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mercoledì 12 febbraio 2014

Italia, febbraio 2014: sicuri che vada tutto bene?







12 febbraio 2014: siamo giunti verso la fine di questo governetto da strapazzo “creato” da Re Giorgio nella primavera dell’anno scorso? Si permetterà all’arrivista sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di scansare l’attuale Presidente del Consiglio – anch’esso del PD – e sostituirlo? Il Presidente della Repubblica, consentirà tutto questo?

Prima di addentrarci nello specifico, ricordiamoci che l’attuale governo, dopo le elezioni di febbraio 2013, è stato il secondo a cui diede vita l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Passati due mesi dalle elezioni e non essendo giunti alla creazione di un Governo per via delle percentuali ottenute dal PD, PDL e Movimento 5 Stelle che non consentivano manovre “indipendenti”, alla fine “l’inquilino” del Colle, per spirito caritatevole verso la UE e altre strutture sovrannazionali che dovevano avere un paravento per poter operare, con un giro di consultazioni scelse l’ex vice presidente dell’Aspen Institute Italia, Enrico Letta.

Il primo Governo da lui plasmato ad immagine e somiglianza dell’alta finanza e della UE che fremeva, come ricorderemo, fu quello di Mister Bilderberg/Goldman Sachs/Trilaterale, ovvero Mario Monti, a metà novembre 2011. Vi ricordate le scene di giubilo della gente in piazza del Quirinale? I canti di gioia e i “Bella Ciao” che si sprecavano?


Ed ora eccoci qui, dove in questo anno scarso di Governo Letta, in cui francamente non è successo nulla di rilevante sulla scena politica italiana, l’Italia è sempre più povera e gli italiani continuano a suicidarsi per una crisi che, come ovvio che sia, non ha più termine. Gli unici cambiamenti sono i l’aumento vistoso dei lavaggi del cervello a favore degli immigrati, degli zingari e degli omosessuali. Richiami, però, che vengono imposti dall’alto e che, sfruttando il periodo di crisi economica e di preoccupazioni maggiori degli italiani, potrebbero dare origine ad un cambiamento potenzialmente distruttivo verso la società italiana così come l’abbiamo sempre vissuta e conosciuta. Ma questo è un altro ( e ben preoccupante ) problema di cui parlerò in un altro articolo. L’unica cosa da anticipare è l’attacco ai bambini e alla loro sfera sessuale ( ancora da sviluppare  ) da parte di lobby omosessuali residenti a Bruxelles. Attacchi, per finire, che si diramano contro la famiglia tradizionale.


Se Napolitano darà l’incarico a Renzi, siamo sicuri di considerarci ancora una democrazia? Renzi l’ha votato qualcuno? Siamo sicuri che con il terzo Governo uscito dal cilindro del Presidente della Repubblica, non dobbiamo considerarci a tutti gli effetti un popolo “superfluo” ( per riprendere un aggettivo usato, con lungimiranza, dall’Avvocato Della Luna nel suo libro “Oligarchia per popoli superflui” )? C’è ancora bisogno di recarci alle urne? Visto e considerato che il Governo Monti e quello Letta si possono definire un unico Governo e quello che potrebbe nascere col “sindaco d’Italia” ( definizione stolta usata dai giornalai per indicare Renzi ) altrettanto, non si sta di fronte al consolidarsi di un’entità che sfacciatamente rigenera se stessa e non ha bisogno delle urne? Se la UE non avrà da ridire su ciò che succederà – e sono sicuro che NON dirà nulla, visto l’alta percentuale di suoi servi fra le fila del Governo italiota – non potrebbe essere un campanella d’allarme su come questa Unione Europea si è trasformata nel corso degli anni? Ennesima avvisaglia su ciò che è la Ue, è data dallo stop ai negoziati sull'elettricità con la Svizzera dopo che essa, il 9 febbraio, con un referendum popolare, ha detto NO ai flussi incontrollati ( ripeto: incontrollati ) di immigrati.

Ma fondamentalmente, queste domande se le porrà mail la gente? Lo so, è una domanda con già una risposta e questa sarà: NO! Calma piatta!

Ma con l’apatia, le menti narcotizzate sapientemente già da vari anni verso un impegno fine a se stesso, il buonismo imperante ( grazie alla propaganda dall’alto, ma che in Italia ha un terreno fertile per tante ragioni ) che ci fanno scannare a favore per l’immigrato e girare le spalle per gli italiani, difficilmente ci sarà un cambiamento o comunque una sorta di presa di coscienza.


C’è da continuare a fare la propria vita e tentare di non pensarci più di tanto; ma è difficile vedere la propria nazione palesemente telecomandata dall’esterno e con un manipolo di traditori della nazione che fingono di governare.


Nonostante tutto, W l’Italia.

giovedì 19 luglio 2012

Approvati i Trattati sul Fiscal Compact e sul Meccanismo europeo di stabilità




Come da titolo e come riportato nella pagina web del sito del Senato, oggi i camerieri dei banchieri - servi smidollati e mentecatti falliti - che si spacciano per politici, hanno approvato la rattifica del "Fiscal Compact" e del "Meccanismo Europeo di Stabilità".


Non aggiungo altro, metto giusto i link al sito web del Senato e di qualche altro che condanna questa scellerata scelta.
L'Italia, ormai da tempo, non aveva sovranità, con oggi, invece, ci si va ad ammazzare da soli.


Per futura memoria, io, così come era successo qualche mese fa, scrivo sul seguente diario virtuale le gesta di questi mediocri deficienti che firmano senza informarsi, perchè è così che la politichetta stracciona italiota deve andare avanti. Sia per menefreghismo e sia perchè se vuoi fare il politicante, devi essere un demente che ripete a pappagallo certe litanie sovranazionali.


Nonostante i farabutti, W l'Italia. Sempre!

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Sito web del Senato:
I Trattati sul Fiscal Compact e sul Meccanismo europeo di stabilità

I Trattati sul Fiscal Compact e sul Meccanismo europeo di stabilità-AA.C.5357'5358-5359-Schede di lettura(16-07-2012)


I Trattati sul Fiscal Compact e sul Meccanismo europeo di stabilità-AA.C.5357'5358-5359-Elementi per l'istruttoria legislativa(16/07/2012)


Sito web dell'agenzia Asca:
Fiscal Compact:Dozzo ( LN ), addio a sovranità popolare


Sito web "Oltre la Coltre:
La Camera approva Fiscal Compact e M.E.S. : inizia la dittatura europea


Sito web "Byoblu":


Nei tags ( etichette )  che troverete qui sotto,  cliccate su "MES" e "Fiscal Compact", sarete indirizzati in altri articoli che postai in merito a questi due trattati imposti dall'alto e che la serva Italia ha firmato.



mercoledì 18 aprile 2012

FISCAL COMPACT. L'Italia non è più sovrana ( articolo di Valerio Lo Monaco - Il Ribelle )

Il seguente articolo, è a firma di Valerio Lo Monaco ed è preso dal sito web "ComeDonChisciotte". Il quale, lo ha tratto dal sito "Il Ribelle".

I Senatori - complici - approvano il Pareggio di Bilancio in Costituzione e consegnano lo Stato nelle mani dei tecnocrati.

