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sabato 24 marzo 2012

Addio al lavoro? ( articolo di Umberto Bianchi - Rinascita )


Il seguente articolo, è a firma di Umberto Bianchi ed è pubblicato sul numero odierno del quotidiano Rinascita.

Consiglio la lettura, sia perchè tratta la questione del lavoro, ormai ( ufficialmente e con arroganza ) considerato un peso da scaricare in qualche discarica, e sia alla luce del voto di approvazione del Disegno di Legge sulla ( cosiddetta ) "Riforma del Lavoro" approvata ieri alla camera.

Comunque, nulla di nuovo sotto il sole; che Monti e company avessero devastato lo stato sociale, c'era da immaginarselo e, a futura memoria, avevo postato, nei mesi scorsi, le mie impressioni su questo individuo e sul Presidente della Repubblica che lo mise in carica.
Scrissi anche il mio disappunto sempre più devastante nel vedere un'intera popolazione stare zitta di fronte al futuro, sfacciatamente segnato, in cui stavano portando l'Italia. Ormai la rassegnazione ( che equivale a MORTE ) è di casa, l'italiano è morto dentro e, metaforicamente parlando, seppellito. Come detto altre volte, in questo ultimo decennio ( indicativamente dopo il periodo "No global" e "No war" - quindi fino al 2003 ) la popolazione è stata sapientemente circuita per farla deragliare ( a sua insaputa ) verso i binari del nulla, della rassegnazione e dell'impegno "sociale" fine a sè stesso. Cioè dell'attivismo sterile, "fighetto" e buonista, atto allo svuotamento dei valori e all'incazzamente verso un unico bersaglio ( Berlusconi ) per far scaricare la gente e nulla più.

La devastazione economica era dietro l'angolo, ma i cosiddetti "politici" non dicevano nulla; da una parte c'erano ( e ci sono ) i "sinistrosi", perennemente infervorati contro Berlusconi e i suoi guai prima giudiziari e poi sessuali ( ottimo diversivo per il popolino ), dall'altra parte i "destrosi", leccaculi di Mister B. - visto la loro palese ingnoranza e mediocrità ( non che i "sinistrosi" fossero migliori, forse si sanno vendere meglio ) - atti a cincischiare quattro cazzate e nulla più.
Diciamo pure che se avessero avuto delle avvisaglie, NON avrebbero detto nulla, visto che ciò avrebbe comportato un "rivolgimento" dell'Italia simile alla manovra di Mister Bilderberg ( Monti ). E questo, per parassiti come loro, era improponibile. Perchè? Perchè vivendo di politica ( si fa per dire, dato che non combinano nulla ), chi li avrebbe rivotati? Poverini...

Ma a metà novembre scorso, le "dimissioni" di B. e l'ascesa al trono, favorita da "Re Giorgio" - sempre più il Presidente dell'alta finanza, dell'Euro, dei poteri sovrannazionali, dell'immigrazione selvaggia e degli zingari - di Mister Goldman Sachs ( Monti ), ha dato più "sobrietà" alla politica nostrana. La gente era contenta, si riversò per le strade e, la sera stessa della dipartita di B., nella piazza del Quirinale a cantare, ballare, gioire, e fare i trenini.
Poveri illusi, come scrivevo in un commento di un mio articolo su questo stesso blog. Ed ora, che diranno? Che faranno? Ma niente, ovviamente! Tra chi ha cortissima memoria e chi rinnegherà la sua contentezza, l'Italia scivola - perchè così imposto dall'alto, altro che "Riforma Fornero" - verso lunghi periodi bui, dove precarietà dei lavori, salari miserrimi, tasse e aumenti d'IVA ( per ottobre previsto l'aumento dal 21% al 23% ) saranno la colonna sonora della nostra povertà e della nostra magra e pezzente vita.

Nonostante tutto, ecco che il Direttore del "Corriere della Sera", oggi se ne sce così, come al solito: "Una trincea ideologica". Ma da una parte, cosa bisogna aspettarsi da un tipo come quello? Di uno che è una vita che passa l'esistenza dietro una scrivania di una redazione a blaterare frasi da benpensante? Ma che ne sa lui della vita e dei lavori di noi comuni mortali? 

