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giovedì 13 giugno 2013

Pensieri su di un'Italia ( volutamente ) ai titoli di coda


Pensieri, solo pensieri su questa nostra Italia ormai andata, fallita e tramontata. Un’Italia che va avanti con la sola forza d’inerzia di ciò che venne costruito e realizzato negli anni passati.  L’ex Bel Paese che di bello, francamente, non ha più nulla, visto il tramonto economico, sociale e morale in cui riversa da anni. E più passa il tempo e più la sua fine la si tocca con mano. Si va avanti perché si è vivi biologicamente parlando, ma dentro di noi il pessimismo rasenta la morte interiore. Si arranca perché qualcuno ha ancora la fortuna di avere un lavoro che il 27 di ogni mese gli garantisce, anche se minimo, uno stipendio. Si prosegue perché c’è gente che ha una famiglia da mantenere o che lo mantiene ( vedere i famosi “bamboccioni” che, nel corso del 2012 – per merito della maestrina Fornero – divennero “choosy” ), perché si è nati in questa nazione e qui, pur patendo un presente e un futuro penoso, si vuole rimanere.
Il resto è tristezza e disperazione: aziende che, pur se alcune cavalcano la crisi, chiudono, o se non lo fanno, dimezzano il personale; altre che delocalizzano ( si sa, nell’Est europeo la manodopera costa meno. FIAT docet ); addirittura anche le banche prevedono riassesti societari che trascineranno a sé centinaia e centinaia di esuberi. Il pubblico impiego? Anche lì, il famoso “posto fisso” e sicuro al 1000% ( mille per mille ) è in bilico.
Si va avanti con contratti a termine, se ti va bene. Se ti va male, “grazie” alle agenzie di lavoro temporaneo ( ovvero le ex “agenzie interinali” ), ci sono anche contratti di un giorno! Sì, avete letto bene: di un giorno.

Tralasciando i dati Istat sulla disoccupazioni e le ultime stime della CGIL ( che ha la sua colpa, sia chiaro, in tutto questo sfacelo ) che prevedono 67 anni per ritornare ai livelli pre crisi del 2008, concentriamoci su chi ci rappresenta in Parlamento e su cosa dicono e fanno.
Bene, che dicono? Che fanno? Nulla, nel vero senso della parola. Da quando, dopo quasi due mesi dalle elezioni di fine febbraio 2013, si è costituito il Governo presieduto dal Vice Presidente dell’Aspen Istitute Italia, Gianni Letta, non si fa nulla. L’unica cosa è stata la soppressione ( per ora ) dell’IMU sulla prima casa, il seguito sono state chiacchiere da bar, litigate fra i commedianti dei vari schieramenti politici e basta.

Un motivo di questo lassismo? Semplicemente ( secondo me ) una constatazione non dichiarata, ma lasciata intendere, sullo stato di fallimento dell’Italia e contro il quale - a meno di una presa di  potere con la forza, da parte di non so chi, che allontanerà l’Italia dai trattati europei che hanno e stanno devastando le economie della maggioranza degli stati – non c’è più nulla da fare. I diktat europei sono stati “firmati”, la macchina europea è in funzione e se si è servi di essa, non devi far altro che ubbidirgli e basta. In sostanza, come disse il Britannia Boy, Mario Draghi, prima delle elezioni politiche di questo inverno, l’Italia ha il pilota automatico inserito.
E allora, cosa resta da fare? Parlare del contorno: gay, zingari, immigrati, ius soli, Balotelli ( suo malgrado tirato in ballo per parlare sempre e solo di razzismo ) e ( scoperta dell’acqua calda ) delle uccisioni di donne da parte dei loro “uomini”.

