Visualizzazione post con etichetta Crisi economica greca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Crisi economica greca. Mostra tutti i post

martedì 27 settembre 2011

E’ l’Europa dei Briganti. Andiamocene via ( articolo di Ugo Gaudenzi - Rinascita )

Il seguente articolo, è a firma del Direttore del quotidiano Rinascita, Ugo Gaudenzi.

Lo sanno ormai tutti. Le agenzie di rating emettono pagelle, l’Ue lancia l’allarme, la Bce chiede nuovi tagli, il Fmi pure, l’Ocse anche, poi la materia diventa argomento di “vertici”: dai G8 ai G20 e così via. Si fanno manovre. Ma sono ritenute insufficenti e il girone infernale ricomincia da capo.
Adesso, dopo l’ultimo summit washingtoniano lo “stato dell’opera” è il seguente. La sensazione comune (che meningi, che immaginazione!) è che la Grecia non riuscirà a far fronte al “debito pubblico”, giunto, si badi bene a 350 miliardi di euro, esattamente dieci volte tanto in un decennio, grazie agli interventi “salvacrisi” (prestiti a usura) inventati dalla Goldman & Sachs, quella diretta da Draghi, e partecipati a fin di lucro dalle banche d’affari mondiali.
E che Atene ormai sia intenzionata a dichiarare l’insolvenza e a negoziare il 50 per cento del debito con i soliti usurai.
Per quanto riguarda Spagna e Italia, l’altra sensazione comune (che meningi, che immaginazione!) è che siano ormai in piena “cottura” e che l’Ue non abbia i mezzi a disposizione per salvarle. A meno di un acquisto massiccio di obbligazioni pubbliche da parte della Banca centrale europea. Senza però alcuna speranza che questo fermi la “recessione”. Non soltanto dei due Paesi, ma di tutta l’area euro.
Una recessione appunto, già innescata da manovre fiscali e da tagli dei redditi e dell’assistenza sociale, che, in caso di ulteriori stangate imposte dai Signori del denaro, non potrebbe che aggravarsi.
Tra le neo-Cassandre, il ministro Usa Geithner, il cancelliere britannico Osborne e Monsieur Trichet (nella foto), della Banca centrale europea.
Sancite queste ponderose analisi, i Signori del G20 hanno rinviato l’esame della situazione... al prossimo vertice di novembre.
Ma noi, i popoli interessati, possiamo decidere qualcosa in merito al nostro futuro?
Certo.
Niente prestiti a strozzo, no all’euro, no al debito pubblico fonte di lucro altrui.
Andiamocene via dall’Europa dei briganti, sganciamoci dal dominio atlantico, dalla globalizzazione.

venerdì 1 luglio 2011

Questa non è una crisi, è una truffa! ( articolo di ATTAC - Francia )

Il seguente articolo, è tratto dal sito italiano di ATTAC ed è a firma della sezione francese dell'associazione ATTAC.

"Non è una crisi è una truffa" dicono gli indignati spagnoli. Questo mercoledì il parlamento greco ha adottato un nuovo piano di austerità, simbolo del vero e proprio saccheggio in corso in questo momento in Europa.
Nonostante la profonda ingiustizia delle misure di rigore che mirano a presentare il conto al popolo greco senza mettere in discussione le pessime politiche fiscali dei governi precedenti, gli squilibri del funzionamento della zona euro, o i lauti profitti realizzati dalle banche e da altri speculatori sulle finanze pubbliche greche;
Nonostante la resistenza del popolo greco, che si è sollevato con dignità ed ha occupato per quasi tre settimane la piazza principale di Atene - dove si trova il Parlamento – per contestare, in modo pacifico e democratico, quelle scelte imposte a dispetto del buon senso ;
Nonostante la provata inefficacia di misure di austerità per migliorare la situazione delle finanze pubbliche, i deputati greci hanno deciso di sottomettersi al ricatto dell’Unione europea, del FMI e della Banca centrale europea.
In cambio di questo piano di austerità, che prevede in primo luogo la richiesta di riduzione dei salari e una riforma fiscale che va a penalizzare le classi medie e popolari, la "troika" accorderà un aiuto da un centinaio di miliardi di euro alla Grecia - senza i quali il governo si ritroverebbe nell’impossibilità di garantire il proprio funzionamento (compresi i servizi pubblici, gli ospedali, ecc)
Questo cosiddetto "salvataggio", aiuterà più le banche francesi e tedesche che la Grecia: "Il CAC 40 sta intensificando i propri guadagni, confidando nella Grecia", recita il sito di Point.fr. Esso rappresenta in realtà una grande socializzazione delle perdite: uno studio di Echos mostra che grazie a questo piano, "la quota di debito ellenico in mano a creditori stranieri aumenterà dal 26% al 64% nel 2014. Ciò significa che l’esposizione di ogni famiglia della zona euro passerà dai € 535 di oggi a 1.450 euro. "Eppure tutti gli economisti concordano sul fatto che la Grecia non può rimborsare tutti i suoi debiti.
Nell’opporsi così ferocemente a qualsiasi ristrutturazione, Sarkozy e Trichet fanno il gioco delle banche francesi; ma se la Grecia dovesse dichiarare bancarotta, la finanza pubblica degli altri paesi europei sarà in prima linea ... e i popoli d’Europa pagheranno tramite l’approvazione di nuove misure di austerità.
"Privatizzare i profitti, socializzare le perdite", questa logica sembra più attuale che mai: con la nuova governance economica, promossa dai governi europei e della Commissione e approvata dal Parlamento, le finanze pubbliche saranno controllate, e come per la Grecia, l’austerità permanente per i popoli garantirà i profitti delle banche.
E’ essenziale che i popoli d’Europa si mobilitino per sconfiggere questa strategia choc a livello europeo. Come il popolo greco, occorre non solo indignarsi ma essere determinati a porre fine ai diktat delle banche e dei mercati finanziari, cominciando con l’imporre un controllo democratico del debito pubblico. In Francia in particolare, le proteste devono intensificarsi: la posta in gioco in Grecia di oggi è la capacità di noi popoli europei di uscire dalla trappola in cui la finanza ci ha rinchiusi.
Giovedi 30 giugno a seguito della mobilitazione senza precedenti del popolo greco, e mentre i movimenti sociali e i sindacati britannici hanno organizzato uno sciopero generale contro i tagli massicci ai finanziamenti pubblici Attac ha convocato un presidio alle ore 18 presso l’Ambasciata Greca per sostenere le mobilitazioni in Europa, Grecia, Regno Unito, Spagna, ed affermare che le loro lotte sono più che mai anche le nostre.

Attac Francia,

Parigi, 29 giugno 2011

mercoledì 29 giugno 2011

Goldman Sachs ufficialmente a capo della BCE ( articolo dell'associazione ATTAC - Francia )

Il seguente articolo, è a firma di ATTAC Francia ed è tratto dal sito web della sezione italiana di ATTAC.