Buona lettura dell'articolo ( di Rinascita ).
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Il nostro paese sta, in questi tempi grami e tristi, per realizzare un altro dei suoi inaspettati “miracoli all’italiana”, con cui riesce a stupire, commuovere, meravigliare e, perché no, divertire, il bieco mondo occidentale oramai solo interessato alle fredde cronache delle altalene borsistiche e delle ovattate dichiarazioni dei direttori delle varie banche centrali. Ma quale sarà mai questo miracolo? Un redivivo sanguinamento di qualche statua della Madonna o del Redentore? Una inattesa apparizione? O un qualche strabiliante fenomeno naturale? Niente di tutto questo. Ma molto di più. Dopo decenni di battaglie, lotte, rivendicazioni, di tanto agitarsi per avere diritto al giusto benessere per sé e per i propri cari, sembra che tutto venga mandato in fumo con un semplice, infimo, decreto legge, promosso e firmato da personaggi anonimi, circondati da un parlamento il cui ruolo è oramai divenuto puramente decorativo…
Parliamo della abolizione o, come dicono certuni, della modifica del famigerato art. 18, quello che, per intenderci, regolava e stabiliva i giusti limiti per il diritto al licenziamento. Qualcuno dice che, in questo modo, le imprese estere libere da vincoli burocratici avranno meno timori ad entrare in Italia e, pertanto, l’occupazione ne trarrà sicuramente maggior beneficio. Un ragionamento questo che, all’apparenza potrebbe possedere una sua intrinseca logica di verità. E’ vero: un mercato in pieno sviluppo, animato dalla presenza di una ragguardevole concorrenza imprenditoriale, non dovrebbe certo aver difficoltà a riassorbire un lavoratore fresco di licenziamento, che anzi troverebbe il proprio naturale ricollocamento, grazie a quelle dinamiche che, di un panorama economico statico e raffermo, farebbero invece un dinamico scenario di opportunità alla portata di qualunque volenteroso… A guardare più da vicino però, le cose non stanno proprio così. Lo scenario, anzitutto. Quanto sinora prospettato potrebbe (teoricamente) andar bene in uno scenario di boom economico, caratterizzato cioè da una forte crescita interna ed estera ed in cui la presenza di un gran numero di imprese in continua competizione, dovrebbe costituire una forma di ammortizzatore sociale, in grado di riassorbire quella forza-lavoro in esubero presso altre imprese. Ma, come è ben visibile agli occhi di tutti, l’attuale scenario è ben lungi dall’essere quello di un paese in una fase di boom economico, anzi. Un forte vento di recessione spira da troppo tempo oramai su tutta l’Europa e gli USA, aggravato dalle recenti scosse dei mercati finanziari e dunque, il clima che si respira un po’ ovunque, ed in particolare nel nostro paese, è quello di una generale dismissione. L’esempio di un modello economico imperniato da un lato, sul micidiale mix tra indebitamento dei singoli e degli stati, attraverso la produzione ex nihilo di titoli cartacei e dall’altro sull’eccessiva burocratizzazione dell’ economia reale, fondata cioè sulla produzione di beni e servizi, con il conseguente aggravamento dei costi, a carico delle imprese e dei lavoratori, ha portato ad una resa dei conti, tutta sbilanciata a favore dell’economia finanziaria.
Checché se ne dica, infatti, i recenti provvedimenti in materia economica, tanto strombazzati quali panacee in grado di ridar fiato all’economia reale, altri non sono invece che provvedimenti di dismissione di un’intera realtà economica nazionale in favore dei desiderata, dei poteri forti della finanza. La reintroduzione della tassazione sulla prima casa, accompagnata da un pesante ricorso alla leva fiscale, non favoriscono certo le piccole imprese, i lavoratori, o i consumi, né paiono rappresentare un qualsivoglia incentivo verso chi volesse dall’estero, approdare in Italia per aprirsi una qualsivoglia attività lavorativa e godersi il Bel Paese. Questi invece, ci sembrano provvedimenti che incentivano la sempre maggior presenza sul suolo nostrano dei gruppi multinazionali e delle mega imprese nostrane che, a discapito di chiunque altro, potranno fare e disfare a proprio piacimento, favoriti tra l’altro dal proprio particolare status che permette loro di reinvestire i propri redditi, anche se tassati, nel circuito finanziario, aumentando in modo esponenziale i propri profitti. A riprova del fatto che il governo Monti parla in un modo, ma agisce in un altro, sta il fatto che la tanto declamata tassazione sembra proprio non toccare, o quanto meno farlo marginalmente, i redditi di coloro che, di tanto disastro sono i principali responsabili, e cioè le banche per le quali, anzi, si prospettano, fondi e finanziamenti straordinari senza nulla pretendere in cambio. Al contrario, il rifinanziamento delle banche effettuato per evitare problemi ai capitali dei risparmiatori, dovrebbe essere effettuato dietro la precisa condizione dell’ ingresso dello Stato nella gestione di queste ultime. Il governo Monti afferma di voler favorire lo sviluppo, ma con le accise sui carburanti più alte d’Occidente, non si vede proprio come questo si possa fare, anzi. Né sembrano tantomeno aiutare molto lo sviluppo, quelle tariffe per le polizze auto-moto che gravano sulle tasche di tutti quei cittadini, costretti ad utilizzare un proprio veicolo per circolare senza dover dipendere da servizi pubblici troppo spesso inservibili, a causa di una lentezza e di una disorganizzazione, qui in Italia, endemiche. Lesto nell’imporre gabelle e balzelli per tutti i poveracci, il governo Monti si dimostra tardo come non mai, quando si tratta di affrontare tematiche come quelle inerenti al controllo dei prezzi dai più comuni generi al consumo ai carburanti, o a toccare i privilegi di banche ed assicurazioni. Come si può ben vedere, lo scenario che ci si prospetta innanzi è ben lungi dall’essere quello di un paese in fase di crescita, anzi.
Ma esiste un ulteriore motivo per discordare completamente sulla modifica dell’art. 18. La facilità al licenziamento, potrebbe alle lunghe portare ad un generale peggioramento delle condizioni contrattuali dei lavoratori dipendenti, favorito in misura esponenziale dalla sempre più massiccia presenza di lavoratori stranieri sul suolo italiano, interessati ad accaparrare posti di lavoro anche a condizioni più svantaggiose rispetto agli omologhi italiani. E poi, scusatemi tanto, ma ve lo immaginate cosa accadrà in un paese come il nostro che già adesso, nonostante la presenza di una legislazione che tenta di porre una debole tutela sociale, è endemicamente malato di bizantinismi, magheggi e raccomandazioni ? Una volta andato in fumo il posto di lavoro, sarà ben difficile poterlo recuperare alle medesime condizioni, per cui o toccherà sottostare a condizioni contrattuali peggiorative (all’insegna di un maggior precariato e di un minor costo per chi assume, con l’offerta di remunerazioni, previdenza, etc. in regime di “economy”) o non rimarrà che affidarsi alle solite, sempiterne pratiche raccomandatorie di italica memoria, a cui abbiamo poc’anzi accennato. Ed ecco allora, il riaffermarsi del trionfo dell’Italia dei gattopardi, in cui “tutto cambiare, per nulla cambiare”, non più stavolta all’insegna dell’italica statolatria