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mercoledì 12 febbraio 2014

Italia, febbraio 2014: sicuri che vada tutto bene?







12 febbraio 2014: siamo giunti verso la fine di questo governetto da strapazzo “creato” da Re Giorgio nella primavera dell’anno scorso? Si permetterà all’arrivista sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di scansare l’attuale Presidente del Consiglio – anch’esso del PD – e sostituirlo? Il Presidente della Repubblica, consentirà tutto questo?

Prima di addentrarci nello specifico, ricordiamoci che l’attuale governo, dopo le elezioni di febbraio 2013, è stato il secondo a cui diede vita l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Passati due mesi dalle elezioni e non essendo giunti alla creazione di un Governo per via delle percentuali ottenute dal PD, PDL e Movimento 5 Stelle che non consentivano manovre “indipendenti”, alla fine “l’inquilino” del Colle, per spirito caritatevole verso la UE e altre strutture sovrannazionali che dovevano avere un paravento per poter operare, con un giro di consultazioni scelse l’ex vice presidente dell’Aspen Institute Italia, Enrico Letta.

Il primo Governo da lui plasmato ad immagine e somiglianza dell’alta finanza e della UE che fremeva, come ricorderemo, fu quello di Mister Bilderberg/Goldman Sachs/Trilaterale, ovvero Mario Monti, a metà novembre 2011. Vi ricordate le scene di giubilo della gente in piazza del Quirinale? I canti di gioia e i “Bella Ciao” che si sprecavano?


Ed ora eccoci qui, dove in questo anno scarso di Governo Letta, in cui francamente non è successo nulla di rilevante sulla scena politica italiana, l’Italia è sempre più povera e gli italiani continuano a suicidarsi per una crisi che, come ovvio che sia, non ha più termine. Gli unici cambiamenti sono i l’aumento vistoso dei lavaggi del cervello a favore degli immigrati, degli zingari e degli omosessuali. Richiami, però, che vengono imposti dall’alto e che, sfruttando il periodo di crisi economica e di preoccupazioni maggiori degli italiani, potrebbero dare origine ad un cambiamento potenzialmente distruttivo verso la società italiana così come l’abbiamo sempre vissuta e conosciuta. Ma questo è un altro ( e ben preoccupante ) problema di cui parlerò in un altro articolo. L’unica cosa da anticipare è l’attacco ai bambini e alla loro sfera sessuale ( ancora da sviluppare  ) da parte di lobby omosessuali residenti a Bruxelles. Attacchi, per finire, che si diramano contro la famiglia tradizionale.


Se Napolitano darà l’incarico a Renzi, siamo sicuri di considerarci ancora una democrazia? Renzi l’ha votato qualcuno? Siamo sicuri che con il terzo Governo uscito dal cilindro del Presidente della Repubblica, non dobbiamo considerarci a tutti gli effetti un popolo “superfluo” ( per riprendere un aggettivo usato, con lungimiranza, dall’Avvocato Della Luna nel suo libro “Oligarchia per popoli superflui” )? C’è ancora bisogno di recarci alle urne? Visto e considerato che il Governo Monti e quello Letta si possono definire un unico Governo e quello che potrebbe nascere col “sindaco d’Italia” ( definizione stolta usata dai giornalai per indicare Renzi ) altrettanto, non si sta di fronte al consolidarsi di un’entità che sfacciatamente rigenera se stessa e non ha bisogno delle urne? Se la UE non avrà da ridire su ciò che succederà – e sono sicuro che NON dirà nulla, visto l’alta percentuale di suoi servi fra le fila del Governo italiota – non potrebbe essere un campanella d’allarme su come questa Unione Europea si è trasformata nel corso degli anni? Ennesima avvisaglia su ciò che è la Ue, è data dallo stop ai negoziati sull'elettricità con la Svizzera dopo che essa, il 9 febbraio, con un referendum popolare, ha detto NO ai flussi incontrollati ( ripeto: incontrollati ) di immigrati.

Ma fondamentalmente, queste domande se le porrà mail la gente? Lo so, è una domanda con già una risposta e questa sarà: NO! Calma piatta!

Ma con l’apatia, le menti narcotizzate sapientemente già da vari anni verso un impegno fine a se stesso, il buonismo imperante ( grazie alla propaganda dall’alto, ma che in Italia ha un terreno fertile per tante ragioni ) che ci fanno scannare a favore per l’immigrato e girare le spalle per gli italiani, difficilmente ci sarà un cambiamento o comunque una sorta di presa di coscienza.


C’è da continuare a fare la propria vita e tentare di non pensarci più di tanto; ma è difficile vedere la propria nazione palesemente telecomandata dall’esterno e con un manipolo di traditori della nazione che fingono di governare.


Nonostante tutto, W l’Italia.

domenica 24 marzo 2013

Il ritorno dei morti viventi



Ieri, sabato 23 marzo 2013, a Roma e in altre città italiana, si sono riversate in piazza qualche migliaio di persone, chiamate "Popolo Viola", per...scagliarsi contro Berlusconi. Che novità, vero?
Visto i suoi guai giudiziari, non potrebbe essere eleggibile. Di per sè nulla da condannare come idea, ma il problema, così come riportai su questo mio blog in varie occasioni, non è Berlusconi in sè, ma la mentalità italiota che porta la gente a vedere la pagliuzza e non la trave. Che gli fa vedere Berlusconi e non lo sfascio italiano da molti anni.

L'organizzazione è stata affidata al direttore di Micromega, Paolo Flores D'aracais, e da altri personaggi di "spicco" della ribellione italiota alla tirannia Berlusconeide. Basta accedere al sito della rivista Micromega e si potranno trovare articoli a profusione e la petizione da firmare per impedire l'ineleggibilità del Cavaliere ( che non sto difendendo. Meglio specificare ).

Non so cosa aggiungere, solo che dopo un anno e quattro mesi dal "governo" Monti - la marionetta della Goldman Sachs, del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale - dove la nostra nazione è stata rovinata da questo usuraio e in cui questa gente era LETTERALMENTE scomparsa dalle piazze, ecco che resuscitano come zombi. E, così come prima ( cioè nei "bei" tempi in cui ci si preoccupava SOLO dei guai giudiziari, prima, e sessuali, dopo, di Berlusconi, ma con un'Italia che VISIBILMENTE andava a rotoli ma che a loro, da bravi manipolati di mente che erano e che sono, NON vedevano perchè NON si doveva vedere ) sempre sprizzanti odio contro il Goldstein di turno. E pazienza di ciò che è stato firmato CONTRO il nostro futuro. Allora stavano in letargo mentale. Ma ne subiranno le conseguenze; altro che no. Ma io non starò con loro in piazza.