Non ci avete fatto caso che questi temi, bene o male sempre presenti, hanno aumentato la loro portata mediatica tanto da stomacare chi li ascolta? Non notate che quando si parla di immigrazione, si tira fuori il discorso dello “ius soli”? Non notate, poi, la “qualità” di certi Ministri che sembrano messi lì apposta perché funzionali non solo in quanto non avvezzi alla politica o, se lo sono, di sicuro servilismo, ma perché “foto/telegenici” e, ubbidienti al pensiero dominante, accondiscendenti ad un nuovo ordine mondialista imposto dall’alto? Ordine che vuole la devastazione dell’Italia mediante immigrazione massiccia, mescolanza razziale per creare un’amalgama senza identità e sfascio della natura umana tramite la legalizzazione delle coppie gay e dell’affidamento a queste dei bambini.
Avete fatto caso che, dopo aver inculcato alla gente che la colpa della crisi è sua, ora si sta imbambolando la popolazione a non avere più un sentore di italianità? A considerarsi – parola della Ministra dell’integrazione ( Ministero inventato dalla sera alla mattina ) – “meticci”? In poche parole, a far allontanare da tutti noi quel minimo di identità nazionale che dovrà far posto al Nuovo imposto dai poteri forti?
Tanto è vero che chi, come il cantante Giuseppe Povia, canta una canzone sull’Italia ( “Siamo italiani” ), è immediatamente subissato di critiche e infamità sul suo ( fantomatico ) essere nazionalista, fascista e razzista! Ma stiamo scherzando o cosa?



Per finire: ora, per le forze mondialiste, è il momento di continuare – così come stanno facendo palesemente da metà novembre 2011 ( mese e anno in cui Re Giorgio spodestò Berlusconi e, per accontentare tali forze, incoronò Monti e il suo governo “tecnico” alla guida dell’Italia ) – con l’attacco contro la nostra nazione. Superficialmente la si abbatte usando le loro marionette, spacciate per “ministri”, nello stravolgere e disgregare la società tramite argomenti come i gay ( matrimoni e affidamenti di figli ), gli immigrati e la cittadinanza ( argomenti, poi, utili anche come distrazione ), dietro le quinte, invece, con i vari trattati che realmente regolano la vita dei paesi e che faranno rimanere nel limbo della depressione economica l’Italia.

lunedì 27 maggio 2013

Immigrati in rivolta?


Questo mio stesso articolo, è stato pubblicato anche sul sito dell'Associazione Culturale ZENIT.

Milano, 11 maggio, un clandestino del Ghanana, Mada “Adam” Kabobo, camminando per le vie del quartiere Niguarda, colpisce a bastonate e picconate dei passanti. Il bilancio della mattanza vede 1 morto e 5 feriti, due dei quali, a distanza di tre giorni, moriranno anche loro. Perchè un simile gesto? Tante spiegazioni ci sono e non ci sono; chi dice che è squilibrato, chi - come un "Onorevole" durante una seduta delle Camere una settimana dopo l'eccidio - come gesto alla sua emarginazione e mancanza di lavoro, chi con altre e varie spgazioni. Qualcun'altro, con la scusante che aveva chiesto asilo in Italia ( come se chiederlo significhi santificare il richiedente ),  minimizza l'accaduto e ne dimentica i fatti. Sta di fatto che tre persone ( italiane ) sono morte e l'omicida, pur se arrestato, si trova in carcere come se avesse rubato delle caramelle. Certamente, se fosse successo l'incontrario, si sarebbe scatenato un putiferio con accuse di razzismo da ogni parte. Lui, invece, non che debba esser condannato a morte, se ne sta in  prigione con la richiesta di una perizia psichiatrica da parte dei Pm. Se dovesse risultare incapace di intendere e di volere al momento del fatto, verrebbe assolto  e non finirebbe in carcere, ma in una struttura psichiatrica giudiziaria. Siamo sicuri che ha qualche rotella fuori posto? Non è che è sano come un pesce - visto i suoi precedenti criminali qui in Italia che lo videro, due anni fa, come uno dei "protagonisti" nella rivolta del CIE in Sicilia - visto il clima da buonismo imperante impone simili scelte?

Comunque, Kobobo a parte, qui in Europa non c'è da stare sereni. Tempo una decina di giorni ed ecco che - per motivi diversi e non riconducibili all'assassino di tre italiani - a Londra, il 22 di maggio, un paio di cittadini inglesi, ma di chiarissima origine africana, sgozzano un militare inglese mentre usciva dalla caserma. Il tempo di rendersi conto dell'orrore verificatosi ed ecco che a Parigi, un immigrato, tenta anche lui di sgozzare un militare.