burocratica, ma dell’arbitrio e dell’arroganza dei privati, oramai liberati da qualsiasi freno inibitorio che non sia quello determinato da un profitto senza limiti né freni, alla faccia di tutto e tutti. Abbiamo dunque di fronte a noi un futuro da telefonisti o da dipendenti-non dipendenti presso qualche grande catena distributiva alla Mac Donald’s? No. A patto però che ci si chiarisca le idee, prima di farsi promotori di proteste all’insegna di massimalismi ideologici che, in quanto tali, rischiano di rimanere confinati nei soliti ghetti senza uscita di nostra antica conoscenza. Chiarirsi anzitutto sull’idea di “lavoro”. Di fronte a quanto sin qui descritto, l’affermazione leghista sull’inconsistenza del problema “art. 18”, trova un suo valido fondamento, determinato da un contesto che nasce in sé inficiato da un profondo vizio strutturale. Il lavoro non è un’optional, né un’attività occasionale. E’ fondamento e propulsore per l’umana esistenza, alla quale dovrebbe conferire più dignità, soddisfazione e slancio. Rientrando tra i fondamentali dell’umana esistenza, non può essere considerato alla stregua di un momentaneo passatempo, di cui fruire occasionalmente, quasi si trattasse di un bene voluttuario qualsiasi. Pertanto dovrebbe assurgere ad obbligo, a garanzia del quale dovrebbe porsi lo Stato, attraverso l’attribuzione obbligatoria di posti di lavoro sin dalla prima maggiore età, la cosiddetta “leva lavorativa”. La garanzia di un qualsivoglia posto di lavoro, sia pur provvisorio, sino al conseguimento di situazioni più confacenti alle aspirazioni individuali, costituirebbe la creazione di una prima fonte di reddito e sicurezza sociale per i più giovani, in grado di prepararne e svilupparne l’autonomia economica in vista di tempi difficili. Secondo poi, questa istituzione toglierebbe gradualmente il tappeto sotto i piedi dell’immigrazione, che perderebbe così il suo senso di esistere. La medesima impostazione andrebbe applicata per quanto attiene disoccupati o cassintegrati “overage”, ovvero non più giovanissimi.
Qualcuno, dall’alto dei più avanzati studi di socio-economia, parafrasando il grande Jeremy Rifkin, potrebbe dirci che, poiché non viviamo più in una fase eminentemente “produzionista” e “fordista” dell’economia mondiale, determinate asserzioni o proposte non troverebbero più senso in una fase post-moderna, caratterizzata non più tanto dalla necessità dell’edificazione “ex nihilo” di strutture, della cui realizzazione si sarebbe fatto garante lo Stato, (così come preconizzato da Keynes), bensì della pura e semplice erogazione di servizi, in un contesto economico dominato dalla supremazia dell’erogazione di titoli cartacei sull’economia reale, facendo del lavoro un’attività “nomade” soggetta ai capricci ed alle voluttà della rete globale della finanza. Qualcuno però ci insegna che, anche in un contesto post moderno, ovverosia caratterizzato da un surplus di strutture e di produzione, (sia di beni reali che di capitali, come già accennato e che è poi il motivo trainante dell’attuale momento di crisi, sic!) perché l’intero sistema non arrivi ad una fase di stallo (recessione) e poi ad un definitivo collasso, le cui disastrose conseguenze finirebbero al solito con il riverberarsi sulla gente comune, molto più di prima, è necessario un continuo lavoro di rettifica, ristrutturazione e riconversione sistemico-strutturale che copre un po’ tutti gli ambiti. Pensiamo solamente all’indotto di lavoro che potrebbe generare l’adeguamento e la riconversione dell’intero impianto produttivo mondiale ai più attuali criteri ecologici. E questo è solo un esempio a cui se ne potrebbero accompagnare altri cento simili. A questo punto sorge la classica domanda in grado di demotivare e mettere in crisi un ingenuo ed impreparato peroratore di cause perse: “ma i soldi, sia pur erogati sotto forma di fondi, sovvenzioni e quant’altro, da dove si tirano fuori? Per caso dal cilindro oppure ritornando a far ricorso al solito odioso criterio della leva fiscale che poi finisce con il deprimere tutto, in un meccanismo perverso che ci richiama alla classica immagine del gatto che si morde la coda?” Niente di tutto questo. Da qualche parte mi è capitato di leggere che, se si potessero utilizzare i proventi del signoraggio bancario, (ovvero il reddito percepito da chi emette moneta, pari alla differenza tra il valore facciale della moneta, detto valore nominale, e il suo costo di produzione, detto valore intrinseco), con questi ultimi si potrebbe garantire, nel caso del nostro paese, un reddito di minimo garantito di mille e passa euro mensili ad ogni cittadino italiano. Tali proventi potrebbero invece costituire la fonte primaria da cui attingere, al fine di sovvenzionare quell’attività di riconversione di cui abbiamo poc’anzi parlato. Se poi a questi proventi si aggiungessero quelli provenienti da una tassazione seria su tutti i ricavi derivanti dagli investimenti finanziari delle banche, quali titoli azionari, swap, ma anche dalle movimentazioni degli assegni, etc., rivolta esclusivamente a queste ultime ed a tutti gli istituti che muovono queste masse di denaro virtuale, si arrecherebbe un doppio beneficio.
Anzitutto una completa e più che sufficiente copertura delle attività di cui abbiamo parlato. Secondo poi un tetto alla sovrapproduzione di capitale attraverso una graduale compressione dei mercati finanziari, non farebbe altro che riportare la governance dell’economia globale nelle mani dell’economia reale. Passaggio obbligatorio per arrivare a quanto qui prospettato, la completa nazionalizzazione delle banche centrali, che potranno in tal modo emettere denaro senza indebitarsi con le banche private, alimentando in tal modo a dismisura il debito pubblico dei singoli stati. A questo passaggio deve seguire la completa discrezionalità da parte dei vari stati ad assumere il controllo di un singolo istituto di credito, in proporzione del tasso di indebitamento di quest’ultimo. Il tutto completato da una costante attività da parte pubblica, di controllo e monitoraggio dei tassi d’interesse praticati dalle banche, che dovranno essere portati al ribasso d’autorità, per evitare quell’eccessivo costo del denaro, che di un’ ordinata crescita economica, rappresenta uno dei maggiori freni.
Usare i proventi del capitalismo contro di esso. Come vedete quindi, non si tratta qui di riproporre né piani economici quinquennali, né repentini ritorni di fiamma di dispendiosi e ladrocineschi statalismi di italica memoria, i cui esiti storici stanno sotto gli occhi di tutti, quanto invece di riadattare e riportare al presente quelle intuizioni-sfida che hanno rappresentato l’altra faccia della Modernità, non legata ai rigori dei parametri della sfida senza uscita destra-sinistra. Andare oltre, dunque, senza esitazione.
Mai come oggi il momento è stato così favorevole. Ma mai come oggi, però, le coscienze sono travolte, confuse, inebetite di fronte all’ennesima e sempre più aperto attacco del Mondialismo.
Facciamo attenzione, perché dire addio al lavoro, vuol dire addio alla casa, all’ambiente, alla salute ed alla nostra stessa sopravvivenza come uomini e cittadini coscienti della propria appartenenza ad una res publica e non ad un pollaio.

