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mercoledì 12 febbraio 2014

Italia, febbraio 2014: sicuri che vada tutto bene?







12 febbraio 2014: siamo giunti verso la fine di questo governetto da strapazzo “creato” da Re Giorgio nella primavera dell’anno scorso? Si permetterà all’arrivista sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di scansare l’attuale Presidente del Consiglio – anch’esso del PD – e sostituirlo? Il Presidente della Repubblica, consentirà tutto questo?

Prima di addentrarci nello specifico, ricordiamoci che l’attuale governo, dopo le elezioni di febbraio 2013, è stato il secondo a cui diede vita l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Passati due mesi dalle elezioni e non essendo giunti alla creazione di un Governo per via delle percentuali ottenute dal PD, PDL e Movimento 5 Stelle che non consentivano manovre “indipendenti”, alla fine “l’inquilino” del Colle, per spirito caritatevole verso la UE e altre strutture sovrannazionali che dovevano avere un paravento per poter operare, con un giro di consultazioni scelse l’ex vice presidente dell’Aspen Institute Italia, Enrico Letta.

Il primo Governo da lui plasmato ad immagine e somiglianza dell’alta finanza e della UE che fremeva, come ricorderemo, fu quello di Mister Bilderberg/Goldman Sachs/Trilaterale, ovvero Mario Monti, a metà novembre 2011. Vi ricordate le scene di giubilo della gente in piazza del Quirinale? I canti di gioia e i “Bella Ciao” che si sprecavano?


Ed ora eccoci qui, dove in questo anno scarso di Governo Letta, in cui francamente non è successo nulla di rilevante sulla scena politica italiana, l’Italia è sempre più povera e gli italiani continuano a suicidarsi per una crisi che, come ovvio che sia, non ha più termine. Gli unici cambiamenti sono i l’aumento vistoso dei lavaggi del cervello a favore degli immigrati, degli zingari e degli omosessuali. Richiami, però, che vengono imposti dall’alto e che, sfruttando il periodo di crisi economica e di preoccupazioni maggiori degli italiani, potrebbero dare origine ad un cambiamento potenzialmente distruttivo verso la società italiana così come l’abbiamo sempre vissuta e conosciuta. Ma questo è un altro ( e ben preoccupante ) problema di cui parlerò in un altro articolo. L’unica cosa da anticipare è l’attacco ai bambini e alla loro sfera sessuale ( ancora da sviluppare  ) da parte di lobby omosessuali residenti a Bruxelles. Attacchi, per finire, che si diramano contro la famiglia tradizionale.


Se Napolitano darà l’incarico a Renzi, siamo sicuri di considerarci ancora una democrazia? Renzi l’ha votato qualcuno? Siamo sicuri che con il terzo Governo uscito dal cilindro del Presidente della Repubblica, non dobbiamo considerarci a tutti gli effetti un popolo “superfluo” ( per riprendere un aggettivo usato, con lungimiranza, dall’Avvocato Della Luna nel suo libro “Oligarchia per popoli superflui” )? C’è ancora bisogno di recarci alle urne? Visto e considerato che il Governo Monti e quello Letta si possono definire un unico Governo e quello che potrebbe nascere col “sindaco d’Italia” ( definizione stolta usata dai giornalai per indicare Renzi ) altrettanto, non si sta di fronte al consolidarsi di un’entità che sfacciatamente rigenera se stessa e non ha bisogno delle urne? Se la UE non avrà da ridire su ciò che succederà – e sono sicuro che NON dirà nulla, visto l’alta percentuale di suoi servi fra le fila del Governo italiota – non potrebbe essere un campanella d’allarme su come questa Unione Europea si è trasformata nel corso degli anni? Ennesima avvisaglia su ciò che è la Ue, è data dallo stop ai negoziati sull'elettricità con la Svizzera dopo che essa, il 9 febbraio, con un referendum popolare, ha detto NO ai flussi incontrollati ( ripeto: incontrollati ) di immigrati.

Ma fondamentalmente, queste domande se le porrà mail la gente? Lo so, è una domanda con già una risposta e questa sarà: NO! Calma piatta!

Ma con l’apatia, le menti narcotizzate sapientemente già da vari anni verso un impegno fine a se stesso, il buonismo imperante ( grazie alla propaganda dall’alto, ma che in Italia ha un terreno fertile per tante ragioni ) che ci fanno scannare a favore per l’immigrato e girare le spalle per gli italiani, difficilmente ci sarà un cambiamento o comunque una sorta di presa di coscienza.


C’è da continuare a fare la propria vita e tentare di non pensarci più di tanto; ma è difficile vedere la propria nazione palesemente telecomandata dall’esterno e con un manipolo di traditori della nazione che fingono di governare.


Nonostante tutto, W l’Italia.

venerdì 24 febbraio 2012

Mobilitiamoci, il pericolo è estremo ( articolo di Maurizio Blondet )

Il seguente articolo, è a firma di Maurizio Blondet ed è tratto dal sito web della casa editrice EFFEDIEFFE.

In coda all'articolo, metterò il filmato - citato nel pezzo - dell'economista Lidia Undiemi, la quale ha redatto sia un dossier sulla pericolosità del M.E.S. ( Meccanismo Economico di Stabilità ) e sia un appello da inviare ai politici italiani a finchè non firmino a favore del M.E.S.

Ricordo pure, che il materiale della Undiemi è reperibile sul sito web "palermoreport.it" col quale collabora.
Il link all'argomento qui citato ( e che è alla base dell'articolo di Blondet ), lo trovate cliccando su "L'Italia non deve aderire all'ESM".
 