Ennesima dimostrazione, non che ce ne fosse bisogno, di come qui in Italia non faremo grandi cose. Anzi, si resterà impantanati nella melma delle solite lamentele da bar, dalla manipolazione di pseudo intellettuali che distrarranno l'opinione pubblica su argomenti frivoli, sui vecchi e polverosi slogan sull'antifascismo ( nel 2013 sarebbe ora di finirla ) e via dicendo.
E nel frattempo il tempo scorre e non solo si diventa più vecchi, ma l'Italia arretra, arranca e, dato che "ce lo dice l'Europa", si firmano accordi che hanno rovinato e devasteranno ancor di più il lavoro, la vita sociale ed economica del popolo italiano. Ma di questo, ai "violacei", non frega nulla. Eventualmente, se si starà male, a parte che si appiopperà la colpa a Berlusconi, si farà qualche manifestazioncina con i sindacati ( che "tutelano i diritti dei lavoratori" ) contro l'articolo "tal dei tali" che sottrae diritti ai lavoratori, o che riduce le future pensioni, o che non fa assumere gente. E via dicendo.

L'esperienza Monti non ha insegnato nulla. NULLA!

E si parla ancora della Costituzione, ormai scomparsa visto i trattati firmati dal 1992 in poi che hanno tolto sovranità all'Italia. Ma, secondo i "radical chic" ( popolo viola, (pseudo)intellettuali vari, ecc... ), è la "Costituzione più bella del mondo". Lo dice pure Benigni...ma dopo aver preso un assegno da 6 milioni di Euro ( qui le varie directory di Google sul guadagno di Benigni ).

Concludo, dicendo solo di guardare oltre il proprio naso. Oltre a questo ci sono tante sfaccettature dell'esistenza da osservare. E se non le si vuol osservare, c'è sempre la solita italietta, ormai fallita da tempo ( non ce lo dicono per non preoccuparci. Ma in fondo al tunnel, come diceva Monti l'estate scorsa, c'è la luce. E la ripresa, sempre come diceva l'usuraio l'anno scorso, è dentro di noi ), con un popolino distratto perennemente dalle cavolate ( quelle più "impegnate" sono Berlusca e simili ) e che pensa al proprio orticello pecoreccio da custodire gelosamente.
Per questa gente, auguro le randellate della EUROGENDFOR. Arriveranno, arriveranno..

Nonostante tutto, W l'Italia!

giovedì 3 gennaio 2013

Il Manifesto per il Contante Libero




Il seguente Manifesto, è tratto dal sito del neo movimento "Contante Libero". Buona lettura. E buona adesione.

l Manifesto per il Contante Libero (versione short:10 Punti per Il Contante Libero)

La tecnologia come mezzo di controllo sociale per imporre, attraverso una continua induzione di paure ed ansie, moduli di pensiero e comportamenti umani totalmente spersonalizzati, asserviti e ideologizzati. Obbiettivo finale: annichilire qualsiasi sentire, agire e pensare che possa essere veramente alternativo e concorrente. In sintesi, annichilire la libertà.
Questo è il pericolo su cui ci ammonisce il celebre romanzo 1984 di George Orwell. Ciò nondimeno, in questi anni di crisi tale pericolo non è lontano da un suo pieno concretizzarsi. Buona parte della società civile e dell’opinione pubblica sembra non voler vedere questo mostro che cresce; lentamente e apaticamente essa sta lasciando la propria libertà nelle mani di un’entità manipolatrice dai tratti allo stesso tempo oligarchici e collettivistici.
Se vogliamo difendere la libertà (la nostra libertà) dobbiamo innanzitutto scrollarci di dosso l’apatia e prendere coscienza del nostro potere. Per far questo è necessario “educarci alla libertà” processo che in primo luogo implica il comprendere e il saper confutare rigorosamente la logica antirazionale propugnata dai nemici della libertà.
E’ nel suddetto contesto che va inserita “la battaglia per la difesa dell’utilizzo del denaro contante”. Una battaglia la cui finalità, pertanto, non consiste nel rivendicare la supremazia in termini assoluti di uno strumento di pagamento su un altro (banconote versus mezzi elettronici), bensì nel riaffermare il diritto delle persone di scegliere liberamente il modo che ritengono migliore di portare a termine i loro scambi economici.
Come tutti sanno nel nostro Paese la soglia al di sotto della quale è possibile utilizzare denaro contante per effettuare pagamenti tra privati o privati e società od amministrazioni non bancarie è stata recentemente abbassata fino all’attuale limite di 1000€ .
Nonostante ciò,  qualcuno non ancora sazio di prescrivere restrizioni alle libertà individuali continua a richiedere l’implementazione di ulteriori “stratagemmi” per disincentivare e ridurre ancor di più gli spazi d’uso del contante, con l’intento più o meno esplicito e consapevole di giungere in un futuro alla totale, o pressoché totale, soppressione di questa modalità di pagamento, affermando contemporaneamente il dominio artificiale della moneta elettronica.
A supporto della bontà della loro tesi, i promotori ed i sostenitori della cosiddetta lotta al contante adducono il fatto che tutto ciò sia pensato e studiato al fine di ottenere gradi maggiori di benessere generale, equità, progresso, giustizia sociale.
La verità, tuttavia, è assolutamente un’altra: la lotta contro l’utilizzo del denaro contante non annovera alcuno scopo nobile e le argomentazioni a suo sostegno sono pure mistificazioni della realtà oggettiva. L’unico vero obbiettivo di questa crociata consiste nel proteggere e consolidare il potere, le prebende e l’influenza di quella variegata casta di soggetti improduttivi che vivono e prosperano soltanto a scapito del lavoro altrui.
Con il pretesto di perseguire buoni propositi si vuole soltanto fare razzia dei diritti naturali dei più inermi.
La lotta al contante in quanto strumento fondamentale per combattere l’evasione fiscale.
Questa è l’argomentazione principale che viene usata da chi si prodiga per avere una società senza contante. Ad una prima analisi questa giustificazione sembrerebbe inattaccabile; tuttavia, mediante una disamina più attenta e approfondita si scopre che il grosso dell’evasione fiscale non ruota affatto attorno l’utilizzo del denaro contante, ma riguarda invece transazioni decisamente più sofisticate.
I fenomeni evasivi/elusivi numericamente più rilevanti, quali l’occultamento di ricavi e compensi o l’indebita deduzione dei costi, vengono, infatti, messi in atto con l’impiego di strutture e comportamenti fittizi che prescindono dall’uso del contante e dall’obbligo di avvalersi del canale bancario per rendere le operazioni tracciabili.
Diffondere l’idea che la maniera più efficace per contrastare l’evasione fiscale risieda nella lotta al contante significa, dunque, pubblicizzare volutamente un erroneo convincimento. L’evasione si combatte mettendo a punto un quadro normativo stabile e facilmente comprensibile, tagliando il numero degli adempimenti, instaurando un rapporto di fiducia tra il Fisco e il contribuente e riducendo in maniera sistematica e ragionevole la pressione fiscale tramite un preventivo calo della spesa e dell’inefficienza pubblica.
A fronte delle sopraccitate misure, l’eliminazione del contante non serve praticamente a nulla se non a privare milioni di cittadini (il popolo minuto) dell’unico formidabile strumento di “dissenso di massa” che essi possono avere a loro disposizione per non essere sopraffatti da inique regole e politiche fiscali.
La lotta al contante non incide direttamente sulla libertà e le abitudini delle persone.
Affermazione semplicemente senza senso. Restringendo le possibilità per gli agenti economici di scegliere come metodo di pagamento ciò che essi considerano più adeguato, si va ad incidere per forza di cose direttamente sulla libertà e le abitudini delle persone.
Contante strumento scomodo ed obsoleto.
L’esperienza sostiene l’esatto contrario. Nella quotidianità solamente l’impiego del contante permette ad alcune transazioni di essere portate a termine in maniera celere e quindi proficua. Di conseguenza, eliminando o riducendo ancor più drasticamente questa modalità di pagamento, si introdurranno necessariamente in più parti del sistema economico rimarchevoli inefficienze che, in ultima analisi, avranno il demerito di rendere maggiormente complicata la vita delle persone.
La lotta al contante è decisiva anche nella lotta ai furti e alle rapine.
«Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza».
Basterebbe citare questo famoso aforisma di Benjamin Franklin, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, per dimostrare l’illegittima sussistenza di questo assunto. Ma, poiché è necessario essere veritieri fino in fondo, si deve anche constatare come l’eliminazione del contante non rappresenti sicuramente la panacea contro furti e rapine. Clonazione di bancomat e di carte di credito, manipolazione di conti bancari, furto d’identità o anche le incresciose aggressioni alle abitazioni dei cittadini sono tutti esempi di fenomeni criminali sui quali la lotta al contante non può avere di certo un’incidenza decisiva.
La lotta al contante è una vera e propria battaglia di civiltà.
Alcuni si spingono a definire addirittura la lotta al contante come una  vera e propria battaglia di civiltà, dando sostanzialmente origine ad una nuova forma di polilogismo (Il polilogismo è la dottrina che nega l’uniformità della struttura logica della mente umana): da una parte c’è chi ripudiando l’utilizzo del denaro contante ha sposato la cultura della legalità, dall’altra parte c’è chi non ripudiando tale utilizzo ha deciso di porsi, almeno teoricamente, al di fuori di questa cultura.
Questa presa di posizione è soltanto un grezzo espediente per evitare qualsiasi confronto approfondito, critica o discussione sul merito. Trattasi di falso razionalismo utile a nascondere l’irragionevolezza e l’illogicità di una tesi. Non avendo a proprio sostegno argomentazioni davvero valide, l’esercito della lotta al contante sposta la sua lotta sul terreno della pura ideologia allontanandosi così in maniera intenzionale dalla realtà delle cose.
Dinanzi ad un atteggiamento del genere si può comprendere appieno la posizione di chi ostinatamente porta avanti la crociata contro il contante: trovandosi nell’impossibilità di avere l’avallo della verità scientifica, tenta scorrettamente di plagiare la mente dei propri interlocutori
«Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno»
(Paul Claudel)
“Eliminare il contante rappresenterebbe un atto di spoliazione dei nostri diritti alla libertà”.
La progressiva eliminazione del contante e la simultanea imposizione dall’alto della moneta elettronica alimenta il potere arbitrario e discrezionale delle élites politiche e finanziarie. Il costante consolidamento di questo potere è da ritenersi estremamente pericoloso poiché sottende, in conclusione, l’indotta accettazione di una società dalle caratteristiche distopiche dove l’uomo non è concepito come fine, bensì come mero mezzo.
Per impedire tutto ciò bisogna iniziare a far sentire il nostro grido di disapprovazione.

