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giovedì 10 novembre 2011

Il pranzo è servito

Finalmente, per la cosiddetta "finanza internazionale", è arrivata l'ora della pappa. L'Italia, con molta probabilità, avrà un Governo tecnico e alla sua guida siederà un "grande italiano" ( come è stato definito da tanti pupazzi della politica), ovvero Mister "Goldman Sachs", ma anche Mister "Commissione Trilaterale" e, anche, Mister "Gruppo Bilderberg", cioè Mario Monti.
Un uomo, un cyborg. Così definisco certi individui che, pur se italiani non lo sembrano perchè MAI hanno fatto qualcosa per la nostra Nazione e MAI faranno nulla per gli italiani. Perchè sempre hanno agito per banche d'affari e organismi sovrannazionali. Oppure, alla guida di gruppi automobilistici, ragionano come robot, calpestando, prima dei diritti dei lavoratori, la dignità degli esseri umani. Tra questi annovero ( per farla breve ): oltre a Monti, Draghi, Marchionne e Padoa Schioppa.

Insomma, tornando a monte del pezzo, ieri, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ( un altro politico di "grande spessore" ), ha nominato senatore a vita Monti; ma come mossa è molto ma molto prevedibile. E' l'occasione per quando, a breve, dovendo originare un Governo tecnico, sarà "benedetto" come Presidente del Consiglio.
Napolitano, Napolitano...crede che la gente sia ( tutta ) fessa?
Ma ci troviamo nel pieno della bufera finanziaria; gli attacchi all'Italia, soprattutto tra ieri e l'altro ieri, si sono fatti così pesanti che alla fine, il Presidente del Consiglio Berlusconi ( anche grazie alle solite fughe di chi, qui in Italia, si considera politico ), non avendo una maggioranza ragguardevole e vedendo la borsa sprofondare, è come se fosse stato "invitato" a dichiarare che, scadenze a parte, si dimetterà dall'incarico.
Napolitano, che fremeva per accontentare i padroni della finanza, ecco che ti fa Monti senatore a vita in vista di ciò che ho poc'anzi scritto.

Va bene così; quando vedremo la maggior parte dei servizi sociali tagliati, quando i licenziamenti saranno all'ordine del giorno, quando le code alla Caritas diventeranno sempre più corpose, quando avverranno patrimoniali sui c/c, quando il peggio già esistente, diventerà infernale, allora, FORSE, qualcuno si renderà conto che ( così come riportai in altri miei articoli ):
  • mentre ci si perdeva tra le cosce delle mignotte di Berlusconi ( grande arma di distrazione di massa );
  • mentre ci si metteva la sciarpetta viola;
  • mentre ci si eccitava dai monologhi asfisianti di Saviano, dalle "ribellioni" intellettuali di Santoro e Travaglio, dal TG1 che "non era più il TG1 di una volta" , dalla comicità di Benigni e Crozza e dall'ennesimo girotondo...
... l'Italia era da un pezzo fallita, ma come tutti i tracolli, chi di dovere la faceva cuocere a fuoco lento, per poi, con attacchi speculativi, colpirla e far trovare ( leggesi "imporre" ) delle soluzioni immediate "per evitare il rischio default".

Ed eccoci qui, appunto. Ora che bisogna fare?
Prima di tutto un Governo tecnico.
Chi ci mettiamo?
Un emissario della Goldman Sachs ( oltre che della trilaterale e del Gruppo Bilderberg ).
Che farà il Governo tecnico?
Ma naturalmente attuerà i diktat ( scusate, i "consigli" ) della BCE e del FMI, ovvero: licenziamenti, tagli allo stato sociale, privatizzazioni, ecc...per poter concedere il generoso prestito
Quindi avremo il prestito della BCE?
Ovvio, l'ho scritto sopra. E al tasso del 5%

( in poche parole, intervengono i "Chicago Boys" )

E tutti vissero felici e contenti. E ne sono certo!! C'è gente ( gli infervorati contro Berlusconi ) che è al settimo cielo per le sue dimissioni. Ed è straconvinta che Monti sia "la scelta più giusta e ponderata" che si potesse avere. Beati loro, poveri derelitti e raggirati dal Sistema. Il Sistema li schiaccia, li tritura, li ingoia e li rivomita e loro che fanno? In un coro di pecore continuano a dire "Berlusconi-dimissioni". Diciamo pure che, credendo ancora ciecamente alla politica e al dualismo "sinistra"/"destra", si lasciano ( colpa loro, ovviamente ) trascinare dai politici "di sinistra" che ancora furoreggiano contro Berlusconi. Insomma, questi pagliacci continuano a mantenere eccitata e schiumante di rabbia la gente.