Dopo matura riflessione, invito i lettori ad aderire all’appello riportato qui:
 L’Italia non deve aderire all'ESM. Ecco la mozione. Scrivete in massa ai politici, parlamentari, ministri, eurodeputati, giornali, opinion makers in genere: è l’ultima possibilità di impedire la perdita definitiva e permanente della sovranità, o di quel che ne resta. Cancellata quella, finisce anche la libertà, una conquista che è costata secoli di lotte e sangue, e che i nostri figli e nipoti dovranno riconquistare con altre lacrime e sangue. La mozione da inviare ai politici è già nel sito palermitano (grazie per una volta, siciliani!), e basta scaricarlo. I dettagli del pericolo estremo li spiega molto bene la giovane economista Lidia Undiemi (che non conosco di persona) nel video; chi ha tempo, legga il materiale in pdf. Mi limito ad un sunto: i poteri finanziari stanno creando una entità finanziaria sovrannazionale sovraordinata non solo agli Stati, ma persino all’Unione Europea e financo alla Banca Centrale (BCE), che diverrebbe un’ausiliaria di questo «super-governo» di una qualità inaudita. Si tratta di un «governo dei creditori» contro gli Stati debitori che imporrà «rigori e austerità» per assicurarci che continuiamo a servire il debito. Nella neolingua anodina, questa entità è denominata «Meccanismo Europeo di Stabilità» (ESM), e nel linguaggio demagogico del professor Monti, «Fondo Salva-Stati» (1). Il suo vero nome è «Fondo Ammazza-Stati». Come dice benissimo la Undiemi, a questa entità gli Stati (sono 17, fra cui l’Italia) parteciperanno non come sovrani, ma «in qualità di soci e debitori»; e in qualità di debitori Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda riceveranno istruzioni su quali tagli, austerità e rigori applicare ai loro cittadini (sudditi) «al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il default» (un default che sarebbe saggio fare subito)... Nell’ultimo «accordo», gli europei-creditori hanno imposto alla Grecia di inserire nella sua Costituzione una norma che dà assoluta priorità al pagamento del debito su ogni altro tipo di spesa pubblica: sanità, istruzione, pensioni comprese. Il destino che hanno riservato alla Grecia, commissariata dalla Troika, diventerà il nostro. Lo ESM avrà il potere di svuotare le casse degli Stati senza che governi, parlamenti e cittadini possano opporsi. Per sostenere un euro agonizzante e un sistema bancario che merita di subire le conseguenze del crack mondiale che ha provocato, comincia il saccheggio senza limiti e senza controllo democratico. Questo farà anche a noi lo ESM. Una dittatura dell’Usura sui popoli europei. Una dittatura permanente. Perchè, contrariamente al Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria che già esiste, e spirerà nel 2013, questo ESM viene dotato di poteri vastissimi; che potrà esercitare per sempre. Dotata della più totale impunità. Perché «nel trattato fondativo, si dichiara che l’ESM, il suo personale, i suoi dirigenti e i suoi beni, ‘godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione’», ossia nessuna magistratura potrà mai chiamarli in giudizio, qualunque magistratura europea. Anche la documentazione che l’ente produce durante le sue manipolazioni e i suoi affari, «non può essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca (...) derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative e normative». Il segreto più assoluto coprirà i suoi atti. Un simile livello di immunità supra legem, erano un tempo prerogative dei sovrani per diritto divino. Un tempo che si credeva del tutto passato. Invece, adesso le oligarchie ci restituiscono un monarca, il Re Usura. Anzi, è peggio. Perchè lo ESM non è una pubblica istituzione di qualche genere. È un ente privatistico che «opera come un qualsiasi istituto finanziario, eroga prestiti, si rivolge ai mercati finanziari» per raccolta di fondi, «ed ha come scopo il profitto». In pratica, funzionerà come una banca. Nonostante ciò, godrà di totale esenzione fiscale sui suoi profitti. Ed avrà poteri totali sugli Stati indebitati. E perchè mai un ente a scopo di lucro dovrebbe essere così totalmente insindacabile e superiore alle leggi di ogni Stato? Fino al punto di godere di totale esenzione fiscale? Soprattutto, perchè vuol essere dichiarato immune da ogni indagine giudiziaria in via preliminare? Evidentemente, ha in progetto di commettere azioni, che secondo i diritti vigenti in Europa, sono criminali. Probabilmente, ipotizza la Undiemi, si prepara così a svendere senza aste e concorsi i beni degli Stati e dei privati, con sequestri e pignoramenti e grandi «privatizzazioni», per darli agli amici suoi. Violerà i diritti di proprietà, o anche peggio.. Si sta realizzando quel mostro finanziario anticristico che potrà obbligare «tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. E nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia» secondo Apocalisse 13:16-18. Solo un ultimo ostacolo trattiene ancora questa Bestia: il trattato ESM, per entrare in vigore, deve essere ratificato dai parlamenti nazionali. Quello italiano non lo ha ancora ratificato. Non c’è dubbio che, se noi elettori non gli facciamo paura, ratificherà anche quest’ultimo tradimento. Il Parlamento attuale non ci ha risparmiato alcuno spettacolo della sua vergognosa bassezza, nessuno scandalo, nessuna esibizione di ladrocinio e di viziostà, di avidità e disonestà. È la propaggine residuale di una classe politica che ci ha portato a questa condizione di schiavi passo passo: aumentando il debito pubblico a livelli abnormi per ingrassare clientele; ratificando tutte le direttive eurocratiche che ci hanno privato della sovranità – la sovranità che gli avevamo delegato perchè la difendessero; abolendo anche da noi le norme che vietavano la commistione fra attività bancaria creditizia e speculativa; non opponendosi ad una globalizzazione che oggi mostra la sua faccoia devastatrice; è la classe che ci ha fatto entrare nell’euro al solo scopo di continuare ad indebitarsi, approfittando dei tassi d’interesse più miti. Tutte le volte avrebbe potuto dire un «no», opporsi, rallentare il processo; non l’ha mai fatto. Ed ora, dopo il disastro provocato, di fronte agli interessi aggravati (lo spread), questa classe politica ha auto-certificato la propria indegnità e incapacità, cedendo il governo a «tecnici», a cui per giunta presta la foglia di fico democratica, sostenendo questo governo nominato dalle oligarchie e dai tedeschi, con il voto parlamentare. Una maggioranza parlamentare mai vista, e concordemente bipartisan. Questa classe politica si adatta benissimo la sua nuova, vergognosa condizione di traditrice della nazione; la perdita della sovranità non la angoscia; conta di sopravvivere coi suoi emolumenti e prebende appunto nella nuova veste di votatrice automatica dei salassi e dei saccheggi che Monti esegue su ordine del supergoverno anonimo e pignoratore che si chiamerà ESM. Proprio in queste settimane, la cricca parlamentare sta accordandosi dietro le quinte per confezionare una legge elettorale proporzionale, il cui solo scopo è di garantire a se stessa di sopravvivere alla propria inutilità certificata, di continuare ad esistere e a ricevere le prebende a dispetto della fine della democrazia e della sovranità popolare. Dovrà solo votare per qualcosa che si avrà cura di nascondere all’opinione pubblica sotto il gergo anodino della flaccida dittatura eurocratica: «Modifica dell’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento della UE». E la Bestia si leverà torreggiante su di noi. Bisogna far paura a questi servi. Avvertirli che nessuno di loro – nessuno di coloro che oggi occupano un seggio nelle due Camere – sarà mai più votato. Bisogna scrivere ai giornali, esigere che rompano il loro complice silenzio sulla reale natura dello ESM. Naturalmente, tutti i complici e i disonesti saranno lì a giustificare la cessione di sovranità invocando la «situazione obbiettiva» di enormi debitori che devono elemosinare il denaro ai «mercati»; implicheranno che la sovranità è un lusso che non possiamo più permetterci – come il posto fisso, salari decenti e assistenza sanitaria. Invocheranno la «forza maggiore». Tutte balle. Recentemente, in una conferenza a Roma, m’è capitato di rievocare un caso (l’unico) in cui la sovranità italiana fu vittoriosamente difesa a dispetto di una «situazione obbiettiva» infinitamente più tragica dell’attuale, una economia bombardata, una penuria di mezzi che riduceva le capacità di reazione quasi a nulla, e la pesante tutela di una potenza europea rigida e spietata che ci stava sul collo. È un esempio estremo, politicamente scorretto, impronunciabile: la Repubblica Sociale Italiana. Certo non era facile affermare la sovranità diuna repubblica creata dal nulla dai tedeschi, bisognosa del loro appoggio, nella condizione della disfatta, in un piccolo territorio di un Paese già largamente occupato (liberato) dagli Alleati, e per di più travagliato dalla guerra civile. Che potevano fare i ministri di quella repubblica prossima a sparire nel sangue (durò infatti venti mesi), se non adeguarsi alla condizione di Stato-fantoccio del tedesco, e pensare intanto a salvare la pelle propria, il proprio futuro, a mettere in salvo le famiglie? Ebbene, non andò così. Un mese dopo la sua nomina, il ministro delle Finanze di quello Stato evanescente come il fumo, Domenico Pellegrini Giampietro (un napoletano), ingiunse ai tedeschi di ritirare immediatamente dalla circolazione i «marchi