domenica 28 novembre 2010

Mariarca Terracciano è il mio sindacato ( articolo di Paolo Barnard )




Il segunte articolo, è ad opera di Paolo Barnard ed è tratto dal sito ComeDonChisciotte



LO SARA’ PER SEMPRE E SARA’ L’UNICO.
RIPUDIO OGNI ALTRO SINDACATO, CGIL, CISL, UIL, CONFSAL, RDB, CUB… LI RIPUDIO E DOVETE RIPUDIARLI ANCHE VOI, PER SEMPRE.
CI HANNO VENDUTI.
RAGAZZA, RAGAZZO, DONNA, UOMO CHE MI LEGGETE, SIAMO SOLI. NON C’E’ PIU’ NESSUNO LA’ FUORI A DIFENDERCI. SIAMO SOLI, PERCHE’…



I POTERI FINANZIARI DI UNIONE EUROPEA E STATI UNITI CI STANNO DISTRUGGENDO IL FUTURO DEL LAVORO COME NON POTETE IMMAGINARE
(l’inchiesta coi fatti, le prove, i colpevoli qui Il Più Grande Crimine)

ESSI HANNO SOTTRATTO ALL’ITALIA…

457 MILIARDI DI EURO IN 2 ANNI…

… PIU’ DI 20 FINANZIARIE SPARITE DAL TUO STIPENDIO E DAI TUOI SERVIZI ESSENZIALI… IN 2 ANNI. MENTRE NOI PER MILLE EURO IN BUSTA PAGA DOBBIAMO SUPPLICARE…

O MORIRE

MARIARCA HA DATO IL SUO SANGUE IN UNA LOTTA DISPERATA CONTRO QUESTO SCEMPIO ED E’ MORTA…

PER ME, PER TE, PER VOI.
(la sua storia Youtube)

NEL SUO SANGUE HANNO GRIDATO LE VOCI DI MARTIN LUTHER KING, DEL MAHATMA GANDHI, DI MALCOM X, DI PEPPINO IMPASTATO, DI STEVE BIKO, DI KEN SARO WIWA… DEGLI EROI DI TUTTI I TEMPI

MARIARCA ERA…

IL RADICALISMO DEI DIRITTI DI CHI LAVORA, CHE E’ L’UNICA ARMA RIMASTACI. SENZA, SIAMO FINITI.

IL POTERE LO SAPEVA, E NEL 1975 LA COMMISSIONE TRILATERALE DI STATI UNITI, EUROPA E GIAPPONE SANCI’ LA MORTE DEL RADICALISMO E DEL LAVORO, CON QUESTE PAROLE: “Quando esso perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati. La concertazione produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”… ERA IL 1975.

I SINDACATI CI SONO CASCATI.