Ci risentiamo a fra qualche mesetto? Dai, dai...
Nel frattempo, ecco cosa scrivevo nei mesi precedenti nei seguenti articoli:


mercoledì 29 giugno 2011

Goldman Sachs ufficialmente a capo della BCE ( articolo dell'associazione ATTAC - Francia )

Il seguente articolo, è a firma di ATTAC Francia ed è tratto dal sito web della sezione italiana di ATTAC.

Mario Draghi, ex presidente di Goldman Sachs Europa, assume oggi la presidenza della Banca centrale europea. Presiedeva la banca d’affari americana quando, negli anni 2000, aiutava la Grecia a truccare i suoi conti pubblici. Il compito di Draghi sarà quello di salvaguardare gli interessi delle banche nell’attuale crisi europea.
Ci si poteva chiedere fino ad oggi per quale motivo la Banca Centrale Europea e il suo presidente Jean Claude Trichet si opponessero in maniera così virulenta – perfino contro la cancelliera tedesca – a qualunque ipotesi di ristrutturazione del debito greco. Un atteggiamento che appariva incomprensibile visto che tutti gli analisti, compresi gli economisti delle banche, concordano nel ritenere che la Grecia non potrà garantire il rientro del debito alle attuali condizioni contrattuali. È opinione diffusa che un diverso scaglionamento o meglio una parziale cancellazione, siano inevitabili. Volerne ritardare la scadenza non fa che peggiorare i guasti economici e sociali provocati dai piani di austerità brutali e impopolari imposti al popolo greco.
A nomina di Draghi chiarisce le cose. La BCE non difende gli interessi dei cittadini e dei contribuenti europei, ma gli interessi delle banche. Grazie ai “piani di salvataggio” della Grecia e al “meccanismo europeo di stabilità” messo in atto da BCE, FMI e dall’Unione, “la parte di debito greco in mano ai contribuenti stranieri passerà dal 26% al 64% nel 2014. Vale a dire che l’esposizione di ciascuna famiglia della zona euro passerà dagli attuali 535 euro a 1.450 euro”. (Les Echos, 23 giugno 2011)
Il salvataggio della Grecia consiste di fatto in una gigantesca operazione di socializzazione delle perdite del sistema bancario. L’essenziale del debito greco – ma anche di quello spagnolo e irlandese – viene trasferito dalle mani dei banchieri a quelle dei contribuenti. Sara così possibile in seguito addossare i costi dell’inevitabile ristrutturazione di quei debiti ai bilanci pubblici europei.
Come dicono gli Indignati spagnoli “Non è una crisi, è una truffa!”. Il Parlamento europeo ieri ha votato il “Pacchetto di governante economica” che riforma il patto di stabilità appesantendo i vincoli sui bilanci nazionali e le sanzioni contro i paesi che li infrangono. Il Consiglio europeo che si riunisce oggi e domani completerà la bisogna. E non sarà la prossima nomina di Christine Lagarde a capo del FMI a ridurre il potere delle banche sulle istituzioni finanziarie internazionali, al contrario.
Ma la resistenza sociale e civile sta crescendo in tutta Europa. Governare per i popoli o per la finanza? Oggi la risposta è chiara: i popoli europei devono riprendere l’iniziativa per costruire insieme un’altra Europa.
Gli Attac di tutta Europa organizzano dal 9 al 13 agosto l’Università europea dei movimenti sociali a Friburgo, in Germania. Quest’estate sarà uno dei luoghi più importanti di coordinamento delle resistenze e di costruzione delle alternative europee.