Ma che succede?
Non per fare il complottista, ma non vorrei che dietro possa esserci una regia. Come mai si stanno svegliando tutti ora a colpire gli europei? Semplice - ma pur sempre GRAVE E PREOCCUPANTE - emulazione dovuto a un senso di rivalsa latente, o dell'altro? Quello che è certo sono i morti, sia chiaro, e non ci sarebbe neanche da fare dietrologia. Purtroppo non ci vedo nulla di strano, da parte di gente mai integrata e scollegata dalla realtà in cui vive perchè con usi e modi di fare opposti ( pur se tramandati ), una rabbia latente e sempre tenuta nascosta. Basta una scintilla per "incoraggiarsi" a vicenda a colpire e assassinare. E rimane sempre una dimostrazione che l'immigrazione senza controllo, ovunque essa avviene, porta ad una mescolanza razziale esplosiva, oltre ad una buona manovalanza - grazie ai non controlli alle frontiere - atta a compiere gesti terroristici.

Per quanto concerne i mie dubbi, potrebbe esserci un'induzione all'omicidio per provocare disordini, grazie alla gran quantità di immigrati - slegati e non integrati  nelle città europeee - da usare a proprio uso e consumo grazie a manipolazioni mentali tipo gli esaltati che si professano appartenenti ad Al-Qaeda? Ricordiamo pure che da domenica 19 maggio, alcune citta svedesi sono messe a ferro e fuoco da centinaia di immigrati che, stando all'ufficialità delle fonti, protestano perchè nel sobborgo povero di Husby, dove l'80% degli undicimila abitanti sono immigrati e il tasso di disoccupazione è altissimo, la polizia ha ucciso un anziano di 69 anni armato di coltello: una reazione giudicata eccessiva dagli abitanti del quartiere che sono scesi in piazza per protestare.

A chi gioverebbero i disordini? Non so, ma ricordiamo che è istituita, ormai dal 2004 ( ed operativa dal 2006 ), la gendarmeria europea denominata EUROGENDFOR. Essa ha tra le sue caratteristiche quella di essere sovrannazionale e non giudicabile nei suoi compiti. Manca la scintilla per vedersela camminare fra le strade delle nostre città? E la sua presenza sarebbe uno schieramento preventivo in vista di eventuali scontri di piazza per via dell'incancrenita crisi economica? Insomma, si fa leva sull'immigrazione massiccia presente in molti stati dell'Unione Europea per ottenere altri scopi? E non credo che sia una macchinazione contro l'immigrazione in sè, in fin dei conti essa, soprattutto in stati mal governati e senza un solido sentimento di identità come può essere anche l'Italia, è usata a mo' di cavallo di Troia per limare sempre più al ribasso la qualità della vita lavorativa, oltre ad impiegarla nel rendere gli stati un'amalgama senza senso di appartenenza e di unione fra la popolazione. Pensateci: secondo voi, chi progetta l'Unione Europea, vorrebbe stati accondiscendenti o con una popolazione riottosa ai diktat di Bruxelles? Ovvio che è la prima ipotesi quella scontata,
Ecco, quindi, il perchè, se ci dovesse essere una macchinazione, non la vedrei contro l'immigrazione, ma contro i popoli autoctoni dei singoli stati. Oppure si vuole uno scontro razziale in Europa e che si estenda ( ma non credo ) nel resto del mondo? Non lo so, non ho cultura in merito. Quello che conta è la realtà dei fatti che fa pensare e preoccupare non poco. Restare vigili!

domenica 3 aprile 2011

Agli stranieri i nuovi posti di lavoro ( articolo di Luca Ricolfi - La Stampa )


Il seguente articolo è tratto dal sito web de "La Stampa" ed è a opera di Luca Ricolfi.

La situazione a Lampedusa si complica. Il mare grosso impedisce l’arrivo di nuovi migranti, ma anche il trasferimento sul continente delle migliaia di persone sbarcate nelle ultime settimane. Le navi che dovevano assicurare «in 48-60 ore» (parole di Berlusconi) lo sgombero dell’isola non riescono nemmeno ad attraccare, mentre i tunisini ammassati nella tendopoli pugliese di Manduria fuggono (o sono lasciati fuggire?) scavalcando esili reti di recinzione, o passando attraverso varchi lasciati aperti. Quanto alle Regioni che avevano dato la loro disponibilità a gestire i nuovi arrivati, una dopo l’altra fanno marcia indietro, o come minimo costellano di innumerevoli paletti e distinguo la loro volontà di accoglienza: sì ma solo i rifugiati politici, sì ma non nelle tendopoli, sì ma solo se nessun'altra regione si tira indietro.

Bruttissime figure, dunque, sono in arrivo per il governo in generale (l’ennesima promessa tradita) e per la Lega in particolare, pronta a fare la faccia feroce in campagna elettorale, ma impotente - come chiunque - al momento di affrontare il problema dell’immigrazione.