Il Pareggio di Bilancio in Costituzione è stato firmato. Senza che i cittadini italiani ne sappiano nulla o quasi, né nulla di fatto hanno saputo di quanto stava accadendo, complici i media di massa che hanno alzato una cortina fumogena davanti alla vera, fondamentale, notizia di questi giorni, adesso la nostra Costituzione prevede che si debba rispettare ogni anno il pareggio dei conti dello Stato. Con questa norma, dal punto di vista pratico, lo Stato non potrà più operare delle scelte, magari volte a soluzioni che possano dare dei frutti più in là di un periodo di tempo limitato, se queste dovessero andare oltre i meri conti. Cioè se dovessero comportare lo sforamento del bilancio annuale.



Beninteso, la cosa in sé, teoricamente - ma solo teoricamente - non è del tutto campata in aria: se non ci sono soldi non si può spendere ulteriormente, se si rischia di superare il pareggio di bilancio, ci si deve fermare e non si può andare oltre. Ma significherà forse che la nostra classe politica sarà più morigerata, nelle spese, per esempio a discapito della propria, e certa, sua propria tendenza a sperperare denaro (vedi la querelle attuale sul finanziamento ai partiti)? Niente affatto, ovviamente: significherà molto semplicemente che per quanto possano fare male i conti, per quanto possano continuare a drenare denaro pubblico per le proprie esigenze, avranno, da adesso, mano libera di fare praticamente qualsiasi intervento, sulle spalle dei cittadini, per far rientrare i conti. Saranno costretti a farlo. Del resto, da oggi, lo dice anche la Costituzione...

Eppure c'è di peggio, di molto peggio, ed è il motivo esatto per il quale, proprio su questo tema così importante, si è evitato del tutto di far arrivare il dibattito alla conoscenza dei cittadini e si è deciso di prendere una decisione del genere all'interno delle Camere senza che i cittadini abbiano potuto esprimersi in tal senso come un cambiamento di Costituzione di questa importanza avrebbe invece imposto.

La decisione presa è infatti diretta discendente degli accordi del M.E.S., ovvero del Meccanismo Europeo di Stabilità imposto dall'Europa delle Banche agli Stati membri, il quale prevede, di fatto, la perdita ulteriore di sovranità da parte di ognun paese. Complice la necessità imposta dalla crisi, il controllo dei conti pubblici di ogni singolo Stato, da adesso, è appannaggio non più della sua sovranità ma di quella europea. O meglio, dei tecnocrati europei.

Di fatto, il regolamento del M.E.S. - ovvero gli obblighi del Fiscal Compact - conferisce a 17 governatori il potere di esigere qualsiasi somma dagli Stati membri che avranno sforato il pareggio di bilancio per evitare che questi vadano incontro in sanzioni di altro tipo. Brutalmente: volete gli aiuti europei, sempre più indispensabili in questi momenti di crisi? Allora, dal punto di vista economico interno, dovete fare quello che diciamo noi. Alzare le tasse, se serve, tagliare i servizi, schiavizzare i lavoratori.

Ora non è più "l'Europa che ce lo chiede"", ma ce lo impone.

Il controllo dei conti pubblici sarà nelle mani di un "organismo indipendente", che in realtà è ultra-dipendente, eccome: è dipendente dai desiderata di chi governa l'Europa, ovvero la tecnofinanza criminale che ci ha portato al punto nel quale siamo.

Non solo: esigendo queste somme di denaro (e di norme) si potrà rendere segreti e inviolabili gli archivi e i documenti. Risultato: noi cittadini non sapremo più nulla. E nulla potremo più decidere. In merito alle attività interne, alla vera e propria gestione dello Stato, che oggi come oggi è principalmente economica, l'Italia, ad esempio, prenderà ordini direttamente dall'Europa dei tecnocrati.

Il nuovo articolo 81 della nostra Costituzione recita che "lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico". E ancora che "il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali". Decidere quali siano gli "eventi eccezionali" che permettono lo sforamento di bilancio, tra cui sono annoverate "gravi recessioni economiche, crisi finanziarie, gravi calamità naturali" sarà compito di una legge ordinaria. In caso di sforamento ci dovrà però essere anche un "piano di rientro". Dunque, se un anno finisce in deficit, poi andrà recuperato e non finirà per accrescere il debito. Per legge. Il che significa che se il deficit supererà tale limite, sarà obbligatorio per il governo in carica fare una manovra, senza temporeggiare o demandare la grana a chi gli succede. Manovra sulle spalle di chi è superfluo indicarlo.

Mario Monti è ovviamente la persona più adatta, tra le altre cose, per dirottarci verso questo nuovo pezzo di perdita della sovranità nei confronti dei banksters, essendo egli stesso della medesima famiglia. E in ogni caso, oltre i due terzi dei nostri Senatori hanno approvato tale cambiamento della Costituzione. Dunque sono complici.

Dal punto di vista pratico, in questo modo, ovvero con l'impossibilità di prendere qualsiasi decisione veramente sovrana sul proprio futuro, su quello della propria economia e su quello della propria moneta, si è conferito, di fatto, il potere ai tecnocrati di tenerci legati come meglio e più gli aggrada alla macina dell debito a usura e dei mercati.

Vale, ancora una volta, la massima storica e imperitura di Ezra Pound: "i politici sono i camerieri dei banchieri". 

Ci hanno servito un bel piatto indigesto. E noi cittadini ce lo stiamo mangiando senza averlo ordinato e senza sapere esattamente i suoi ingredienti e perché ci stanno costringendo a ingurgitarlo.

È, in ultima analisi, un ennesimo, e determinante passo, verso la dittatura usuraia dell'Europa delle Banche.

Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com/

18.04.2012

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

La Voce del Ribelle è un mensile - registrato presso il Tribunale di Roma,
autorizzazione N° 316 del 18 settembre 2008 - edito da Maxangelo
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P.S.
Aggiungo che un'altra e interessante analisi in merito al Fiscal Compact, è stata pubblicata su "Rischio Calcolato" nell'articolo "Vergogna! L'Italia oggi ha perso la sua sovranità. Approvato il pareggio di bilancio" di Jester Feed.


P.S. del giorno dopo ( 19 aprile 2012 )
Ecco altri articoli sul "Pareggio di bilancio", con il quale, oltre a spianare la strada al MES, saremo sempre più al soldo della U.E. e di entità sovranazionali:



Dal sito web del Senato, il Resoconto della seduta: "Legislatura 16° - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 710 del 17/04/2012";

Dal sito web del Senato, il link diretto al download del pdf sul resoconto: "PDF";

Dal sito web de "Il Messaggero", una dichiarazione del F.M.I. che è già un programma: "Sì al pareggio di bilancio in Costituzione. FMI: non sarà rispettato fino al 2017" ( della serie, aggiungo io, ora vi spenniamo noi. Avete dato carta bianca con questa approvazione? Cazzi vostri!! ).

venerdì 24 febbraio 2012

Mobilitiamoci, il pericolo è estremo ( articolo di Maurizio Blondet )

Il seguente articolo, è a firma di Maurizio Blondet ed è tratto dal sito web della casa editrice EFFEDIEFFE.

In coda all'articolo, metterò il filmato - citato nel pezzo - dell'economista Lidia Undiemi, la quale ha redatto sia un dossier sulla pericolosità del M.E.S. ( Meccanismo Economico di Stabilità ) e sia un appello da inviare ai politici italiani a finchè non firmino a favore del M.E.S.

Ricordo pure, che il materiale della Undiemi è reperibile sul sito web "palermoreport.it" col quale collabora.
Il link all'argomento qui citato ( e che è alla base dell'articolo di Blondet ), lo trovate cliccando su "L'Italia non deve aderire all'ESM".
 