Attac Francia, 24 giugno 2011

Pubblicato mercoledì 29 Giugno 2011

martedì 15 febbraio 2011

Cavalieri, maggiordomi e gnomi della City ( articolo di Filippo Ghira - Rinascita )


Il seguente articolo, è a firma di Filippo Ghira - Rinascita.

Come ai tempi di Mani Pulite nel 1992 la Gran Bretagna e i suoi ambienti finanziari non perdono il vizio di voler entrare a gamba tesa nelle vicende italiane. Il Mediterraneo per la City e per i suoi maggiordomi politici (conservatori, laburisti e liberali che siano), è sempre stato visto come un cortile di casa nel quale fare sentire con forza la propria presenza. Dalla crociera del Britannia del 2 giugno 1992 da Civitavecchia all’Isola del Giglio (collocata guarda caso a mezza strada tra le due stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) fino alla speculazione contro la lira dell’autunno seguente, partita appunto da Londra, che portò alla svalutazione del 30% della “nostra” moneta sul dollaro e sulla sterlina.
A dettare le danze e a suggerire il copione, forse già scritto o ancora da scrivere, è il quotidiano ufficiale dell’establishment finanziario britannico. Quel Financial Times che insieme al confratello, il settimanale Economist (entrambi di proprietà del gruppo Pearson), sono specialisti nell’indicare a chi di dovere i bersagli da colpire nei governi ritenuti “poco amici” degli interessi britannici e a suggerire i possibili loro sostituti. Si deve ricordare ad esempio che nel febbraio del 1978, l’Economist pubblicò una profetica copertina nella quale Aldo Moro era rappresentato come un burattino mosso da fili manovrati da un burattinaio ignoto, il tutto accompagnato dal titolo (in italiano): “E’ finita la commedia”. Quel Moro che stava lavorando ad un governo sorretto dall’appoggio esterno del PCI e che come tale destabilizzava gli equilibri internazionali e disturbava gli interessi americani, britannici e israeliani nel Mediterraneo. Poi infatti vennero Via Fani e Via Caetani…
Se nel 1992 poi l’obiettivo erano la DC (Andreotti) e il PSI (Craxi) da spazzare via insieme al sistema italiano di economia mista per essere sostituiti al potere da un PCI trasformato nel socialdemocratico PDS di Occhetto, legittimato a governare in cambio dell’avvio del processo di privatizzazioni, oggi l’obiettivo è rappresentato dal ruolo svolto dall’Italia in campo energetico sullo scacchiere internazionale. E considerato che alla guida della maggioranza e del governo c’è Silvio Berlusconi, che ha l’imperdonabile colpa di avere sottoscritto proficui contratti di fornitura di gas e di petrolio con la Russia e con la Libia, in chiave europea e non più “atlantica”, ecco che è il Cavaliere a finire sotto tiro. Certo Berlusconi ci ha messo molto di suo per finire sotto accusa, con alcuni suoi uomini condannati per avere aggiustato certe vicende giudiziarie. E con i bunga bunga party e la lunga serie di mignotte e sgallettate varie che hanno affollato Villa Certosa, Villa Casati Stampa e si dice pure Palazzo Grazioli. Ma se si pensa che le analoghe attività di Bill Clinton svolte in ufficio pubblico, come la Sala Ovale della Casa Bianca, hanno suscitato soltanto commenti ironici in Gran Bretagna, è lecito interrogarsi se Berlusconi non rappresenti il vero obiettivo e se in realtà la sua auspicata caduta, non solo dalla City ma anche da Wall Street sia soltanto il mezzo per arrivare ad altro. Anche in considerazione di quello che per il FT sarebbe il candidato ideale alla successione e cioè Mario Draghi. Il governatore della Banca d’Italia è attualmente anche presidente del FSB (Financial Stability Board), l’organismo incaricato di monitorare gli squilibri del mercato finanziario internazionale e di segnalarli ai governi e alle banche centrali. Un monitoraggio che non fu però in grado di vedere a sufficienza l’arrivo della tempesta finanziaria del 2007-2008, innescata tra l’altro dalle speculazioni di banche come la Lehman Brothers e la Goldman Sachs. Per la cronaca, prima di approdare a Via Nazionale nel gennaio 2006, Draghi fu vicepresidente per l’Europa appunto della Goldman Sachs, la banca anglo-americana che negli Usa il cittadino comune considera il simbolo stesso della speculazione finanziaria. Mentre nel 1992 era direttore generale del Tesoro. Come tale fu incaricato di sovraintendere al processo di privatizzazione delle imprese pubbliche. Chi meglio di lui, afferma il FT, per guidare il dopo Berlusconi?