CI HANNO PRECARIZZATO IL LAVORO. IL LAVORO E’ COME I TUOI GLOBULI BIANCHI, SENZA NON VIVI. HANNO PERCARIZZATO I TUOI GLOBULI BIANCHI…

HANNO RESO PLAUSIBILE L’INIMMAGINABILE

IL PIANO PER LA DISTRUZIONE DEL LAVORO DI NOI CITTADINI PARTI’ 70 ANNI FA IN FRANCIA E GERMANIA.
I MANDANTI: LA GRANDE FINANZA SPECULATIVA E LA GRANDE INDUSTRIA.
LE ARMI: L’ECONOMIA, L’UNIONE EUROPEA DEI TECNOCRATI, E OGGI IL DISASTRO DELL’EURO (spiegato qui Il Più Grande Crimine).

LA CRISI ECONOMICA 2007-2010 E’ USATA COME STRUMENTO PER UNA…

COMPRESSIONE DEI SALARI…

… SENZA PRECEDENTI IN 50 ANNI

STA ACCADENDO IN GRECIA E IRLANDA, ACCADRA’ QUI. STANNO CREANDO…

SACCHE DI LAVORO ALLA CINESE IN EUROPA, E LO HANNO PIANIFICATO NEI DETTAGLI, PER PROFITTO

GLI OPERAI SONO DESTINATI A SCOMPARIRE, MARCHIONNE LO SA BENISSIMO, IN KOREA NON C’E’ PIU’ L’ILLUMINAZIONE NEGLI STABILIMENTI AUTO, PERCHE’ NON CI SONO PIU’ ESSERI UMANI CHE VI LAVORANO. SOLO ROBOT…

OPERAI, SIETE CONDANNATI. LORO LO SANNO

DOVETE APRIRE GLI OCCHI, CAPIRE COSA VI STA SUCCEDENDO, ED ESSERE RADICALI NELL’OPPOSIZIONE A QUESTO ATTACCO AL LAVORO…

CHE E’ IL VERO ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

MARIARCA FU RADICALE, LEI E’ LA NOSTRA UNICA ARMA PER SALVARCI…

LEI E’ IL RADICALISMO DEI DIRITTI DI CHI LAVORA

MARIARCA, IO, TU, VOI, CHIEDEREMO IL RADICALISMO DEI DIRITTI FINO ALLA FINE DELLA NOSTRA VITA. CIOE’:

  1. LAVORO E SALARIO DI DIGNITA’ COME DIRITTTO UMANO IMPRESCINDIBILE DI TUTTI, SOSTENUTO DA UN PROGRAMMA GOVERNATIVO DI PIENA OCCUPAZIONE IN COLLABORAZIONE COL SETTORE PRIVATO(si legga “LA PIENA OCCUPAZIONE E’ POSSIBILE”, degli economisti WRAY, KELTON, MOSLER, MITCHELL et al. in Il Più Grande Crimine)
  2. LA FLESSIBILITA’ SOLO COME OPTIONAL SCELTO DAL LAVORATORE, MAI IMPOSTA.
  3. SANITA’, ISTRUZIONE, ACQUA, LUCE, GAS, AMBIENTE, SERVIZI SOCIALI, DIRITTO ALLA CASA, PUBBLICA INFORMAZIONE SONO BENI INTOCCABILI DA QUALSIASI INTERESSE PRIVATISTICO.
  4. IL DIRITTO DI SFIDUCIARE COL VOTO L’INTERA CLASSE POLITICA ESISTENTE CON, NELLE SCHEDE, IL RIQUADRO “NESSUNO DI QUESTI” CHE SE MARCATO DAGLI ELETTORI VENGA POI CONTEGGIATO COME SEGGI VUOTI IN PARLAMENTO.

MA SOPRATTUTTO:
  1. IL RITORNO DELLO STATO ALLA SUA UNICA FUNZIONE LEGITTIMA…

CHE E’ DI SPENDERE A DEFICIT PER CREARE LA PIENA OCCUPAZIONE E IL PIENO STATO SOCIALE

CIO’ E’ PERFETTAMENTE POSSIBILE, LO E’ STATO PER 40 ANNI, NON CE LI HANNO MAI CONCESSI SOLO PER MOTIVI IDEOLOGICI.
(lo testimoniano il Nobel P. SAMUELSON, con WRAY, KELTON, MOSLER, MITCHELL, PARGUEZ, et al. Il Più Grande Crimine)

PER OTTENERE QUESTO DOBBIAMO ABBANDONARE L’EURO CHE FU PENSATO GIA’ NEL 1943 UNICAMENTE PER PARALIZZARE GLI STATI SOCIALI. STA ACCADENDO. (pag. 31 Il Più Grande Crimine)

OFFRIREMO, IN CAMBIO, UNA NUOVA ETICA DEL LAVORO IN ITALIA, DOVE CIASCUNO FARA’ CIO’ CHE DEVE FARE AL MASSIMO DEL SUO IMPEGNO, SEMPRE.

NON ESISTE ALTRA SPERANZA DI SALVARCI DAL PIANO DI DISTRUZIONE DEL LAVORO CHE PARIGI, BERLINO E WALL STREET STANNO COMPLETANDO.

SOLO MARIARCA PUO’ SALVARCI. SOLO…

IL RADICALISMO DEI DIRITTI DI CHI LAVORA

ORGANIZZATEVI E DISTRIBUITE QUESTE PAROLE A TUTTI I LAVORATORI CHE CONOSCETE, NELLE FABBRICHE, UFFICI, CAMPAGNE, LUOGHI DI COMMERCIO, E NELLE SCUOLE E UNIVERSITA’, A TAPPETO.
(per gli approfondimenti scientifici e storici PAOLO BARNARD Il Più Grande Crimine – dpbarnard@libero.it)

QUESTE PAGINE SONO LA TUA NUOVA TESSERA SINDACALE.