d’occupazione» (Reichskreidit Kassenscheine) con cui le truppe germaniche, ogni volta che entravano in una bottega a comprare le poche merci esistenti, commettevano di fatto un esproprio senza indennizzo (nel Meridione liberato, gli americani continuarono per anni a inondare il Paese della loro moneta d’occupazione, le AM-lire). Ma la RSI non era più territorio occupato, era un alleato: dunque le truppe germaniche favorissero adempiere ad ogni pagamento esclusivamente in lire italiane. E di cessare requisizioni e prelievi di fondi dalle nostre banche. Anzi, visto che c’erano lavoratori italiani nel Terzo Reich, Pellegrini Giampietro pretese ed ottenne il trasferimento in Italia dei loro risparmi. Frattanto, impedì il trasferimento del Poligrafico di Stato a Vienna; fece restituire buona parte dell’oro che la Wehrmacht aveva sottratto alla Banca d’Italia, e mise al sicuro le sue riserve d’oro e valute a Fortezza, dove gli americani le trovarono intatte nel ‘45 (2). Nello stesso tempo – e nonostante la repubblica dovesse versare ai tedeschi ogni mese 7 miliardi di lire come «contributo per le spese militari, fortificazioni, riattazione delle vie di comunicazione» –, il ministro riuscì a mantenere il potere d’acquisto della lira, anche con un ferreo controllo sui prezzi. Chi ha vissuto quei tempi al Nord, li ha ricordati, non senza motivo, come tempi di paura e di tessere alimentari da fame: ma i dati dicono che al Nord, nel periodo, gli alimentari rincararono del 50%, mentre nel Meridione liberato, del 400%. E la repubblica di Salò riuscì ad aumentare la razione di pane nei mesi invernali. La stampa di carta moneta fu oculatamente controllata: dei 137,8 miliardi autorizzati, ne stampò 110,9. Il Nord dunque non conobbe l’inflazione galoppante del Sud, dove infuriava inoltre il colossale mercato nero (alimentato dai surplus americani), la prostituzione per scatolette, sigarette e calze di nylon, la criminalità impunita e la fame – talchè si può dire che il collasso morale di Napoli, divenuta capitale del malaffare, risalga a quella «liberazione». Con un introito fiscale devastato dalle distruzioni e dalla povertà (ma nei primi mesi del ‘45 Pellegrini Giampietro era riuscito ad aumentare il gettito a 2 miliardi al mese), ebbe perfino la capacità di restituire il valore di parità ai titoli di Stato (che dopo l’8 settembre erano crollati al 30% del loro valore facciale). Come fece? Personalmente non so. Ma forse una cattedra alla Bocconi, tralasciando lo studio delle meraviglie speculative di Wall Street e della City, potrebbe dedicare un «master in political economy» per capire i segreti della finanza pubblica in condizioni finanziarie ed economiche disperate, la scienza in cui Pellegrini Giampietro si rivelò maestro. Il materiale documentale c’è: il ministro repubblichino riuscì a pubblicare, per l’esercizio finanziario, 1944-45, regolari bilanci di previsione e consuntivi, regolarmente pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale. Vi si può constatare che le entrate dello stato di Salò (386,8 miliardi) superarono le uscite (359,6), configurando dunque un attivo di bilancio di quasi 21 miliardi. Sarebbe istruttivo apprendere come ci riuscì. La cosa stupì anche gli americani. Il senatore Victor Wickersham, venuto a visitare le macerie d’Europa, dichiarò nell’agosto del ‘45: «La situazione economica dell’Italia settentrionale (quella su cui aveva governato la RSI) è molto migliore non solo rispetto alle altre regioni dell’Italia meridionale e centrale (quella occupata da loro), ma anche in confronto ad altri Paesi europei in precedenza visitati dalla Commissione di controllo... Germania, Olanda, Norvegia, Belgio e certe zone della Francia». (Il Popolo, 25 agosto 1948) (3). E non si creda che l’affermazione della sovranità in qualche modo venisse da sè, fosse accettata con legalistico scrupolo dai tedeschi. No, ogni vittoria fu strappata dal piccolo (di statura) Pellegrini Giampietro in aspri confronti con l’ambasciatore Rahn, che si sentiva ovviamente il governatore della colonia, e finì per aver quasi paura di quel «neapolitaner» che si opponeva punto per punto con incredibile competenza e oratoria, che per ogni «contributo» che gli dava, li obbligava a firmare protocolli in cui si riaffermava la sovranità monetaria dello Stato, che i tedeschi dovevano riconoscere, quindi, nero su bianco. I tedeschi provavano continuamente a smantellare le industrie esistenti e trasferirle in Germania, a mettere le mani sull’oro pubblico, i comandi della Wehrmacht facevano requisizioni, sentendosi in diritto dato il «tradimento» di questo popolo di traditori. Si doveva ad ogni istante, con tutte le forze ed anche senza aver forze reali, lottare contro il disprezzo che trasudava da ogni azione e parola dell’«alleato», ahimè giustificato. No, non fu certo facile. Pellegrini era in qualche modo un tecnico, ma lo sosteneva qualcosa d’altro: coraggio personale e amor di Patria (4), entrambi inflessibili. Due cose che la Bocconi non insegna. Due cose che i politici non hanno mai considerato necessarie ai loro successi. Per gente così, esiste sempre la «forza maggiore». NOTE -------------------------------------------------------------------------------- 1) Occorre constatare che persino in demagogia il professor Monti supera di gran lunga il Berlusconi. Tronca le pensioni e aggrava le tasse, e chiama il decreto «Salva-Italia». Non fa nulla per stroncare i parassitismi, se non un tentativo di disciplinare i tassisti, e chiama questo nulla «liberalizzazioni», anzi «Cresci-Italia». Quando impapocchia le sue «riforme», e le sue «liberalizzazioni», Monti e il suo governo tecnico stanno attentissimi a non toccare, nemmeno sfiorare, i gangli maggiori dei parassiti pubblici, vera causa del debito. Per esempio, si veda la furbesca «lotta» ingaggiata coi sindacati per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ciò che rende illicenziabili i fannulloni, gli assenteisti cronici e i ladri in azienda, non è in sè l’articolo 18: è il modo in cui lo interpreta la magistratura del lavoro, che continua a fare la Rivoluzione e la Lotta di Classe dai palazzi di giustizia, imponendo il reintegro dei suddetti ladri, assenteisti e fancazzisti. È quella che andrebbe abolita. Monti lo sa benissimo. 2) Intanto il ministro dell’Economia Corporativa, Angelo Tarchi, sventava i ripetuti tentativi dei tedeschi di trasferire gli impianti industriali del Nord nel Reich, con la plausibile scusa ce qui erano esposti ai bombardamenti. Già ANIC e Montecatini ed altre erano state trasferite. Il ministro Tarchi riuscì a far firmare ai tedeschi un accordo in cui questi garantivano la restituzione degli impianti il loro ripristino, la sostituzione (se necessario) con complessi di uguale potenzialità e caratteristiche nell’ipotesi di distruzione, con spese totali a carico del Reich, oltre alla restituzione di materie prime asportate, prodotti semilavorati e la fideiussione della Deutsche Bank secondo le norme previste dalle convenzioni (...). Sulla base di tale accordo, il governo della RSI emanava in data 31 maggio 1944 un documento (numero 340) che sanciva la competenza italiana in materia di politica industriale con valutazione degli impianti produttivi, per quanto atteneva alla loro capacità industriale, sulle materie prime, per la loro entità e quantità, sull’utilizzazione degli impianti in relazione alle commesse belliche, per le necessità civili, l’impiego della mano d’opera e le controversie relative in materia di tutela e decentramento degli impianti nel nord Italia (http://www.italia-rsi.org/uomini/giampietropellegrini.htm). 3) Dopo la «liberazione», il governo italiano antifascista (Bonomi) nviò nel Nord il ministro del Tesoro Marcello Soleri a constatare quel che aveva lasciato il collasso della Repubblica Sociale. Soleri riconobbe: «L'importo della circolazione monetaria durante la RSI, è risultato notevolmente inferiore all’andamento previsto, poiché il governo repubblicano ha fatto più largo ricorso al debito fluttuante (...). Sono stati stampati e messi in circolazione soltanto lire 110.881.000.000 sul totale di lire 137.840.000.000 autorizzate. Tutto ciò è abbastanza confortante (...). Tali situazioni economiche-fìnanziarie, malgrado il protrarsi dell’occupazione tedesca, sono risultate meno disa-strose di quanto si temeva, cosicché gli oneri previsti per la ricostruzione, rimarranno limitati in misura inferiore a quanto previsto e la ripresa della produzione industriale dell’Alta Italia potrà essere rapida...» (confronta Il Globo numero 104 del 6 giugno 1945). 4) Il patriottismo di Pellegrini Giampietro fu riconosciuto da un testimone sorprendente: la Corte di Cassazione dell’Italia antifascista, che ovviamente processò il ministro di Salò con l’accusa di collaborazionismo. La Corte lo definì un «protagonista della difesa del tesoro nazionale», riconobbe che la sua opera aveva impedito che il Nord-Ialia «divenisse completa preda dei tedeschi», e concluse nella motivazione della sentenza di assoluzione: «La sua opera fu ispirata ad amor patrio, non già ad asservimento al nemico, tanto più meritevole in quanto svolta fra pericoli d’ogni genere». Nonostante l’assoluzione, Pellegrini Giampietro andò in esilio, prima in Brasile, poi in Argentina e Uruguay, dove fondò banche e diresse giornali, e dove la morte lo prese il 18 giugno 1970. Era nato nel 1899, adolescente aveva combattuto volontario nella Grande Guerra (era un «ragazzo del ‘99»), e poi nella guerra di Spagna. 