Per il Cavaliere, il quotidiano inglese, utilizzando un editoriale intitolato in italiano “Arrivederci Silvio”, non esita a intonare il De Profundis. Sette anni fa, osserva il FT, Berlusconi era da considerare “tecnicamente e politicamente immortale”. Ma oggi la sua carriera ha perso questa sua aura e certamente è destinata a concludersi un giorno. Anzi, insiste il FT, “sarebbe meglio per la Nazione e per l'Unione europea che questo momento arrivi ora piuttosto che più avanti”. Incredibile è semmai il riferimento all’Unione europea considerato che viene espressa dal quotidiano di un Paese che vi crede così poco da avere sempre rifiutato di entrare nel sistema dell’euro… Il FT ironizza poi sul Cavaliere che si definisce vittima delle persecuzioni della Sinistra e dei giudici comunisti che sarebbero a suo dire autori di un tentativo di colpo di Stato, ma osserva il quotidiano britannico, sono poche le democrazie dove un primo ministro coinvolto in simili vicende non rassegni le proprie dimissioni “per risparmiare difficoltà al suo governo ed al Paese”. Come, potremmo ipotizzare noi, forti dell’esperienza del passato, una bella speculazione della City contro i nostri titoli di Stato…
Colpito e seppellito Berlusconi, il FT arriva al dunque e afferma che l'Italia ha “molti funzionari pubblici di valore, escluso Berlusconi”. Tra questi, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che, ricordiamo noi, negli anni Settanta era l’unico esponente del PCI ricevuto senza problemi negli Stati Uniti. E ovviamente Mario Draghi. Entrambi, “fanno onore al loro Paese e rappresentano al suo meglio la Nazione”. Lo stesso non si può dire di Berlusconi, il cui rifiuto di fare l’unica cosa giusta, cioè dimettersi, non è altro che “una vergogna”.
Ora e sempre Mario Draghi dunque. Per il quale l’incontentabile FT, se non si realizzasse l’auspicio della guida di un “governo tecnico”, vedrebbe bene anzi benissimo la guida della Banca centrale europea. Si noti l’assurdità di un quotidiano inglese che suggerisce il nuovo presidente per una istituzione di cui la Gran Bretagna non fa parte. E senza nessuno dei Paesi che contano, Germania e Francia in testa, sappia o voglia rispondergli per le rime. Draghi, insiste il FT, andrebbe benissimo per la BCE ora che è venuta meno la candidatura di Axel Weber, attuale presidente della Bundesbank per la successione al francese Jean Claude Trichet. Draghi risponderebbe  a tutti i requisiti richiesti dall'incarico. E’ un esperto economista, conosce il sistema finanziario globale, ed è abituato a trattare con politici difficili. Ma purtroppo, deve ammettere il FT, che paventa la nomina di un candidato di secondo ordine, Draghi ha un punto debole, il fatto di essere italiano e il cancelliere Angela Merkel non può proporre ai tedeschi un banchiere centrale italiano. In realtà l’handicap principale di Draghi sta nell’essere considerato troppo legato al mondo finanziario anglo-americano. E in una fase storica in cui si annunciano contrapposizioni feroci tra America, Europa (esclusa la Gran Bretagna) ed Asia con le rispettive monete a rischio di sopravvivenza, né la Germania né la Francia, le prime due potenze economiche continentali, possono nutrire la voglia di affidare la tutela della moneta comune ad un funzionario come Draghi, che è di cultura finanziaria anglosassone.
Da parte sua il governo di Berlino, che dopo il francese Trichet pretende un connazionale, ha fatto sapere ieri che la guida della BCE non è una questione di passaporto. Quello che conta, si insiste da Berlino, è l'impegno per un euro stabile e contro il ritorno dell'inflazione, due questioni che stanno da sempre a cuore al mondo politico ed economico tedesco.

mercoledì 26 maggio 2010

L'Italia messa in vendita. E fanno finta di nulla ( articolo di Ugo Gaudenzi - Rinascita ).