Mario Draghi, ex presidente di Goldman Sachs Europa, assume oggi la presidenza della Banca centrale europea. Presiedeva la banca d’affari americana quando, negli anni 2000, aiutava la Grecia a truccare i suoi conti pubblici. Il compito di Draghi sarà quello di salvaguardare gli interessi delle banche nell’attuale crisi europea.
Ci si poteva chiedere fino ad oggi per quale motivo la Banca Centrale Europea e il suo presidente Jean Claude Trichet si opponessero in maniera così virulenta – perfino contro la cancelliera tedesca – a qualunque ipotesi di ristrutturazione del debito greco. Un atteggiamento che appariva incomprensibile visto che tutti gli analisti, compresi gli economisti delle banche, concordano nel ritenere che la Grecia non potrà garantire il rientro del debito alle attuali condizioni contrattuali. È opinione diffusa che un diverso scaglionamento o meglio una parziale cancellazione, siano inevitabili. Volerne ritardare la scadenza non fa che peggiorare i guasti economici e sociali provocati dai piani di austerità brutali e impopolari imposti al popolo greco.
A nomina di Draghi chiarisce le cose. La BCE non difende gli interessi dei cittadini e dei contribuenti europei, ma gli interessi delle banche. Grazie ai “piani di salvataggio” della Grecia e al “meccanismo europeo di stabilità” messo in atto da BCE, FMI e dall’Unione, “la parte di debito greco in mano ai contribuenti stranieri passerà dal 26% al 64% nel 2014. Vale a dire che l’esposizione di ciascuna famiglia della zona euro passerà dagli attuali 535 euro a 1.450 euro”. (Les Echos, 23 giugno 2011)
Il salvataggio della Grecia consiste di fatto in una gigantesca operazione di socializzazione delle perdite del sistema bancario. L’essenziale del debito greco – ma anche di quello spagnolo e irlandese – viene trasferito dalle mani dei banchieri a quelle dei contribuenti. Sara così possibile in seguito addossare i costi dell’inevitabile ristrutturazione di quei debiti ai bilanci pubblici europei.
Come dicono gli Indignati spagnoli “Non è una crisi, è una truffa!”. Il Parlamento europeo ieri ha votato il “Pacchetto di governante economica” che riforma il patto di stabilità appesantendo i vincoli sui bilanci nazionali e le sanzioni contro i paesi che li infrangono. Il Consiglio europeo che si riunisce oggi e domani completerà la bisogna. E non sarà la prossima nomina di Christine Lagarde a capo del FMI a ridurre il potere delle banche sulle istituzioni finanziarie internazionali, al contrario.
Ma la resistenza sociale e civile sta crescendo in tutta Europa. Governare per i popoli o per la finanza? Oggi la risposta è chiara: i popoli europei devono riprendere l’iniziativa per costruire insieme un’altra Europa.
Gli Attac di tutta Europa organizzano dal 9 al 13 agosto l’Università europea dei movimenti sociali a Friburgo, in Germania. Quest’estate sarà uno dei luoghi più importanti di coordinamento delle resistenze e di costruzione delle alternative europee.

Attac Francia, 24 giugno 2011

Pubblicato mercoledì 29 Giugno 2011

venerdì 17 dicembre 2010

Scontri di Roma, il termometro della protesta deve illuminare ( articolo di Michele Mendolicchio - Rinascita )






Il seguente articolo è ad opera di Michele Mandolicchio del quotidiano Rinascita.


E’ innegabile che la coincidenza della protesta degli studenti, dei precari e degli operai della Fiom con il voto di sfiducia al governo non sia stata casuale. Tutti coloro che non hanno in simpatia Berlusconi, e sono la gran parte dei ragazzi che sono scesi in piazza, volevano festeggiare la sua cacciata da Palazzo Chigi ma la festa è stata rovinata dai soliti ribaltonisti dell’ultima ora. Se ci sia stata o meno la compravendita di voti poco ci interessa, anche perché il suk del Palazzo non è diverso dagli altri. Promesse di ricandidatura, di poltrone o di altro, compreso il pagamento di mutui, di vacanze spesate per moglie, figli ed eventuali amanti ci sono sempre state.
Non è questo lo scandalo, perché altrimenti si fa del gratuito moralismo. Le motivazioni per andare contro questo governo o nei confronti di esecutivi tecnici o di diverso coloro politico ci sono tutte. E sono soprattutto di giustizia sociale. Troppo è l’allargamento della forbice tra la fascia dei ricchi e quella della classe medio-bassa. E se non si capisce questo vuol dire che si andrà incontro a rivolte sociali inimmaginabili che porteranno davvero ad aprire una caccia verso i cosiddetti privilegiati. Dai politici senza distinzione di colore e di schieramento ai manager pubblici e privati, dal mondo dorato del pallone miliardario a quello dello spettacolo televisivo con contratti da piccoli paperoni per finire a quello della grande finanza speculativa, hanno tutti il dovere di guardarsi allo specchio. Attenti perché i ragazzi che sono scesi in piazza a migliaia, a Roma come ad Atene, a Londra come a Parigi vedono sempre più svanire i loro sogni, in primis quello di trovare un lavoro con una retribuzione dignitosa e non lo sfruttamento a vita. E questo deve entrare anche nella testa del governo Berlusconi se non vuol rischiare una brutta fine. Quanto successo ad Atene dove a pagare la crisi sono la stragrande maggioranza dei lavoratori, dei pensionati e una generazione di giovani a cui viene precluso un futuro potrebbe accadere qui come in altre capitali europee. Le botte al primo esponente del governo greco capitato per caso in mezzo alla protesta sono un segnale che deve allarmare chi non fa niente o quasi nulla per diminuire questa forbice tra chi se la spassa tra una festa e una vacanza e chi vive nella precarietà e senza futuro. La crisi non può servire da paravento per i partiti e per chi s’ingrassa. Chi protesta, quindi, ha tutte le ragioni. E se poi la rabbia sfocia nella violenza diventa difficile far passare il messaggio che questa non porta a niente… proprio perché la gente non ha più nulla da perdere. Quello che non ci piace di questa protesta romana è la coincidenza con la sfiducia, perché significa farsi mettere il cappello da chi vuole prendere il posto del Cavaliere. La protesta non deve avere colore politico. Chiunque c’è al governo, Berlusconi, D’Alema, Fini, Prodi o Vendola deve sapere i rischi che corre nel non affrontare questa disuguaglianza sociale, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più miserevoli. E’ inaccettabile che un normale lavoratore debba vivere con 1.000-1.200 euro chiuso in una stanza perché altrimenti un normale appartamento gli costerebbe l’intero stipendio. Nel Parlamento come in altre corti di privilegiati tra cui anche i magistrati c’è chi svolge doppi incarichi, ha doppi stipendi e doppie pensioni, portando a casa oltre 20mila euro al mese. E sono altrettanto dannose queste politiche migratorie che producono solo un grande bacino di schiavi e degrado della vita della gente comune, non certo quella dei privilegiati che scorrazza per le vie del centro attorniati e protetti da nutrite scorte e che vive di feste. Ma questo purtroppo certa gente non lo capisce perché nutrita a pane e ideologia. Il potere non è un diritto divino con cui arricchirsi e darsi al piacere ma deve servire per spargere il benessere alla collettività. Altrimenti si ripropongono situazioni non troppo lontane, dalla presa della Bastiglia alla rivoluzione d’Ottobre dove le corti se la spassavano e il popolo era ridotto alla fame.

giovedì 2 dicembre 2010

Un burrone per i maiali ( articolo di Ugo Gaudenzi - Rinascita )






Il seguente articolo è ad opera del Direttore del quotidiano Rinascita, Ugo Gaudenzi.