Dopo matura riflessione, invito i lettori ad aderire all’appello riportato qui:
 L’Italia non deve aderire all'ESM. Ecco la mozione. Scrivete in massa ai politici, parlamentari, ministri, eurodeputati, giornali, opinion makers in genere: è l’ultima possibilità di impedire la perdita definitiva e permanente della sovranità, o di quel che ne resta. Cancellata quella, finisce anche la libertà, una conquista che è costata secoli di lotte e sangue, e che i nostri figli e nipoti dovranno riconquistare con altre lacrime e sangue. La mozione da inviare ai politici è già nel sito palermitano (grazie per una volta, siciliani!), e basta scaricarlo. I dettagli del pericolo estremo li spiega molto bene la giovane economista Lidia Undiemi (che non conosco di persona) nel video; chi ha tempo, legga il materiale in pdf. Mi limito ad un sunto: i poteri finanziari stanno creando una entità finanziaria sovrannazionale sovraordinata non solo agli Stati, ma persino all’Unione Europea e financo alla Banca Centrale (BCE), che diverrebbe un’ausiliaria di questo «super-governo» di una qualità inaudita. Si tratta di un «governo dei creditori» contro gli Stati debitori che imporrà «rigori e austerità» per assicurarci che continuiamo a servire il debito. Nella neolingua anodina, questa entità è denominata «Meccanismo Europeo di Stabilità» (ESM), e nel linguaggio demagogico del professor Monti, «Fondo Salva-Stati» (1). Il suo vero nome è «Fondo Ammazza-Stati». Come dice benissimo la Undiemi, a questa entità gli Stati (sono 17, fra cui l’Italia) parteciperanno non come sovrani, ma «in qualità di soci e debitori»; e in qualità di debitori Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda riceveranno istruzioni su quali tagli, austerità e rigori applicare ai loro cittadini (sudditi) «al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il default» (un default che sarebbe saggio fare subito)... Nell’ultimo «accordo», gli europei-creditori hanno imposto alla Grecia di inserire nella sua Costituzione una norma che dà assoluta priorità al pagamento del debito su ogni altro tipo di spesa pubblica: sanità, istruzione, pensioni comprese. Il destino che hanno riservato alla Grecia, commissariata dalla Troika, diventerà il nostro. Lo ESM avrà il potere di svuotare le casse degli Stati senza che governi, parlamenti e cittadini possano opporsi. Per sostenere un euro agonizzante e un sistema bancario che merita di subire le conseguenze del crack mondiale che ha provocato, comincia il saccheggio senza limiti e senza controllo democratico. Questo farà anche a noi lo ESM. Una dittatura dell’Usura sui popoli europei. Una dittatura permanente. Perchè, contrariamente al Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria che già esiste, e spirerà nel 2013, questo ESM viene dotato di poteri vastissimi; che potrà esercitare per sempre. Dotata della più totale impunità. Perché «nel trattato fondativo, si dichiara che l’ESM, il suo personale, i suoi dirigenti e i suoi beni, ‘godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione’», ossia nessuna magistratura potrà mai chiamarli in giudizio, qualunque magistratura europea. Anche la documentazione che l’ente produce durante le sue manipolazioni e i suoi affari, «non può essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca (...) derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative e normative». Il segreto più assoluto coprirà i suoi atti. Un simile livello di immunità supra legem, erano un tempo prerogative dei sovrani per diritto divino. Un tempo che si credeva del tutto passato. Invece, adesso le oligarchie ci restituiscono un monarca, il Re Usura. Anzi, è peggio. Perchè lo ESM non è una pubblica istituzione di qualche genere. È un ente privatistico che «opera come un qualsiasi istituto finanziario, eroga prestiti, si rivolge ai mercati finanziari» per raccolta di fondi, «ed ha come scopo il profitto». In pratica, funzionerà come una banca. Nonostante ciò, godrà di totale esenzione fiscale sui suoi profitti. Ed avrà poteri totali sugli Stati indebitati. E perchè mai un ente a scopo di lucro dovrebbe essere così totalmente insindacabile e superiore alle leggi di ogni Stato? Fino al punto di godere di totale esenzione fiscale? Soprattutto, perchè vuol essere dichiarato immune da ogni indagine giudiziaria in via preliminare? Evidentemente, ha in progetto di commettere azioni, che secondo i diritti vigenti in Europa, sono criminali. Probabilmente, ipotizza la Undiemi, si prepara così a svendere senza aste e concorsi i beni degli Stati e dei privati, con sequestri e pignoramenti e grandi «privatizzazioni», per darli agli amici suoi. Violerà i diritti di proprietà, o anche peggio.. Si sta realizzando quel mostro finanziario anticristico che potrà obbligare «tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. E nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia» secondo Apocalisse 13:16-18. Solo un ultimo ostacolo trattiene ancora questa Bestia: il trattato ESM, per entrare in vigore, deve essere ratificato dai parlamenti nazionali. Quello italiano non lo ha ancora ratificato. Non c’è dubbio che, se noi elettori non gli facciamo paura, ratificherà anche quest’ultimo tradimento. Il Parlamento attuale non ci ha risparmiato alcuno spettacolo della sua vergognosa bassezza, nessuno scandalo, nessuna esibizione di ladrocinio e di viziostà, di avidità e disonestà. È la propaggine residuale di una classe politica che ci ha portato a questa condizione di schiavi passo passo: aumentando il debito pubblico a livelli abnormi per ingrassare clientele; ratificando tutte le direttive eurocratiche che ci hanno privato della sovranità – la sovranità che gli avevamo delegato perchè la difendessero; abolendo anche da noi le norme che vietavano la commistione fra attività bancaria creditizia e speculativa; non opponendosi ad una globalizzazione che oggi mostra la sua faccoia devastatrice; è la classe che ci ha fatto entrare nell’euro al solo scopo di continuare ad indebitarsi, approfittando dei tassi d’interesse più miti. Tutte le volte avrebbe potuto dire un «no», opporsi, rallentare il processo; non l’ha mai fatto. Ed ora, dopo il disastro provocato, di fronte agli interessi aggravati (lo spread), questa classe politica ha auto-certificato la propria indegnità e incapacità, cedendo il governo a «tecnici», a