bush per il controllo delle risorse e come leva geopolitica nei confronti di Russia e Cina che infatti continuano a pieno ritmo.
Nulla di tutto ciò è casuale. E come il The Report from Iron Mountain
illustrava quattro decenni fa, è ciò che è stato pianificato da sempre.
Richard. C. Cook
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13551
9.05.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GLOSSTAR
martedì 21 aprile 2009
Qualcosa di sinistro sta per accadere ( traduzione di EFFEDIEFFE ).
I mercati borsistici sono saliti per sei settimane a fila : questo è un bel segnale di un massimo. Il nostro sistema continua ad avanzare scollato via via che Goldman Sachs pilota il saccheggio del tesoro dopo quel colpo di stato finanziario che ha rubato 46.000 dollari dalle tasche di ogni singolo contribuente americano, per consegnarli ai banchieri che ora controllano la nazione. Dopo che sono stati versati nel sistema bancario più di 13,6 trilioni di dollari, non riesco a vedere una sola persona che io conosca che sia diventata più ricca di un solo centesimo, invece, ogni singolo americano è ora indebitato per la modesta somma aggiuntiva di altri 46.000 dollari.
Andrà a finire male. Non abbiamo raggiunto il fondo; non siamo nemmeno vicini al fondo. Facendo riferimento alla grande Depressione, ci ritroviamo nel 1931 o giù di lì; il fondo è davanti a noi. Mi aspetto che il dollaro faccia bancarotta nei prossimi mesi, dopo che le bancarotte di General Motors e Chrysler avranno convinto tutti che ci troviamo in una vera depressione.
I titoli di stato americani sono sull'orlo del collasso. Quando crolleranno, il dollaro perderà valore e gli interessi schizzeranno sù. Come è stato calcolato da John Williams su ShadowStats.com, il vero tasso di disoccupazione, prima di Clinton, era sopra il 20%.
Ho parlato di rivolte per questa estate, nonostante ciò sono sorpreso dal numero di uccisioni di massa negli Stati Uniti occorse nell'ultimo mese, o circa. Ma è solo l'economia, stupido.
Andrà peggio, molto peggio dato che stanno arrivando alla loro inevitabile conclusione le politiche folli condotte da entrambi gli schieramenti politici durante gli ultimi cinquanta anni. Gli Stati Uniti sono in bancarotta e presto il resto del mondo non darà più loro denaro contante. Sono finiti i giorni nei quali si compilavano assegni con la ferma convinzione che non sarebbero stati messi all'incasso dal resto del mondo. Gli Stati Uniti sono stati per 89 anni nella condizione di vivere oltre le proprie possibilità, questo grazie al fatto che il dollaro era la moneta di scambio mondiale. Ora è finita e la demolizione degli Stati Uniti è iniziata.
Il rischio che una Terza Guerra Mondiale sia innescata da un attacco USA/Israele contro l'Iran è, sotto l'amministrazione Obama, fortemente diminuito. Però, le dichiarazioni quotidiane di Israele ci ricordano che un attacco nucleare Sionista sull'Iran è ancora l'obbiettivo numero uno di Israele, lasciando da parte i 16 enti americani di intelligence i quali concordano tutti che l'Iran non ha un programma nucleare bellico.
Israele ha reso chiaro nel Clean Break from the Peace Process che intende attaccare chiunque possa costituire una minaccia, anche nel futuro, e non importa quanto distante questo futuro sia.
I Derivati - come calcolati dal BIS - ammontavano a 684 trilioni di dollari USA, alla fine di giugno 2008. Una valutazione aggiornata sarà fornita fra un mese, ed io mi aspetto che mostri un aumento nei derivati OTC, il che è folle.
Già nel Gennaio del 2002 consideravo un pericola la sola dimensione dei derivati, erano fuori controllo allora ed ora il loro volume è aumentato di sette volte e continua a crescere. Inoltre, non c'è un solo 'esperto' dell'amministrazione Obama che 'capisca' il pericolo di un tavolo da gioco da 700 trilioni di dollari dove si gioca senza regole e dove tutti giocano puntando i soldi finti del Monopoli. Tutto ciò permette a gruppi quali Goldman Sachs di distruggere aziende, ed anche intere nazioni, senza rischiare nulla in proprio. Dopo tutto, sono i contribuenti degli Stati Uniti che si sono fatti carico di tutti i rischi di fallimento.
L'oro è un paradiso sicuro e lo rimane. L'oro di carta potrà sparire come tutte le altre forme di risparmio cartaceo. Siamo davanti ad un'altra massiccia fase di liquidazione che potrà trascinare con sè le quotazioni delle azioni dei metalli preziosi. I titoli più sicuri da tenere saranno quelli delle aziende che producono oro ed argento.
Mettiamoci sulla difensiva : quest'estate sarà veramente orrenda.
Bob Moriarty
Presidente della società 321gold
Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla
Fonte > 321gold.com | 20 aprile
Link a questo articolo : http://www.effedieffe.com/content/view/7204/183/
venerdì 9 gennaio 2009
Resta di stucco, è un barbatrucco ( articolo di Eugenio Benetazzo )

In questo contesto si devono perciò inserire a mio avviso le metodologie discutibili con cui si valorizzano le azioni di banche che non sono soggette al giudizio del mercato. Immaginate perciò una banca (ma ce ne sono tantissime altre in Italia) come quella indicata nel redazionale citato, il quale management decide arbitrariamente il valore delle azioni sulla base di considerazioni che aprono non poche perplessità in termini di conflitto di interessi e sulla oggettività perseguita. Non posso credere che alcune filiali di banca solamente per il fatto di riportare l'insegna Popolare di Vicenza abbiamo sviluppato una qualche forma di immunità nei confronti della crisi del sistema bancario.
giovedì 20 novembre 2008
Il falò delle banalità ( articolo di Eugenio Benetazzo )

A questo articolo, aggiungo uno degli ultimi video di Eugenio Benetazzo.