Quando, agli inizi dell’ann0, mettevamo in allerta i nostri Lettori sul disastro economico imminente che aveva come obiettivo i Paesi più deboli della zona euro, qualcun altro, tra i Signori che ci leggono ma ci censurano, avrà archiviato i nostri continui editoriali con un secco: “i soliti catastrofisti”.
Eppure le nostre analisi erano più che puntuali. Il via al nuovo stato di allerta era stato da noi avanzato con una corrispondenza dall’Argentina di Alberto Buela. In sunto vi si descrivevano le manovre destabilizzatrici sui debiti pubblici più pesanti. Manovre guidate dalle solite banche d’affari - in primis la Goldman & Sachs, ma non soltanto questa - che, temendo una mancata o tagliata remunerazione degli interessi sui prestiti a suo tempo devoluti agli indebitati, avevano già programmato un metodo di intervento a usura nuovo per accumulare comunque profitti.
In sintesi, delineati i Paesi oggetto delle attenzioni speculatrici con un acronimo inglese dal doppio significato (P.I.G.S. e cioè sia “porci” che Portogallo, Irlanda/Italia, Grecia, Spagna) - i più deboli in quanto a parametri deficit-pil, ma anche i più grassi da mungere, occorreva organizzare il nuovo grande sacco delle loro risorse.
E’ vero - continuava poi Rinascita, nelle sue seguenti analisi - che la “stampa autorevole” anglo-americana (da Newsweek all’Economist, al Financial Times) aveva subito censurato l’acronimo, per non turbare troppo le vittime sacrificali dei suoi datori di lavoro, ma la Grande Truffa doveva comunque essere portata avanti.
Bene (anzi: male).
La Grecia stramazzava al suolo per il suo deficit provocato dagli interessi sui prestiti contratti con la Goldman & Sachs nei primi anni del secolo (quando Mr. Draghi “coordinava” le attività d’affari della banca in Europa...)?
Niente paura. Viene subito approntato l’intervento di Fmi e Ue con nuovi prestiti - a loro volta concessi dalle stesse banche d’affari - allo Stato in bancarotta. Atene taglierà redditi e benessere ai suoi cittadini e potrà restituire, perennemente, gli interessi (solo quelli... il capitale non si tocca!) alla Goldman o a chi per essa.
L’importante - continuavano i cento articoli di Rinascita - è che né la Grecia, né alcuno degli altri maiali (pigs) si permetta di  dichiarare bancarotta o crack o bail-out.
Come dimostrato dalle presidenze Kirchner di un’Argentina ridotta alla miseria dall’usura internazionale, notava sempre Rinascita, dichiarare “bancarotta”, per uno Stato, per un popolo, non significa nulla, anzi. Uno Stato in “bancarotta”, non paga più gli interessi usurai, tratta sulla restituzione del capitale e sviluppa di nuovo virtuosamente la sua economia. Quello che è accaduto in 7-8 anni, appunto, all’Argentina, che oggi ha riconquistato il suo posto tra le dieci più importanti nazioni del mondo.
Tuttavia, come da copione, dopo la Grecia la speculazione ha travolto i Paesi dell’est e quindi l’Irlanda e poi il Portogallo, ora tocca alla Spagna e, come scrivono soltanto oggi i giornali, dietro l’angolo c’è l’Italia.
Leggiamo i titoli freschi freschi: “Strauss Kahn (Fmi): alcuni Paesi della zona euro sono sull’orlo del burrone”; “Trichet: tensioni su Italia e Spagna”: “La Banca centrale europea proroga le misure anticrisi” (naturaliter: a favore delle banche, ndR); “Borse destabilizzate”... e così via.
I Maiali devono morire strozzati, insomma. Anzi: NON devono morire, ma vegetare in coma attaccati alla flebo dell’usura sull’usura.
I popoli? Loro se ne fregano.