cui per giunta presta la foglia di fico democratica, sostenendo questo governo nominato dalle oligarchie e dai tedeschi, con il voto parlamentare. Una maggioranza parlamentare mai vista, e concordemente bipartisan. Questa classe politica si adatta benissimo la sua nuova, vergognosa condizione di traditrice della nazione; la perdita della sovranità non la angoscia; conta di sopravvivere coi suoi emolumenti e prebende appunto nella nuova veste di votatrice automatica dei salassi e dei saccheggi che Monti esegue su ordine del supergoverno anonimo e pignoratore che si chiamerà ESM. Proprio in queste settimane, la cricca parlamentare sta accordandosi dietro le quinte per confezionare una legge elettorale proporzionale, il cui solo scopo è di garantire a se stessa di sopravvivere alla propria inutilità certificata, di continuare ad esistere e a ricevere le prebende a dispetto della fine della democrazia e della sovranità popolare. Dovrà solo votare per qualcosa che si avrà cura di nascondere all’opinione pubblica sotto il gergo anodino della flaccida dittatura eurocratica: «Modifica dell’articolo 136 del Trattato sul Funzionamento della UE». E la Bestia si leverà torreggiante su di noi. Bisogna far paura a questi servi. Avvertirli che nessuno di loro – nessuno di coloro che oggi occupano un seggio nelle due Camere – sarà mai più votato. Bisogna scrivere ai giornali, esigere che rompano il loro complice silenzio sulla reale natura dello ESM. Naturalmente, tutti i complici e i disonesti saranno lì a giustificare la cessione di sovranità invocando la «situazione obbiettiva» di enormi debitori che devono elemosinare il denaro ai «mercati»; implicheranno che la sovranità è un lusso che non possiamo più permetterci – come il posto fisso, salari decenti e assistenza sanitaria. Invocheranno la «forza maggiore». Tutte balle. Recentemente, in una conferenza a Roma, m’è capitato di rievocare un caso (l’unico) in cui la sovranità italiana fu vittoriosamente difesa a dispetto di una «situazione obbiettiva» infinitamente più tragica dell’attuale, una economia bombardata, una penuria di mezzi che riduceva le capacità di reazione quasi a nulla, e la pesante tutela di una potenza europea rigida e spietata che ci stava sul collo. È un esempio estremo, politicamente scorretto, impronunciabile: la Repubblica Sociale Italiana. Certo non era facile affermare la sovranità diuna repubblica creata dal nulla dai tedeschi, bisognosa del loro appoggio, nella condizione della disfatta, in un piccolo territorio di un Paese già largamente occupato (liberato) dagli Alleati, e per di più travagliato dalla guerra civile. Che potevano fare i ministri di quella repubblica prossima a sparire nel sangue (durò infatti venti mesi), se non adeguarsi alla condizione di Stato-fantoccio del tedesco, e pensare intanto a salvare la pelle propria, il proprio futuro, a mettere in salvo le famiglie? Ebbene, non andò così. Un mese dopo la sua nomina, il ministro delle Finanze di quello Stato evanescente come il fumo, Domenico Pellegrini Giampietro (un napoletano), ingiunse ai tedeschi di ritirare immediatamente dalla circolazione i «marchi d’occupazione» (Reichskreidit Kassenscheine) con cui le truppe germaniche, ogni volta che entravano in una bottega a comprare le poche merci esistenti, commettevano di fatto un esproprio senza indennizzo (nel Meridione liberato, gli americani continuarono per anni a inondare il Paese della loro moneta d’occupazione, le AM-lire). Ma la RSI non era più territorio occupato, era un alleato: dunque le truppe germaniche favorissero adempiere ad ogni pagamento esclusivamente in lire italiane. E di cessare requisizioni e prelievi di fondi dalle nostre banche. Anzi, visto che c’erano lavoratori italiani nel Terzo Reich, Pellegrini Giampietro pretese ed ottenne il trasferimento in Italia dei loro risparmi. Frattanto, impedì il trasferimento del Poligrafico di Stato a Vienna; fece restituire buona parte dell’oro che la Wehrmacht aveva sottratto alla Banca d’Italia, e mise al sicuro le sue riserve d’oro e valute a Fortezza, dove gli americani le trovarono intatte nel ‘45 (2). Nello stesso tempo – e nonostante la repubblica dovesse versare ai tedeschi ogni mese 7 miliardi di lire come «contributo per le spese militari, fortificazioni, riattazione delle vie di comunicazione» –, il ministro riuscì a mantenere il potere d’acquisto della lira, anche con un ferreo controllo sui prezzi. Chi ha vissuto quei tempi al Nord, li ha ricordati, non senza motivo, come tempi di paura e di tessere alimentari da fame: ma i dati dicono che al Nord, nel periodo, gli alimentari rincararono del 50%, mentre nel Meridione liberato, del 400%. E la repubblica di Salò riuscì ad aumentare la razione di pane nei mesi invernali. La stampa di carta moneta fu oculatamente controllata: dei 137,8 miliardi autorizzati, ne stampò 110,9. Il Nord dunque non conobbe l’inflazione galoppante del Sud, dove infuriava inoltre il colossale mercato nero (alimentato dai surplus americani), la prostituzione per scatolette, sigarette e calze di nylon, la criminalità impunita e la fame – talchè si può dire che il collasso morale di Napoli, divenuta capitale del malaffare, risalga a quella «liberazione». Con un introito fiscale devastato dalle distruzioni e dalla povertà (ma nei primi mesi del ‘45 Pellegrini Giampietro era riuscito ad aumentare il gettito a 2 miliardi al mese), ebbe perfino la capacità di restituire il valore di parità ai titoli di Stato (che dopo l’8 settembre erano crollati al 30% del loro valore facciale). Come fece? Personalmente non so. Ma forse una cattedra alla Bocconi, tralasciando lo studio delle meraviglie speculative di Wall Street e della City, potrebbe dedicare un «master in political economy» per capire i segreti della finanza pubblica in condizioni finanziarie ed economiche disperate, la scienza in cui Pellegrini Giampietro si rivelò maestro. Il materiale documentale c’è: il ministro repubblichino riuscì a pubblicare, per l’esercizio finanziario, 1944-45, regolari bilanci di previsione e consuntivi, regolarmente pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale. Vi si può constatare che le entrate dello stato di Salò (386,8 miliardi) superarono le uscite (359,6), configurando dunque un attivo di bilancio di quasi 21 miliardi. Sarebbe istruttivo apprendere