Autore Maurizio Blondet


domenica 27 novembre 2011

Così iniziano le dittature ( articolo/intervista a Nigel Farage di Claudio Messora )


Il seguente articolo con relativa intervista all'europarlamentare Nigel Farage, è tratta dal sito del giornalista Claudio Messora, Byoblu
Il 16 novembre Nigel Farage, in un discorso al Parlamento Europeo largamente ripreso e diffuso in Italia, ha accusato i burocrati europei di avere rimpiazzato il governo greco con un governo marionetta e di avere sostituito il governo Berlusconi con il governo Monti. Ha terminato il suo discorso chiedendo cosa, in nome di Dio, avesse dato loro il diritto di farlo. Questo blog aveva ripreso e tradotto il discorso di Farage.
Per approfondire la questione, ho intervistato Nigel Farage per  il blog. Enjoy.
CLAUDIO MESSORA: Mr.Nigel. due governi di due stati democratici si sono dimessi a distanza di un giorno l'uno dall'altro, e sono stati rimpiazzati da due governi tecnici, guidati da uomini provenienti dagli uffici internazionali dell'alta finanza e dalla Commissione Trilaterale. Mario Monti e Lucas Papademos. Si tratta di una coincidenza?


NIGEL FARAGE: Beh, si sentono molte teorie sul perche' le cose in Grecia e in Italia sono andate come sono andate. Non potremo mai avere una certezza. Cio' che sappiamo e' che due premier eletti democraticamente sono stati rimossi dai bulli di Bruxelles. Non erano piu' accettabili. Certo e' che, nel caso del signor Papandreou, egli ha osato bestemmiare in pubblico. Si, ha utilizzato la parola che inizia con “r”, la parola referendum. Inaccettabile, doveva andarsene. Il signor Berlusconi era irrecuperabile e le cose in Grecia possono sembrare gravi ma in Italia abbiamo il signor Monti, ex commissario europeo, uno degli architetti della zona euro, disastro! Un non eletto che non era neanche membro del parlamento quando tutta questa storia ebbe inizio. E, per finire, per mettere insieme tutti i pezzi ha composto una vetrina di persone, nessuna delle quali possiamo definire come politico eletto democraticamente. Indipendentemente dalla causa di tutto cio', se crediamo nella liberta' e nella democrazia dobbiamo dire che siamo davanti ad una mostruosita'. E' tutta una coincidenza? No, si tratta di CONTROLLO.


CLAUDIO MESSORA: Nonostante uno stato di crisi di gravità comparabile, a differenza dell'Italia la Spagna è andata incontro a regolari elezioni. Quali sono le differenze reali tra i due approcci?


NIGEL FARAGE: Beh, certamente domenica scorsa gli spagnoli hanno avuto le elezioni. Molto interessante: ero in un dibattito alla tv inglese quando i risultati sono arrivati e ho detto: perché si sono disturbati? Perché avere un elezione, visto che dopotutto, effettivamente, hanno le mani legate, e abbiamo visto oggi nei giornali, che la prima cosa il signor Rajoy ha fatto é andare dalla Merkel per farsi dare istruzioni, e certo se tra qualche mese loro non sono contenti, sará "licenziato" e rimpiazzato da qualcun altro. Ció che sta accadendo realmente con la crisi dell'Eurozona, é che la democrazia viene deliberatamente e volontariamente distrutta da persone che faranno di tutto per sostenere il loro fallimentare e fallito Euro-sogno.


CLAUDIO MESSORA: Cosa pensa della soddisfazione di una parte del popolo italiano per la sostituzione del governo Berlusconi con un Governo Tecnico? Vi è un sentimento diffuso, tra la popolazione, di rassegnazione all'incapacità di esprimere una buona classe dirigente dal basso, per cui molti preferiscono una soluzione imposta dall'alto.


NIGEL FARAGE: Ok, c'è questo argomento che il signor Berlusconi non era un buon premier. Questo può essere vero oppure falso. Ma l'essenza di una democrazia parlamentare è che per quanto un governo possa essere cattivo, voi, il popolo, avete un'occasione, un'opportunità di rimuoverlo in regolari elezioni politiche e sostituirlo con qualcun altro. L'argomento che Berlusconi non fosse all'altezza, che un governo tecnico sia in qualche modo meglio, penso sia sbagliato da due punti di vista. Primo, il signor Monti è uno dei principali artefici, personalmente, di questo fallimento. Secondo, questo è esattamente il modo in cui inizia una dittatura. Si dichiara uno stato di emergenza, le leggi normali democratiche si sospendono e c'è qualcuno che prende il potere per il bene del Paese. Così iniziano le dittature! A mio avviso, in qualunque circostanza, non è giustificabile.


CLAUDIO MESSORA: Uno degli obiettivi di Mario Monti, nella Commissione Trilaterale, era di perseguire con dedizione la totale unificazione europea. Crede che, come presidente del Consiglio, oggi stia facendo gli interessi del popolo italiano o quelli delle organizzazioni internazionali nelle quali ha ricoperto ruoli apicali?


NIGEL FARAGE: Quello che è certo è che il signor Monti non ha un mandato popolare di nessun tipo. Quello che è altresì certo è che lui vuole assicurarsi che la Grecia, e certamente anche l'Italia, restino nell'Euro e continuino a far parte del progetto europeo. Io non riesco, per quanto mi sforzi, a capire perché gli italiani vogliano sopportarlo. E' una mostruosità assoluta che è stata loro imposta. Ad Atene abbiamo visto la gente scendere in piazza e ti dico una cosa: se fossi in italia sarei tentato dal fare esattamente lo stesso.


CLAUDIO MESSORA: Cosa ne pensa del MES, il trattato europeo in corso di approvazione che darà a 17 governatori, tra cui Mario Monti, il potere di esigere qualunque somma dagli stati membri e di contro li renderà immuni da qualunque procedimento giuriziario, oltre a dichiarare segreti ed inviolabili tutti i loro archivi e i loro documenti?