mercoledì 7 luglio 2010

Due articoli tratti da Rinascita


Articolo di Vittoriano Peyrani



Osservando i fatti si devono prevedere peggioramenti continui ed inarrestabili della crisi economica al contrario delle previsioni ottimistiche dell’informazione ufficiale.
Si legge e si sente dire abbastanza spesso che siamo giunti al punto più grave della crisi e che da ora in poi la situazione economica comincerà a migliorare.
Si citano i cosiddetti “fondamentali” che sono i parametri finanziari, della produzione, del commercio e dei servizi; si parla dei titoli di Borsa e si cerca di infondere buone speranze consigliandone l’acquisto perché sarebbero estremamente sottovalutati e quindi dovrebbero presto risalire.
Questo è quanto affermano gli stessi economisti che hanno dimostrato di non saper prevedere, capire e comunicare l’arrivo e i motivi che hanno portato l’economia a questo punto.
Ma se si guarda attentamente quanto sta avvenendo si deve concludere che il peggio deve ancora arrivare e continuerà indefinitamente ad avanzare.
Vediamo di esaminare le ragioni di fondo che inducono a non prevedere cambiamenti positivi.
Non vi è dubbio che la crisi è stata scatenata o volutamente o incautamente dalla speculazione internazionale.
La seconda ipotesi sarebbe la più grave perché ci porterebbe a concludere che siamo nelle mani di persone poco capaci che gestirebbero dilettantisticamente un potere che incide sul benessere, sulla libertà e sulla vita di milioni di abitanti del pianeta. Si dovrebbero avere grossi timori se si trattasse di incoscienza, di incompetenza, di incapacità di coloro che dovrebbero decidere l’uso e il movimento di imponenti quantità di risorse con il dubbio che le potessero disperdere, disorganizzare, distruggere per errore.
Sarei più propenso a pensare che si tratti di un’operazione a vasto raggio dei più grandi poteri finanziari tendente all’appropriazione di capitali e di proprietà della finanza intermedia, delle popolazioni, degli Stati (privatizzazioni).
Il secondo motivo del pessimismo è il fatto che i comportamenti degli uomini politici non promettono niente di buono e che non è stato posto da questi alcun freno alla finanza bancaria internazionale. Questa, spostando a proprio piacimento capitali in grande massa, può continuare ad operare contro gli Stati europei, così come è successo per la Grecia e potrebbe succedere domani per l’Italia senza preavviso di sorta.
I bene informati dicono che le banche che contano stanno facendo incetta strisciante di buoni del tesoro di altri Stati europei. La stessa cosa era avvenuta per la Grecia come prodromo al quasi fallimento delle finanze di quello Stato. Il governo si è poi trovato, subito prima del rinnovo alla scadenza dei titoli, di fronte a una svendita al di sotto il valore nominale di buoni del tesoro nazionali concordata tra le banche. Questo ha allontanato i compratori. Si è così costretta la Grecia ad affidarsi all’usura delle banche internazionali prevalentemente anglo-americane. La Grecia, che non poteva pagare il proprio debito, non si potrà salvare aumentandolo e aumentando i conseguenti interessi: ha pertanto solo rimandato la resa dei conti, probabilmente aggravandola. Meglio avrebbe fatto a comportarsi come l’Argentina che ha concordato la restituzione del 20 per cento del debito, avendo la speculazione guadagnato abbastanza con tassi usurai fino al 17 per cento: prendere o lasciare.
Si fa notare che i guadagni di queste speculazioni non discendono dal mondo della Luna ma sottraggono ricchezze alle popolazioni.
I frequenti alti e bassi delle Borse non danneggiano sicuramente la casta borsistica apolide, ma solo gli ingenui investitori che si aspettano un rialzo secondo quanto affermato falsamente dalla informazione specializzata e non.
La tecnica è quella di vendere, senza parere, prima dei ribassi, mentre l’informazione sostiene i titoli con notizie roboanti o tranquillizzanti, e ricomprare a ribassi avvenuti, causati questi ultimi dalla diffusione di panico con speciosi allarmi sulla stampa. Si guadagnano così i miliardi di euro della differenza fra le vendite, a prezzi pieni, e i riacquisti a prezzi ribassati. Ecco dove sono andati a finire i miliardi cosiddetti “bruciati” in borsa! Il danno viene rigettato sul “parco buoi”, sui risparmiatori tenuti all’oscuro di queste manovre concordate, in sostanza su tutta la società che non ne può trarre evidentemente alcun beneficio.
Queste affermazioni faranno inorridire i membri della vecchia scuola economica classica che hanno studiato che le vendite creano ribassi mentre gli acquisti danno luogo a rialzi ma evidentemente ciò non avviene così semplicisticamente nella realtà. Gli speculatori di borsa non si lamentano, infatti, di perdere per questi continui movimenti delle quotazioni.
Connesso a quanto detto sopra è il fatto che chi possiede capitali non si mette certo ad organizzare impianti produttivi, superando rischi di bilancio, difficoltà tecniche ed amministrative, rapporti con la burocrazia (che si è preso un potere tale che spesso può essere superato solo con forme di corruzione), regolamenti cervellotici, oscuri ed al tempo stesso meticolosissimi. Di questi i funzionari e gli impiegati si arrogano il diritto di interpretazione caso per caso, stante la mancanza di ogni controllo.
Si preferisce investire in valute, oggi nel dollaro, ben sapendo che la linea di questa moneta è al rialzo e resterà tale per molto tempo ancora perché coloro che controllano i valori monetari a proprio piacimento vogliono ancora guadagnare con questo meccanismo monetario e sostenere comunque il sistema del dollaro a loro favorevole.
A chi decide non importa nulla della disoccupazione e del tenore di vita generale, anzi questi possono essere occasione di abbassamento dei propri costi e quindi di ulteriore lucro.
Secondo quanto si afferma da ogni parte i costi di produzione dell’industria cinese si aggirano sul quindici per cento dei nostri. In India, in Indonesia ed in altri paesi in via di sviluppo il costo del lavoro è molto più basso del nostro.
Con il movimento libero delle merci e dei capitali la conseguenza ovvia è la fuga delle industrie dall’Europa e la delocalizzazione in questi paesi dove si può guadagnare molto di più per gli infimi costi di una manodopera selvaggiamente sfruttata.
La deindustrializzazione dell’Italia e dell’Europa è l’inizio di una catena di fenomeni che porteranno miseria a tutti. Nessuno però se ne preoccupa più che a parole e non si prendono provvedimenti seri al proposito.
Da molto è già cominciata la chiusura delle aziende con le conseguenti mancanza di lavoro e disoccupazione: si verifica poi il calo dei consumi e dell’introito fiscale, le difficoltà di mantenere lo Stato Sociale e gli aiuti alle famiglie ed alle persone più bisognose. Inizialmente si allarga la forbice dei redditi sul modello americano, dove i più poveri stanno forse peggio della media dei cittadini del terzo mondo. Successivamente l’inasprimento fiscale, non potendo togliere a chi non ha più nulla, si rivolgerà a quel ceto medio-alto che oggi si ritiene al sicuro e se ne infischia degli altri.
Il pensiero unico politicamente corretto ha creato dei guasti tremendi: nessuno ha il coraggio nemmeno di ipotizzare la vera soluzione dei problemi ma si prospettano aggiustamenti provvisori solo per dare fumo negli occhi, assolutamente inadeguati alla gravità dei momenti che andremo a vivere. Si spera che col tempo la gente si abitui alle sempre maggiori ristrettezze senza ribellarsi e comunque si rimanda la resa dei conti guadagnando tempo fino a che sarà impossibile una reazione per l’indebolimento generale del sistema.
L’abbassamento degli stipendi, attraverso forme di dannosissimo precariato, con l’innalzamento a sessantacinque anni delle pensioni per le donne e la distruzione dello Stato Sociale, non possono in futuro farci superare lo spaventoso dislivello fra i nostri costi e quelli dei paesi che ci fanno concorrenza. Ottocentomilioni di contadini cinesi, che aspirano a diventare operai dell’industria, assicurano per decenni un bassissimo costo del lavoro nel loro paese.
Occorre anche dire che la situazione interna della Cina evidentemente ha particolarità uniche, è al di fuori del circuito produttivo e commerciale del resto del mondo e non è raffrontabile per nessun verso con quella delle altre nazioni. Quindi l’Europa, col libero mercato, è indotta dagli Stati Uniti a condurre una guerra perduta in partenza che avrà come risultato finale un suo forte ridimensionamento politico, economico e sociale.
Gli Stati Uniti stanno giocando il tutto per il tutto per la propria sopravvivenza e cominciano con il sacrificare il nostro continente mentre si aggrappano al fatto che la Cina accetta ancora propri buoni del tesoro certamente inesigibili. Fino a che durerà.
In questa drammatica situazione economica le burocrazie italiana ed europea prepotenti, ottuse ed autoritarie, si dilettano a far applicare le leggi nel modo più restrittivo possibile prendendosi il potere di imporre spese enormi alla comunità ed ai singoli.
Mentre altri paesi seri come la Svizzera, la Germania, la Francia hanno un corpus di circa diecimila leggi, in Italia una ditta specializzata, incaricata di fare un censimento delle normative, ha lasciato l’incarico quando ha raggiunto le centomila.
Tali leggi vengono emesse da un legislativo che ha “perso la testa” avviandosi sulla via della confusione, della demagogia, della infinita creazione di leggi, leggine, regolamenti più o meno inutili e spesso, in pratica, non applicati. Mi riferisco in particolare alla legislazione sull’edilizia, sul traffico, sulla sicurezza, ai regolamenti attinenti i condomini, all’adeguamento degli impianti elettrici che non hanno creato incidenti domestici, o in uffici, scuole o altri ambienti in numero tale da imporre spese di miliardi alla comunità e di migliaia di euro ai singoli. Tali costi non ce li possiamo permettere.
Un esempio è la normativa antincendio praticamente copiata dal modello anglo-americano che è previsto per case principalmente in legno o altri materiali non resistenti al fuoco e non per case in muratura come da noi.
Il pensiero politicamente corretto, imposto dalle centrali culturali americane (contigue a quelle finanziarie) non vuole nemmeno esaminare la possibilità di introduzione di dazi doganali, quali che siano, da studiare a protezione del nostro lavoro.
Quali sono, quindi, i motivi per cui questa crisi dovrebbe in futuro terminare nessuno lo spiega ed essa non terminerà se non si prenderanno provvedimenti giusti e radicali.
Si insiste infatti nell’espandere il cosiddetto libero mercato che per l’Europa è un suicidio a rate, con il corollario di privatizzazioni cioè svendite delle proprietà e delle attività statali. Invece si dovrebbe studiare la storia e vedere che la crisi del 1929 in Italia fu attenuata, al contrario, con le nazionalizzazioni delle banche e delle aziende in fallimento per salvare il lavoro ed il potenziale produttivo dalla rapacità e dalle manovre finanziarie a danno dei cittadini. In Germania fu seguita la stessa strada con strabilianti risultati economici come il riassorbimento di quattordici milioni di disoccupati, l’impianto di industrie fiorentissime di ogni genere e la costruzione di opere pubbliche grandiose.
Con le liberalizzazioni i privati imporranno costi aggiuntivi sui prodotti e sui servizi da loro gestiti, perché, a differenza dello Stato, vorranno aggiungere il loro guadagno e non mi sembra che brillino per moderazione nelle loro esigenze. Che fine ha fatto la diminuzione dei prezzi che la concorrenza fra privati avrebbe dovuto portare con le privatizzazioni? Quali prezzi sono diminuiti per i consumatori?
Le manutenzioni di impianti e macchinari, poi, non vengono effettuate per perseguire un maggiore guadagno. La situazione economica dunque si aggraverà in assenza di decisioni contro la crisi.
In conclusione chi parla di privatizzazioni, di libero mercato, di globalizzazione dovrebbe essere messo alla gogna come potatore di miseria ai nostri connazionali. Non voglio, infatti, credere che sia talmente stupido o ingenuo da non capire il danno che tali progetti comportano.
Per fermare la crisi non si può prescindere da alcune decisioni di base, fra le quali ne elencherò alcune: diversamente stiamo assistendo ad una rovina irreversibile dell’economia europea.
riappropriazione del potere di emettere moneta da parte degli Stati per eliminare la sovrastruttura parassitaria del debito pubblico verso chi crea denaro dal nulla, lo impresta ad interesse alle comunità e ne pretende la restituzione in beni reali.
Nazionalizzazione delle grandi banche. Un esempio storico dei possibili risultati di questo provvedimento si potrebbe avere studiando, come citato, l’economia dell’Italia e della Germania negli anni trenta.
Controllo dei movimenti dei capitali speculativi che impazzano da una parte all’altra del pianeta:
Austerità nei consumi contro ogni forma di sfrenato consumismo dannoso alla salute ed all’ambiente.
Riordinamento delle leggi, ridimensionamento della burocrazia riorganizzazione del lavoro a partire dalla scelta, ad ogni livello, delle persone sotto l’aspetto delle capacità individuali, del merito, delle qualità morali (Stato Etico)
Compartecipazione agli utili ed alla gestione delle imprese secondo quanto previsto dal modello della socializzazione della prima metà degli anni quaranta, opportunamente adeguato ai nostri tempi sotto l’aspetto dei cambiamenti della tecnica e socio-culturali avvenuti.
Diversamente la crisi non potrà terminare e continuerà ad aggravarsi abbassando all’infinito e sempre più drasticamente il tenore di vita delle popolazioni del vecchio continente mentre i prestiti bancari ad usura faranno perdere le proprietà e toglieranno la libertà alla nostra gente.