Vai ai 10 Punti per Il Contante Libero il Manifesto in versione short.


sabato 24 marzo 2012

Addio al lavoro? ( articolo di Umberto Bianchi - Rinascita )


Il seguente articolo, è a firma di Umberto Bianchi ed è pubblicato sul numero odierno del quotidiano Rinascita.

Consiglio la lettura, sia perchè tratta la questione del lavoro, ormai ( ufficialmente e con arroganza ) considerato un peso da scaricare in qualche discarica, e sia alla luce del voto di approvazione del Disegno di Legge sulla ( cosiddetta ) "Riforma del Lavoro" approvata ieri alla camera.

Comunque, nulla di nuovo sotto il sole; che Monti e company avessero devastato lo stato sociale, c'era da immaginarselo e, a futura memoria, avevo postato, nei mesi scorsi, le mie impressioni su questo individuo e sul Presidente della Repubblica che lo mise in carica.
Scrissi anche il mio disappunto sempre più devastante nel vedere un'intera popolazione stare zitta di fronte al futuro, sfacciatamente segnato, in cui stavano portando l'Italia. Ormai la rassegnazione ( che equivale a MORTE ) è di casa, l'italiano è morto dentro e, metaforicamente parlando, seppellito. Come detto altre volte, in questo ultimo decennio ( indicativamente dopo il periodo "No global" e "No war" - quindi fino al 2003 ) la popolazione è stata sapientemente circuita per farla deragliare ( a sua insaputa ) verso i binari del nulla, della rassegnazione e dell'impegno "sociale" fine a sè stesso. Cioè dell'attivismo sterile, "fighetto" e buonista, atto allo svuotamento dei valori e all'incazzamente verso un unico bersaglio ( Berlusconi ) per far scaricare la gente e nulla più.

La devastazione economica era dietro l'angolo, ma i cosiddetti "politici" non dicevano nulla; da una parte c'erano ( e ci sono ) i "sinistrosi", perennemente infervorati contro Berlusconi e i suoi guai prima giudiziari e poi sessuali ( ottimo diversivo per il popolino ), dall'altra parte i "destrosi", leccaculi di Mister B. - visto la loro palese ingnoranza e mediocrità ( non che i "sinistrosi" fossero migliori, forse si sanno vendere meglio ) - atti a cincischiare quattro cazzate e nulla più.
Diciamo pure che se avessero avuto delle avvisaglie, NON avrebbero detto nulla, visto che ciò avrebbe comportato un "rivolgimento" dell'Italia simile alla manovra di Mister Bilderberg ( Monti ). E questo, per parassiti come loro, era improponibile. Perchè? Perchè vivendo di politica ( si fa per dire, dato che non combinano nulla ), chi li avrebbe rivotati? Poverini...