Già, ma qual è il problema? In questi giorni ho sentito due versioni. Una dice: se l’Europa se ne lava le mani, e noi italiani non riusciamo a rimandarli indietro rapidamente, il segnale di impotenza che inviamo a tutti i disperati del Nord Africa avrà conseguenze catastrofiche, perché i 20 mila migranti di questi mesi (tanti ma non tantissimi) potrebbero rapidamente diventare 50 mila, 500 mila, 1 milione. Per non parlare dei problemi di legalità: uno Stato serio non può accettare che sul proprio territorio circolino o transitino migliaia di persone non identificate, non tutte alla ricerca di un lavoro con cui campare.

C’è anche una seconda versione, che capita di ascoltare soprattutto in casa leghista: li vogliamo rimandare a casa perché in Italia c’è la crisi, manca il lavoro, e quel poco che c’è non basta nemmeno agli italiani. Insomma, i tunisini li vogliamo mandare via non perché siamo razzisti, ma perché c'è la disoccupazione. La prima versione del problema immigrati - un Paese ha diritto di limitare gli ingressi e far rispettare le leggi - pone un mucchio di problemi morali, giuridici, pratici, ma è comprensibile, al limite del puro buonsenso. Sulla seconda versione, che sottolinea la mancanza di lavoro, ho invece molti dubbi. Sembra logica anch’essa, ma lo è meno di quanto appaia a prima vista.


Giusto ieri l’Istat ha comunicato i dati definitivi sull’andamento dell’occupazione nel 2010, nonché i dati provvisori dei primi due mesi dell’anno. Ebbene, quei dati ci forniscono un quadro del mercato del lavoro tutt’altro che sorprendente per gli studiosi, ma in forte contrasto con molte credenze diffuse nel mondo della politica e dei media. Proviamo a sintetizzare. Nei primi tre anni della crisi, ossia fra la fine del 2007 e la fine del 2010, l’occupazione in Italia è diminuita di circa 400 mila unità (senza contare la cassa integrazione). Quella variazione, tuttavia, è il saldo fra un crollo dell’occupazione degli italiani, che hanno perso quasi 1 milione di posti di lavoro, e un’esplosione dell’occupazione degli stranieri, che ne hanno conquistati quasi 600 mila. Nel 2007, prima della crisi e dopo quasi vent’anni di immigrazione, gli stranieri occupati in Italia erano circa 1 milione e mezzo, tre anni dopo erano diventati 2 milioni 145 mila, quasi il 40% in più. Un boom di posti di lavoro nel pieno della più grave crisi dal 1929.


Come è possibile? In parte lo sappiamo: gli italiani, pur non essendo molto più istruiti degli stranieri regolarmente residenti in Italia, non sono disposti a fare tutta una serie di lavori che gli stranieri invece accettano. Ma questa non è una novità. La novità è che durante la crisi l’occupazione straniera è esplosa, e continua a crescere a un ritmo elevatissimo. Anche nell’ultimo anno, con i primi timidi segnali di ripresa, gli italiani hanno perso qualcosa come 166 mila posti di lavoro, mentre gli stranieri ne hanno guadagnati ben 179 mila (+9,1%).

È possibile che una parte dei nuovi posti di lavoro siano state semplici regolarizzazioni, soprattutto relative a «badanti» già occupate. Ma questo meccanismo può spiegare solo una parte dell’aumento, visto che - nonostante la drammatica crisi dell’edilizia - l’occupazione degli stranieri maschi è aumentata di quasi il 30% in soli 3 anni, e continua ad aumentare anche in questi mesi.

La realtà, forse, è un’altra, più difficile da digerire per noi italiani. Nella crisi, il nostro sistema produttivo è diventato ancor meno capace di prima di generare posti accettabili per gli italiani. È per questo che gli immigrati regolari stanno lentamente, ma implacabilmente, diventando uno dei segmenti più dinamici e attivi della società italiana, come mostrano l’andamento del tasso di disoccupazione (in calo per gli stranieri ma non per gli italiani), il contributo al Pil, il valore delle rimesse verso i Paesi d’origine, il moltiplicarsi in ogni parte d’Italia delle partite Iva e delle micro-imprese gestite da immigrati: negozi, bar, officine, aziende di trasporti e di servizi. È triste ammetterlo, ma gli stranieri occupati in Italia sono diversi da noi non già perché «loro» sono meno istruiti e meno ricchi, ma perché somigliano a quel che noi stessi eravamo negli Anni 50: un popolo uscito da mille difficoltà e determinato a conquistarsi un futuro a colpi di sacrifici e duro lavoro.