Articolo di Giuseppe parente



Nella millenaria storia dell’uomo vi sono stati sicuramente tanti regimi feroci e sanguinari, che hanno provocato dolori e lutti, ma i comportamenti dei loro uomini di potere non sono nulla rispetto alla ferocia e alla spietatezza della dittatura del “libero mercato”.
Esiste una differenza profonda tra i dittatori e la dittatura del libero mercato, costituita dal fatto che i primi, essendo uomini in carne e ossa, potevano essere sconfitti da altri uomini, mentre quel che si definisce “libero mercato” è un meccanismo anonimo, impersonale che chiede ogni giorno sacrifici alla quasi totalità della popolazione mondiale.
La classe politica e la società civile per rendere omaggio a questo mostro hanno perso tutto, dignità, libertà, valori e ogni esigenza che non sia materiale.
Un operaio dello stabilimento della Fiat di Pomigliano d’Arco, al quale era stato chiesto il perché avesse votato “sì” ad un accordo penalizzante per i lavoratori dello stabilimento ha risposto in maniera malinconica e diretta che “così è il mercato”.
Infatti, nel nome delle sue necessità inderogabili, si accettano lavori da schiavi e si ringrazia pure, in ossequio al vecchio proverbio che dice “o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”. Gli economisti sostenitori del libero mercato ci ricordano come il mercato sia sempre esistito dalla nascita dell’uomo ai giorni nostri, ma per amore della verità, ribattiamo ai fautori del libero mercato che per migliaia di anni l’unica forma possibile di scambio è stato il dono e il contro dono poi evolutosi nella figura del baratto puro, mentre in epoca moderna notiamo una differenza abissale tra il capitalismo commerciale e il capitalismo industriale.
Il capitalismo commerciale opera sull’esistente, su una domanda che già esiste, mentre il capitalismo industriale, per prima cosa dilata enormemente l’offerta dei beni esistenti, poi, grazie allo sviluppo della tecnologia, crea bisogni che nel passato nessuno aveva.
Il capitalismo industriale a differenza del capitalismo commerciale ha una straordinaria vitalità e un grande desiderio di espandersi, in senso geografico, conquistando nuovi orizzonti e in senso verticale, non limitandosi a trasferire beni, ma pensando addirittura a crearne di nuovi.
In questo contesto, in cui l’offerta crea la domanda, nasce il consumatore moderno, amante delle produzioni di massa di ciò che è banale, futile, inutile.
Da giovane mi sono divertito, giocando al pallone con gli amici, anche se campi improvvisati nelle piazze del centro storico di Napoli, ho giocato al biliardino e a tanti giochi improvvisati, quanto divertenti, li abbiamo inventati noi, non avevamo mica il telefonino cellulare Gsm, non avevamo mica il lettore mp4 o l’accesso ad internet, per poi utilizzare il noto social network di facebook. Eppure siamo sopravvissuti lo stesso, non potranno dire lo stesso i giovani che oggi sono compresi nella fascia d’età che va dai 14 ai 18 anni, schiavi della tv, di internet, di facebook.
La dittatura del libero mercato, ha anche altre e ben più gravi conseguenze, se pensiamo che il prezzo dei beni superflui diminuisce vertiginosamente mentre viceversa il prezzo dei beni di prima necessità aumenta in maniera costante e veloce. Grazie al libero mercato, oggi è possibile con meno di € 50, da qualsiasi aeroporto italiano, raggiungere la Spagna o l’Inghilterra, ma con la stessa banconota da € 50 non si riesce a riempire un carrello al supermercato con prodotti di prima necessità.
Viviamo in una società, dove il superfluo è ritenuto necessario e siamo diventati schiavi di uno strano meccanismo che ci ha trasformato da uomini, in consumatori delle inutilità che altrettanto rapidamente abbiamo prodotto.

venerdì 25 giugno 2010

Crisi economica: la Grecia mette in vendita le sue isole ( articolo di Francesco Tortora ).


Il seguente articolo e relativo screenshot, è tratto dal sito del quotidiano "Il Corriere della Sera".

Come già ventilato mesi fa, anche se poco o nulla ( diciamo nulla ) trapelò nei telegiornali di casa nostra, sembra essere vicina la svendita delle isole greche per appianare i debiti di questa nazione.

Comunque l'economista Eugenio Benetazzo, nel suo articolo "Stella Stellina" del 18 marzo scorso, ne aveva accennato. E come al solito, Benetazzo, non per fare di lui il Frate Indovino dell'economia, aveva visto bene.

Ricordo pure che, a causa di questa crisi, gli avvoltoi girano intorno alla Gecia non solo per accapararsi la sua economia e la sua sovranità ( già persa come tutte le nazione dell'area Euro e non solo ), ma anche per i suoi giacimenti di pterolio ( l'articolo che lincate qui a sinistra, risale, bene o male, allo stesso periodo di quello di Benetazzo. Forse ad aprile, non ricordo ).

Qui sotto l'articolo del "Corriere della Sera".

IL GUARDIAN ANTICIPA IL piano di atene per ripianare i debiti

Crisi economica: la Grecia
mette in vendita le sue isole

Cessione di alcune "perle", tra le quali cui anche parte di Mykonos e Rodi. Le più economiche a 2 milioni di euro


ATENE - Come una nobildonna caduta in disgrazia ha deciso di recuperare il blasone perduto vendendo i suoi gioielli più preziosi. Secondo indiscrezioni apparse sul Guardian di Londra, la Grecia è pronta a mettere sul mercato alcune delle sue isole più belle del Mar Mediterraneo. Altre potrebbero essere affittate per lunghi periodi di tempo. Tutto per ripianare gli enormi debiti che il paese ha contratto negli ultimi mesi con l’Unione Europea e con il Fondo monetario internazionale per evitare il collasso economico.


INVESTIMENTI PRIVATI - Il quotidiano britannico conferma che anche una grande area nella splendida Mykonos, la principale destinazione turistica ellenica, sarà messa in vendita. Questo territorio, di proprietà del governo, dovrebbe essere ceduto a un magnate straniero pronto a investire diversi milioni di euro per la costruzione di un resort turistico iper-lussuoso. Altri lotti di territorio in vendita si trovano sull'isola di Rodi e potrebbero essere comprati da acquirenti russi e cinesi. Anche Roman Abramovich, il ricco proprietario del Chelsea, sarebbe interessato all'acquisto di una delle isole greche, anche se uno dei suoi portavoce - contattato dal quotidiano britannico - ha smentito l'affare.