Ma a metà novembre scorso, le "dimissioni" di B. e l'ascesa al trono, favorita da "Re Giorgio" - sempre più il Presidente dell'alta finanza, dell'Euro, dei poteri sovrannazionali, dell'immigrazione selvaggia e degli zingari - di Mister Goldman Sachs ( Monti ), ha dato più "sobrietà" alla politica nostrana. La gente era contenta, si riversò per le strade e, la sera stessa della dipartita di B., nella piazza del Quirinale a cantare, ballare, gioire, e fare i trenini.
Poveri illusi, come scrivevo in un commento di un mio articolo su questo stesso blog. Ed ora, che diranno? Che faranno? Ma niente, ovviamente! Tra chi ha cortissima memoria e chi rinnegherà la sua contentezza, l'Italia scivola - perchè così imposto dall'alto, altro che "Riforma Fornero" - verso lunghi periodi bui, dove precarietà dei lavori, salari miserrimi, tasse e aumenti d'IVA ( per ottobre previsto l'aumento dal 21% al 23% ) saranno la colonna sonora della nostra povertà e della nostra magra e pezzente vita.

Nonostante tutto, ecco che il Direttore del "Corriere della Sera", oggi se ne sce così, come al solito: "Una trincea ideologica". Ma da una parte, cosa bisogna aspettarsi da un tipo come quello? Di uno che è una vita che passa l'esistenza dietro una scrivania di una redazione a blaterare frasi da benpensante? Ma che ne sa lui della vita e dei lavori di noi comuni mortali? 