Il seguente articolo è tratto dal sito del quotidiano "Rinascita". Ed è a cura del direttore Ugo Gaudenzi.
di: Ugo Gaudenzi
direttore@rinascita.net

In principio era Maastricht, e Maastricht era presso di noi, e Maastricht fu noi... L’inizio europeo della Globalizzazione, l’inizio del Libero Mercato, l’inizio della Flessibilità, delle Privatizzazioni, della Sovranità economica-finanziaria ceduta alle banche centrali a e ai loro Regolatori: le agenzie di rating, la Banca dei Regolamenti Internazionali, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Era il 7 febbraio del 1992 e, non a caso, per l’Italia, la firma fu apposta dall’allora ministro “socialista” Gianni De Michelis. Per acquisire meriti con i padroni atlantici, con i Signori del denaro e per mandare avanti i suoi affari con la Cina. Un buon triplice paracadute - a pensarci oggi bene - per evitare l’ostracismo democratico lanciato sul suo capo-partito, Bettino Craxi, ritenuto un avversario da abbattere dai Regolatori Atlantici. Vi risparmiamo il declivio dei 18 anni trascorsi. Accenniamo appena alla gita sul Britannia degli Andreatta, Draghi, Soros e banchieri d’affari per la svendita in blocco del patrimonio pubblico italiano, delle migliori aziende nazionali, dalle telecomunicazioni all’energia, ai trasporti, ai gioielli dell’industria di trasformazione, al settore manufatturiero. Ricordiamo il varo, con Amato - dopo una svalutazione della lira non bloccata da Ciampi - della prima stangata lacrime e sangue che colpì le tasche degli italiani, “protetta” - sic - da un prestito a usura internazionale. Poi la folle decisione - ah: di Prodi, D’Alema, Ciampi & Co. - di lanciare una moneta unica, l’euro, senza gradualità, e senza alcuna difesa contro i raid della finanza usuraia internazionale. Quindi l’esplosione della speculazione finanziaria, con le nostre amministrazioni pubbliche - dalle comunità montane alle Regioni - in gara a contrarre più prestiti “facili” possibili, e con enti di diritto pubblico e privato - pensiamo ai fondi assistenziali e previdenziali, ma non soltanto a quelli - messi “sul mercato”. Ricordiamo il 2008 e il crollo della finanza derivata e dei mutui anglo-americani e le conseguenti misure di salvataggio delle maggiori banche ai danni dei cittadini. E, di recente, l’attacco speculativo ai “pigs” - ai “maiali” mediterranei: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna - e cioè il crack dell’euro per rafforzare il dollaro, permettere la rivalutazione dello yuan cinese. E infine ricordiamoci dell’unanime Elogio al Trattato di Lisbona, firmato il 1 dicembre 2009, per “affrontare la globalizzazione”. Mescoliamo bene il tutto, et voilà, il desco è servito. Non soltanto da 18 anni siamo forzati a distruggere le nostre produzioni, delocalizzarle, per così comprare quello che producevamo all’estero; non soltanto abbiamo visto devastare il Lavoro e spingere la maggior parte dei nostri cittadini in un nuovo Lumpenproletariat; non soltanto ci hanno privato dell’elementare diritto di essere proprietari del denaro che guadagnamo; non soltanto ci hanno costretto in una spirale nella quale compriamo dalle banche il denaro per pagare le banche; non soltanto siamo diventati carne da cannone per le guerre anglo-americane di dominio delle risorse energetiche dei Paesi in via di sviluppo... Ma poi dobbiamo anche ringraziare i nostri salvatori, i liberatori. Come? Naturalmente adottando anche noi - come la Germania, come tutti i Paesi-colonia d’Europa - politiche di restrizione dei redditi che faranno ancora più stagnare la nostra economia, per lasciare qualche attimo di respiro a quelle dei padroni atlantici. E il ministro? E il ministro Tremonti? Non aveva forse negato, anzi “scommesso”, che non vi sarebbero state più stangate? Un altro Padoa Schioppa. Un altro Ciampi. Un altro Amato.