Visto da questa angolatura il problema dell’immigrazione assume contorni un po’ diversi. Sul versante del mercato del lavoro, il problema dell’Italia - per ora - non è di essere invasa dagli stranieri, ma di essere più adatta agli stranieri che agli italiani. Il nostro guaio non è che gli stranieri ci portano via i posti di lavoro, ma che ci ostiniamo a creare posti che né noi né i nostri figli sono disposti a occupare. Camerieri, pizzaioli, fattorini, autisti, badanti, muratori continuano a servire al sistema Italia. Molto meno ingegneri, tecnici specializzati, ricercatori, tutti mestieri per i quali - se si è davvero bravi - forse è meglio guardare alle opportunità che si creano negli altri Paesi avanzati che sulla scuola, la ricerca e la cultura hanno puntato più di noi.

P.S.
Queste due righe sono un mio pensiero. In sostanza, la situazione è semplice: più stranieri, più cavalli di troia da usare per l'abbattimento dei diritti dei lavoratori, per rovinare i posti di lavoro e, in sostanza, per livellare al basso i salari a fine mese. Compresi i lavori in nero ( questi, poi, nella maggior parte dei casi, in mano a dittarelle familiari gestiti da cafoni ). La globalizzazione e la sua conseguente eliminazione delle sovranità nazionali, pretendono tutto questo e l'Italia senza sovranità, anche grazie ad una "classe dirigente" da imbecilli, permette il tutto.

W l'Italia! Avanti, stranieri, l'Italia è vostra! L'abbiamo costruita per voi; l'abbiamo fatta avanzare per lasciarla in mano vostra. Noi, con umiltà, togliamo le tende e andiamo via. E se i diritti dei lavoratori non sono conciliabili con il vostro stile di vita, potete cancellarli. E con essi, cancellare la memoria di chi è morto per questi. Avanti, cavalli di troia!
 

mercoledì 8 settembre 2010

UE multietnica, più immigrazione meno diritti per tutti ( articolo di Michele Mendolicchio - Rinascita )


L'articolo che segue è ad opera di Michele Mendolicchio del quotidiano Rinascita.