Buona lettura dell'articolo ( di Rinascita ).
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Il nostro paese sta, in questi tempi grami e tristi, per realizzare un altro dei suoi inaspettati “miracoli all’italiana”, con cui riesce a stupire, commuovere, meravigliare e, perché no, divertire, il bieco mondo occidentale oramai solo interessato alle fredde cronache delle altalene borsistiche e delle ovattate dichiarazioni dei direttori delle varie banche centrali. Ma quale sarà mai questo miracolo? Un redivivo sanguinamento di qualche statua della Madonna o del Redentore? Una inattesa apparizione? O un qualche strabiliante fenomeno naturale? Niente di tutto questo. Ma molto di più. Dopo decenni di battaglie, lotte, rivendicazioni, di tanto agitarsi per avere diritto al giusto benessere per sé e per i propri cari, sembra che tutto venga mandato in fumo con un semplice, infimo, decreto legge, promosso e firmato da personaggi anonimi, circondati da un parlamento il cui ruolo è oramai divenuto puramente decorativo…
Parliamo della abolizione o, come dicono certuni, della modifica del famigerato art. 18, quello che, per intenderci, regolava e stabiliva i giusti limiti per il diritto al licenziamento. Qualcuno dice che, in questo modo, le imprese estere libere da vincoli burocratici avranno meno timori ad entrare in Italia e, pertanto, l’occupazione ne trarrà sicuramente maggior beneficio. Un ragionamento questo che, all’apparenza potrebbe possedere una sua intrinseca logica di verità. E’ vero: un mercato in pieno sviluppo, animato dalla presenza di una ragguardevole concorrenza imprenditoriale, non dovrebbe certo aver difficoltà a riassorbire un lavoratore fresco di licenziamento, che anzi troverebbe il proprio naturale ricollocamento, grazie a quelle dinamiche che, di un panorama economico statico e raffermo, farebbero invece un dinamico scenario di opportunità alla portata di qualunque volenteroso… A guardare più da vicino però, le cose non stanno proprio così. Lo scenario, anzitutto. Quanto sinora prospettato potrebbe (teoricamente) andar bene in uno scenario di boom economico, caratterizzato cioè da una forte crescita interna ed estera ed in cui la presenza di un gran numero di imprese in continua competizione, dovrebbe costituire una forma di ammortizzatore sociale, in grado di riassorbire quella forza-lavoro in esubero presso altre imprese. Ma, come è ben visibile agli occhi di tutti, l’attuale scenario è ben lungi dall’essere quello di un paese in una fase di boom economico, anzi. Un forte vento di recessione spira da troppo tempo oramai su tutta l’Europa e gli USA, aggravato dalle recenti scosse dei mercati finanziari e dunque, il clima che si respira un po’ ovunque, ed in particolare nel nostro paese, è quello di una generale dismissione. L’esempio di un modello economico imperniato da un lato, sul micidiale mix tra indebitamento dei singoli e degli stati, attraverso la produzione ex nihilo di titoli cartacei e dall’altro sull’eccessiva burocratizzazione dell’ economia reale, fondata cioè sulla produzione di beni e servizi, con il conseguente aggravamento dei costi, a carico delle imprese e dei lavoratori, ha portato ad una resa dei conti, tutta sbilanciata a favore dell’economia finanziaria.
Checché se ne dica, infatti, i recenti provvedimenti in materia economica, tanto strombazzati quali panacee in grado di ridar fiato all’economia reale, altri non sono invece che provvedimenti di dismissione di un’intera realtà economica nazionale in favore dei desiderata, dei poteri forti della finanza. La reintroduzione della tassazione sulla prima casa, accompagnata da un pesante ricorso alla leva fiscale, non favoriscono certo le piccole imprese, i lavoratori, o i consumi, né paiono rappresentare un qualsivoglia incentivo verso chi volesse dall’estero, approdare in Italia per aprirsi una qualsivoglia attività lavorativa e godersi il Bel Paese. Questi invece, ci sembrano provvedimenti che incentivano la sempre maggior presenza sul suolo nostrano dei gruppi multinazionali e delle mega imprese nostrane che, a discapito di chiunque altro, potranno fare e disfare a proprio piacimento, favoriti tra l’altro dal proprio particolare status che permette loro di reinvestire i propri redditi, anche se tassati, nel circuito finanziario, aumentando in modo esponenziale i propri profitti. A riprova del fatto che il governo Monti parla in un modo, ma agisce in un altro, sta il fatto che la tanto declamata tassazione sembra proprio non toccare, o quanto meno farlo marginalmente, i redditi di coloro che, di tanto disastro sono i principali responsabili, e cioè le banche per le quali, anzi, si prospettano, fondi e finanziamenti straordinari senza nulla pretendere in cambio. Al contrario, il rifinanziamento delle banche effettuato per evitare problemi ai capitali dei risparmiatori, dovrebbe essere effettuato dietro la precisa condizione dell’ ingresso dello Stato nella gestione di queste ultime. Il governo Monti afferma di voler favorire lo sviluppo, ma con le accise sui carburanti più alte d’Occidente, non si vede proprio come questo si possa fare, anzi. Né sembrano tantomeno aiutare molto lo sviluppo, quelle tariffe per le polizze auto-moto che gravano sulle tasche di tutti quei cittadini, costretti ad utilizzare un proprio veicolo per circolare senza dover dipendere da servizi pubblici troppo spesso inservibili, a causa di una lentezza e di una disorganizzazione, qui in Italia, endemiche. Lesto nell’imporre gabelle e balzelli per tutti i poveracci, il governo Monti si dimostra tardo come non mai, quando si tratta di affrontare tematiche come quelle inerenti al controllo dei prezzi dai più comuni generi al consumo ai carburanti, o a toccare i privilegi di banche ed assicurazioni. Come si può ben vedere, lo scenario che ci si prospetta innanzi è ben lungi dall’essere quello di un paese in fase di crescita, anzi.
Ma esiste un ulteriore motivo per discordare completamente sulla modifica dell’art. 18. La facilità al licenziamento, potrebbe alle lunghe portare ad un generale peggioramento delle condizioni contrattuali dei lavoratori dipendenti, favorito in misura esponenziale dalla sempre più massiccia presenza di lavoratori stranieri sul suolo italiano, interessati ad accaparrare posti di lavoro anche a condizioni più svantaggiose rispetto agli omologhi italiani. E poi, scusatemi tanto, ma ve lo immaginate cosa accadrà in un paese come il nostro che già adesso, nonostante la presenza di una legislazione che tenta di porre una debole tutela sociale, è endemicamente malato di bizantinismi, magheggi e raccomandazioni ? Una volta andato in fumo il posto di lavoro, sarà ben difficile poterlo recuperare alle medesime condizioni, per cui o toccherà sottostare a condizioni contrattuali peggiorative (all’insegna di un maggior precariato e di un minor costo per chi assume, con l’offerta di remunerazioni, previdenza, etc. in regime di “economy”) o non rimarrà che affidarsi alle solite, sempiterne pratiche raccomandatorie di italica memoria, a cui abbiamo poc’anzi accennato. Ed ecco allora, il riaffermarsi del trionfo dell’Italia dei gattopardi, in cui “tutto cambiare, per nulla cambiare”, non più stavolta all’insegna dell’italica statolatria