MINUSCOLE E DISABITATE - La maggior parte delle 6000 isole greche nel Mar Mediterraneo sono minuscole e solo 227 sono popolate da esseri umani. La decisione di metterle in vendita nasce anche dalla consapevolezza del governo di non riuscire a costruire in questi territori infrastrutture di base che possano produrre rendite economiche. Proprio per questo ci si affida ai privati che investendo svariati milioni di euro potrebbero creare nuove opportunità di lavoro in un paese nel quale la disoccupazione sta diventato il peggiore degli incubi. Inoltre i governanti ellenici sperano di attrarre non solo i supericchi, ma anche "semplici" milionari. La quotazione di alcune isole non supera i due milioni di euro - dichiara il Guardian - meno di una casa nei quartieri londinesi di Chelsea e di Mayfair. Secondo il sitoweb "Private Islands" specializzato nella vendita di atolli sparsi nel mondo, alcuni autentici gioielli come l'isola di Nafsika, un'oasi di 1235 acri nel Mar Ionio, potrebbe costare al massimo 15 milioni di euro.

TRISTEZZA E FIDUCIA - Oltre alle isole, la Grecia sta pensando di cedere agli stranieri anche le aziende produttrici di acqua e la rete ferroviaria, mentre poche settimane fa è stato annunciato un accordo con la Cina per l'esportatazione di olio d'oliva. Da parte sua la City di Londra ha accolto favorevolmente l'idea della vendita delle isole: "E' vergognoso che si debba arrivare a questo - dichiarata al Guardian Gary Genkins, un analista della casa d'investimento "Evolution Securities" - Tuttavia ciò dimostra che la Grecia è pronto a tutto pur di rispettare i suoi obblighi". Dello stesso avviso Makis Perdikaris, direttore di Greek Island Properties, che conferma al quotidiano britannico "di essere molto triste perché vendere la terra da sempre appartenuta alla popolazione greca, dovrebbe essere davvero l'ultima risorsa". Poi, senza batter ciglio, continua: "Ora, però la cosa più importante è sviluppare l'economia e attrarre investimenti stranieri per creare infrastrutture. Il Paese deve portare a casa denari"


Francesco Tortora
25 giugno 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA



lunedì 7 giugno 2010

Vendi tutto ( articolo di Eugenio Benetazzo ).


Il seguente articolo è tratto dal sito dell'operatore di borsa indipendente, Eugenio Benetazzo.

Alla fine hanno gettato la maschera, le chiacchere stanno a zero: l'Unione Europea e la moneta unica sono un progetto fallimentare, ancora non fallito solo per adesso. Da Novembre 2009 a Maggio 2010 la posta sul tavolo è passata dai ridicoli 10 miliardi di euro per aiutare la Grecia ai 750 miliardi per salvare il salvabile. E lo stillicidio continua: adesso tocca alla Spagna che perde la tripla A. Per chi non avesse ancora capito sta per arrivare un conto salatissimo, altro che politica di austerity dei conti pubblici stile lacrime e sangue ! Direi molto, ma molto peggio.

Comiciamo con lo svegliare il risparmiatore italiano che confida eternamente sulla sicurezza dei titoli di stato, al momento se c'è un paese al mondo che ha la possibilità di bissare il default dell’Argentina a distanza di dieci anni, lo troviamo proprio dentro ai confini europei. Eh sì, perché ormai tutta l’attenzione mediatica è incentrata sulla inquietante architettura debitoria che hanno tutti gli stati europei, nella fattispecie preoccupano gli intrecci debitori sulle detenzioni dei titoli di stato che i paesi virtuosi hanno nei confronti dei paesi periferici. Sostanzialmnete il debito dei paesi strutturalmente deficitari è in mano ai paesi virtuosi: quindi la vita di questi ultimi è strettamente collegata a quella dei paesi al momento in difficoltà. Il destino del debito dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna: preferisco l’Italia all’Irlanda) rappresenta il destino dell’Euro e dell’Europa.

Quello che sta accadendo il tutto il mondo è proprio una perdita di credibilità dell’euro in considerazione delle incapacità che avranno i paesi europei nel futuro per onorare questi debiti. E questa incapacità è dettata oltre che da evidenti deficienze strutturali (forse insuperabili) anche da oggettive problematiche legate allo sviluppo dei trend demografici della popolazione europea: è un po come avere una trave nel culo e voler andare a fare un giro in bicicletta. Direi che è abbastanza arduo oppure molto doloroso. Giorno dopo giorno la verità viene centellinata goccia a goccia per evitare fenomeni tipo le bank runs o la fuga dai titoli di stato, qualunque essi siano. Il debito infatti, prima o poi, qualcuno lo dovrà rimborsare. Quelli che scrivono che non vi è da preoccuparsi o che attraverso finanziarie che non avranno impatto sulle tasche dei contribuenti mi sembrano opinionisti improvvisati che filosofeggiano in un campo di letame.

Altro che manovre lacrime e sangue: in Europa è ormai in atto un progressivo impoverimento, il quale ha già raggiunto e superato in alcuni stati il punto di non ritorno. Quanto stiamo vivendo è il frutto della convergenza molto spiacevole di due gradienti evolutive: da una parte il processo di apertura ad Oriente senza alcun tipo di controllo o limite (che ha portato a regalare posti di lavoro una volta europei agli orientali) e dall’altra, il progressivo invecchiamento della popolazione europea, con l’Italia e la Spagna che fanno da apripista. Un modello economico (il nostro), basato su un protezionismo sociale sfrenato, purtroppo non ha futuro: il ridimensionamento del gettito fiscale dovuto ad una mutazione del tessuto produttivo e della disocupazione giovanile sta diventando una bomba con la miccia accesa.

Vi è di più: le attuali generazioni di pensionati, a cominciare da quelli italiani, non si rendono conto di quello che sta accadendo, hanno visto in passato la giostra della cuccagna che ha sempre elargito regali a tutti e ora borbottano spazientiti perché non riescono più a conseguire le rendite finanziarie di un tempo o perché non riescono ad affittare l’appartamento che hanno ai prezzi di cinque anni fa. Purtroppo nella maggior parte dei casi abbiamo a che fare con persone stupide, ignoranti ed avide. Di certo la loro generazione al momento non può essere chiamata in causa per risolvere proprio quello che ha creato. I ragazzi di oggi che sono interinali a singhiozzo devono beffardamente ringraziare i loro nonni o i loro genitori per quello che sta accadendo o per il lavoro che non hanno. Purtroppo non può avere futuro un paese in cui sono (per adesso) i nonni a prendersi cura dei nipoti, e non il contrario. Il peggio deve ancora arrivare: l’unica incertezza è il quando.

| Altri

Riproduzione concessa con citazione della fonte
EugenioBenetazzo.com

sabato 15 maggio 2010

Notizie dal mondo ( notizie del 14 maggio 2010 ).

Seconda rassegna stampa di questo blog, incentrata su di un unica giornata - quella di ieri, venerdì 14 maggio 2010 - e, come al solito, su notizie di vario contenuto.

Dal sito de Il Sole 24 Ore: "Padoa-Schioppa: l'Euro è incompatibile con la piena sovranità nazionale."

L'ex Ministro dell'Economia e delle Finanze del Governo Prodi II, Padoa Schioppa, economista e grande artefice della nascita dell'Euro - oltre ad aver dipinto, durante il suo mandato del Prodi bis, con grande sensibilità i giovani italiani come dei bamboccioni - se ne è uscito allo scoperto, in questo periodo travagliato per la moneta unica europea - affermando ciò che uno immaginava ma che non sente dire nè in tv e nè da nessuna parte "ufficiale", cioè: "è sbagliato credere che l'euro e la piena sovranità nazionale siano compatibili: questo credo impedisce all'Europa monetaria di andare fino in fondo con la "necessaria riforma", che comporta trasferimenti di sovranità."
Grazie Ministro, lo sapevamo che più una nazione non ha sovranità e meglio è per Lor Signori.
Qui sotto lo screenshot:



Dal sito dell'Agenzia ANSA: "Crisi: Grecia, catena di suicidi."