PERCHE’ IL TUO UNICO SINDACATO RIMASTO SI CHIAMA…

MARIARCA TERRACCIANO























Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/terraciano.htm
28.11.2010

mercoledì 8 settembre 2010

UE multietnica, più immigrazione meno diritti per tutti ( articolo di Michele Mendolicchio - Rinascita )


L'articolo che segue è ad opera di Michele Mendolicchio del quotidiano Rinascita.

di: michele mendolicchio
m.mendolicchio@rinascita.eu
I fautori dell’Europa multietnica cominciano a mostrare la corda. Finora i risultati non sono certo incoraggianti, anzi. Da Londra a Berlino, da Amsterdam a Parigi, da Madrid a Roma la situazione appare sempre più drammatica. Non si può certo parlare di integrazione, di rispetto dei diritti né tantomeno di legalità. L’area di sfruttamento di braccia e menti sta divenendo ogni giorno di più una costante di quest’Europa liberista e globalizzata.
Proprio col pretesto del mercato unico si stanno uccidendo tutti i diritti, in primis nel lavoro, acquisiti nel secolo scorso. Le parole di Marchionne sul venir meno dei diritti in virtù della sfida globalizzata, in merito alla vicenda del licenziamento dei tre lavoratori della Fiat, debbono far riflettere tutti sul dove si sta andando. E se non bastasse occorre ricordarsi anche delle parole del ministro dell’Economia Tremonti che confermano questa tendenza. Sarebbe ora che qualcuno, soprattutto nel centrosinistra ma anche nell’altra sponda di centrodestra, cominciasse ad aprire gli occhi di fronte alla realtà delle cose.
Il mondo globalizzato che si sta dipingendo non è fatto di bei colori ma di brutti presagi futuri: povertà sempre più diffusa, rinuncia ai diritti acquisiti in tanti anni di lotta dei lavoratori e rivolte di nuove banlieue. Ma l’area dei sordi e ciechi si allarga sempre più. Si pensa, soprattutto nella sinistra radicale, nel Pd, nel’Idv, nei finiani, nei palazzi d’oltretevere, nell’Udc e in parte nel Pdl che la società multietnica possa risolvere i problemi legati alla diversità fra le varie etnie, con il superamento del razzismo e della xenofobia. Siccome a noi questa logica dell’etichettatura etnica non interessa proprio, anche perché non la condividiamo, possiamo dire a testa alta che il vero problema è quello dello sfruttamento, ormai a livello di vera e propria schiavizzazione, di tutti, senza distinzione di razza e di religione. Ma tutti i fautori delle porte aperte ai migranti continuano a buttarla sul razzismo, facendo finta di non vedere quello che sta succedendo. Ormai in tutta Europa stanno sorgendo sempre più ghetti per soli stranieri e le rivolte sono sempre sul punto di esplodere. Più immigrati equivale a più ricchezza per gli imprenditori schiavisti e più miseria per tutti, compresi i lavoratori italiani, costretti sotto la mannaia della flessibilità e della precarietà a rinunciare ai propri diritti e a salari più dignitosi. Quindi s’è creato questo grande bacino multicolor di schiavi, anche grazie alla complicità dei tanti idioti che la buttano sul razzismo. Che bella la società multietnica, fatta di maiali imprenditori che si arricchiscono ma i vari Bertinotti, Diliberto, Ferrero, Fini, Casini, Veltroni e la Cei continuano a buttarla sul solito refrain del razzismo, come paravento per tutte le occasioni. Ma veniamo alle dichiarazioni del capo dello Stato che contro la crisi in atto non solo in Europa ma in tutto il mondo predica una maggiore integrazione. “L’Ue non è una fortezza ma vogliamo che sia un luogo sicuro e un luogo di incontro”, questo l’appello di Napolitano. Dal Colle arriva l’invito a trovare una soluzione comune in sede europea per ovviare ai tanti problemi legati all’immigrazione. A far scoppiare la bomba sono state soprattutto le prese di posizione di Sarkò sul tema dei rom illegali e sul ritiro della cittadinanza a chi si macchia di gravi reati. Posizione che non si può non condividere visto il degrado crescente sotto gli occhi di tutta Europa. Campi rom abusivi che crescono come un formicaio portando con sé la dote dell’illegalità, con furti, usura, racket dell’elemosina e traffico di droga. I quartieri del degrado non hanno ormai più confini: con una massa di gente pronta a vendere il proprio corpo e a farsi sfruttare.
Basti pensare alla rivolta di Rosarno, alla situazione di degrado nella provincia di Caserta, alla situazione esplosiva in via Padova a Milano e così in tante altre realtà italiane ed europee. Crescono ghetti etnici e soprattutto campi rom abusivi a ritmo frenetico e incontrollabile, nonostante gli impegni delle amministrazioni comunali a smantellarli. Il ministro dell’Interno Maroni chiede, giustamente, un maggiore impegno dell’Ue a rivedere le norme troppo blande, almeno per quanto riguarda la permanenza di cittadini comunitari e non a rimanere nel territorio privi di un lavoro e di una casa. Si tratta di una posizione equa, a meno che non si vuole far crescere favelas dappertutto.
A proposito del trattato italo-libico sui respingimenti che tanto clamore ha suscitato vogliamo ricordare ai tanti idioti in circolazione che sono stati proprio Prodi e D’Alema a sponsorizzarlo e a sottoscriverlo. Poi Maroni e Berlusconi l’hanno portato a termine. Il ministro leghista sta indubbiamente facendo bene, sotto tutti i punti di vista, anche nella lotta alle mafie. L’equazione più polizia meno criminalità, tanto per ricordarlo agli idioti bipartisan, non porta da nessuna parte senza l’azione decisa del capo del Viminale. Per debellare la criminalità ci vogliono corpi scelti e non tante divise inutili, come d’altronde sta avvenendo sotto la gestione di Maroni. Ma torniamo all’appello di Napolitano.
“L’ingresso di nuovi Stati membri nell’Ue -questa la precisazione del Colle- ha posto problemi di libera circolazione delle minoranze all’interno dell’Unione e della lotta contro i traffici criminali”. Assieme alla rappresentante della Finlandia, la Halonen il capo dello Stato ha acceso i fari sul rispetto dei diritti umani. Ma siamo alla solita solfa: questo non può essere il trucco per scardinare il diritto degli Stati a governare come meglio credono certi temi difficili come quello dell’immigrazione. L’equazione più integrazione più sviluppo non è affatto corrispondente alla realtà. Si tratta semmai di più sfruttamento più povertà. Teniamo sempre a mente l’equazione Marchionne: più globalizzazione meno diritti. Lo riusciranno a capire i tanti idioti delle porte aperte?