come ci riuscì. La cosa stupì anche gli americani. Il senatore Victor Wickersham, venuto a visitare le macerie d’Europa, dichiarò nell’agosto del ‘45: «La situazione economica dell’Italia settentrionale (quella su cui aveva governato la RSI) è molto migliore non solo rispetto alle altre regioni dell’Italia meridionale e centrale (quella occupata da loro), ma anche in confronto ad altri Paesi europei in precedenza visitati dalla Commissione di controllo... Germania, Olanda, Norvegia, Belgio e certe zone della Francia». (Il Popolo, 25 agosto 1948) (3). E non si creda che l’affermazione della sovranità in qualche modo venisse da sè, fosse accettata con legalistico scrupolo dai tedeschi. No, ogni vittoria fu strappata dal piccolo (di statura) Pellegrini Giampietro in aspri confronti con l’ambasciatore Rahn, che si sentiva ovviamente il governatore della colonia, e finì per aver quasi paura di quel «neapolitaner» che si opponeva punto per punto con incredibile competenza e oratoria, che per ogni «contributo» che gli dava, li obbligava a firmare protocolli in cui si riaffermava la sovranità monetaria dello Stato, che i tedeschi dovevano riconoscere, quindi, nero su bianco. I tedeschi provavano continuamente a smantellare le industrie esistenti e trasferirle in Germania, a mettere le mani sull’oro pubblico, i comandi della Wehrmacht facevano requisizioni, sentendosi in diritto dato il «tradimento» di questo popolo di traditori. Si doveva ad ogni istante, con tutte le forze ed anche senza aver forze reali, lottare contro il disprezzo che trasudava da ogni azione e parola dell’«alleato», ahimè giustificato. No, non fu certo facile. Pellegrini era in qualche modo un tecnico, ma lo sosteneva qualcosa d’altro: coraggio personale e amor di Patria (4), entrambi inflessibili. Due cose che la Bocconi non insegna. Due cose che i politici non hanno mai considerato necessarie ai loro successi. Per gente così, esiste sempre la «forza maggiore». NOTE -------------------------------------------------------------------------------- 1) Occorre constatare che persino in demagogia il professor Monti supera di gran lunga il Berlusconi. Tronca le pensioni e aggrava le tasse, e chiama il decreto «Salva-Italia». Non fa nulla per stroncare i parassitismi, se non un tentativo di disciplinare i tassisti, e chiama questo nulla «liberalizzazioni», anzi «Cresci-Italia». Quando impapocchia le sue «riforme», e le sue «liberalizzazioni», Monti e il suo governo tecnico stanno attentissimi a non toccare, nemmeno sfiorare, i gangli maggiori dei parassiti pubblici, vera causa del debito. Per esempio, si veda la furbesca «lotta» ingaggiata coi sindacati per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ciò che rende illicenziabili i fannulloni, gli assenteisti cronici e i ladri in azienda, non è in sè l’articolo 18: è il modo in cui lo interpreta la magistratura del lavoro, che continua a fare la Rivoluzione e la Lotta di Classe dai palazzi di giustizia, imponendo il reintegro dei suddetti ladri, assenteisti e fancazzisti. È quella che andrebbe abolita. Monti lo sa benissimo. 2) Intanto il ministro dell’Economia Corporativa, Angelo Tarchi, sventava i ripetuti tentativi dei tedeschi di trasferire gli impianti industriali del Nord nel Reich, con la plausibile scusa ce qui erano esposti ai bombardamenti. Già ANIC e Montecatini ed altre erano state trasferite. Il ministro Tarchi riuscì a far firmare ai tedeschi un accordo in cui questi garantivano la restituzione degli impianti il loro ripristino, la sostituzione (se necessario) con complessi di uguale potenzialità e caratteristiche nell’ipotesi di distruzione, con spese totali a carico del Reich, oltre alla restituzione di materie prime asportate, prodotti semilavorati e la fideiussione della Deutsche Bank secondo le norme previste dalle convenzioni (...). Sulla base di tale accordo, il governo della RSI emanava in data 31 maggio 1944 un documento (numero 340) che sanciva la competenza italiana in materia di politica industriale con valutazione degli impianti produttivi, per quanto atteneva alla loro capacità industriale, sulle materie prime, per la loro entità e quantità, sull’utilizzazione degli impianti in relazione alle commesse belliche, per le necessità civili, l’impiego della mano d’opera e le controversie relative in materia di tutela e decentramento degli impianti nel nord Italia (http://www.italia-rsi.org/uomini/giampietropellegrini.htm). 3) Dopo la «liberazione», il governo italiano antifascista (Bonomi) nviò nel Nord il ministro del Tesoro Marcello Soleri a constatare quel che aveva lasciato il collasso della Repubblica Sociale. Soleri riconobbe: «L'importo della circolazione monetaria durante la RSI, è risultato notevolmente inferiore all’andamento previsto, poiché il governo repubblicano ha fatto più largo ricorso al debito fluttuante (...). Sono stati stampati e messi in circolazione soltanto lire 110.881.000.000 sul totale di lire 137.840.000.000 autorizzate. Tutto ciò è abbastanza confortante (...). Tali situazioni economiche-fìnanziarie, malgrado il protrarsi dell’occupazione tedesca, sono risultate meno disa-strose di quanto si temeva, cosicché gli oneri previsti per la ricostruzione, rimarranno limitati in misura inferiore a quanto previsto e la ripresa della produzione industriale dell’Alta Italia potrà essere rapida...» (confronta Il Globo numero 104 del 6 giugno 1945). 4) Il patriottismo di Pellegrini Giampietro fu riconosciuto da un testimone sorprendente: la Corte di Cassazione dell’Italia antifascista, che ovviamente processò il ministro di Salò con l’accusa di collaborazionismo. La Corte lo definì un «protagonista della difesa del tesoro nazionale», riconobbe che la sua opera aveva impedito che il Nord-Ialia «divenisse completa preda dei tedeschi», e concluse nella motivazione della sentenza di assoluzione: «La sua opera fu ispirata ad amor patrio, non già ad asservimento al nemico, tanto più meritevole in quanto svolta fra pericoli d’ogni genere». Nonostante l’assoluzione, Pellegrini Giampietro andò in esilio, prima in Brasile, poi in Argentina e Uruguay, dove fondò banche e diresse giornali, e dove la morte lo prese il 18 giugno 1970. Era nato nel 1899, adolescente aveva combattuto volontario nella Grande Guerra (era un «ragazzo del ‘99»), e poi nella guerra di Spagna. 