Putroppo già dal titolo, la notizia si commenta da sola. Ma tanto, a coloro che generosamente hanno dato, o staranno per dare, miliardi di Euro per "aiutare" la Grecia, che gliene fregherà? Che gliene fregherà dell'austerity greca? Anzi, dell'auterity che dovranno subire i cittadini greci?
Qui sotto lo screenshot:


Dal sito di notizie informatiche Zeus: "Il bancomat biometrico arriva in Europa".

Semplicemente, invece di inserire il PIN, si mette il dito su di un lettore di impronte digitali e il gioco è fatto.
Tra moneta elettronica - anche se qui si parla di ritiro del contante - e dati biometrici, il tutto incrociato e immagazzinato in database, non c'è da stare tranquilli.
Ok a mezzi di pagamento che possano facilitare le transazioni, ma l'uso combinato con i dati biometrici....
Qui sotto lo screenshot:


lunedì 3 maggio 2010

In Grecia i "cattivi" protestano ( articolo di Marco Cedolin ).


Il seguente articolo è tratto dal blog di Marco Cedolin.

I giornali e le TV stanno da qualche settimana presentando quella che viene definita la “crisi finanziaria” della Grecia, in maniera estremamente didascalica, per molti versi simile ad un fumetto per bambini, alternando alle didascalie dotte disquisizioni e complesse calcolazioni esperite dai guru istituzionali della finanza che discettano ostentando un vernacolo per iniziati incomprensibile ai più.
Le didascalie hanno lo scopo di orientare il pensiero degli italiani, proponendo una lettura della questione tanto semplice quanto rassicurante. Le dotte disquisizioni sono indispensabili per dimostrare che questa è la lettura giusta, in quanto suffragata dal pensiero di chi conosce e domina una materia per “cervelli fini” con la quale le persone “normali” non possono certo nutrire la presunzione di confrontarsi.

La Grecia viene così dipinta nell’immaginario collettivo come un paese vittima di una grave crisi finanziaria, imputabile ad una cattiva gestione del debito pubblico da parte della classe politica che ha permesso il dilagare della corruzione e dell’evasione fiscale, garantendo a larga parte dei cittadini facili guadagni e “privilegi” a pioggia.
Proprio a causa di questo baccanale collettivo costruito a debito, il paese si è trovato così di fronte alla prospettiva di un crack di proporzioni gigantesche, dal quale solamente “l’amica UE” potrebbe essere in grado di sottrarlo. Prospettiva che naturalmente in Italia mai potrebbe verificarsi, poiché i nostri conti sono solidi e la nostra classe politica dall’avvento della seconda Repubblica cammina sulla retta via

I Paesi della UE, dall’alto della loro bonomia, ma anche per preservare intatta la salute dell’euro, si sono detti disposti a devolvere ai greci (a titolo di prestito) decine e decine di miliardi di euro nei prossimi tre anni, indispensabili per riportare a galla il loro equilibrio finanziario. Ma come ogni “buona banca” si sono visti costretti a pretendere alcune garanzie a tutela del loro “investimento”.
Tali garanzie sono costituite naturalmente dall’assicurazione che il governo greco chiuda i rubinetti dei “privilegi” imponendo ai suoi cittadini una serie di riforme “lacrime e sangue” che ne ridimensionino l’opulenza e contribuiscano a risanare i conti pubblici.

La UE ed il governo greco, dopo una serie di trattative, hanno “finalmente” raggiunto un accordo di comune soddisfazione. Ma una parte (peraltro minoritaria) dei cittadini, costituita da facinorosi, anarchici e frange dell’estrema sinistra sta protestando con veemenza, arrivando a scontrarsi con la polizia, perché abituata egoisticamente alla “bella vita” non è disposta a perdere i privilegi acquisiti.

Una rappresentazione molto semplice, convincente, rassicurante, ma tanto visionaria quanto distante dalla realtà.
Le cause della crisi finanziaria greca, oltre che derivare dalla corruzione e dall’evasione fiscale ad alti livelli, allignano in tutta una serie di speculazioni finanziarie internazionali studiate con tutta probabilità proprio allo scopo di condurre la Grecia sull’orlo di un baratro dal quale potrà salvarsi solamente “svendendo” quella sovranità limitata che ancora conservano i paesi della UE.

La sorte della Grecia sarà entro breve tempo seguita da tutti gli altri Paesi, ad iniziare dal Portogallo, dalla Spagna e dall’Italia, poiché il progetto messo in essere (per uno strano scherzo del destino) proprio all’indomani della ratifica del Trattato di Lisbona prevede l’annientamento dell’attuale sovranità limitata degli stati membri ed il trasferimento dell’intera sovranità nelle mani di una confraternita di organismi privati quali BCE, FMI, Banca Mondiale ecc.

Il denaro che verrà devoluto alla Grecia proviene dalla finanza pubblica e pertanto il finanziamento peserà sulle tasche dei contribuenti dei singoli stati. Tale denaro non sarà destinato ad offrire vantaggi ai cittadini greci ma entrerà in una partita di giro dove sarà utilizzato unicamente per coprire le voragini create dalla speculazione finanziaria.
Le garanzie imposte alla Grecia non sono state dettate dagli stati europei che offriranno il denaro, ma dalla confraternita privata di cui sopra. Confraternita che negli anni a venire si è arrogata il diritto di sovrintendere all’operato del governo greco (di fatto sostituendolo) imponendo tempi e modi delle riforme che dovrebbero iniziare la prossima settimana.

Le riforme lacrime e sangue non andranno a colpire i privilegi di un popolo opulento abituato a vivere nello sfarzo, ma metteranno alla fame cittadini con i salari fra i più bassi in Europa (insieme ad Italia e Portogallo) che già oggi vivono in condizione di estrema precarietà a causa della grave crisi economica e della disoccupazione.
Quella che viene dipinta (ed imposta) come un’operazione di risanamento dei conti pubblici, consiste semplicemente in un aumento indiscriminato della tassazione e nel taglio dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori. Aumento dell’IVA e della tassazione su molti prodotti, riduzione dell’assistenza sanitaria e pensionistica, tagli degli stipendi, ferie e tredicesime, licenziamento di una cospicua parte dei dipendenti pubblici.

I “cattivi” che protestano e stanno creando disordini nelle principali città greche non sono solamente uno sparuto manipolo di facinorosi, anarchici e professionisti della protesta che non vogliono fare i “giusti sacrifici”. Sono quella parte di cittadini che ha iniziato a prendere coscienza della realtà, realizzando la natura della strada senza ritorno sulla quale la Grecia (paese pilota in Europa) verrà costretto a camminare a partire dalla prossima settimana.
Una strada che in tempi brevi diverrà molto affollata, dal momento che dopo il successo dell’esperimento, gli altri paesi (compresa l’Italia) seguiranno a ruota, condividendo il regalo dello stesso futuro “lacrime e sangue”.
La confraternita di cui sopra sa bene che una volta messa in moto l’operazione è indispensabile fare in fretta e condurre in porto il Blitzkrieg prima che al di là del velo delle didascalie e delle dotte disquisizioni i cittadini percepiscano la realtà ed incomincino a reagire creando problemi che non possano essere risolti con l’ausilio dei lacrimogeni e di qualche manganellata.


martedì 27 aprile 2010

Notizie dal mondo ( notizie del 24 e 26 aprile 2010 ).