di: michele mendolicchio
m.mendolicchio@rinascita.eu
I fautori dell’Europa multietnica cominciano a mostrare la corda. Finora i risultati non sono certo incoraggianti, anzi. Da Londra a Berlino, da Amsterdam a Parigi, da Madrid a Roma la situazione appare sempre più drammatica. Non si può certo parlare di integrazione, di rispetto dei diritti né tantomeno di legalità. L’area di sfruttamento di braccia e menti sta divenendo ogni giorno di più una costante di quest’Europa liberista e globalizzata.
Proprio col pretesto del mercato unico si stanno uccidendo tutti i diritti, in primis nel lavoro, acquisiti nel secolo scorso. Le parole di Marchionne sul venir meno dei diritti in virtù della sfida globalizzata, in merito alla vicenda del licenziamento dei tre lavoratori della Fiat, debbono far riflettere tutti sul dove si sta andando. E se non bastasse occorre ricordarsi anche delle parole del ministro dell’Economia Tremonti che confermano questa tendenza. Sarebbe ora che qualcuno, soprattutto nel centrosinistra ma anche nell’altra sponda di centrodestra, cominciasse ad aprire gli occhi di fronte alla realtà delle cose.
Il mondo globalizzato che si sta dipingendo non è fatto di bei colori ma di brutti presagi futuri: povertà sempre più diffusa, rinuncia ai diritti acquisiti in tanti anni di lotta dei lavoratori e rivolte di nuove banlieue. Ma l’area dei sordi e ciechi si allarga sempre più. Si pensa, soprattutto nella sinistra radicale, nel Pd, nel’Idv, nei finiani, nei palazzi d’oltretevere, nell’Udc e in parte nel Pdl che la società multietnica possa risolvere i problemi legati alla diversità fra le varie etnie, con il superamento del razzismo e della xenofobia. Siccome a noi questa logica dell’etichettatura etnica non interessa proprio, anche perché non la condividiamo, possiamo dire a testa alta che il vero problema è quello dello sfruttamento, ormai a livello di vera e propria schiavizzazione, di tutti, senza distinzione di razza e di religione. Ma tutti i fautori delle porte aperte ai migranti continuano a buttarla sul razzismo, facendo finta di non vedere quello che sta succedendo. Ormai in tutta Europa stanno sorgendo sempre più ghetti per soli stranieri e le rivolte sono sempre sul punto di esplodere. Più immigrati equivale a più ricchezza per gli imprenditori schiavisti e più miseria per tutti, compresi i lavoratori italiani, costretti sotto la mannaia della flessibilità e della precarietà a rinunciare ai propri diritti e a salari più dignitosi. Quindi s’è creato questo grande bacino multicolor di schiavi, anche grazie alla complicità dei tanti idioti che la buttano sul razzismo. Che bella la società multietnica, fatta di maiali imprenditori che si arricchiscono ma i vari Bertinotti, Diliberto, Ferrero, Fini, Casini, Veltroni e la Cei continuano a buttarla sul solito refrain del razzismo, come paravento per tutte le occasioni. Ma veniamo alle dichiarazioni del capo dello Stato che contro la crisi in atto non solo in Europa ma in tutto il mondo predica una maggiore integrazione. “L’Ue non è una fortezza ma vogliamo che sia un luogo sicuro e un luogo di incontro”, questo l’appello di Napolitano. Dal Colle arriva l’invito a trovare una soluzione comune in sede europea per ovviare ai tanti problemi legati all’immigrazione. A far scoppiare la bomba sono state soprattutto le prese di posizione di Sarkò sul tema dei rom illegali e sul ritiro della cittadinanza a chi si macchia di gravi reati. Posizione che non si può non condividere visto il degrado crescente sotto gli occhi di tutta Europa. Campi rom abusivi che crescono come un formicaio portando con sé la dote dell’illegalità, con furti, usura, racket dell’elemosina e traffico di droga. I quartieri del degrado non hanno ormai più confini: con una massa di gente pronta a vendere il proprio corpo e a farsi sfruttare.
Basti pensare alla rivolta di Rosarno, alla situazione di degrado nella provincia di Caserta, alla situazione esplosiva in via Padova a Milano e così in tante altre realtà italiane ed europee. Crescono ghetti etnici e soprattutto campi rom abusivi a ritmo frenetico e incontrollabile, nonostante gli impegni delle amministrazioni comunali a smantellarli. Il ministro dell’Interno Maroni chiede, giustamente, un maggiore impegno dell’Ue a rivedere le norme troppo blande, almeno per quanto riguarda la permanenza di cittadini comunitari e non a rimanere nel territorio privi di un lavoro e di una casa. Si tratta di una posizione equa, a meno che non si vuole far crescere favelas dappertutto.
A proposito del trattato italo-libico sui respingimenti che tanto clamore ha suscitato vogliamo ricordare ai tanti idioti in circolazione che sono stati proprio Prodi e D’Alema a sponsorizzarlo e a sottoscriverlo. Poi Maroni e Berlusconi l’hanno portato a termine. Il ministro leghista sta indubbiamente facendo bene, sotto tutti i punti di vista, anche nella lotta alle mafie. L’equazione più polizia meno criminalità, tanto per ricordarlo agli idioti bipartisan, non porta da nessuna parte senza l’azione decisa del capo del Viminale. Per debellare la criminalità ci vogliono corpi scelti e non tante divise inutili, come d’altronde sta avvenendo sotto la gestione di Maroni. Ma torniamo all’appello di Napolitano.
“L’ingresso di nuovi Stati membri nell’Ue -questa la precisazione del Colle- ha posto problemi di libera circolazione delle minoranze all’interno dell’Unione e della lotta contro i traffici criminali”. Assieme alla rappresentante della Finlandia, la Halonen il capo dello Stato ha acceso i fari sul rispetto dei diritti umani. Ma siamo alla solita solfa: questo non può essere il trucco per scardinare il diritto degli Stati a governare come meglio credono certi temi difficili come quello dell’immigrazione. L’equazione più integrazione più sviluppo non è affatto corrispondente alla realtà. Si tratta semmai di più sfruttamento più povertà. Teniamo sempre a mente l’equazione Marchionne: più globalizzazione meno diritti. Lo riusciranno a capire i tanti idioti delle porte aperte?