Autore Maurizio Blondet


lunedì 3 ottobre 2011

Atessa, concessa cittadinanza onoraria a Ciampi: contraria Forza Nuova

 

Il seguente articolo è tratto dal sito web del  movimento politico, Forza Nuova. Pur non interessandomi al dualismo "destra" / "sinistra" e "fascisti" / "comunisti" - con il quale il sistema ci relega l'esistenza in compartimenti stagni per non evolverci, ma solo per scannarci a vicenda - preciso che con ciò non voglio prendere le simpatie di questo movimento, ma l'articolo, ritenendolo interessante, perchè basato su fatti reali e che stiamo scontando, è meritevole di attenzione e pubblicazione.

Marcolongo (FN): “In Islanda i banchieri sono arrestati ed espulsi, in Italia si premiano!” Il consiglio comunale di Atessa, in data 30 settembre 2011, ha concesso la cittadinanza onoraria a Carlo Azeglio Ciampi su proposta della “Fondazione Bertrando e Silvio Spaventa” di Bomba con 17 voti favorevoli di centrodestra e centrosinistra e 1 contrario di Forza Nuova. Il consigliere comunale forzanovista Luigi Marcolongo spiega la posizione presa: “Con un lungo intervento ho illustrato ai consiglieri quali erano i motivi che non permettevano di concedere una cittadinanza onoraria a Carlo Azeglio Ciampi e, malgrado le pesanti accuse mosse dal sottoscritto al candidato, nessun dei presenti ha osato smentire quanto detto da me, tantoché qualcuno di loro mi ha confessato in privato di aver pensato più volte di votare contrario. 1) Carlo Azeglio Ciampi banchiere: Dopo una vita passata nella Banca D’Italia a far carriera, nel 1979 ne diventa governatore per 14 anni. Viene denunciato l’8 marzo 1993 dal Prof. Giacinto Auriti (accademico, docente universitario, ideologo e giurista di chiara fama) per truffa, falso in bilancio, associazione a delinquere, usura e istigazione al suicidio, accuse che scaturiscono dal “signoraggio bancario”, ossia la truffa dell’emissione della moneta da parte delle banche centrali. Quando il Prof. Autiti fu chiamato dal Procuratore della Repubblica di Roma Ettore Torri, costui gli disse: “Prof. Auriti, lei ha dimostrato l’elemento materiale del reato, manca il dolo perché è stato sempre così!”. Il Professore di Guardiagrele non venne mai querelato per calunnia né da Ciampi né da Fazio, anch’esso denunciato, perché le accuse erano fondate! Il “signoraggio bancario” genera un illegale debito pubblico con impatti devastanti sulle nazioni, producendo sofferenza povertà e disoccupazione perché i governi sono costretti a aumentare le tasse, ridurre i servizi, privatizzare, liberalizzare il mercato del lavoro, mettere all’asta i beni dello Stato. Ciampi, essendo stato governatore della Banca d’Italia, è anch’egli responsabile di questa truffa ai danni degli italiani e di conseguenza dell’attuale debito pubblico italiano e di tutte le relative drammatiche conseguenze. 2) Carlo Azeglio Ciampi presidente del consiglio e ministro: Il 28 aprile 1993, su incarico del presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, diventa presidente del consiglio dei ministri di un governo tecnico di transizione per un anno, senza neanche essere parlamentare (alla faccia di quella democrazia che egli ha sempre osannato). Si contraddistinse per le privatizzazioni delle aziende statali avviando la svendita del patrimonio pubblico italiano alla finanza internazionale. Nel 1996, con la vittoria dell’Ulivo e di Prodi, viene nominato ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e lo stesso incarico ebbe nel 1998 con D’Alema: comunisti e postcomunisti piazzarono un banchiere nel governo (alla faccia del proletariato!). E’con lui che gl’italiani conoscono le prime grandi manovre finanziare, che cominciano a svuotare le loro tasche, destinate a far rispettare i parametri del Trattato di Maastricht per l’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea, altro grande disastro. Continuerà a spingere per le privatizzazioni delle imprese pubbliche. Ciampi con le privatizzazioni, le finanziare e l’euro ha creato danni enormi alla nazione, danni che diventano sempre più evidenti; è stato un servitore della grande finanza internazionale e di conseguenza nemico dell’Italia e della sua sovranità economica e monetaria. 3) Carlo Azeglio Ciampi presidente della repubblica: Ciampi fu un sostenitore del risorgimento italiano, vicenda storica ispirata, finanziata e compiuta dalle logge massoniche italiane e straniere per svuotare il meridione del cattolicesimo e delle ricchezze. L’epilogo dell’odio anticristiano degli “eroi” risorgimentali del presidente è la “Breccia di Porta Pia”, ossia i cannoni che spararono su Papa Pio IX definito dal massone Garibaldi “un metro cubo di letame”, che Ciampi celebrò il XX settembre 2005. Ciampi non ha mai parlato dei crimini nell’Italia meridionale contro la popolazione e il clero, dei villaggi e delle chiese bruciati, delle fucilazioni, degli stupri e dei saccheggi commessi dai suoi “eroi” garibaldini e sabaudi. Ciampi, così attento ai “campi di concentramento”, non raccontò mai che i primi in Europa sorsero nel nord Italia e che all’interno di essi furono deportati e morirono migliaia di soldati borbonici. Ciampi fu in varie occasioni accusato di essere affiliato alla massoneria, cosa che lui ha sempre smentito. Umberto Bossi durante un comizio e Mirko Tremaglia (MSI) in una lettera scritta al presidente della repubblica Scalfaro lo accusarono di essere stato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli. La fonte dei due parlamentari era la dichiarazione rilasciata da Clara Calvi, moglie del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 presieduta da Tina Anselmi; alla domanda dei commissari: “Suo marito le disse che Ciampi e Dini erano anch'essi della P2?” la donna rispose: “Sì”. Le prove, però, non si trovarono mai. Quindi Forza Nuova ha ritenuto che né Atessa nè nessun altro comune possa concedere una cittadinanza onoraria a Carlo Azeglio Ciampi, responsabile dell’attuale drammatica situazione economica e sociale italiana, soprattutto se sulla proposta si leggono le seguenti motivazioni: “si è distinto nel campo della giustizia, della moralità pubblica”. Mentre in Islanda i banchieri, accusati di tradimento dal governo e dal popolo, vengono arrestati ed espulsi, qui in Italia in Abruzzo ad Atessa, una città composta maggiormente da operai, agricoltori, piccoli commercianti e artigiani che più di tutti pagano le scelte sbagliate dei politici e dei tecnocrati come Ciampi, addirittura li si premia!” Per Info: centro@forzanuova.org  

martedì 5 luglio 2011

Proclama alla Nazione: Ora o mai più! ( tratto da "Proclama Italia" )

Il seguente articolo, è tratto dal sito di "Proclama Italia".

La prova provata che l’Italia, da 66 anni, non è (né può essere, né – nelle sue attuali condizioni – potrà mai diventarlo!) uno Stato indipendente e sovrano – e che il suo Governo (di destra, sinistra, centro… sarebbe la stessa cosa!), non è (né può essere) in grado di fare liberamente e degnamente gli interessi dei suoi amministrati (in quanto, oltre ad essere chiaramente in sottordine a quello degli USA, è invariabilmente ed incessantemente sotto ricatto ed autorità di Washington che tende puntualmente, arrogantemente e sfacciatamente ad intimargli cosa si debba o non si debba fare…) – l’abbiamo definitivamente avuta in concomitanza con la Crisi libica, tuttora in corso. Questo, nonostante l’Italia avesse un preciso e vincolante trattato di non aggresione e di cooperazione con la Libia, e che i nostri interessi politici, economici ed energetici consigliassero, quanto meno, di restare neutrali.
Tenuto conto di quanto sopra, e non potendo fare altrimenti, è pertanto indispensabile che, una volta per tutte, si possa fare chiarezza. E, per poterla realmente fare, è ugualmente vitale ed urgente che si possa – al di la delle idee di ciascuno e degli schieramenti ideologici, politici e partitici in cui ognuno si riconosce – tirare una precisa, indelebile ed invalicabile linea di demarcazione, tra tutti gli Italiani. Tra coloro, cioè, a cui, per un motivo o per un altro, sta bene la suddetta situazione, e quegli Italiani, invece, che tendono fermamente a rifiutarla, e vorrebbero, in qualche modo, rimetterla in discussione.
Questa, dunque, da oggi, è la sola, possibile, linea di demarcazione:
1. chiunque, tra gli Italiani (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema destra o di estrema-sinistra), continuerà ad accettare il suddetto stato di flagrante ed umiliante sudditanza da Stati terzi (fosse pure, per banale ignoranza o noncuranza), sarà considerato un nemico (polemios/hostis) ed un traditore della nostra Patria;
2. chiunque altro (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di estrema destra o di estrema-sinistra) tenderà, invece, a rifiutare il succitato stato di asservimento e di subordinazione, e vorrà, in qualche modo, riunirsi e lottare, per potere finalmente riuscire a liberare la nostra Patria Italia/Europa dalla colonizzazione politica, economica, culturale e militare che ci è stata subdolamente imposta negli ultimi 66 anni, sarà considerato un nostro amico (philos/amicus) ed un nostro alleato (etairos/sodalis).

Libertà, Indipendenza, Autodeterminazione e Sovranità politica,
economica, culturale e militare, per l’Italia, l’Europa
ed il resto dei Popoli-Nazione del mondo.

giovedì 28 aprile 2011

IL CAVALIERE E’ COTTO ! GLI ALTRI…PEGGIO ! NOI..”Avanguardia”…!. ( articolo di Stelvio Dal Piaz )

Il seguente articolo, a firma di Stelvio Dal Piaz, è tratto dal sito del Centro Studi Socialismo Nazionale.