burocratica, ma dell’arbitrio e dell’arroganza dei privati, oramai liberati da qualsiasi freno inibitorio che non sia quello determinato da un profitto senza limiti né freni, alla faccia di tutto e tutti. Abbiamo dunque di fronte a noi un futuro da telefonisti o da dipendenti-non dipendenti presso qualche grande catena distributiva alla Mac Donald’s? No. A patto però che ci si chiarisca le idee, prima di farsi promotori di proteste all’insegna di massimalismi ideologici che, in quanto tali, rischiano di rimanere confinati nei soliti ghetti senza uscita di nostra antica conoscenza. Chiarirsi anzitutto sull’idea di “lavoro”. Di fronte a quanto sin qui descritto, l’affermazione leghista sull’inconsistenza del problema “art. 18”, trova un suo valido fondamento, determinato da un contesto che nasce in sé inficiato da un profondo vizio strutturale. Il lavoro non è un’optional, né un’attività occasionale. E’ fondamento e propulsore per l’umana esistenza, alla quale dovrebbe conferire più dignità, soddisfazione e slancio. Rientrando tra i fondamentali dell’umana esistenza, non può essere considerato alla stregua di un momentaneo passatempo, di cui fruire occasionalmente, quasi si trattasse di un bene voluttuario qualsiasi. Pertanto dovrebbe assurgere ad obbligo, a garanzia del quale dovrebbe porsi lo Stato, attraverso l’attribuzione obbligatoria di posti di lavoro sin dalla prima maggiore età, la cosiddetta “leva lavorativa”. La garanzia di un qualsivoglia posto di lavoro, sia pur provvisorio, sino al conseguimento di situazioni più confacenti alle aspirazioni individuali, costituirebbe la creazione di una prima fonte di reddito e sicurezza sociale per i più giovani, in grado di prepararne e svilupparne l’autonomia economica in vista di tempi difficili. Secondo poi, questa istituzione toglierebbe gradualmente il tappeto sotto i piedi dell’immigrazione, che perderebbe così il suo senso di esistere. La medesima impostazione andrebbe applicata per quanto attiene disoccupati o cassintegrati “overage”, ovvero non più giovanissimi.
Qualcuno, dall’alto dei più avanzati studi di socio-economia, parafrasando il grande Jeremy Rifkin, potrebbe dirci che, poiché non viviamo più in una fase eminentemente “produzionista” e “fordista” dell’economia mondiale, determinate asserzioni o proposte non troverebbero più senso in una fase post-moderna, caratterizzata non più tanto dalla necessità dell’edificazione “ex nihilo” di strutture, della cui realizzazione si sarebbe fatto garante lo Stato, (così come preconizzato da Keynes), bensì della pura e semplice erogazione di servizi, in un contesto economico dominato dalla supremazia dell’erogazione di titoli cartacei sull’economia reale, facendo del lavoro un’attività “nomade” soggetta ai capricci ed alle voluttà della rete globale della finanza. Qualcuno però ci insegna che, anche in un contesto post moderno, ovverosia caratterizzato da un surplus di strutture e di produzione, (sia di beni reali che di capitali, come già accennato e che è poi il motivo trainante dell’attuale momento di crisi, sic!) perché l’intero sistema non arrivi ad una fase di stallo (recessione) e poi ad un definitivo collasso, le cui disastrose conseguenze finirebbero al solito con il riverberarsi sulla gente comune, molto più di prima, è necessario un continuo lavoro di rettifica, ristrutturazione e riconversione sistemico-strutturale che copre un po’ tutti gli ambiti. Pensiamo solamente all’indotto di lavoro che potrebbe generare l’adeguamento e la riconversione dell’intero impianto produttivo mondiale ai più attuali criteri ecologici. E questo è solo un esempio a cui se ne potrebbero accompagnare altri cento simili. A questo punto sorge la classica domanda in grado di demotivare e mettere in crisi un ingenuo ed impreparato peroratore di cause perse: “ma i soldi, sia pur erogati sotto forma di fondi, sovvenzioni e quant’altro, da dove si tirano fuori? Per caso dal cilindro oppure ritornando a far ricorso al solito odioso criterio della leva fiscale che poi finisce con il deprimere tutto, in un meccanismo perverso che ci richiama alla classica immagine del gatto che si morde la coda?” Niente di tutto questo. Da qualche parte mi è capitato di leggere che, se si potessero utilizzare i proventi del signoraggio bancario, (ovvero il reddito percepito da chi emette moneta, pari alla differenza tra il valore facciale della moneta, detto valore nominale, e il suo costo di produzione, detto valore intrinseco), con questi ultimi si potrebbe garantire, nel caso del nostro paese, un reddito di minimo garantito di mille e passa euro mensili ad ogni cittadino italiano. Tali proventi potrebbero invece costituire la fonte primaria da cui attingere, al fine di sovvenzionare quell’attività di riconversione di cui abbiamo poc’anzi parlato. Se poi a questi proventi si aggiungessero quelli provenienti da una tassazione seria su tutti i ricavi derivanti dagli investimenti finanziari delle banche, quali titoli azionari, swap, ma anche dalle movimentazioni degli assegni, etc., rivolta esclusivamente a queste ultime ed a tutti gli istituti che muovono queste masse di denaro virtuale, si arrecherebbe un doppio beneficio.
Anzitutto una completa e più che sufficiente copertura delle attività di cui abbiamo parlato. Secondo poi un tetto alla sovrapproduzione di capitale attraverso una graduale compressione dei mercati finanziari, non farebbe altro che riportare la governance dell’economia globale nelle mani dell’economia reale. Passaggio obbligatorio per arrivare a quanto qui prospettato, la completa nazionalizzazione delle banche centrali, che potranno in tal modo emettere denaro senza indebitarsi con le banche private, alimentando in tal modo a dismisura il debito pubblico dei singoli stati. A questo passaggio deve seguire la completa discrezionalità da parte dei vari stati ad assumere il controllo di un singolo istituto di credito, in proporzione del tasso di indebitamento di quest’ultimo. Il tutto completato da una costante attività da parte pubblica, di controllo e monitoraggio dei tassi d’interesse praticati dalle banche, che dovranno essere portati al ribasso d’autorità, per evitare quell’eccessivo costo del denaro, che di un’ ordinata crescita economica, rappresenta uno dei maggiori freni.
Usare i proventi del capitalismo contro di esso. Come vedete quindi, non si tratta qui di riproporre né piani economici quinquennali, né repentini ritorni di fiamma di dispendiosi e ladrocineschi statalismi di italica memoria, i cui esiti storici stanno sotto gli occhi di tutti, quanto invece di riadattare e riportare al presente quelle intuizioni-sfida che hanno rappresentato l’altra faccia della Modernità, non legata ai rigori dei parametri della sfida senza uscita destra-sinistra. Andare oltre, dunque, senza esitazione.
Mai come oggi il momento è stato così favorevole. Ma mai come oggi, però, le coscienze sono travolte, confuse, inebetite di fronte all’ennesima e sempre più aperto attacco del Mondialismo.
Facciamo attenzione, perché dire addio al lavoro, vuol dire addio alla casa, all’ambiente, alla salute ed alla nostra stessa sopravvivenza come uomini e cittadini coscienti della propria appartenenza ad una res publica e non ad un pollaio.