NIGEL FARAGE: Dunque, con la crisi dell'Euro la soluzione è gioco forza "più Euro". Questo è ciò che sentiamo dire da Barroso e da Van Rompuy. Ed ora c'è questo nuovo trattato MES, il meccanismo europeo di stabilità, e l'idea è che a breve ci sarà un cambio, magari in 18 mesi o in 2 anni, che renderà legali i salvataggi europei che abbiamo già avuto per gli stati dell'Eurozona. Qualcosa che sarà legale ma che al momento certamente non lo è. Ritengo che questo nuovo trattato sia la peggiore evoluzione dell'Europa Unita: darà un potere arbitrario e completo a burocrati stranieri mai eletti di controllare le economie di interi paesi, e anche se faranno un gran casino, il trattato conferirà loro l'immunità totale da qualsiasi iniziativa giudiziaria, a vita! Questo trattato, il MES, va a toccare cose che dovrebbero e anzi devono essere sottoposte a referendum in ogni stato membro, e gli italiani non dovrebbero prenderlo così sotto gamba. Sicuramente a un certo punto dovrete decidere del vostro futuro. Non potrete basarvi sempre sul fatto che il signor Monti ed altri facciano ciò che è nei vostri interessi.


CLAUDIO MESSORA: Perché ha accusato Mr.Rumpoy di non avere nessuna legittimazione democratica? Perché lo considera responsabile di quanto sta accadendo al popolo italiano?


NIGEL FARAGE: Herman Van Rompuy, un mio vecchio amico! Beh, 18 mesi fa ci siamo scontrati al Parlamento Europeo: io diedi una versione alternativa del suo curriculum, della sua formazione. Ma quello in cui, convintamente, avevo di sicuro ragione, era nel dire che non aveva nessuno legittimazione democratica. Seguimi: non è stato votato da nessuno, e non esiste nessun meccanismo per i normali votanti né per nessuna nazione europea di rimuoverlo. E la cosa più importante di questo recente fiasco italiano è stato vedere questo uomo non eletto venire da Brussels a Firenze a dire al popolo italiano che questo non è il momento per le elezioni, ma è il momento per le azioni. Chi, nel nome di Dio, gli ha dato il diritto di dire queste cose al popoplo italiano?


CLAUDIO MESSORA: Cosa ne pensa delle affermazioni di Sarkozy e della Merkek secondo cui chi fa cadere l'Euro si renderà responsabile dell'accensione di una nuova stagione di conflitti militari tra i paesi europei?


NIGEL FARAGE: Ho incontrato Angela Merkel un mese fa, e le ho fatto una domanda. Le chiesi: perché la Grecia non può essere lasciata libera di riavere la sua moneta, di svalutarla e di avere un suo proprio governo democratico? La risposta della Merkel fu chiara: se permettiamo alla Grecia di andare via, altri paesi la seguiranno. Quindi il problema qui è che il progetto europeo deve essere sostenuto al prezzo di qualsiasi costo economico o democratico. Deve essere tenuto coeso. E poi, quando iniziano a disperarsi, dicono che se l'Euro fallisce potrebbe esserci una guerra. Quale guerra? Chi dovrebbe invadere cosa? Dovremmo credere che la Germania tornerà a riarmarsi? E che invaderà la Francia? Non credo proprio! Queste sono le vecchie tecniche di intimidazione, e dovremmo ricordare che, in realtà, le guerre possono insorgere quando i popoli sono forzati artificialmente a stare insieme contro la loro volontà. Ricordate che è accaduto nei Balcani, è successo il secolo scorso, ne abbiamo visto ramificazioni negli ultimi venti anni e l'abbiamo chiamato Yugoslavia. Ci sono molte più probabilità di rivolte, di dissensi e anche di guerre civili se andiamo avanti a imporre agli europei una forma di governo che non hanno scelto e che non vogliono.


CLAUDIO MESSORA: Lei è contro l'Unione Europea. Come pensa che i singoli stati possano sopravvivere, in un'era di mercati globali, se lasciati da soli a confrontarsi con le potenze emergenti, senza un'unione forte?


NIGEL FARAGE: Il discorso della globalizzazione è davvero molto ampio. E una delle analogie che si possono fare è questa. Siamo qui, nel mezzo dell'oceano Atlantico, in una grande tempesta. Ci sono onde enormi che ci scuotono da ogni parte e la situazione è incredibilmente pericolosa. Ora il punto è che se siamo tutti insieme in una unica grande nave, in qualche modo sarà più sicuro e potremo fronteggiare questi temporali violenti con una certa speranza e una maggiore aspettativa di sopravvivenza. Io obietterei che, a dire il vero, la cosa più importante se vogliamo sopravvivere in una tempesta atlantica non è essere in una grande e grossa nave, che potremmo magari chiamare Titanic, ma credo che la cosa più importante, se siamo in mezzo ai marosi, è avere le mani saldamente sul timone ed essere capaci di tracciare la giusta rotta, seguendo la giusta direzione. In termini commerciali, in termini di relazioni internazionali, in termini di politiche estere, il mio paese, il Regno Unito, e l'Italia hanno approcci totalmente differenti. Non significa che io sia migliore di te, e non significa che io sia peggiore, ma significa che il mio paese è molto diverso dal tuo, e ritengo che abbiamo una maggiore, migliore speranza di sopravvivere alle grosse tempeste di attraversare indenni gli oceani di tutto il mondo, se siamo davvero in grado di tracciare la direzione che vogliamo seguire, piuttosto che seguire una decisione comune presa per conto di 27 popoli diversi, con idee contrastanti, e vedere tutto quanto ridotto a un pasticcio, a un compromesso che non va bene a nessuno e diretto da burocrati nella Commissione Europea che, lo abbiamo visto in qualsiasi altra area politica, hanno fallito in tutto l'arco degli ultimi vent'anni.


CLAUDIO MESSORA: Non crede che vi sia una eccessiva dominazione dei mercati, invece di perseguire un modello di società incentrato sul benessere dei cittadini? Ritiene giusto che le regole del mercato e della speculazione debbano prevalere al punto da mettere in crisi intere popolazioni, sebbene in fondo esse abbiano tutte le risorse fisiche necessarie per vivere bene?


NIGEL FARAGE: Tutto il discorso è che lo stato può avere cura delle persone al meglio, lo stato può assicurarsi che dalla culla alla tomba tu sia protetto, che tu possa prosperare e che tu possa lavorare. Beh, gli esempio di questa visione in realtà non sono molto positivi. Guarda l'Unione Sovietica. All'inizio la pensavano così, e guardate il disastro assoluto che hanno combinato. Io so che la società del libero mercato ha degli eccessi. Ci sono persone preparate a infrangere la legge, le regole, so che la ragione del profitto può diventare la ragione dell'avidità. Beh, io vi dico questo. La mia visione dell'evoluzione della societá umana é che se vogliamo avere scuole, ospedali e stato sociale, per avere tutte queste cose devi creare profitto! Perché é grazie al profitto che la gente paga le tasse. E ció che abbiamo adesso in questa unione europea é qualcosa che si definisce libero mercato ma che in realtá è totalmente controllato dagli stati, completamente nelle mani di grandi banche e multinazionali, che sta bloccando la genuina libera impresa e le piccole, medie imprese dal nascere e svilupparsi, e stiamo assistendo alla bassa crescita, a un disastroso indebitamento, un vero brutto affare per coloro per i quali, io credo, queste cose sono state pensate e realizzate: la parte debole della societá. Dobbiamo fare soldi, realizzare profitti, dobbiamo competere con il Brasile, con l'India, con la Cina e con tutto il mondo intero in via di sviluppo. Ma tutto ció che stiamo facendo é avvolgerci in un mantello che dice: "Oh, si puó lavorare meno, si deve guadagnare di piú," "si puó andare in pensione prima." Non funziona. Non paga. Una volta pensato attentamente a tutto questo, il mercato é ció che dà profitto, il profitto ci dá le tasse, le tasse ci danno il buono stato sociale in ogni stato libero.