Il cavaliere é cotto e l’Italia é allo sbando.
Ma non solo l’Italia, é l’Europa e il mondo che sono al collasso perché in balia di giochi perversi estranei agli interessi dei popoli.
Nello specifico del nostro paese Berlusconi e la sua armata “brancaleone”,  non sono più in grado di controllare la situazione interna e gli affari di politica estera, sia pure nel ristrettissimo ambito di manovra consentito da una sovranità limitata qual’é quella del paese Italia a seguito dell’esito infausto della 2a Guerra mondiale.
Alternative politiche valide non se ne intravedono, anzi – come si dice nel Veneto – la pezza sarebbe ancora più evidente del buco. Questo é il dato di fatto che sta emergendo nella realtà quotidiana. Occorrerebbe che l’intera classe politica, di governo e di opposizione – in uno slancio di onestà intellettuale – spiegasse con estrema chiarezza ciò che sta accadendo dietro le quinte degli avvenimenti mondiali e rivelasse, finalmente, quello che i “padroni del mondo” vogliono in realtà e cioè creare un potere economico mondiale superiore a quello politico dei singoli governi nazionali.
La cupola plutocratica giudaico massonica sta consolidando, a livello globale, gli interessi delle multinazionali e delle grandi banche attraverso il controllo politico dei governi nazionali che, sempre più spesso, vengono trascinati nelle ormai famose “guerre umanitarie”, riesumando l’antica filosofia crociata seconda la quale “c’è sempre un Santo Sepolcro da liberare”.  Organizzazioni private come il BILDERBERG GROUP, il COUNCIL OF FOREIGN RELATIONS (C.F.R. ), la TRILATERAL COMMISSION (T.C. ), stanno lavorando per creare il “nuovo ordine mondiale”. Questi gruppi servono a diffondere e a coordinare i piani di questo “nuovo ordine” nei settori vitali degli affari, della finanza, dell’economia, della cultura, della politica, dell’ amministrazione. Occorre prendere atto che le attuali democrazie rappresentative si basano su governi eletti, su un Capo di Stato, e organi legislativi, i quali possono essere “scaricati” creando delle crisi orchestrate a tavolino tramite un terzo potere – quello delle Banche centrali private – che di fatto li finanzia.
Le politiche monetarie delle Banche centrali sono stabilite dagli uomini affiliati alle organizzazioni criminali sopra indicate e controllano la circolazione della valuta, il credito nazionale, i tassi di interesse e, ogni volta che un governo non l’asseconda, usano il loro potere per orchestrarne la caduta. Le tre organizzazioni citate appartengono ad una élite egoista che protegge la propria ricchezza ed i propri investimenti in banche internazionali e in multinazionali attraverso l’espansione dell’economia a discapito dello sviluppo delle singole nazioni. Le politiche che esse promuovono portano benefici unicamente a loro, con lo scopo finale di sottomettere tutti ad un unico governo mondiale.
Michael Thomas, noto operatore di Wall Street, il 28 maggio 1999 ebbe a dichiarare al “SHC News”: “Se i membri del Bilderberg sembrano essere più restii del solito ad apparire sui media, è  perché – tra le altre ragioni – si rendono conto che le toro principali strutture, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, hanno causato un numero di devastazioni umane molto superiore a quello seguito alla 2a Guerra mondiale.”
La stampa del cosiddetto “mondo libero” è completamente asservita alla volontà della propaganda dei membri di queste organizzazioni (Bilderberg, C.FR, T.C.). Tramite il denaro hanno ottenuto grande influenza sui media; tramite i media hanno ottenuto il controllo sulla pubblica opinione; tramite la pressione della pubblica opinione hanno ottenuto una grande influenza sui politici e, avendo corrotto i politici, stanno prendendo il controllo delle nazioni.
Richard Salent, ex presidente della “C.B S. News”,  affermò: “Il nostro lavoro non consiste nel dare alla gente quello che vuole, ma nel decidere cosa deve volere”. Lo scopo principale e finale è quello di eliminare la struttura politica dello “Stato-Nazione” per instaurare un impero mondiale neo-coloniale.
Altre organizzazioni private da tenere sotto stretto controllo ed in attenta considerazione sono il “TAVISTOCK INSTITUT FOR BEHAVIOURAL ANALYSIS” centro di ricerca sui comportamenti umani e il “RAND INSTITUTE”, entrambe fondate dai Rockefeller. Nel 1973, David Rockefeller li definì utili per “operare il lavaggio di massa del cervello”.Come spiega perfettamente Coleman nel suo libro “ il Tavistock e le fondazioni similari”  hanno un solo obiettivo in mente: “spezzare le forze emotive della gente e renderle impotenti di fronte ai dettami del nuovo ordine mondiale “.
L’edizione di febbraio del 1971 del magazine russo “International Affairs” di Mosca, riportava un articolo intitolato “Metodi e conseguenze di un’espansione ideologica degli Stati Uniti” che analizzava gli effetti della propaganda statunitense: “Si possono suddividere le operazioni psico-politiche in operazioni psico-politiche strategiche, che si concentrano sulla propaganda rivolta a piccoli gruppi di persone come esperti accademici in grado, a loro volta, di influenzare l’opinione pubblica, e operazioni psico-politiche tattiche che, tramite i mass media (giornali, radio, televisioni, libri di testo, materiale divulgativo, arte, intrattenimento. ecc.),  spostano la propaganda sulle masse.”
Ovviamente i membri (i cui nomi sono ormai identificabili !) delle organizzazioni citate hanno anche influenza determinante sulle decisioni degli organismi sovranazionali quali l’O.N.U. ed il tristemente famoso Tribunale Internazionale che si arroga la competenza di amministrare la giustizia sottraendo gli imputati al loro giudice naturale e secondo un codice di valutazione che rappresenta un “vulnus “dei principi giuridici che sono a fondamento del diritto delle singole Nazioni.
Da questa analisi, sia pure molto sintetica per ovvii motivi di spazio e che é partita dalla umiliante situazione della politica italiana, dobbiamo trarre la conclusione che, nel contesto descritto, anche la stessa partecipazione alle elezioni é una delle tante operazioni inutili, anzi dannose, dal momento che sono tutte funzionali al perverso disegno mondialista.
Compito primario dei gruppi antagonisti, di cui il Centro Studi “Socialismo Nazionale” si considera avanguardia, è quello della “resistenza” e della contro informazione capillare e puntuale al fine di rompere il meccanismo creato dalla cupola plutocratica con lo scopo di distruggere la struttura dello Stato-Nazione.
Non dobbiamo mollare perché la soluzione del conflitto tra noi e loro é ancora lontana dalla conclusione anche perché gli inganni, gli intrighi, le menzogne, le manipolazioni dei media e degli uomini che ci governano – alla lunga – non reggeranno alla reazione di coloro che sognano di poter vivere da uomini liberi, orgogliosi della loro identità nazionale, dell’appartenenza alla stirpe, della loro storia, delle loro tradizioni culturali e civili, in sintesi della loro civiltà.
Noi non dimentichiamo il passato perché vogliamo, fortemente vogliamo, costruire un avvenire di libertà per i nostri figli e i nostri nipoti. Noi non ci rassegniamo allo “status quo” perché siamo CONSAPEVOLI che la vita dei popoli e delle nazioni non può essere legata soltanto alla crescita del PIL, che l’attuale classe dirigente corrotta e asservita alla cupola usurocratica non potrà risolvere i nostri problemi esistenziali, che solo il primato della politica sull’economia può garantire un’equa distribuzione delle ricchezze.
Noi siamo fermamente CONVINTI che riusciremo nuovamente a seppellire il liberismo economico e che torneranno di attualità i concetti espressi da Mussolini il 14 novembre 1933: “Noi abbiamo respinto la teoria dell’uomo economico, la teoria liberale, e ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire che il lavoro è una merce. L‘uomo economico non esiste, esiste l’Uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è guerriero.”

(Stelvio Dal Piaz)

Bibliografia:
“Daniel Estulin – “Il Club Bilderberg”.  La Storia segreta dei padroni del mondo- Arianna Editrice euro 18,50

domenica 3 aprile 2011

Agli stranieri i nuovi posti di lavoro ( articolo di Luca Ricolfi - La Stampa )


Il seguente articolo è tratto dal sito web de "La Stampa" ed è a opera di Luca Ricolfi.