mercoledì 25 gennaio 2012

Prove tecniche di regime trasversale di stampo cileno ( articolo tratto da Unione Socialismo Nazionale )




Il seguente articolo, è tratto dal sito del movimento politico "Unione per il Socialismo Nazionale".


La nostra non è una boutade; è quello che emerge dall’analisi degli eventi degli ultimi due mesi e quello che riteniamo essere in sede di nostra previsione il destino della Nazione. Siamo rimasti sconcertati nell’ascoltare l’opinione degli attuali ministri governanti e dei burattini appartenenti alla casta partitocratica italiana; scoprire che la maggioranza delle forze politiche è concorde nel richiedere la “massima fermezza” contro chi liberamente e pacificamente protesta in nome del disagio che attraversa tutta la Nazione è la controprova di quello che andiamo dicendo da tempo. Nonostante il balletto monco delle Liberalizzazioni quello che si sta prefigurando è un governo del peggior stampo Reazionario. Un governo, tra l’altro, trasversalmente appoggiato dai maggiori partiti, in una sorta di finta Grosse Koalition all’amatriciana.

Leggere queste dichiarazioni ci è sembrato perfino impossibile: “Dopo le sollecitazioni arrivate da più parti al ministro Cancellieri cominciano a muoversi i prefetti. Lo stop agli assembramenti di tir presso i caselli autostradali all’entrata della capitale è stato deciso con un’ordinanza del Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. «Possono creare impedimenti alla circolazione stradale – si legge nell’ordinanza- e comprometterne la sicurezza e interrompere un servizio pubblico». (…) Il provvedimento, precisa la Prefettura, «si è reso necessario a seguito delle proteste della categoria che stanno avendo ripercussioni su tutto il territorio nazionale e che, come noto, stanno compromettendo il regolare approvvigionamento di beni primari per i cittadini e per le attività produttive». (…) L’intervento del prefetto di Roma lascia chiaramente intuire che il governo si sia deciso a passare dalle parole ai fatti. (Fonte Corriere della Sera)” Ma chi è il mandante di questi interventi che mirano alla precettazione ?
La conferma arriva anche dalla Commissione Europea. «Il ministro italiano degli Interni, Anna Maria Cancellieri, ha assicurato al vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, in una telefonata, che il governo italiano intraprenderà tutte le misure necessarie per porre fine ai blocchi» si legge in una nota della commissione. «Nella conversazione telefonica col ministro – si legge nella nota – Antonio Tajani ha espresso la sua preoccupazione per la possibile interferenza dei blocchi con la libera circolazione delle merci nell’Unione europea, dato che molti camion degli altri stati membri usano le strade italiane. Quando si verificano tali ostacoli, gli stati membri dovrebbero adottare misure necessarie e proporzionate in modo che la libera circolazione delle merci sia garantita nel territorio dello Stato membro».” (Fonte Corriere della Sera)
Quando l’Europa dei Banchieri ordina, i nostri governanti obbediscono come servi fedeli. Quello che chiedono tutti gli attori in causa che vedono incrinata la loro immagine dalla libera contestazione è la stessa cosa: “maggiore determinazione nel reprimere il dissenso“. Non c’è altra strategia.
Incredibile vedere una Sinistra devastata, al soldo del sistema “senza se e senza ma” (parole di Bersani), totalmente al servizio dei poteri forti (dei Banchieri lo era già da tempo), e ormai rassomigliante più ad un partito reazionario che ad un partito progressista. Vorremmo sapere cosa pensano i votanti del Partito Democratico, un elettorato probabilmente ormai composto da vecchi comunisti ma soprattutto da una borghesia radical chic e da un sindacalismo di facciata che ha il solo interesse di non far esplodere la “polveriera Italia”: puro conservatorismo. Non bastano le lenzuolate a far crescere un paese.
La Destra è ormai alla frutta; il PDL probabilmente imploderà e le sue schegge si riverseranno al centro o verso partiti destroterminali agonizzanti come quello di Storace.
Chi sorride, certamente, è il Bianco Centro, che si vede prospettare per le prossime tornate elettorali, percentuali da capogiro nel nome di una mai sopita ricostituzione della Democrazia Cristiana, sotto il finto nome Polo della Nazione.
Qualsiasi forma di protesta sociale adesso è malvista perchè “portatrice sana” di ribellione. Fino a quando il dissenso sociale era totalmente diretto nel contrasto all’azione (si fa per dire) del Re del Bunga Bunga, tutto l’alveo delle proteste era confinato nei movimentismi e nei sindacati come la Cgil, al servizio dei loro partiti di riferimento. Una volta “insediato” il Governo Usuraio, il dissenso dei partiti di sinistra e dei loro sindacati asserviti è completamente sparito. Il comportamento dei 3 sindacati durante le ultime settimane è da voltastomaco: assomigliano più a dei think tank economici che a delle vere associazioni di categoria. Lavorano esclusivamente per compiacere il governo in carica.
Il disegno viene da lontano ed è sufficiente osservare due elementi a dimostrazione di quanto asseriamo:
- il grafico dello spread Btp Bund che comincia a salire vertiginosamente da luglio 2011
- la lettera che Trichet e Draghi scrissero a Berlusconi i primi di Agosto 2011, lettera che segnò la fine politica del Cavaliere
La tattica era già stata stabilita: defenestrare il ducetto di Arcore, ormai politicamente bollito, anche se pur sempre con una maggioranza rabberciata, attraverso il perverso meccanismo del “Mercato”, che tramite l’innalzamento “pilotato” della forbice Btp-Bund, ha fatto scattare l’allarme rosso sul nostro debito pubblico con la logica conseguenza (tramite il ricatto sulla posizione Mediaset) di far cadere il Cavaliere. La successiva e repentina sostituzione del governo, avrebbe (e lo sta dimostrando) permesso al Presidente della Repubblica di favorire un nuovo esecutivo “tecnico” che perseguisse alcune leggi attuative e riforme epocali, già largamente predefinite dalle lobby transnazionali:
- Innalzamento delle tasse per attingere al patrimonio personale degli Italiani
- Finte liberalizzazioni assolutamente nulle per la crescita
- Distruzione delle tutele lavorative (Art. 18 e Cassa Integrazione) a favore di licenziamenti di massa
- Privatizzazione definitiva delle aziende strategiche
- Regime di Polizia “Bianca” contro il dissenso che si diffonderà per le leggi appena menzionate
- Svendita del patrimonio artistico e demaniale della Nazionale
- Asservimento definitivo all’imperialismo Americano (travestito da NATO) e complicità nei prossimi teatri di guerra nel Medio Oriente
Ogni mattone sta andando a comporre il puzzle definitivo che per comodità possiamo chiamare: MORTE DELLA SOVRANITA’ NAZIONALE.
Un altro tassello l’abbiamo avuto giusto poche ore fa con le dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale: “«L’Italia non ce la può fare da sola»: lo ha detto il direttore del Dipartimento degli affari di bilancio dell’Fmi, Carlo Cottarelli, sottolineando come sia più che mai necessario rafforzare il sistema anticrisi a livello europeo. Bene «la forte correzione dei conti» fatta dal governo: «Ora servono le riforme strutturali».  «L’Italia ha tre cose che deve fare. La prima è l’aggiustamento di bilancio, che già sta facendo a giusta velocità, con l’avanzo primario che migliorerà di oltre il 3 punti percentuali del pil quest’anno e – evidenzia Cottarelli – questo è un aggiustamento grande ma necessario. La seconda cosa sono le riforme strutturali, che l’Italia sta facendo, come mostrano le misure di liberalizzazione proposte dal premier Mario Monti. La terza cosa va al di là di quello che Italia può fare da sola, ed è la necessità di un firewall dell’Europa più grande» (Fonte Ansa).”
Il Firewall, per chi non l’avesse capito, si chiama FONDO MONETARIO EUROPEO, ossia l’ennesimo meccanismo di asservimento delle Nazioni Europee tramite il controllo fiscale del debito pubblico (con meccanismi coercitivi) tramite il quale gli Stati non saranno più Sovrani ma saranno legati a doppio filo a questi istituti dediti esclusivamente a prestare denaro, ossia dediti all’USURA.
Il tempismo del FMI è ben evidente: si intende spingere il governo Monti a perseguire nella sua attività “distruttrice” pianificata da tempo.
Non scandalizzatevi se parliamo di “derive cilene”. E’ quanto sta accadendo, sotto un’altra forma. Pinochet sventolava il pericolo “comunista”; i tecnocrati sventolano il vessillo della “paura recessiva”. Ma le modalità sono le stesse: ricordiamoci che prima del Golpe, il “suicidato” Allende, per risollevare l’economia del Paese, aveva varato numerose riforme economiche e sociali, come la nazionalizzazione delle miniere di rame, carbone e ferro, riforma costituzionale approvata all’unanimità dal parlamento, controllate fino allora da imprese straniere, un’autentica riforma agraria e la nazionalizzazione di piccole e medie imprese strategiche e banche… rifiutava la politica di privatizzazione delle risorse primarie dello Stato cileno, temendo abusi, e arrivò persino a statalizzare il sistema bancario… strategia questa che non riscuoteva certo il gradimento degli Stati Uniti che portarono al Golpe del 1973 e all’instaurazione del regime di Pinochet, uomo sicuramente più gradito agli Atlantici. Una volta “normalizzato” il paese, gli Usa si disfarono anche di Pinochet.
Vi ricorda qualcosa questa storia ?
Lasciamo perdere inutili paragoni Berlusconi-Allende.
Ma le modalità e soprattutto le finalità non vi sembrano le stesse ?
Una volta terminato il “lavoro sporco” di questo governo, Monti si farà da parte, magari lasciando un fedele guardiano a “monitorare” come potrebbe essere il Ministro Passera, e subentreranno i vari Montezemolo, Casini, Renzi, D’Alema, Alfano, Storace, Vendola, e tutti gli altri finti oppositori, in un circense corteo per completare il teatrino, che governerà sulle macerie di un paese disintegrato socialmente.
Oggi più che mai è necessario INDIVIDUARE IL NEMICO DELLA COMUNITA’ NAZIONALE, mettere da parte individualismi e borghesismi, e lottare dalla parte del Popolo.
Non intravediamo altre vie di uscita per la RINASCITA NAZIONALE.
G.J.

venerdì 2 dicembre 2011

La crisi dell'euro non è sanabile ( articolo di Ida Magli )

Il seguente articolo, è a firma di Ida Magli ed è pubblicato sul suo sito Italiani liberi.