CLAUDIO MESSORA: Cosa crede che dovrebbe fare l'Italia per superare la crisi?


NIGEL FARAGE: Allora, l'Italia? Ho sempre avuto la certezza che Grecia e Portogallo non sono mai stati adatti all'Euro, non avrebbero dovuto mai farne parte e dovrebbero essere lasciati liberi, o meglio essere liberati, il prima possibile. Ora, per l'Italia la questione si fa un tantino piú complicata. Siete una grande economia ma penso che alla fine la veritá stia nel fatto che non potrete mai prendere la vostra economia, la vostra cultura, la vostra politica e il sistema tedesco e fonderli insieme in una risoluzione pacifica. Non sará adesso, ci vorrá del tempo, ma penso veramente che l'Italia debba abbandonare l'Euro, tornare alla Lira e soprattutto sbarazzarsi di Monti e i suoi amichetti, che non sono mai stati votati da nessuno, che non hanno legittimazione democratica e che prima li cacciate e meglio é.


CLAUDIO MESSORA: Ci dica qualcosa dei suoi progetti futuri per il suo partito, l'UKIP, e per il Regno Unito.


NIGEL FARAGE: Siamo fortunati, abbiamo fatto un grande catenaccio per non entrare nell'Euro. Grazie a Dio non ci siamo entrati. Grazie al cielo siamo liberi. Oh, ma abbiamo i nostri problemi eh!? Un enorme indebitamento. Ma abbiamo la sterlina, che al momento é debole sui mercati, cosa che al momento é proprio un bene visto i conti in cui siamo. Il mio partito non é anti-europeo affatto. Vogliamo un'Europa con cui fare affari, collaborare, saremo perfino ottimi vicini di casa. Personalmente ho un grande affetto per l'Italia e gli Italiani, e per 7 anni, quando facevo un lavoro diverso quando ero nel business, ho avuto un'agenzia a Milano ed ho speso un sacco di tempo a girare l'Italia, in affari con aziende italiane. E, come ho detto in precedenza, noi non siamo meglio, non siamo peggio, siamo certamente, peró, molto differenti da voi. Rimaniamo con le nostre proprie forme di governo, monete, lingue, culture. Saremo uniti, faremo affari, saremo amici e buoni vicini e ci siederemo attorno a un buon piatto di spaghetti con il vostro delizioso vino, e saremo amici. Ma non dovremmo essere forzati insieme nella stessa unione politica, e il mio partito continuerá a portare avanti questa politica, per un Regno Unito libero, indipendente e democratico, non governato da Herman Van Rompuy, Barroso o altri orribili insignificanti burocrati che adesso stanno comandando le vite di 500 milioni di persone, nei fusi orari europei.


 Non sono particolarmente bravo con le pronunce straniere, peró voglio salutare tutti quelli del sito BYOBLU, credo si pronunci cosí... Mi sono molto divertito. Spero di rivedervi presto!
n.b. Grazie ad Alessio Mariottini per la trascrizione del testo


mercoledì 17 agosto 2011

Aspettando il prossimo hotel Raphael ( articolo di Eugenio Benetazzo )

Il seguente articolo, è dell'economista Eugenio Benetazzo.

C'è stata solo una volta da quando l'Italia è diventata una Repubblica che abbiamo dimostrato al mondo di avere carattere, senso di appartenenza allo Stato, coraggio e buon senso: era il 30 aprile del 1993 quando davanti all'Hotel Raphael di Roma migliaia e migliaia di persone proclamarono la dipartita di Bettino Craxi sotto una pioggia di monetine ed al tempo stesso la fine, non solo di un governo, ma anche di un sistema di governo. Con molta presunzione Silvio Berlusconi farà la la stessa fine. In queste ultime due settimane il nostro paese è stato preso di mira da un'elite finanziaria e bancaria che non ci vuol molto a identificare. La nostra nazione nonostante le continue rassicurazioni di personalità istituzionali e del mondo accademico è sempre più diretta verso un binario morto che si chiama scenario argentino. L'incompetenza di chi sta al governo e di chi sta all'opposizione, unita ai recenti scandali politici trasmettono un clima di disagio, sofferenza e di inquietudine come mai visto prima.

Per la prima volta sento anche sostenitori del centrodestra denigrare contro il ridicolo gioco di forza cui i vari leader politici ci obbligano a vedere quotidianamente. Lo stallo del paese non ha precedenti storici, proprio adesso allora si pone l'esigenza di un altro Hotel Raphael, con la consapevolezza che non può essere una classe politica di settantenni, che ha portato al baratro l'intero paese, quella ad avere la soluzione per un exit strategy realmente efficace. Purtroppo è arrivato il momento della medicina amara, molto amata, il malato è moribondo, pertanto solo con un'azione fuori dal coro e fuori dagli schemi sarà possibile la guarigione. Quest'ultima dovrà passare necessariamente attraverso una politica di austerity sociale che la maggior parte di noi neanche riesce ad immaginare: ingenti tagli indiscriminati alla spesa pubblica, aumento dell'età pensionabile, patrimoniale sulla prima casa, aumento dell'imposizione indiretta, fine a ricoveri ed esigenze ospedaliere di cortesia (basta con la TAC al dito mignolo) ed infine inasprimento del controllo ed accertamento tributario.

Il mio pensiero personale augurio è che possa emergere in qualche modo nei prossimi semestri un Cameron italiano, un primo ministro quarantenne, trasversale ed eclettico, che attui quanto prima il ridimensionamento ed il costo del protezionismo sociale sfrenato che ha portato questo paese in cancrena finanziaria. Da un altro punto di vista temo l'insediarsi di un governo tecnico, auspicio invece delle mani forti che stanno attaccando con i loro capitali il nostro mercato obbligazionario. Per loro il piano da attuare è abbastanza intuibile, visto che con i recenti referendum sono venute meno grandi opportunità imprenditoriali di investimento in Italia su svariati settori: allora per ripicca o come diversivo dovranno mettere in atto una nuova fase di saccheggio di Stato per rifarsi dei mancati introiti sfumati.

La medicina, ammesso che possa essere chiamata così, del nuovo ed ipotetico primo ministro italiano, imposto con pressione dall'establishment bancaria ed industriale d'Europa, sarà quindi la privatizzazione di numerose risorse del nostro paese.  La strada è dinanzi a noi è piuttosto ben delineata, gli esiti piuttosto certe, le conseguenze assolutamente lampanti: non è pensabile che da questo punto di vista la stampa nazionale prenda posizione o provveda a dare significativa visibilità a questo tipo di rischio, le rispettive redazioni non fanno altro che rispettare quanto dai loro padroni viene definito a tavolino. In Argentina, il popolo, quando venne proposto il piano di salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale si riversò letteralmente nelle strade e nelle piazze alla voce di "el pueblo no se va". Così è accaduto recentemente anche in Grecia, che si è vista proporre la stessa cura: vedremo anche da noi gli italiani che prenderanno randello e rastrello e si riverseranno nelle piazze rivendicando un nuovo paese ?


giovedì 28 aprile 2011

IL CAVALIERE E’ COTTO ! GLI ALTRI…PEGGIO ! NOI..”Avanguardia”…!. ( articolo di Stelvio Dal Piaz )

Il seguente articolo, a firma di Stelvio Dal Piaz, è tratto dal sito del Centro Studi Socialismo Nazionale.