sabato 27 marzo 2010

Arriva la Bolkestein ( articolo di Marco Cedolin ).


Il seguente articolo è tratto dal blog di MarcoCedolin.

La direttiva Bolkeistein fece parlare molto di sé durante le fasi della propria gestazione, per poi restare relegata in una sorta di limbo dopo l’approvazione avvenuta nel novembre 2006, in attesa che i vari stati europei procedessero alla sua ratifica che doveva avvenire entro la fine del 2009.

Ora che il governo ha firmato il decreto con cui l’Italia recepisce la direttiva Bolkestein, in un’omertà mediatica pressoché totale, essendo i media mainstream impegnati a seguire le dispute elettorali ed i miracoli con i quali si cimenta il premio Nobel Obama, qualcuno sembra iniziare a prendere coscienza del fatto che esiste un grande problema.

I primi sono i venditori ambulanti che dopo avere realizzato le conseguenze potenzialmente catastrofiche implicite nella nuova direttiva, hanno effettuato nella giornata di ieri a Torino una serrata dei mercati, cui è seguita una manifestazione forte di migliaia di persone che attraversando il centro è giunta in Piazza Castello davanti alla Prefettura.

Con l’introduzione della Bolkestein infatti le licenze dei banchi al mercato (6500 nella sola città di Torino) non saranno più esclusivo appannaggio delle imprese famigliari, come accade oggi, ma diventeranno disponibili anche per gli interessi delle s.p.a. e delle S.r.l. aprendo di fatto il mondo dei mercati rionali ai colossi della grande distribuzione. Con il rischio concreto della costruzione di veri e propri monopoli o cartelli, così come accaduto con l’eutanasia dei piccoli negozi a conduzione famigliare, mettendo a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro in tutta Italia.

Nonostante il recepimento della direttiva sia passato sotto silenzio e anche la serrata di ieri a Torino sia stata documentata solamente nelle cronache locali, a dispetto della grande partecipazione, possiamo affermare con certezza che della direttiva Bolkestein si tornerà a parlare molto presto, dal momento che le sue ricadute saranno in grado di produrre sconquassi di notevoli dimensioni in moltissimi settori che vanno dal commercio ai servizi.
Sconquassi di cui la politica, colpevolmente appiattita sugli interessi dell'Europa dei banchieri, sarà a breve chiamata a rispondere di fronte a lavoratori e cittadini.



giovedì 26 febbraio 2009

Sciopero "virtuale" in una democrazia "virtuale"?