Piccola rassegna stampa su alcune "simpatiche" notizie che, pur non avendo nulla in comune, mi hanno incuriosito.

Domenica 24 aprile 2010

Incominciamo con domenica, ed ecco che, sul sito del "Corriere della Sera", compare la notizia di una "misteriosa infezione micotica negli U.S.A.".
Copiando e incollando alcuni stralci dell'articolo, si legge che oltre oceano hanno a che fare con "un fungo che sta causando una serie di infezioni ai polmoni e al cervello nel nord-ovest degli Stati Uniti e che sta mettendo in allarme gli esperti. Benché sia di origine tropicale e sub-tropicale, questo fungo è arrivato negli Stati Uniti dalla regione canadese della Colombia Britannica."
Come se non bastasse "Dai primi studi pare inoltre che esista già una nuova varietà, particolarmente virulenta, che non era mai stata vista prima in Canada. La micosi attacca uomini e animali. Al momento non ci sono trattamenti specifici...."
Vedremo l'evelversi di questo ennesimo allarme, che fino adesso è circoscritto nei soli U.S.A.
Qui sotto lo screenshot dell'articolo:



Lunedì 26 aprile 2010

Ieri, 26 aprile, sul sito de "Il portale del consumatore" della Regione Lazio, una sintetica notizia mette in allerta sul ritrovamento di sostanze tossiche nell'acqua del rubinetto. Per la precisione "la qualità delle acque potabili italiane andrebbe bene per gli adulti ma non per i bambini al di sotto dei 12 anni in particolar modo per i neonati. L'acqua del rubinetto sarebbe contaminata da arsenico, boro e fluoruro, sostanza tossiche che scorrono nelle nostre tubazioni. I livelli di tali sostanze in alcune regioni, superano di cinque volte quelli consentiti dalle norme europee."
Qui sotto lo screenshot dell'articolo:



Lunedì 26 aprile 2010

Mentre in Grecia la popolazione sta soffrendo le pene dell'inferno per i conti sballati e, chissà, molto probabilmente, essendo una economia debole, anche a causa dell'introduzione dell'Euro, ecco che qualche mente illuminata - possibilmente sovrannazionale - ha pensato bene di rivedere il famigerato Trattato di Maastricht. Possibilmente in peggio.
La notizia l'ho tratta da "Repubblica.it".
Qui sotto lo screenshot dell'articolo:




lunedì 8 marzo 2010

George Soros è effettivamente in grado di provocare il crollo dell'Euro? ( fonte: RT )


Articolo tratto da ComeDonChisciotte.

Trascrizione dell'intervista del giornalista Webster Tarpley a R.T. (Russia Today).


"Io ritengo che ci siano decisive e circostanziate prove che spingerebbero qualunque giornalista investigativo ad approfondire. Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale. Si tratta dell’utilizzo di armi economiche allo scopo di difendere il dollaro, contemporaneamente attaccando la Grecia, e tramite la Grecia attaccare l’euro. La questione che è stata rivelata nel corso degli ultimi paio di giorni dal Wall Street Journal è che vi è stata una cena segreta in un appartamento di Manhattan, in data 8 febbraio, alla quale erano presenti, un gruppo di Hedge fund predatori, e questi sociopatici, mentre cenavano a base di filet migon, pianificavano un attacco sui titoli di stato greci e sull’euro utilizzando leverage rates di 20. a 1. E chi erano i presenti ? Monness, Crespi & Hut, una banca d’investimento stile “boutique”, SAC Capital Advisors, Brigade Capital e soprattutto Soros Fund Management.



Per la verità George Soros, si era già impegnato a preparare il terreno sostenendo di ritenere che l’Euro fosse soggetto al rischio di crollare e di cadere a pezzi. L’idea era realizzare un attacco speculativo ai danni dell’Euro in maniera da alleviare la pressione speculativa sul dollaro. E naturalmente la Grecia rappresenterebbe il punto debole. Loro hanno sostenuto che – insomma il consenso a questo tavolo mentre si cenava a base di filet mignon – era che qualunque fosse stata la conclusione della crisi debitoria della Grecia, quest’ultima si sarebbe dimostrata comunque estremamente negativa per l’euro e quindi pare abbiano continua dicendo, questo è almeno il resoconto del WSJ, che non appena saltata la Grecia, quello sarebbe stato solo il primo pezzo del domino a cadere, a seguire sarebbe toccato a Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda e naturalmente California, Gran Bretagna e infine Stati Uniti, e uno di questi personaggi, quello di Brigade Capital, avrebbe detto: la Grecia rappresenterà il fattore chiave del contagio che finirà con l’infettare tuti i debiti sovrani del mondo. Quindi stiamo parlando di debiti pubblici nazionali quelli dello Stato, quelli a livello locale, provinciale, di tutti gli Stati nazionali.

Quindi, in pratica ci stiamo avvicinando a questa situazione in cui, o si accetterà di permettere Che gli hedge fund e le banche “zombie” conducano i Governi nazionali alla bancarotta, o i Governi si decideranno finalmente a liquidare questi hedge fund proteggendo così se stessi. Tuttavia questa sarebbe solo una di un paio di associazioni a delinquere a cui in realtà il WSJ ha fatto riferimento. Un’altra è quella legata a Paulson & Company. Si tratta comunque di un altro Paulson, non si tratta dello stesso Paulson ed a Globeop Financial Services, accompagnata da un bel gruppoo di banche “zombie”, tutte sopravvissute grazie al denaro dei contribuenti americani. Stiamo parnado di Goldman Sachs – come potevano mancare - Bank of Ameerica /Merrill Lynch, e Barclays Bank – ricordiamoci che sono state salvate dagli Stati Uniti tramite il pagamento dei derivati AIG.
Quindi, numerosi di questi personaggi erano lì per fare soldi ma c’era anche un proposito politico, ovvero mascherare la debolezza del dollaro. Il dollaro ha raggiunto il suo livello minimo nella prima settimana di Dicembre dopo essere precipitato per tutto l’autunno fino a 1.50, 1.51 sull’euro.
Da allora in avanti è stato l’euro a precipitare, quindi si tratta di un’operazione a supporto del dollaro.

Ora l’Economist di Londra, il WSJ, il Financial Times si sono impegnati a lungo prendendo in giro i Greci ed il Primo Ministro Zapatero, della Spagna, che avevano parlato di cospirazione speculativa internazionale. Gli hanno detto in effetti: ma cosa state dicendo, siete paranoici, è una teoria della cospirazione. E tuttavia, è esattamente quello che abbiamo di fronte, ciò che abbiamo davanti agli occhi, in pratica ed io credo che sulla base della normativa anti-trust vigente in USA, questa sarebbe esattamente la definizione di una cospirazione criminale finanziaria in violazione Della normativa sulla correttezza degli scambi, e se tale condotta fosse stata tenuta sul mercato dei titoli negli Stati Uniti, sarebbe stata certamente definita come un “Pool” e dichiarata illegale.

Quindi, io credo sia chiaro che quello di cui la Grecia ha bisogno non siano certo misure di austerità. Avrebbero bisogno di dichiarare illegali una serie di elementi ovvero dichiarare illegali i derivati, hanno necessità di dichiarare illegali i Credit Default Swaps, di misure come quella promossa dal CEO dell’ELF, appunto in tale Paese, per favorire l’applicazione di una Tobin Tax, ovvero di una tassa dell’1% sui derivati e su altre forme di speculazione finanziaria.

E naturalmente, in Paesi in cui esistono magistrati indipendenti come in Spagna e in Italia probabilmente ad alcuni interesserà analizzare tutto questo. L’altra questione ovviamente., è porre attenzione a questo attacco speculativo per tenere sotto controllo questi speculatori e magari fissare sanzioni per le attività che stanno conducendo."

6.03.2010