Il cavaliere é cotto e l’Italia é allo sbando.
Ma non solo l’Italia, é l’Europa e il mondo che sono al collasso perché in balia di giochi perversi estranei agli interessi dei popoli.
Nello specifico del nostro paese Berlusconi e la sua armata “brancaleone”,  non sono più in grado di controllare la situazione interna e gli affari di politica estera, sia pure nel ristrettissimo ambito di manovra consentito da una sovranità limitata qual’é quella del paese Italia a seguito dell’esito infausto della 2a Guerra mondiale.
Alternative politiche valide non se ne intravedono, anzi – come si dice nel Veneto – la pezza sarebbe ancora più evidente del buco. Questo é il dato di fatto che sta emergendo nella realtà quotidiana. Occorrerebbe che l’intera classe politica, di governo e di opposizione – in uno slancio di onestà intellettuale – spiegasse con estrema chiarezza ciò che sta accadendo dietro le quinte degli avvenimenti mondiali e rivelasse, finalmente, quello che i “padroni del mondo” vogliono in realtà e cioè creare un potere economico mondiale superiore a quello politico dei singoli governi nazionali.
La cupola plutocratica giudaico massonica sta consolidando, a livello globale, gli interessi delle multinazionali e delle grandi banche attraverso il controllo politico dei governi nazionali che, sempre più spesso, vengono trascinati nelle ormai famose guerre umanitarie”, riesumando l’antica filosofia crociata seconda la quale “c’è sempre un Santo Sepolcro da liberare”.  Organizzazioni private come il BILDERBERG GROUP, il COUNCIL OF FOREIGN RELATIONS (C.F.R. ), la TRILATERAL COMMISSION (T.C. ), stanno lavorando per creare il “nuovo ordine mondiale”. Questi gruppi servono a diffondere e a coordinare i piani di questo “nuovo ordine” nei settori vitali degli affari, della finanza, dell’economia, della cultura, della politica, dell’ amministrazione. Occorre prendere atto che le attuali democrazie rappresentative si basano su governi eletti, su un Capo di Stato, e organi legislativi, i quali possono essere “scaricati” creando delle crisi orchestrate a tavolino tramite un terzo potere – quello delle Banche centrali private – che di fatto li finanzia.
Le politiche monetarie delle Banche centrali sono stabilite dagli uomini affiliati alle organizzazioni criminali sopra indicate e controllano la circolazione della valuta, il credito nazionale, i tassi di interesse e, ogni volta che un governo non l’asseconda, usano il loro potere per orchestrarne la caduta. Le tre organizzazioni citate appartengono ad una élite egoista che protegge la propria ricchezza ed i propri investimenti in banche internazionali e in multinazionali attraverso l’espansione dell’economia a discapito dello sviluppo delle singole nazioni. Le politiche che esse promuovono portano benefici unicamente a loro, con lo scopo finale di sottomettere tutti ad un unico governo mondiale.
Michael Thomas, noto operatore di Wall Street, il 28 maggio 1999 ebbe a dichiarare al “SHC News”: “Se i membri del Bilderberg sembrano essere più restii del solito ad apparire sui media, è  perché – tra le altre ragioni – si rendono conto che le toro principali strutture, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, hanno causato un numero di devastazioni umane molto superiore a quello seguito alla 2a Guerra mondiale.”
La stampa del cosiddetto “mondo libero” è completamente asservita alla volontà della propaganda dei membri di queste organizzazioni (Bilderberg, C.FR, T.C.). Tramite il denaro hanno ottenuto grande influenza sui media; tramite i media hanno ottenuto il controllo sulla pubblica opinione; tramite la pressione della pubblica opinione hanno ottenuto una grande influenza sui politici e, avendo corrotto i politici, stanno prendendo il controllo delle nazioni.
Richard Salent, ex presidente della “C.B S. News”,  affermò: “Il nostro lavoro non consiste nel dare alla gente quello che vuole, ma nel decidere cosa deve volere”. Lo scopo principale e finale è quello di eliminare la struttura politica dello “Stato-Nazione” per instaurare un impero mondiale neo-coloniale.
Altre organizzazioni private da tenere sotto stretto controllo ed in attenta considerazione sono il “TAVISTOCK INSTITUT FOR BEHAVIOURAL ANALYSIS” centro di ricerca sui comportamenti umani e il “RAND INSTITUTE”, entrambe fondate dai Rockefeller. Nel 1973, David Rockefeller li definì utili per “operare il lavaggio di massa del cervello”.Come spiega perfettamente Coleman nel suo libro “ il Tavistock e le fondazioni similari”  hanno un solo obiettivo in mente: “spezzare le forze emotive della gente e renderle impotenti di fronte ai dettami del nuovo ordine mondiale “.
L’edizione di febbraio del 1971 del magazine russo “International Affairs” di Mosca, riportava un articolo intitolato “Metodi e conseguenze di un’espansione ideologica degli Stati Uniti” che analizzava gli effetti della propaganda statunitense: “Si possono suddividere le operazioni psico-politiche in operazioni psico-politiche strategiche, che si concentrano sulla propaganda rivolta a piccoli gruppi di persone come esperti accademici in grado, a loro volta, di influenzare l’opinione pubblica, e operazioni psico-politiche tattiche che, tramite i mass media (giornali, radio, televisioni, libri di testo, materiale divulgativo, arte, intrattenimento. ecc.),  spostano la propaganda sulle masse.”
Ovviamente i membri (i cui nomi sono ormai identificabili !) delle organizzazioni citate hanno anche influenza determinante sulle decisioni degli organismi sovranazionali quali l’O.N.U. ed il tristemente famoso Tribunale Internazionale che si arroga la competenza di amministrare la giustizia sottraendo gli imputati al loro giudice naturale e secondo un codice di valutazione che rappresenta un “vulnus “dei principi giuridici che sono a fondamento del diritto delle singole Nazioni.
Da questa analisi, sia pure molto sintetica per ovvii motivi di spazio e che é partita dalla umiliante situazione della politica italiana, dobbiamo trarre la conclusione che, nel contesto descritto, anche la stessa partecipazione alle elezioni é una delle tante operazioni inutili, anzi dannose, dal momento che sono tutte funzionali al perverso disegno mondialista.
Compito primario dei gruppi antagonisti, di cui il Centro Studi “Socialismo Nazionale” si considera avanguardia, è quello della “resistenza” e della contro informazione capillare e puntuale al fine di rompere il meccanismo creato dalla cupola plutocratica con lo scopo di distruggere la struttura dello Stato-Nazione.
Non dobbiamo mollare perché la soluzione del conflitto tra noi e loro é ancora lontana dalla conclusione anche perché gli inganni, gli intrighi, le menzogne, le manipolazioni dei media e degli uomini che ci governano – alla lunga – non reggeranno alla reazione di coloro che sognano di poter vivere da uomini liberi, orgogliosi della loro identità nazionale, dell’appartenenza alla stirpe, della loro storia, delle loro tradizioni culturali e civili, in sintesi della loro civiltà.
Noi non dimentichiamo il passato perché vogliamo, fortemente vogliamo, costruire un avvenire di libertà per i nostri figli e i nostri nipoti. Noi non ci rassegniamo allo “status quo” perché siamo CONSAPEVOLI che la vita dei popoli e delle nazioni non può essere legata soltanto alla crescita del PIL, che l’attuale classe dirigente corrotta e asservita alla cupola usurocratica non potrà risolvere i nostri problemi esistenziali, che solo il primato della politica sull’economia può garantire un’equa distribuzione delle ricchezze.
Noi siamo fermamente CONVINTI che riusciremo nuovamente a seppellire il liberismo economico e che torneranno di attualità i concetti espressi da Mussolini il 14 novembre 1933: “Noi abbiamo respinto la teoria dell’uomo economico, la teoria liberale, e ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire che il lavoro è una merce. L‘uomo economico non esiste, esiste l’Uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è guerriero.”