La situazione a Lampedusa si complica. Il mare grosso impedisce l’arrivo di nuovi migranti, ma anche il trasferimento sul continente delle migliaia di persone sbarcate nelle ultime settimane. Le navi che dovevano assicurare «in 48-60 ore» (parole di Berlusconi) lo sgombero dell’isola non riescono nemmeno ad attraccare, mentre i tunisini ammassati nella tendopoli pugliese di Manduria fuggono (o sono lasciati fuggire?) scavalcando esili reti di recinzione, o passando attraverso varchi lasciati aperti. Quanto alle Regioni che avevano dato la loro disponibilità a gestire i nuovi arrivati, una dopo l’altra fanno marcia indietro, o come minimo costellano di innumerevoli paletti e distinguo la loro volontà di accoglienza: sì ma solo i rifugiati politici, sì ma non nelle tendopoli, sì ma solo se nessun'altra regione si tira indietro.

Bruttissime figure, dunque, sono in arrivo per il governo in generale (l’ennesima promessa tradita) e per la Lega in particolare, pronta a fare la faccia feroce in campagna elettorale, ma impotente - come chiunque - al momento di affrontare il problema dell’immigrazione.

Già, ma qual è il problema? In questi giorni ho sentito due versioni. Una dice: se l’Europa se ne lava le mani, e noi italiani non riusciamo a rimandarli indietro rapidamente, il segnale di impotenza che inviamo a tutti i disperati del Nord Africa avrà conseguenze catastrofiche, perché i 20 mila migranti di questi mesi (tanti ma non tantissimi) potrebbero rapidamente diventare 50 mila, 500 mila, 1 milione. Per non parlare dei problemi di legalità: uno Stato serio non può accettare che sul proprio territorio circolino o transitino migliaia di persone non identificate, non tutte alla ricerca di un lavoro con cui campare.

C’è anche una seconda versione, che capita di ascoltare soprattutto in casa leghista: li vogliamo rimandare a casa perché in Italia c’è la crisi, manca il lavoro, e quel poco che c’è non basta nemmeno agli italiani. Insomma, i tunisini li vogliamo mandare via non perché siamo razzisti, ma perché c'è la disoccupazione. La prima versione del problema immigrati - un Paese ha diritto di limitare gli ingressi e far rispettare le leggi - pone un mucchio di problemi morali, giuridici, pratici, ma è comprensibile, al limite del puro buonsenso. Sulla seconda versione, che sottolinea la mancanza di lavoro, ho invece molti dubbi. Sembra logica anch’essa, ma lo è meno di quanto appaia a prima vista.


Giusto ieri l’Istat ha comunicato i dati definitivi sull’andamento dell’occupazione nel 2010, nonché i dati provvisori dei primi due mesi dell’anno. Ebbene, quei dati ci forniscono un quadro del mercato del lavoro tutt’altro che sorprendente per gli studiosi, ma in forte contrasto con molte credenze diffuse nel mondo della politica e dei media. Proviamo a sintetizzare. Nei primi tre anni della crisi, ossia fra la fine del 2007 e la fine del 2010, l’occupazione in Italia è diminuita di circa 400 mila unità (senza contare la cassa integrazione). Quella variazione, tuttavia, è il saldo fra un crollo dell’occupazione degli italiani, che hanno perso quasi 1 milione di posti di lavoro, e un’esplosione dell’occupazione degli stranieri, che ne hanno conquistati quasi 600 mila. Nel 2007, prima della crisi e dopo quasi vent’anni di immigrazione, gli stranieri occupati in Italia erano circa 1 milione e mezzo, tre anni dopo erano diventati 2 milioni 145 mila, quasi il 40% in più. Un boom di posti di lavoro nel pieno della più grave crisi dal 1929.


Come è possibile? In parte lo sappiamo: gli italiani, pur non essendo molto più istruiti degli stranieri regolarmente residenti in Italia, non sono disposti a fare tutta una serie di lavori che gli stranieri invece accettano. Ma questa non è una novità. La novità è che durante la crisi l’occupazione straniera è esplosa, e continua a crescere a un ritmo elevatissimo. Anche nell’ultimo anno, con i primi timidi segnali di ripresa, gli italiani hanno perso qualcosa come 166 mila posti di lavoro, mentre gli stranieri ne hanno guadagnati ben 179 mila (+9,1%).

È possibile che una parte dei nuovi posti di lavoro siano state semplici regolarizzazioni, soprattutto relative a «badanti» già occupate. Ma questo meccanismo può spiegare solo una parte dell’aumento, visto che - nonostante la drammatica crisi dell’edilizia - l’occupazione degli stranieri maschi è aumentata di quasi il 30% in soli 3 anni, e continua ad aumentare anche in questi mesi.

La realtà, forse, è un’altra, più difficile da digerire per noi italiani. Nella crisi, il nostro sistema produttivo è diventato ancor meno capace di prima di generare posti accettabili per gli italiani. È per questo che gli immigrati regolari stanno lentamente, ma implacabilmente, diventando uno dei segmenti più dinamici e attivi della società italiana, come mostrano l’andamento del tasso di disoccupazione (in calo per gli stranieri ma non per gli italiani), il contributo al Pil, il valore delle rimesse verso i Paesi d’origine, il moltiplicarsi in ogni parte d’Italia delle partite Iva e delle micro-imprese gestite da immigrati: negozi, bar, officine, aziende di trasporti e di servizi. È triste ammetterlo, ma gli stranieri occupati in Italia sono diversi da noi non già perché «loro» sono meno istruiti e meno ricchi, ma perché somigliano a quel che noi stessi eravamo negli Anni 50: un popolo uscito da mille difficoltà e determinato a conquistarsi un futuro a colpi di sacrifici e duro lavoro.


Visto da questa angolatura il problema dell’immigrazione assume contorni un po’ diversi. Sul versante del mercato del lavoro, il problema dell’Italia - per ora - non è di essere invasa dagli stranieri, ma di essere più adatta agli stranieri che agli italiani. Il nostro guaio non è che gli stranieri ci portano via i posti di lavoro, ma che ci ostiniamo a creare posti che né noi né i nostri figli sono disposti a occupare. Camerieri, pizzaioli, fattorini, autisti, badanti, muratori continuano a servire al sistema Italia. Molto meno ingegneri, tecnici specializzati, ricercatori, tutti mestieri per i quali - se si è davvero bravi - forse è meglio guardare alle opportunità che si creano negli altri Paesi avanzati che sulla scuola, la ricerca e la cultura hanno puntato più di noi.

P.S.
Queste due righe sono un mio pensiero. In sostanza, la situazione è semplice: più stranieri, più cavalli di troia da usare per l'abbattimento dei diritti dei lavoratori, per rovinare i posti di lavoro e, in sostanza, per livellare al basso i salari a fine mese. Compresi i lavori in nero ( questi, poi, nella maggior parte dei casi, in mano a dittarelle familiari gestiti da cafoni ). La globalizzazione e la sua conseguente eliminazione delle sovranità nazionali, pretendono tutto questo e l'Italia senza sovranità, anche grazie ad una "classe dirigente" da imbecilli, permette il tutto.

W l'Italia! Avanti, stranieri, l'Italia è vostra! L'abbiamo costruita per voi; l'abbiamo fatta avanzare per lasciarla in mano vostra. Noi, con umiltà, togliamo le tende e andiamo via. E se i diritti dei lavoratori non sono conciliabili con il vostro stile di vita, potete cancellarli. E con essi, cancellare la memoria di chi è morto per questi. Avanti, cavalli di troia!