La crisi dell’euro non è sanabile. Nessuno vi può riuscire, che sia o non sia un esperto banchiere o persona di fiducia del mondo intero. Non vi può riuscire neanche bruciando nel crogiolo dell’euro tutti i beni che gli Italiani e gli altri popoli d’Europa possiedono. Si sente dire in questi giorni che alcune grandi banche americane stanno preparandosi al crollo della moneta unica: non è possibile che i capi dei governi europei, responsabili della vita e dei beni di centinaia di milioni di persone, si rifiutino di ammettere questa possibilità preparando una qualche via di fuga, un’estrema uscita d’emergenza. E’ un loro preciso dovere predisporre un ordinato ritorno alla moneta nazionale in caso di necessità, invece di aspettare il caos del crollo globale. Gli strumenti a disposizione non mancano. Faccio un solo esempio: la lira non è ancora andata fuori corso. Si può cominciare ad emettere una parte dei titoli di Stato in lire esclusivamente per il mercato italiano e a far circolare la doppia moneta, così come si è fatto nel primo periodo del passaggio all’euro. Sappiamo bene quanto siano capaci di creatività i tecnici della finanza: la mettano all’opera.
  L’importante, tuttavia, è che si riconosca il fallimento del progetto di unificazione europea e della moneta unica. Soltanto se ci si convince che l’euro è debole perché è privo della forza degli Stati che lo dovrebbero garantire, si capirà che nessuna terapia lo può guarire. La forza degli Stati non è costituita dal nome dei governanti, ma dai loro popoli, dalla loro storia, lingua, arte, religione, civiltà. Perfino il mercato, idolo dei banchieri, si è indebolito in Europa perché, con l’unificazione, si è trovato ridotto al minimo comune denominatore. E’ una delle prime cose che ci hanno insegnato a scuola: non si possono sommare le mele con le pere. E’ proprio quello che hanno voluto fare i progettisti dell’Unione: francesi più tedeschi più spagnoli più italiani ecc., tutti mele o tutti pere, come se la ricchezza dei popoli d’Europa non consistesse soprattutto nella loro straordinaria diversità creativa. Tragica ignoranza o spaventosa presunzione del potere? Sarà la storia a rispondere a questa domanda.
  La crisi dell’euro è dovuta quindi, a parte i numerosi motivi specificamente tecnici del mercato e della finanza, al fatto che era sbagliato il progetto di unificazione europea entro il quale l’euro doveva vivere. Unificare i popoli, però, è un’operazione antropologica. Per questo è stato evidente fin dal primo momento ad una persona come me che fa di professione l’antropologo, vederne tutti gli errori e rendersi conto che l’euro, frutto principale dell’unificazione, sarebbe fallito. Ne avevo previsto il crollo, infatti, fin da prima che entrasse in circolazione, ossia nel 1997, quando ho pubblicato per l’editore Rizzoli il libro “Contro l’Europa”. Gli anni sono passati, ho scritto decine di articoli (molti pubblicati anche sul “Giornale”) sempre ripetendo che la costruzione europea era sbagliata e che le conseguenze negative, per l’Italia in particolar modo, sarebbero state gravissime, ma sono stata purtroppo costretta ad assistere nell’impotenza al sicuro disastro. Nell’estate dell’anno scorso Rizzoli mi ha chiesto di scrivere un secondo libro sull’Europa. A novembre è uscito “La Dittatura europea” dove si trovano descritti passo per passo, tutti gli avvenimenti cui stiamo assistendo. Soltanto un nome è diverso: prevedendo che un banchiere sarebbe diventato capo del governo, facevo il nome di Draghi. Allora Draghi non era ancora stato nominato alla Bce, ma si tratta di personaggi interscambiabili. Qualche giorno dopo avrei fatto sicuramente il nome di Monti.
  Non sta bene dire “Ve lo avevo detto?”. E’ compito specifico dello scienziato fare delle previsioni il più possibile vicine alla realtà e per un antropologo era facilissimo capire che si stavano compiendo macroscopici errori. Se adesso lo metto in rilievo è nella speranza che finalmente qualcuno lo creda e corra ai ripari. Siamo ancora in tempo a salvare l’Italia e la civiltà europea.

Ida Magli
www.italianiliberi.it
Roma, 27 novembre 2011

mercoledì 30 novembre 2011

Germanesi & Company

Il seguente articolo, è tratto dal sito web dell'economista Eugenio Benetazzo.


Se avete notato in queste ultime settimane non ho prodotto alcun redazionale su quanto è accaduto in Italia, mi sono limitato ad ascoltare e leggere il dilagante pressapochismo giornalistico di cui si sono caratterizzati i principali media nazionali. Ho rifiutato senza esitazione alcuna anche inviti di partecipazione a talk show televisivi molto popolari che hanno messo in scena la solita caccia “dalli all'untore” con dietro le quinte i tre re magi (Franceschini, Bersani e Finocchiaro) che brindavano per la tanto attesa dipartita di Berlusconi. Per questo motivo abbiamo avuto bisogno di Gandalf il Bianco (Mario Monti) in quanto la politica italiana degli ultimi quindici anni si è solo occupata di appoggiare e sostenere il dictat di Berlusconi oppure nel condannarlo.


Chi guardava invece l'Italia da oltre confine vedeva una dozzina di partiti ognuno diverso ideologicamente dall'altro, ma tutti accomunati dall'esigenza di compiacere a logiche di consenso elettorale. Nessuno di questi partiti sarebbe mai andato davanti alla nazione a dire la verità e cioè che per riformare il paese si sarebbero dovuti eliminare privilegi e benefits a milioni di italiani. Per questo vi invito ad immaginare al paese come ad un condominio che sta andando a fuoco (lotta di classe, perdita di competitività, oneri insostenibili sullo stock di debito, disoccupazione dilagante, mancanza di una politica industriale): che cosa si poteva fare allora in questo caso ? Chiamare l'amministratore del condominio (andare alle elezioni) oppure chiamare i vigili del fuoco (governo tecnico) ?

Il buon senso e lungimiranza dei condomini dovrebbe indurre ad allertare i vigili del fuoco, purtroppo nell'anomalia di quest'epoca i vigili del fuoco sono stati urgentemente invocati dai vicini di casa del condominio (germanesi & company) che temono il propagarsi delle fiamme anche nello loro rispettive abitazioni. L'Italia oggi rischia di portare in default o peggio al crash l'intera Unione Europea e con essa la sua giovane creature, l'euro. Sono numerose ormai le voci che danno la disfatta della moneta unica sempre più prossima: oggettivamente l'euro è ormai un progetto fallimentare, che senso ha una divisa (imposta dall'alto) in comune, con la presenza di oltre una dozzina di tassi di interesse diversi uno dall'altro.

L'Italia si deve rifinanziare ad un tasso di interesse simile a quello in cui vigeva la lira, perciò ministri dell'Ecofin fate presto e predisponete quanto prima questi tanto sospirati eurobond ed evitate a tutta Europa di piombare nella peggiore depressione economica di tutta la storia economica occidentale. Per l'Italia comunque non c'è bisogno di tanta immaginazione per comprendere che cosa ci aspetta, e non parlo della patrimoniale sulla prima casa, della nuova mobilità sul lavoro (leggasi licenziamenti coatti), del ridimensionamento del protezionismo sociale, dell'aumento delle imposte indirette o del monitoraggio esasperato di tutte le transazioni di pagamento (lotta all'evasione).

Per quanto infatti potrà essere saggio e risolutivo il governo Monti, potrà solo mitigare l'inesorabile processo di rallentamento e declino economico che caratterizza il nostro paese manifestandosi attraverso  due fenomeni ben distinti: sul piano economico, la giapponesizzazione dell'Italia (crescita molto bassa ed invecchiamento della popolazione) mentre sul piano sociale, la sudamericanizzazione del paese (aumento della conflittualità e del disagio sociale, criminalità dilagante e schiacciamento verso il basso dei livelli di reddito personale). Cari genitori, valutate pertanto con profonda attenzione cosa far studiare ai vostri figli e soprattutto a chi e dove rivolgere le loro attenzioni ed interessi. L'Italia ormai è un paese in via di sottosviluppo, non ha più senso spendere energie, risorse, tempo e denaro per un paese morente. Monti o Tremonti il risultato non cambia.