(Stelvio Dal Piaz)

Bibliografia:
“Daniel Estulin – “Il Club Bilderberg”.  La Storia segreta dei padroni del mondo- Arianna Editrice euro 18,50

lunedì 21 febbraio 2011

La fabbrica delle rivoluzioni di Google ( articolo di Tony Cartalucci dal sito Globalresearch )




Il seguente articolo è tratto dal sito Stampa Libera ed è tradotto da Gianluca Freda.



Nel 2008, l’Alleanza dei Movimenti della Gioventù (Alliance of Youth Movements)  tenne il suo summit inaugurale a New York. Al summit partecipò un variegato insieme di funzionari del Dipartimento di Stato, membri del Council on Foreign Relations, ex funzionari della National Security, consiglieri della Homeland Security, più una miriade di rappresentanti delle corporation americane e delle grandi organizzazioni mediatiche, comprese AT&T, Google, Facebook, NBC, ABC, CBS, CNN, MSNBC e MTV.
E’ legittimo sospettare sospettare che un simile raduno di rappresentanti, coinvolti nell’economia e nella politica interna ed estera degli Stati Uniti, insieme ai manipolatori dell’opinione pubblica che operano nei mass media, fosse stato indetto per discutere del futuro dell’America e di come agevolarlo. Insieme a questi politicanti, c’era un esercito di attivisti “di base” che avrebbero dovuto “contribuire” a tale agevolazione.
Fra di essi vi era anche un gruppo poco noto, proveniente dall’Egitto e denominato “Gruppo 6 aprile”. Questi egiziani “coatti” di Facebook, si sarebbero in seguito incontrati con Mohamed El Baradei, fiduciario del Gruppo Internazionale di Crisi statunitense, all’aeroporto del Cairo, nel febbraio 2010, e avrebbero trascorso l’anno successivo ad indire manifestazioni e proteste per suo conto, allo scopo di rovesciare il governo del presidente egiziano Mubarak.
Lo statuto dell’Alleanza dei Movimenti della Gioventù afferma che essa è un’organizzazione no-profit la cui funzione è aiutare gli attivisti di base ad implementare le proprie capacità e ad ottenere un più rilevante impatto sulla scena mondiale. Se tutto questo, a prima vista, può sembrare innocuo e perfino positivo, quando si esaminano più da vicino le persone coinvolte in “Movimenti.org” viene alla luce un progetto dagli intenti così nefasti che è quasi difficile credervi.
Movimenti.org gode dell’appoggio ufficiale del Dipartimento di Stato e della Columbia Law School. Fra le corporation che lo sponsorizzano vi sono Google, Pepsi e il Gruppo Omnicon, tutti membri del globocraticoCouncil on Foreign Relations (CFR).  Sponsor è anche CBS News, che figura nella lista delle corporation facenti parte della globocratica Chatham House.  Fra gli altri sponsor citiamo Facebook, YouTube, Meetup, Howcast, National Geographic, MSNBC, GenNext e il gruppo di pubbliche relazioni Edelman.
Del team di Movimenti.org fa parte il co-fondatore Jared Cohen, membro del CFR, direttore di Google Ideas ed ex membro del gruppo di programmazione del Dipartimento di Stato, dove ha lavorato sotto la dirigenza di Condoleeza Rice e di Hillary Clinton.
Fondatore di Movimenti.org insieme a Cohen è Jason Liebman di Howcast Media, il quale lavora con agglomerati mega-corporativi quali Proctor & Gamble, Kodak, Staples, Ford e con agenzie governative come il Dipartimento di Stato americano e il Dipartimento della Difesa, allo scopo di creare “intrattenimento standard di marca, media sociali innovativi e campagne mediatiche mirate”. Ha anche lavorato 4 anni con Google, dove ha contribuito a costruire partnership con Time Warner (CFR), News Corporation (FoxNews, CFR) Viacom, Warner Music, Sony Pictures, Reuters, the New York Times e con la Washington Post Company.
Anche Roman Sunder è annoverato tra i co-fondatori di Movimenti.org.  E’ fondatore di Access 360 Media, una compagnia che si occupa di pubblicità di massa, ed ha contribuito ad organizzare il summit PTTOW!, che ha messo insieme 35 alti funzionari di compagnie come AT&T (CFR), Quicksilver, Activison, Facebook, HP, YouTube, Pepsi (CFR) con il governo americano, allo scopo di discutere il futuro dell’”industria giovanile”. E’ anche membro del consiglio d’amministrazione di GenNext, altra organizzazione no-profit che si prefigge lo scopo di “influenzare il cambiamento delle nuove generazioni”.
Considerati i ruoli ricoperti da queste persone, è difficile immaginare che il cambiamento da essi auspicato non si identifichi con una generazione che beve più Pepsi, che mangia più cibo spazzatura e che crede al Governo degli Stati Uniti ogni volta che esso ci fa pervenire le sue menzogne attraverso i media corporativi.
Mentre gli attivisti che partecipano alle riunioni di Movimenti.org aderiscono alle filosofie del liberalismo “di sinistra”, gli uomini che organizzano queste riunioni, le finanziano e promuovono i programmi degli attivisti provengono dalle mega-corporazioni americane. Si tratta degli stessi comitati d’affari che hanno violato i diritti umani in tutto il mondo, devastato l’ambiente, venduto prodotti scadenti fabbricati oltreoceano da lavoratori che vivono in condizioni di schiavitù e promosso un’agenda avente per fine il profitto e l’espansione perpetua a qualsiasi costo. L’ipocrisia di tutto ciò è sconcertante, a meno che non ci si renda conto che il nefasto programma autoreferenziale di costoro può essere portato avanti solo mascherandolo da genuino amore per l’umanità, seppellendolo sotto montagne di retorica buonista e facendosi aiutare da un esercito di giovani ingenui e facili da sfruttare.
Ciò che vediamo non è una fondazione a cui tutti gli attivisti possano collaborare, ma una fondazione che utilizza un gruppo ben selezionato di attivisti, i quali lavorano su “problemi specifici” che il Dipartimento di Stato americano desidera vedere “modificati”. Sudan, Iran, Arabia Saudita, Egitto, Europa Orientale, Venezuela e perfino Thailandia: dovunque manifestanti e movimenti di protesta operino per rovesciare governi che non collaborano con i progetti delle corporation americane, scoprirete che Movimenti.org è all’opera per sostenere i loro sforzi.
Il Movimento 6 aprile egiziano è uno di questi e il ruolo che esso ha ricoperto nella defenestrazione di Hosni Mubarak da parte degli americani, che potrebbe portare al potere il loro uomo Mohamed El Baradei, è un esempio perfetto di come venga schierato in campo questo nuovo esercito di gioventù manipolata. Sono le “rivoluzioni colorate” in versione 2.0, gestite direttamente dal Dipartimento di Stato USA con l’appoggio delle corporation americane
E’ strettamente consigliabile che i lettori si rechino essi stessi a visitare il sito di Movimenti.org, in particolare la parte che riguarda i 3 summit già organizzati e quelli in preparazione. Tutti, dalla RAND Corporation al Council on Foreign Relations, vi presenziano per portare il loro “sostegno”. Movimenti.org non è altro che un nuovo tentacolo avente lo scopo di manipolare e distruggere la sovranità delle nazioni estere.