Ieri, 25 febbraio 2009, il Governo, tramite il Ministro del Lavoro Sacconi, ha preparato un d.d.l. per regolare lo sciopero nel settore dei trasporti. L’obiettivo è quello di conciliare il diritto di sciopero dei lavoratori dei trasporti, al diritto di mobilità dei cittadini. Tra gli “strumenti” a disposizione per decidere di scioperare o meno, vi è il referendum per tutte quelle Organizzazioni Sindacali i cui aderenti non raggiungano il 50% dei lavoratori e l’adesione individuale del singolo lavoratore. La delega al governo, come si legge, prevede “l’istituto dello sciopero virtuale, che può essere reso obbligatorio per determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale.” Lo sciopero virtuale prevede la prestazione del lavoro anche del lavoratore che abbia aderito allo sciopero, ma la giornata lavorativa non sarà remunerata. La somma che sarebbe aspettata al lavoratore, sarà destinata in un fondo speciale a fini sociali.Con ciò, secondo il Ministro Sacconi, si eviteranno i disagi agli utenti e il lavoratore, pur lavorando e non percependo la giornata lavorativa perché virtualmente in sciopero, farà sentire comunque una pressione sull’azienda. Inoltre, se si volesse protestare in caso di sciopero, sono vietate le occupazioni di strade, autostrade, linee ferroviarie e aeroporti. Si continua che è anche previsto“il divieto di forme di protesta o astensione dal lavoro lesive, anche per la durata o le modalità di attuazione, del diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione anche attraverso l’identificazione, nei contratti e negli accordi collettivi relativi a servizi non essenziali, di specifiche formalità e procedure per la proclamazione.” Per chi dovesse venire meno alle regole, saranno dovute le relative sanzioni. Queste, se saranno a carico del dipendente, le somme verranno riscosse da Equitalia. I sindacati, con – forse – l’eccezione della C.G.I.L. , sono d’accordo. E’ giusto, infatti, non penalizzare i cittadini. La loro speranza, però - come d’altronde la mia - è che il Governo si fermi solo al comparto trasporti e non vada oltre. Che dire di questo d.d.l.? Su due piedi, sì, si può dire che è giusto che venga garantita la mobilità delle persone. In fin dei conti, così come deve essere garantito il diritto di sciopero, deve essere anche garantita ai cittadini la possibilità di poter usufruire dei mezzi di trasporto. Però, in fondo in fondo, che senso ha scioperare virtualmente? E quindi, pur se l’azienda è a conoscenza che il tuo punto di vista è diverso, lavorare e non percepire nulla? Non è un modo subdolo per dire VIETATO SCIOPERARE?
E i soldi, in quel fantomatico “fondo speciale a fini sociali”, dove andranno a finire? Queste sono le mie domande. Anzi, posso anche aggiungere: non è che con la scusa di garantire, nonostante lo sciopero, il servizio ai cittadini, si incominci con questo cavillo, pur plausibile, per poi continuare, un pò alla volta e in ogni circostanza con motivazioni diverse, a limitare il diritto di sciopero? Il diritto a manifestare per i propri diritti? Questa futura legge, potrebbe rientrare nel quadro della “Direttiva Bolkestein”? E se succederà così, potrebbe estendersi, questa visione delle cose, anche per qualsiasi volontà dei cittadini a far sentire la loro voce? In sostanza, questo d.d.l. , potrebbe essere un cavallo di troia contro i diritti, non solo lavorativi, della gente?


Per maggiori informazioni:
Comunicato del sito del Ministero del lavoro
Comunicato della Confederazione Unitaria di Base ( C.U.B. )
Comunicato del Sindacato dei Lavoratori ( S.d.L. )
Comunicato unitario della C.U.B., dei CO.BAS. e dell’S.d.L.
Comunicato della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (C.G.I.L.)
Comunicato dell’ Unione Italiana del Lavoro ( U.I.L. )



mercoledì 1 ottobre 2008

Direttiva Bolkestein

Oggi voglio parlare, pur brevemente, di una Direttiva dell’Unione Europea che riguarda il mondo del lavoro – e non solo - , ovvero la famosa “Direttiva Bolkestein”. Questa prende il nome dal Commissario Europeo per la Concorrenza e il Mercato Interno della Commissione Prodi, Frits Bolkestein.
Questa direttiva, naturalmente mal vista da tutti quelli che, come me, sono lavoratori dipendenti, venne approvata prima dalla Commissione Europea il 13 gennaio 2004, e poi, a novembre 2006, dal Parlamento Europeo.
Come recita il comunicato :”La presente proposta di direttiva si inserisce nel processo di riforme economiche avviato dal Consiglio Europeo di Lisbona alla scopo di fare dell’U.E., entro il 2010, l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo. Per conseguire quest’obiettivo è infatti indispensabile realizzare un vero mercato interno di servizi.” Settore dei servizi che, secondo la U.E., “non ha ancora potuto concretizzarsi a causa di numerosi ostacoli che si oppongono allo sviluppo delle attività di servizi nel mercato interno.” Per poi continuare sfacciatamente dicendo di “eliminare questi ostacoli.
L’obiettivo, quindi, “è quello di stabilire un quadro giuridico che elimini gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizi ed alla libera circolazione dei servizi tra Stati membri e che garantisca….la certezza giuridica necessaria all’effettivo esercizio di queste libertà del trattato.”
Seguono, leggendo il testo, le proposte per eliminare gli ostacoli e le caratteristiche della Direttiva.
Nel file che metto in allegato, da pagina 31 vi è l’adozione alla Direttiva. A pagina 49 e 50 un elenco di definizioni.
Insomma, libertà e nessun vincolo per qualsiasi cosa. Il futuro è nostro, ragazzi! Possiamo andare a lavorare con più serenità.

Dato che a scrivere posso non essere all’altezza e poi a fare il riassunto di certe cose richiede troppo tempo, ma anche avere un cervello allenato alle contorsioni mentali, vado direttamente all’osso della questione. Vi metto dei link sulla Direttiva Bolkestein in cui potrete leggere le caratteristiche di questa legge e i dubbi che alcune associazioni, come ATTAC, pongono.
  1. Commissione delle Comunità Europee ( file in pdf )
  2. L'Europa ridotta a Zona Economica speciale. La Direttiva U.E. sui servizi ( file in pdf )
  3. Articolo "Bolkestein o Frankestein?" ( dal sito web dell'Associazione ATTAC Italia )
  4. Articolo "Contro la Direttiva Bolkestein. Contro la Direttiva sull'orario di lavoro "( dal sito web "Il pane e le rose" )
  5. Articolo "La Direttiva Bolkestein" ( dal sito web "Fisica/Mente" )
  6. Articolo "La nuova Europa veste Bolkestein" ( dal sito "Disinformazione.it" che riprende un articolo di Rinascita )
Sul web, ovviamente, avrete a disposizione tante altre informazioni in merito. Io ve ne ho messe un po’ giusto per parlare di questa Direttiva che non mi fa dormire sogni tranquilli. A proposito, voi dormite tranquilli?