martedì 16 febbraio 2010

Grecia, Goldman e… Prodi. Le domande che nessuno pone ( articolo de Il Giornale )

Il seguente articolo l'ho tratto dal blog dell'economista Marco Saba. A sua volta, tratto da un articolo uscito - non so se quest'oggi o qualche giorno fa - sul quotidiano Il Giornale.
Articolo degno di essere ripreso.

Buona lettura.



AGGIORNAMENTO delle ore 19,12:
Dopo una ricerca, ho scoperto che il pezzo è stato pubblicato sul blog del quotidiano menzionato. Per la precisione nel blog a cura del giornalista Marcello Foa.
Qui il link.


Grazie al
New York Times ora sappiamo che dietro la crisi greca, ci sono ancora una volta le grandi banche di Wall Street, secondo le stesse modalità che hanno provocato il terremoto dei subprime e il fallimento della Lehman: una truffa contabile realizzata con i derivati (potete leggere una sintesi della notizia in italiano qui).

E chi sono le banche coinvolte? La solita Goldman Sachs, vera regina di Wall Street, da cui ranghi sono usciti ben due segretari al Tesoro (Rubin e Paulson) e JP Morgan Chase, che come spiega Massimo Gaggi, è da sempre la banca più vicina al governo americano ed è, ricordiamolo, l’istituto del banchiere più potente della storia degli Usa, David Rockefeller, nonché cantore della globalizzazione finanzaria.
Mi chiedo: quand’è che le autorità di controllo si decideranno ad indagare a fondo su Goldman e Jp Morgan Chase? Se esaminiamo la storia recente della finanza internazionale, scopriamo sovente Goldman e lo stesso Rockfeller hanno avuto un ruolo importante, talvolta di lobby per orientare leggi in una certa direzione, talaltra a fini di lucro, come dimostra la vicenda greca.
L’impressione è che questi stessi protagonisti abbiano creato un sistema di alleanze e connivenze che gli permette di esercitare un’influenza enorme, evitando contestualmente guai giudiziari. E forse, anche controlli e indagini credibili sulle loro attività.
Anche in Italia. Dall’articolo del New York Times emerge che anche il nostro Paese nel 1996 è ricorso a trucchetti contabili simili a quelli greci. E chi era a Palazzo Chigi allora? Romano Prodi, ex consulente di Goldman Sachs. E chi era il direttore generale del Tesoro? Mario Draghi, che di Goldman Sachs è diventato consulente qualche anno dopo. E forse sarebbe il caso che lo stesso Prodi chiarisse finalmente i suoi rapporti con lo stesso Rockefeller, che oltre ad essere un banchiere, ha fondato il Club internazionale dei potenti, il Bilderberg. Prodi divenne a sorpresa presidente della Commissione Ue un anno dopo essere stato ammesso nel Bilderberg. Solo una coincidenza?
E che ruolo hanno avuto Tommaso Padoa Schioppa, nonché lo stesso Draghi, nello scandalo Easy Credit, che consentì a, guarda caso, Goldman Sachs, Jp Morgan Chase e Citigroup, una truffa ai danni dello stato per 600 milioni di euro? Di quell’inchiesta non si è più saputo nulla… ma a Goldman Sachs il governo italiano ha continuato ad affidare l’emissione di global bonds per miliardi di euro
Sono queste le domande a cui bisognerebbe dar risposta. E che invece vengono ignorate. E credo che, in Italia, i primi a pretendere un chiarimento debbano essere gli elettori di sinistra che, in buona fede, hanno dato fiducia proprio a Prodi, a Padoa Schioppa e che oggi, con una certa ingenuità, si commuovono ascoltando Draghi.
O sbaglio?
Sul ruolo di Goldman Sachs segnalo due post interessanti. Uno da Conflitti e strategia, di Gianni che trovate qui
L’altro da Icebergfinaza di Andrea Mazzalai, che trovate qui